26 dicembre 2007

Gucci (Gucci, 2007)


Quando l’ho annusato ho subito pensato “evviva, forse la vena di innocue fragranzine fiorite-fruttate si sta esaurendo!”. L’avvio è interessante, con patchouli e qualche fiore potente (il tiarè, credo), che si fondono in maniera riccamente liquorosa con l'arancio amaro. Tanto che dopo la prima sniffata mi sono riguardata il polso, convinta che il liquido dovesse essere denso e color del Porto (il vino). Anche se non fa per me, lo trovo comunque un interessante tentativo di scostarsi da quanto di più innocuo e banale c’è in giro. Già Gucci Parfum aveva detto qualcosa di interessante in una direzione femminile adulta e sessualmente definita: la Maison Gucci non insegue le ragazzine-fruttatine, e infatti disegna (e ci fa annusare) una donna forte, che si esibisce, un po’ irraggiungibile -anche un po’ superficiale- ma certo non “innocua”. Semmai il profumo cade un po’ nell’opposto, cioè nell’immagine pubblicitaria di una donna aggressiva e dominante (probabilmente da Gucci saranno contenti che la fragranza sia la versione “annusabile” del marchio. Da questo punto di vista, è un successo). Purtroppo, dopo l’apertura intensa, la fragranza si affloscia su se stessa e si spegne nell’apatia. Come se avesse dato il meglio di sé subito per farsi scegliere, e poi si sentisse troppo stanca per continuare a parlare, e si accasciasse silenziosa su un grande divano di pelle color crema. Un po’ come le donne-Gucci delle pubblicità.

21 dicembre 2007

L'Interdit (Givenchy, 1957)


Givenchy ha rieditato 6 fragranze storiche della Maison -3 maschili e tre femminili- fuori produzione da anni. Tra quelle femminili, L’Interdit è la prima fragranza uscita per la Maison. Monsieur Hubert de Givenchy la creò nel 1957 per la sua meravigliosa amica Audrey Hepburn. Secondo me doveva amarla, in qualche modo, perchè L'Interdit parla davvero di lei; secondo me riflette benissimo quella personalità complessa e sfaccettata che la rendeva un'icona di fascino. Probabilmente non sarà esattamente uguale alla versione originale di 50 anni fa, ma il viaggio olfattivo che mi ha fatto fare è stato interessantissimo. Inizia come un fiorito aldeidato polveroso e rarefatto, molto sofisticato. L'accordo aldeidi-rosa-gelsomino mi ha ricordato contemporaneamente il n.22 di Chanel e Caléche di Hermes; impressione generale di grande raffinatezza e di fragilità: Audrey Hepburn esilissima in tubino nero e guanti lunghi fino al gomito. Poi lentamente la fragranza si scalda, inizia a voltarsi al contrario, e un sentore di cuoio e di legni si allarga e prende la scena, zittendo fiori e aldeidi per cominciare un discorso di forza e chiarezza mentale che dura a lungo sulla pelle. Audrey Hepburn in stivali di pelle, al galoppo su un cavallo da corsa. Il risultato è esattamente come mi sarei immaginata Kelly Caléche prima di annusarlo davvero: un Tao perfetto, composto da uno Yin e uno Yang che formano un insieme unico, armonicamente bilanciato e contenente il Tutto. Anche se prevedete che non vi piacerà, è comunque da provare perché tale complessità e trasformazione oggi non si trova molto spesso (specialmente in una fragranza femminile). E presto uscirà nuovamente dalla produzione, quindi...

19 dicembre 2007

2000!


Credo di dover condividere con voi una notizia che da ieri sera mi sta elettrizzando da morire. Ieri bbiamo raggiunto quota 130 presenze sul sito: oltre 2030 in uun singolo mese!

Spiego meglio. Esiste uno strumento di Google che monitora il numero dei visitatori e mi dice quante persone entrano nel mio salottino di velluto nero (sì… questo blog), da quale Paese provengono, quanto tempo trascorrono qui, quali pagine leggono in particolare….

Ovviamente Google mi conosce (e mi esclude automaticamente dal conto degli accessi), ma invece non può sapere nulla sull’identità dei visitatori, così si limita a raccontarmi da dove vengono e come si comportano, su base mensile. L'immagine lassù è un frame della pagina con l'analisi degli accessi.
Da quando “Bergamotto e Benzoino” è nato, nel giugno scorso, il numero delle visite è andato costantemente aumentando, e un mesetto fa la media quotidiana era di oltre 60 visite. Media quotidiana significa che ci sono giorni (tipo le domeniche, o quando non metto nuovi post per tre-quattro giorni) in cui solo una trentina-40 persone passano a dare un’occhiata, mentre in altri giorni arrivano fino ad 80-90 visitatori.


Molti sono ormai gli amici che passano quasi tutti i giorni, ma moltissime sono visite nuove, persone che cercano un approfondimento, una recensione, che sono arrivate inseguendo la curiosità per una fragranza, per un'ingrediente odoroso...


Bene: la notizia che mi sta mandando in cortocircuito è che ieri sono state ben 130 le persone che sono passate di qui, che hanno fatto superare al blog la quota di 2000 visite mensili. Significa che i discorsi che facciamo qui sono interessanti per un numero crescente di persone, significa che la comunità di appassionati si allarga, che sempre più individui vivono "a narici aperte", e ne vogliono discutere. Non è bellissimo tutto questo?


Quindi voglio ringraziare tutti gli amici che vengono qui una volta ogni tanto, quelli che fanno una scappata veloce tutti i giorni e anche quelli che sono venuti una volta e basta; grazie sia a chi condivide i suoi pensieri, sia a chi per ora preferisce leggere. E grazie a chi mi ha permesso di recensire una fragranza che non conoscevo, a chi ha segnalato un sito, una rivista o qualcosa d'interessante. Grazie a tutti!

11 dicembre 2007

Novità Les Nereides


Da Les Nereides è appena uscito il pendente profumato alla violetta, e io me ne sono innamorata subito. In realtà non l’ho ancora trovato nei negozi, l’ho visto solo sul sito ma oggi vado a cercarlo.
Les Nereides è un’azienda francese specializzata in bijoux sofisticati, che nel tempo ha creato anche una linea di profumi di qualità più che notevole (anche se, a parer mio stanno leggermente modificando le formule delle loro fragranze storiche, anche se dicono di no... un film già visto con Maison di nome anche più altisonante).

Forse per unire i bijoux e i profumi, hanno tirato fuori un’idea che proprio genialissima non è, perché deriva da un modo molto antico di profumarsi, ma è una di quelle piccole idee retrò, un po’ “da principessa” che a me fanno impazzire.
E’ una sottile collana di metallo dorato e perle rosate, con una boule in fondo. Dentro la boule c’è una pallina di terracotta su cui si versano alcune gocce di fragranza alla violetta, venduta insieme alla collana.
Sarà che l’aroma della violetta mi piace molto, sarà che la sua malinconia polverosa e “vecchio stile” mi incanta, ma adorerei trovare questo gioiellino in un negozio e poterlo indossare in una domenica pomeriggio piovosa, con un vestito rosa, guanti di camoscio (rosa) e i capelli tirati su...

10 dicembre 2007

Due paroline a Babbo Natale /2


Chi si è comportato molto bene o da vero Angelo, ha diritto di chiedere a Babbo Natale qualcosina in più: lustratevi gli occhi con quello che ho trovato guardando in giro su vari siti, prendete carta e penna e… via con la lista!

Bond n.9 ha pensato sia ai molto Buoni che ai veri Angeli: per i primi ha creato la scatola dei BonBon, con 18 piccoli flaconi spray con le fragranze della linea, arrotolati nella stagnola colorata come caramelline di zucchero, a 250 dollari (170 euro).
Per i veri Angeli invece ha creato il “Double Decker” una scatola doppia che racchiude 12 flaconi da 50 ml: West Side, Hamptons, Bryant Park, The Scent of Peace, Chinatown Fire Island, Bleecker Street, Little Italy, Chelsea Flowers, Wall Street, Nuits de Noho, and Coney Island a 1600 dollari (1100 Euro). E qui, mi sa che Adjiumi ha già deciso cosa scriverà nella sua letterina...
Invece, Shalimar Black Mystery è un’edizione limitata di Shalimar: qui il vero mistero, per me, risiede nel fatto che non si capisce da nessuna parte se il succo sia quella roba nuova che mettono nelle bottiglie da qualche anno in qua o se -per caso, magari, sarebbe bellissimo…- sia la versione originale. La forma del flacone è quella classica, ma in un elegante, conturbante, misteriosissimo cristallo nero. A 350 dollari (240 Euro) il 30 ml. Purtroppo io ho già un totale di 6-7 flaconi (edp, edt, colonia, formato grande, piccolo, tester, ricarica...), e quindi chiederne un altro soltanto perchè è un'edizione tutta nera, beh mi sa che è fuori discussione (sigh!).

Invece, essendo un'ambra-addicted, mi sono piaciute molto le boule in terracotta dell’Artisan Parfumeur: realizzate in terracotta decorata, ogni boule è diversa dall’altra, e i formati sono quattro: small (60 euro circa), medium (90 euro circa), large (125,Euro), extra large (230 euro). Così è più facile, per Babbo Natale, commisurare il regalo al livello di bontà raggiunto durante l'anno.

Le ho provate la settimana scorsa e penso che le due fragranze appena uscite da Comme des Garcon valgano da sole lo sofrzo di comportarsi da veri angioletti per un anno intero: Luxe Champaca (170 euro ) e Luxe Patchouli (190). Mi sono piaciute molto, magari non ci spenderei un gruzzolo simile (che mi basterebbe per comprarmi due o tre fragranze della mia wishlist) ma se me le portasse Babbo Natale (e non me le porterà di certo) sarebbe certo un regalo fantastico.


Altro regalo che probabilmente non comprerei per me stessa, ma che magari mi piacerebbe regale (e qui mi immedesimo in Babbo Natale) sono le candele Profumate di Acqua di Parma. Oggetti di design già quando sono intatte, secondo me quando sono “vissute”, sono ancora più belle. Fatte a mano con una lavorazione di 18 ore, bruciano per r circa 80 ore. Costano 95 euro l'una. Quella nera è all'ambra (:-)).
E voi? Cosa chiederete a Babbo Natale?
E invece, in qualità di Babbo Natale, cosa regalerete?

5 dicembre 2007

Due paroline a Babbo Natale



Allora, vi siete comportati bene quest’anno? La domanda potrebbe anche sembrare invadente, ma sappiate che la faccio nel vostro interesse: tra 20 giorni è Natale. Questo significa che abbiamo ancora 20 giorni per raddrizzare un eventuale risultato traballante: sapere cosa c’è in palio per chi ha fatto il bravo può aiutare a mantenere i buoni propositi nel rush finale.

Allora: innanzitutto chiudete gli occhi, fatevi un bell’esamino di coscienza e collocatevi tra i buoni o tra i cattivi.
Se siete stati cattivi, questo post purtroppo non fa per voi.
Il 26 dicembre fateci comunque sapere cosa vi ha portato il vecchietto rossovestito ok?

Se invece siete stati buoni, vi converrà essere più precisi: quanto siete stati buoni? Siete stati genericamente, “Buoni”, siete riusciti ad essere “Molto Buoni” o addirittura dei “Veri Angeli”?
Se siete stati genericamente Buoni continuate pure a leggere, ma se siete stati Molto Buoni o Veri Angeli beh... i post dei prossimi giorni potrebbero ispirarvi ancora meglio.

Per premiare chi è stato Buono, Babbo Natale ha suggerito a Diptyque di far uscire un “Coffret decouverte” (cioè un cofanetto con le minitaglie per provare diverse fragranze della linea) con 4 eaux de Toilette da 15 ml: Do Son, Tam Dao, Philosykos, L’Ombre dans l’Eau. 4 delle loro fragranze classiche, accompagnate da un librettino illustrativo che aiuterà a scoprire la creatività originale di questa linea parigina. A 70 euro/90 dollari su diversi siti.

E poiché i Buoni meritano di scegliere tra tanti bei cofanetti diversi, Babbo Natale deve aver detto due paroline anche a Bruno Acampora e Penhaligon’s. Acampora propone a 42 dollari/30 euro (Luckyscent), un cofanetto con tutte e 7 le fragranze in olio della linea, accompagnate da un volumetto prezioso che ci accompagnerà nel mondo sensuale e raffinatissimo di Acampora. Nelle fialette solo pochi ml, ma davvero entusiasmanti per originalità e persistenza: meno di una goccia è sufficiente per lasciare la scia per ore.
Penhaligon’s invece ha creato ben due cofanetti diversi, uno maschile e uno femminile, con alcune fragranze “storiche” da provare.
Nel cofanetto in versione maschile troviamo un grande classico tra gli agrumati, Blenheim Bouquet, e poi Quercus, Opus 1870 ed Endymion, mentre nel cofanetto n.2 (femminile) troviamo i fioriti: lo speziato Malabah, il pungente Lily & Spice, Artemisia ed Ellinisia. A 50 dollari l’una (35 euro circa) su Aedes de Venustas.
Invece, l’altro giorno in profumeria mi hanno mostrato la scatola contenente “Le Spezie della Passione” dell’Artisan Parfumeur, e lì ho deciso su due piedi che nel 2008 devo assolutamente comportarmi bene. Credo sarete d’accordo con me che ne valga la pena: la scatola è rifasciata di raso rosso, e dentro ci sono tre flaconi da 15 ml di Safran Troublant, Piment Brulant, Poivre Piquant. L’ho visto anche su Luckyscent a 75 dollari/50 euro.

Alcuni Buoni, oltre ai flaconi di profumo amano anche le scatole di tè esotici (si sa, gusto e olfatto nascono nello stesso modo). Il tè “Prince Vladimir” dell’azienda russa Kusmi Tea (foto in apertura) è costituito da una selezione di tè cinesi a cui è stato aggiunto un profumatissimo cesto di frutta e spezie: uva, bergamotto, limone, cannella e chiodi di garofano. Tutte e 4 le stagioni, racchiuse in una tazza di tè. A 17 dollari (12 euro) la scatola da circa 150 gr.

La “Creme 24” di Molinard è un regalo per chi, oltre ad essere stato buono nel 2007, vorrebbe continuare ad esserlo anche nel 2008. A parte che il profumino di mandorle agrumate addolcirebbe persino un orso, la crema è ricchissima e aiuta ad idratare le mani più secche e screpolate, nutre la pelle desquamata dopo la doccia, funziona alla grande come lozione dopo sole, come idratante e protettiva per il viso e le zone delicate lasciando sempre la pelle morbidissima, nutrita ed idratata come poche altre creme. Se il vostro Babbo Natale ha voglia di cercarla, in alcune profumerie si trova (ma non so il prezzo), e comunque c’è il sito di Molinard (16 euro circa il vaso da 100 ml). Io l'avevo comprata a Grasse.

Visto che siete stati Buoni Babbo Natale potrebbe considerare anche l’Elixir Sensuel di Chanel N.5 (50 ml, intorno ai 60 euro), da usare dopo la doccia sulla pelle ancora umida. E’ un gel satinante piuttosto fluido, che lascia la pelle setosa e profumata di N.5. Non so se mi piace più profumarmi in questo modo, la sfumatura rosata dell’elixir, oppure il flacone in vetro spesso, rettangolare, affusolato, elegante da morire.

Prossimamente: quali regali meravigliosi si merita chi è stato Molto Buono, o addirittura un Vero Angelo?

4 dicembre 2007

Tecnologia Profumata


Penne, telefoni cellulari e custodie, chiavette USB… sono oggetti che si trovano in ogni ufficio, ma questi hanno qualcosa in più: profumano. Alla fine, anche chi produce tecnologia sta scoprendo la potenza dell’olfatto, la cosa meno tecnologica e più selvaggia che ci possa essere, e questo contrasto mi diverte molto. Su un sito ho trovato in vendita, ad esempio, diverse chiavi USB (una specie di piccolo disco esterno al pc dove puoi immagazzinare dati), profumate in modi diversi. La prima, prodotta negli USA da USBGeek.com per 7 dollari, ha un forellino dentro cui introdurre alcune gocce di olio essenziale: basta inserire la chiavetta nella porta USB del pc per diffondere aromi di lavanda, gelsomino e menta. Niente memoria dentro la chiavetta però, questo è solo un diffusore di aromi. Lo inserite, tutti penseranno che stiate trasferendo dati e invece state profumando il vostro angolino. Un’altra, invece, è una vera chiave USB, prodotta ad Hong Kong da Macrodia, in diversi colori che profumano di arancio, fragola, uva e mela verde. Per i più raffinati c’è un vero e proprio diffusore per porta USB a 20 dollari circa: è un’ampolla dentro cui versare acqua e qualche goccia del proprio olio essenziale, poi basta trovare un pc e inserirla nella porta USB: il diffusore inizia ad illuminarsi e a spandere l’aroma scelto.
Ho trovato anche un cellulare Ericsson (mod. SO703i), venduto solo in Giappone, che dal momento dell’acquisto per tre mesi circa, profuma di caramelle, torta di mele, brezza di mare… 11 profumi diversi tra cui scegliere (mi resta un dubbio… dopo tre mesi bisognerà comprare un nuovo telefonino o basterà cambiare l’involucro?).
Motorola, invece, ha prodotto una custodia profumata per il modello RAZR disponibile in 5 colori profumati tra cui cioccolato, lampone e pina colada. Basta grattare la custodia, prodotta con un polimero profumato, per liberare l'aroma a lungo. La bella notizia è che tra poco sarà disponibile per tutti i modelli di telefonino.
Per andare sul semplice, un’azienda svizzera vende delle penne profumate per aromaterapia (sì, è la penna che profuma, non l’inchiostro) in sette versioni: allo zenzero per energizzarsi, alla lavanda per rilassarsi…

29 novembre 2007

Armani Privè: Ambre Soie, Bois d'Encens, Eau de Jade, Pierre de Lune (2004)


L’altro giorno ho avuto occasione di provare alcuni profumi della linea Armani Privè: Ambre Soie, Pierre de Lune, Bois d’Encens e Eau de Jade. Il Marketing dice che queste fragranze sono state pensate direttamente da Armani per sè e per i suoi amici (ma secondo me Re Giorgio indossa piuttosto qualcosa di elegante/originale/senza tempo: tipo Ten -Knize-, Kyoto o Jaisalmer -CDG- o Rose d'Homme -Le Parfums de Rosine-).

Comunque: l’ambra l'ho sentita piuttosto originale e "di carattere", aromatica e pungentina per un fondo di spezie piuttosto forti (zenzero, cannella e chiodi di garofano); anche se non è la MIA ambra, l'ho gradita anche per una nota di patchouli che si sente chiara e forte fin dall'inizio. Ho sentito anche della liquirizia che nella piramide non c'è, quindi suppongo che nell'accordo speziato ci sia qualche componenente che me la ricorda. Credo che potrebbe fare meraviglie sulla pelle di un uomo: la prossima volta, anzichè su di me, faccio spruzzare su di lui.

Nel Bois d’Encens l’incenso è molto presente e deciso, senza fronzoli o liturgie clericali: un bell'incenso "secco on the rocks". Ci pensa un accordo di vetiver e schinus molle (una varietà di albero del pepe) a regalargli un che di insolito e quasi piccante.

Pierre de Lune è un fiorito etereo di violetta e note verdi nel quale figura il Belambre, una nuova molecola che dovrebbe unire un'ambra delicatissima con un lontano sentore legnoso. Evanescente, troppo evanescente.

L’Eau de Jade è un fiorito di neroli, inumidito da una pioggia fresca di agrumi addolcita da un'ombra vanigliata.

Nonostante la curiosità e l'aspettativa fossero alte, non avevo abbastanza polsi e braccia per provare anche Cuir Amethyste (e sui gomiti... dopo le esperienze egiziane lasciamo stare, vah!). Ma di certo lo proverò.

Detto questo, e detto in questo modo, si sarà capito che non mi sono emozionata un granchè. In effetti non sono nemmeno riuscita a capire se mi sono piaciuti davvero o no. Però, siccome non avevo lo stimolo costante ad annusarmi i polsi, immagino di no.

Ho sentito una ricerca di raffinatezza, di originalità ed esclusività a tutti i costi, però questo è andato a scapito di altre qualità che invece nei profumi io cerco. Mi sono sembrati sofisticati e rarefatti, con contorni indefiniti, come se non fossero cuciti bene e scappassero un po’ da tutti i lati. Si affollano in una prima mezz’ora che si presenta vivace e interessante, ma poi non approfondiscono: si appiattiscono e restano lì (nemmeno tanto a lungo). Un bell'esercizio di stile, ma senza un'anima che li faccia vibrare: la qualità e lo stile sono all'altezza del nome che portano, ma... mi sembrano un po’ sopravvalutati, ecco.

17 novembre 2007

Profumi al freddo


Più o meno sempre, a questo punto dell’anno, il vento diventa freddo, ho bisogno che la temperatura dell’acqua della doccia sia più alta, e in casa inizio ad indossare calzettoni di lana. Allora anche le fragranze sulla mia mensola cambiano posizione. Adesso davanti ci sono (in nessun ordine particolare):
Ambre Precieux MPG
Imperial Opoponax (Les Nereides)
Fumerie Turque di Serge Lutens/Chris Sheldrake
Musc, Bruno Acampora
Habanita, Molinard
Tiarè St. Barth
Baghari di R. Piguet
L’Eau d’Hiver (F. Malle)
Black Orchid (Tom Ford)
Samsara di Guerlain
e in seconda fila tutti gli altri.

L’Ambra di MPG e l’Opoponax delle Nereides sono quanto di meglio si può trovare per scaldarsi il sangue: l’ambra ha un carattere più deciso e l’opoponax è una carezza con un guanto di seta, mentre Fumerie Turque mi porta il sole dentro, mi fa sorridere. Habanita mi trasporta all’Avana, in una notte silenziosa, tra odori di sigaro e piantagioni di spezie che mandano zaffate profumate sotto il mio balcone.
Baghari mi ricopre la pelle di morbide piume di struzzo, e Black Orchid mi scalda con un sontuoso mantello di velluto viola. Usare il tiarè d’inverno è un invito alla gioia, quello di St. Barth è straordinario, dura tutto il giorno, trasferisce i pensieri su una spiaggia bianca a riposarsi nel silenzio. Il Muschio di Acampora riporta al qui e ora, alla necessità di lasciar libero il felino che è in noi. Recentemente ho comprato su un sito l’estratto, versione vintage, di Samsara (Guerlain). Opulento e narcotico, essendo così caldo e intenso è proprio ora che si può gustare al meglio. L’Eau d’Hiver è la mia ultima scoperta, confortante e dolce, una coccola che mi aiuta a restare serena e positiva anche in questa parte dell’anno (che io non amo particolarmente).


E i vostri?


Foto: "Rickshaw under the rain" di Fan Ho, http://www.modernbook.com/

12 novembre 2007

Coromandel (Chanel, 2006)


Durante il mio giretto romano sono andata alla boutique Chanel a provare i nuovi 6 “Esclusifs”, che mi incuriosivano parecchio e che qui non trovo.


Devo dire che l’impressione generale di questi 6 profumi è stata positiva: li ho sentiti creativi, nuovi, non ce n’è stato nemmeno uno che mi abbia delusa: Jacques Polge ha portato un soffio creativo interessante, rispettando nel contempo quell’allure tipico di Chanel che agli ultimi usciti (Chance, Allure) secondo me mancava.


In particolare mi ha colpita Coromandel; dalle recensioni che avevo letto mi aspettavo di sentire un patchouli brillante e femminile, come “Channellizzato”, e invece sono rimasta sorpresa. Appena spruzzato risulta strano: ruvido, amaro, mi ha spiazzata perché non ha tentato di sedurmi, anzi mi ha quasi ignorata ed è andato dritto per la sua strada, con agrumi e incenso da dividere equamente tra uomini e donne.
Ma poco dopo il patchouli ha iniziato a smussare i suoi angoli diffondendo una boscosità vellutata e resinosa, femminile ma con temperamento, e quella ha catturato la mia attenzione. Non riuscivo a smettere di annusarmi.

Dopo una mezz’ora il profumo si è trasformato ancora, diventando ulteriormente polveroso e carezzevole, quasi ambrato, con un finale forse di benzoino e fava tonka che è durato molto a lungo, per essere un edt, con un sillage molto discreto e di gran classe. Capirete che a questo punto ero completamente sua...

Questo profumo mi ha fatto fare un viaggio olfattivo ricco, originale, imprevedibile, eccitante. E insieme, mi ha fatta sentire bella e seducente, ben centrata a terra.

Però, però, però... ahh (sospiro) vendono solo l’edt 200 ml, a 180 Euro. Chissà perché. Forse pensano (sperano?) che uno se ne asperga generosamente più volte al giorno e finisca velocemente la bottiglia? Forse perché il costo così alto previene l’acquisto da parte dei comuni mortali, riservandolo a pochi ed eletti trendsetter? Perchè solo edt e non una bella edp? Vogliono che ci abituiamo all'edt così quando uscirà una meravigliosamente intensa edp, noi poveri drogati non potremo fare altro se non buttarci sopra, desiderandola selvaggiamente? Mah.

Comunque, se qualcuno decide di volerne 100 ml, potremmo comprarlo a metà. Insieme ai suoi 100 ml gli lascio volentieri anche la bottiglia e la scatola: a me importa solo il succo.

6 novembre 2007

L'Eau d'Hiver (Editions des Parfums F. Malle)



Quando Monsieur Ellena ha creato l’Eau d’Hiver per le Editions des Parfums dell'illuminato Frederick Malle, ha pensato di omaggiare Apres L’Ondèe di Guerlain.
Non nella composizione, che in effetti non somiglia molto, ma nel mood.

Apres l’Ondèe è un profumo non "di carne" ma "di spirito", un profumo essenziale, uno stato d'animo da indossare. L’Eau d’Hiver... anche.

Entrambi sono profumi “freddi” capaci però di dare grande conforto, ed entrambi sono soffusi di una malinconica dolcezza.

La piramide dell’Eau d’Hiver riporta eliotropio, iris, miele, io ci aggiungerei anche mandorle ed una punta d’anice. Ma non pensate ad un insieme zuccheroso o soffocante: in realtà la dolcezza, qui, significa tenerezza.
L'accordo di mandorle, eliotropio e miele crea un sottofondo rarefatto, carezzevole, su cui spicca l'unico tono acuto, seppure appena sussurrato, portato dall'anice mentre l’iris avvolge tutta la composizione in un velo polveroso.

L’insieme risulta di un tenerezza commovente, fragile come un bicchiere di cristallo tanto sottile da sciogliersi in mano.


Monsieur Ellena ha una predilezione per fragranze cristalline e minimali: Bois Farine dell'Artisan Parfumeur, in qualche modo sento che appartiene alla stessa famiglia dell'Eau d'Hiver; Divine Bergamote, Rose Poivrèe e Bois d'Iris di The Different Company, Un Jardin sur le Nil di Hermes sono altre sue creazioni che suggeriscono una luminosa essenzialità. In questo, posso dire che l’Eau d’Hiver è davvero perfetto: è pura luce.

La sensazione nell'indossarlo è quella di un raggio di sole che intiepidisce una guancia per un attimo... e poi passa oltre. Me ne sono innamorata subito, anche se è completamente diverso dai profumi intensi che piacciono a me.

La persistenza è davvero minima; ma mi sento incline al perdono visto che, in questo caso, l’evanescenza è parte del suo fascino.



La foto è del fotografo Fan Ho (http://www.modernbook.com/)


31 ottobre 2007

C'est un Ange (Escapades)



A scanso di equivoci lo dico subito: questo profumo non ha la pretesa di essere un colpo di genio; però è piacevolissimo e a modo suo, persino originale.
L’ho provato (e ho finito il campione) perché AnnaMaria me lo aveva mandato per Stefania, che stava cercando un profumo per il giorno del suo matrimonio. Il pacchettino profumato è arrivato tre-quattro giorni prima del grande giorno e lei lo aveva già scelto, così la fialetta è rimasta a me. Evviva!
La fragranza si apre con pasta di mandorle e mandorle tostate, poi spezie dolci, note polverose, vaniglia, balsami non meglio specificati (benzoino e tolu, forse?) e un “Bois onctueux” che io non sapendo bene il francese tradurrei con “legni grassi” (e comunque, non saprei cosa può significare). Io ci sento anche un frutto dolce e rosso, da acquolina. Lampone, direi.
L’insieme è tenero, confortante ma non evanescente anzi, l’angelo è proprio qui a mezzo metro e mi sfiora con le sue ali! (e non se ne andrà per alcune ore).
Io in genere non amo i profumi gourmand, ma la mandorla mi piace molto, e qui si esprime benissimo, con sfaccettature ora fresche, ora confettate che si alternano senza mai stufare.Per capirci, è una fragranza del genere Loukhoum di K.Mecheri (ma meno asfissiante), Amandes Orientales e Sweet Oriental Dream di Montale (ma meno raffinato), Heliotrope di Etro e Jour de Fete dell'Artisan, ma con una nota fresca-dolce in più (i frutti rossi di cui sopra).

Non lo porterei tutti i giorni, ma la sua dolcezza invernale e polverosa è ottima per coccolare in maniera tenerissima la ragazzina che è in me, o per ritrovare un po’ di quiete nei giorni di luna storta.

25 ottobre 2007

L'Inspiratrice (Divine)


Grazie al gentile invito di AnnaMaria, che me ne ha mandato una fialettina, ho potuto provare l’ultima creazione di Divine: L’Inspiratrice, uscito l’anno scorso. Ci ho messo un po’, almeno tre prove, per capire che genere di profumo fosse, se mi piacesse o no, e cosa ci potesse essere dentro. Quando poi ho letto la piramide mi sono detta: “Maddài, non ci credo”!
Lo dico subito: sul sito Divine lo presentano come un accordo rosa/patchouli, con il bergamotto che apre, ylang ylang, peonia, muschio bianco, vetiver, vaniglia e fava tonka a chiudere.
Ma il risultato è molto diverso da quello che la piramide farebbe pensare. Intanto, il vetiver domina fin dall’inizio: subito è rinfrescato dal bergamotto, un bergamotto per nulla dolce e solare, anzi direi quasi acerbo; poi si lega con l’ylang e la peonia, diventando più gentile e raffinato. Il muschio bianco dà ulteriore freschezza all’insieme e lo rende originale. La coda è romantica ed affascinante, con il vetiver molto stemperato da pochissima vaniglia e dalla fava tonka, che si sente bene.
L’accordo rosa/patchouli non l’ho sentito, probabilmente perché è stato esplorato in maniera inaspettata, diversa; la rosa per me ha un aroma dolciastro e pesante mentre qui, evidentemente è resa in maniera insolita, una rosa erbacea, quasi verde, mentre del patchouli e del suo carattere forte resta solo la parte legnosa e ruvida, senza profondità (ma non è un difetto: è solo un altro modo di giocare con le note).
L’insieme risulta verde fougère, pungente e boscoso, ingentilito da un leggero tocco fiorito. Un profumo conturbante proprio per la sua elusività e le sensazioni differenti che dà: è un fougère? o forse un legnoso-erbaceo molto originale? Difficile dirlo.
Tocca provare e riprovare. Forse il nome Ispiratrice nasce da qui: ognuno si lascerà ispirare da una sensazione diversa, ognuno ci troverà una sfaccettatura che lo affascina.
L’ho trovato più personale degli altri Divine, che mi erano piaciuti comunque moltissimo, ma questo è diverso. Più originale. L’ho sentito come se il suo autore (Yann Vasnier di Quest, che tra l’altro ha creato Palisander, della serie rossa di Comme des Garcons e Gourmandises di Keiko Mecheri) avesse desiderato produrre qualcosa di insolito, personale, quasi privato. In un’intervista ha dichiarato che ama molto lavorare con gli aromi del bosco e dgli arbusti che crescono sulle dune del paesaggio Brettone, e forse questo è il suo modo di farlo. Lontano anni luce da quello che conoscevo. Non è il mio profumo ma sono molto contenta di aver avuto la possibilità di conoscerlo.
Lo vedo bene su qualcuno con una personalità forte, a cui piace esplorare nuove strade. Ho il sospetto che su uomo potrebbe riservare piacevolissime sorprese.
Per gli altri Divine: qui i Femminili, qui i Maschili!

20 ottobre 2007

Signora, lei puzza!


Io questi profumi li detesto. Non è solo una questione di gusto (non li indosserei mai), ma anche di disagio fisico: mi fanno venire mal di testa anche solo ad annusarli su qualcun altro. Oppure nausea. Oppure mal di testa e nausea. Magari non sono loro, sono io ma... quando li sento mi tocca allontanarmi.
Aromatics Elixir (Clinique). Un cesto di frutta marcia cosparso di lacca per capelli: un mix che uccide. Naturalmente per apprezzarlo è necessario spruzzare dosi minime, ma purtroppo a volte tocca fare i conti con chi si inonda generosamente ed esce. Gli uomini cadono ai suoi piedi. Le donne pure. Questo può confondere, ma solo per un attimo: chi lo fa è comunque convinta che questa sia la riprova che tutti impazziscano per il suo profumo.
Aqua Allegoria Pamplelune (Guerlain) ogni volta che mi capita di annusarlo mi trovo a chiedermi come abbiano fatto a convincere tutti quei gattini a far la pipì nei loro flaconi...
Poison (Dior). Capisco che sia un gran profumo, ma qui tutto urla "Lussoooooo!!! Opulenza!!! Sexysexysexy!!!!". Insomma, con tutto questo urlare, dopo un quarto d'ora il mal di testa è inevitabile. Per me, l'unico motivo per annusarlo è di tipo didattico: cioè per capire l'atmosfera e il gusto degli anni '80 usando il naso. Lo conosco bene perchè lo portava mia madre (glielo regalò mio padre) e ricordo che le piaceva moltissimo. Secondo me più che altro le piaceva il lusso di un profumo Dior, la boccetta tonda e viola come un frutto proibito; e poi quel nome -Veleno- così evocativo e sensuale... forse il successo di questo profumo sta proprio nell'insieme di stimoli perfettamente allineati (colore, nome, forma, produttore, ecc) più che nel liquido in sè.
First (Van Cleef&Arpels). Fiorito aldeidato opulentissimo e ridondante, su di me produce un mal di testa da 24 karati (VC&A è un gioielliere). E' il profumo che per tanto tempo ha usato mia nonna. Non le donava per niente perchè già di suo ha un'aria "vecchia signora in pelliccia e profumo costoso". In più mia nonna era effettivamente una vecchia signora in pelliccia e profumo costoso, quindi il risultato era paralizzante. Quando lo sento in giro, prima del mal di testa, sento una fitta di tenerezza per lei (anche se non sapeva scegliersi i profumi).
Poupèe (Rochas) Quando l'ho provato ho dovuto lavarmi il polso, perchè il mal di testa stava diventando insopportabile. Ma cosa gli sarà saltato in mente a questi di Rochas? Mi aspettavo la versione "dirty" di Femme, o per spiegare meglio, una specie di Hypnotic Poison à la Rochas, ma non lo è. Non è nemmeno un profumo da ragazza-bambolina fintoingenua, tantomeno da signora-bambolona. Sinceramente non ho capito per chi è stato creato. L'ho sentito artificiale da morire, volgare e, soprattutto, tremendamente cheap. Eccheddiàmine, è pur sempre un Rochas! Le Maroc pour Elle (A. Tauer). Per fortuna non lo indossa nessuno perchè da noi non si trova. Quando l'ho spruzzato per testarlo ho preso una botta di cumino e ammoniaca che mi ha fatto tremare le ginocchia e girare la testa. Forse l'ho già raccontato, ma avevo pensato di aspettare una mezz'ora per vedere se evolvesse verso qualcosa di più delicato (e non ce la stavo facendo) quando una collega piuttosto imbarazzata mi ha detto: "Ah, ecco, allora sei tu che emani questo aroma così ... esotico!" e mentre me lo diceva cercava di controllare il nasino che le si storceva da solo. Non voleva assolutamente offendermi, ma non ce la faceva più. E aveva ragione lei, era insopportabilmente puzzolente. Ho accolto la sua velatissima critica come un incoraggiamento e sono andata a lavarmi.

Poi c'è la questione vaniglia, che purtroppo è contenuta in quasi tutti i profumi (nonostante siano rare le volte in cui aggiunge davvero qualcosa di speciale alla composizione). Quando sono stata a Grasse e ho fatto il mio pomeriggio da naso, mi hanno messa davanti all'Organo da profumiere e ho notato un flaconcino tutto solo in un angolo, per cui ho chiesto spiegazioni. Mi hanno spiegato che serve soprattutto quando hanno clienti americani, che non considerano "finito" un profumo se non si sente la vaniglia in qualche punto della composizione. Così, a furia di sentirselo chiedere, lo tengono sempre a disposizione. Il tono e il modo con cui mi è stato detto non lasciavano dubbi sull'opinione della signora-naso. Ha concluso dicendo che la cultura di un popolo si esprime anche attraverso i profumi che crea (e sono d'accordo) e non ha aggiunto altro.
Per quanto riguarda me e il mio odio per la vaniglia, le motivazioni sono due. Prima motivazione: non mi va a genio l'idea di profumare di meringata. Se ho voglia di meringata, la mangio (ma questo vale per me: non è detto che debba valere anche per altri). Per la motivazione numero due dobbiamo risalire all'infanzia. I responsabili sono i primi Arbre Magique alla vaniglia. Quelli gialli, dolcissimi, spessi, soffocanti. Avevamo una 127 rossa e i miei genitori, che fumavano entrambi, avevano appeso DUE-Arbre Magique-DUE alla vaniglia alle maniglie posteriori dell'auto. D'estate mentre affrontavamo i tornanti che ci portavano in campagna dai nonni, io resistevo per i primi 20 minuti ma poi invariabilmente finivo a vomitare sui sedili. Non era l'odore di vaniglia che mi disturbava, erano i tornanti presi "in allegria". Ma nella mia testa si è scolpita l'associazione vaniglia=vomito e non ci posso più fare niente. Quando sento un certo tipo di vaniglia (non importa che sia di Acquolina o di Serge Lutens), mi parte il conato.

Quale profumo oggi?


Ciao a tutti, quale profumo avete scelto oggi?

Io Shalimar Light, e mi sa che ho sbagliato, perchè non si associa per niente a questa giornata un pò uggiosa. Ma stasera, Musk di Etro.

E voi?


Immagine: marcostefanelli.it

16 ottobre 2007

La pubblicità di Midnight Poison (Dior)


Dico, ma avete visto la nuova pubblicità del profumo Midnight Poison? Fiabesca, emozionante, mi ha lasciata senza parole... quelli del marketing di Dior senza dubbio ci hanno investito parecchio (sicuramente più di quanto abbiano investito nella creazione della fragranza) e hanno fatto benissimo: il profumo venderà bene, e sarà soprattutto merito della pubblicità.

Il crescendo dei Muse in uno dei loro pezzi più belli in assoluto, il volto inquietante di Eva Green, il buio della notte... eeeh, quando il marketing fa miracoli...

La fragranza l'ho annusata ed è uno strano connubio di note dissonanti, tra cui mi ha colpita una freschezza iniziale, come di menta. Tutto sommato, abbastanza dimenticabile. La pubblicità no.

15 ottobre 2007

I Profumi Amouage: Gold, Reflections e Ciel


Ho provato i profumi Amouage: Gold, Reflection e Ciel, tutti e tre nella versione pour femme. Insieme alle fialette-prova, a Pitti Immagine Fragranze mi avevano dato anche un libro informativo sul Sultanato dell’Oman, da cui questi profumi provengono. Così ho scoperto che la linea Amouage nasce nel 1983, per opera di Sayyid Hamad bin Hamoud al-bu Said, membro della famiglia Reale, che ha voluto ripristinare l’antica arte profumiera omanita, catterizzando queste fragranze come “le più costose al mondo” (come se questo potesse in qualche modo suggerirci che siano anche le migliori del mondo). Mah. Se penso che negli Emirati Arabi Uniti grazie al petrolio si concentra una bella fetta della ricchezza mondiale, non è che questa scelta commerciale mi sorprenda poi molto.
Per primo ho provato Gold, che non mi è piaciuto per niente: mi ha dato una sensazione di “Signora in tiara di brillanti e pelliccia di zibellino”. Troppa roba costosa dentro, troppa opulenza esibita, anzi urlata. Hanno preso un grandissimo classico, “Mitsouko” di Guerlain, e l’hanno incrociato con “First” di Van Cleef & Arpels, e poi gli hanno dato il nome di una delle cose più costose e luccicanti: Gold, Oro. Lo chic è un’altra cosa, l’arte anche. Lo vedrei bene solo su una Marina Ripa di Meana (che probabilmente, è il genere di cliente che lo comprerebbe). REVISIONE 2009: che bello quando mi trovo a cambiare idea sulle cose. A rileggere quello che ho scritto su questo profumo ho fatto un salto sulla sedia: l'ho potuto risentire bene e con calma e oggi, a distanza di due anni, ho cominciato ad apprezzarlo tanto da inserirlo in wishlist. Continuando ad sercitare il naso a valutare criticamente i profumi che annusiamo, il nostro gusto finisce inevitabilmente per evolversi e certe cose che prima non ci piacevano perchè non le capivamo tutt'a un tratto diventano chiare, a volte mis ento scema per non aver visto la bellezza che era davanti a me. Scelgo di non rieditare le pagine che oggi scriverei diversamente: preferisco che resti testimonianza dell'evoluzione. Semplicemente, mano a mano aggiungo le mie nuove impressioni. Quando inizierò ad indossarlo (me lo regalo per Natale!) ne scriverò meglio. Volevo mollare lì le fialette in attesa di tempi di "magra" nei quali non avessi proprio nient'altro di nuovo da annusare, ma poi ho provato anche gli altri due, Reflections e Ciel, e meno male perché mi sarei persa due creazioni che valeva la pena provare. Il primo è un verde dolce e umido di violetta, fresia, magnolia e ylang-ylang. Molto ma molto piacevole, ricorda quel periodo dell’anno in cui non è ancora primavera e non è già più inverno, l’aria è fresca e piove. Il prato fiorito si bagna e resta umido tutto il giorno, mentre il sole esce e lentamente riesce a scaldarlo solo un pò. Dopo 5 minuti iniziano a sentirsi gli steli dei fiori che diventano fradici (avete mai annusato un vaso di tulipani quando ormai il fiore è andato da un po’ e non avete cambiato l’acqua?). Il profumo non diventa sgradevole, ma ecco, ti fa venire voglia di riapplicarlo. Se però decidi di esercitare la pazienza e aspetti ancora 5 minuti, sarai ricompensato dal ritorno di una fresca dolcezza di violetta e magnolia che dura fino alla fine, sostenute da muschio e legno di cedro (l’incenso lo dichiarano ma io non lo sento). Anche Ciel mi è piaciuto. Non tanto da pensare di spenderci 160 euro per 50 ml (non è il mio genere di profumo), ma  abbastanza da portarlo due giorni di fila. Dolce e fiorito di gardenia, ciclamino e violetta, pesca, ninfea, rosa, gelsomino con una base di ambra, muschio, legno di cedro ed incenso, è primaverile, fresco, tenero e… calma la rabbia (provato). Pesca e rosa, accoppiata che sulla piramide mi farebbe rabbrividire solo a pensarci, qui stanno benissimo, sono fresche e dolci in maniera soave, non alimentare e non pesante. Chiude una nota d'inceso un pò insolita, somiglia ad un tè alla pesca, o ad un mix muschio/osmanto...sarà questo silver frankincense di cui parlano da tutte le parti, che io non sono riuscita a percepire negli altri profumi così bene come qui. La composizione è quella di un profumo primaverile, positivo e leggiadro, da fatina ottimista.
Sarà che sono stata in Marocco e in Egitto, sarà che abito nel centro storico della mia città in una zona a maggioranza araba e quindi dai miei vicini e dalle loro case escono odori diversi, ma ho come “riconosciuto” questi profumi come frutto di quella cultura. Secondo me si sente quale cultura ha dato vita ad un certo oggetto d'arte. Magari non lo avverti in un'opera singola, ma se ne provi almeno tre, un'idea te la fai. Nella musica è la stessa cosa: se ascolti un cd dei Muse o degli Air ti rendi conto che "suonano europeo", mentre i Nirvana sono senza dubbio americani; ascoltando la musica di Youssou n’Dour, anche senza sapere chi l’ha composta si fa un viaggio in Africa; di un dipinto fiammingo, anche senza conoscere l’autore si riconosce subito l’origine, mentre un dipinto dello stesso periodo ma realizzato in India dichiara subito almeno il continente da cui proviene. Forse la profumeria mediorientale usa metodi diversi dai nostri per ricavare le essenze, forse è questione di gusto diverso nella scelta e nell'accostamento delle note, ma anche se il profumiere, Guy Robert (e tra gli altri anche Ellena e Duchafour) è un grande francese, si sente che la matrice di questi profumi arriva da lì. Vorrà mica dire che la globalizzazione non ha ancora appiattito tutto? Lo considererei un pensiero confortante.


Foto: www.cse.yourku.ca

10 ottobre 2007

Visita all'Officina Profumo Farmaceutica S. Maria Novella


Non sapevo bene cosa immaginarmi, dell’Officina Profumo Farmaceutica di Santa Maria Novella; avevo letto una serie di note storiche, avevo visto delle foto, uso alcuni dei loro prodotti (compreso un fantastico aceto da toletta alla verbena per l’ultimo risciacquo dei capelli e le mitiche cartine profumate al benzoino da bruciare per purificare l’ambiente, che non mi mancano mai -ne ho una specie di dipendenza), ma non ero preparata all’atmosfera che si respira in una bottega che esiste da più di 700 anni, con i suoi marmi preziosi, i grandi, antichi armadi di legno e vetro pieni di boccette misteriose, il tappeto rosso sui pavimenti lucidissimi, i soffitti affrescati…l’atmosfera, pur accogliente, è di silenziosa ammirazione e tutti parlano sottovoce. Quelli che parlano. Perché c’è talmente tanto da vedere, che per la prima mezz’ora si rimane a bocca aperta e in religioso silenzio, e solo dopo aver esplorato le decine di flaconi, mazzetti di radici, strumenti antichi per la distillazione, scatoline per balsami, vasi per la raccolta delle tinture, e tutto il resto, ti viene in mente che sei soprattutto in un luogo dove i profumi si vendono.
Nella prima sala si trovano le fragranze per la persona e gli articoli per la cura e l'igiene, e c'è un aroma antico e fermo, di cera per lucidare il legno ed erbe essiccate, che fa quasi girare la testa. C'è un grande bancone con tre ragazze gentili che parlano tutte le lingue, e meno male perchè nel "negozio" (lo metto tra virgolette perchè mi sembra riduttivo parlare solo di negozio, o di museo... c'è la storia, lì dentro), oltre a noi e ad una coppia di italiani, c'erano una coppia di americani, alcuni giapponesi e un gruppo di spagnoli.
Devo dire che non vado pazza per le Fragranze di SMN, non sono esattamente il mio genere, ma mi è rimasta una gran voglia di provare gli estratti tripli (Ambra, Gelsomino, Violetta e Lillà soprattutto), racchiusi in minuscoli flaconcini che mi hanno fatta sbavare. Nella seconda stanza gli articoli per la casa, con le borsine piene di pot pourri, le essenze per l'ambiente, le candele profumate, i bruciaincensi e tutte le altre cosine inutili e preziosissime, capaci di alzare la nostra qualità di vita a livelli altissimi. Nella terza sala non ho capito bene cosa si vende (forse le erbe officinali essiccate?), perchè ho passato tutto il tempo ad ammirare le vetrine piene di articoli di profumeria vecchi centinaia di anni, che mi hanno affascinata moltissimo. E' un pezzetto di storia dell'arte profumiera che racconta tentativi ed errori, una manualità affinata in centinaia di anni ed una sapienza antica come l'uomo, un patrimonio che oggi si dà un pò per scontato, o che si rischia di bollare come "vecchio", mentre è alla base di molti gesti che facciamo quotidianamente e di molte delle abitudini che abbiamo. Ci avrei passato una giornata, sarebbe stato bello farsi aprire gli armadi e farsi raccontare per bene l'uso e la storia di ogni oggetto. Ma noi non avevamo abbastanza tempo nemmeno per provare tutto quello che valeva la pena provare, così dopo una ventina di minuti siamo uscite, con una gran voglia di tornarci al più presto.


Se volete leggere anche il racconto di Diakranis, cliccate qui: http://adjiumi.forumfree.net/?t=20623890

6 ottobre 2007

Resoconto, ultima parte: BOIS 1920 e qualche considerazione generale

Nello stand di Piguet ho potuto provare la novità Cravache, un maschile del '63 rieditato, con un avvio agrumato e legnoso e un carattere vigoroso e presente. Elegante senza dandismo, una fragranza "classica", chic come un abito di Piguet dal taglio riconoscibile e di gusto. Magari non originalissimo, ma checcavolo, funziona alla grande. Qui ho conosciuto Davide Gherardi, che mi ha presentato BOIS 1920, un'azienda italiana di cui sto testando le fragranze una a una con calma, perchè mi stanno piacendo molto (ve ne parlerò presto). Abbiamo chiacchierato amabilmente per oltre mezz'ora, e ne ho ricavato l'impressione di un vero appassionato. Mi ha poi fatto conoscere le 6 fragranze della linea Odori: Cuoio, Spigo, Tabacco, Zafferano, Iris e Odori, in cui il creatore Enzo Galardi racchiude l'essenza della sua città, Firenze. Bello il flacone quadrato incorniciato di legno col tappo di cuoio, io ho appunto provato Cuoio, e mi è sembrato davvero notevole, mentre mio marito è stato conquistato dalla morbidezza legnosa del Tabacco.

Tutte le persone che ho conosciuto a "Pitti Fragranze" mi hanno comunicato grande competenza e professionalità, amore per le fragranze, ma ho notato che per loro i profumi sono soprattutto lavoro, mentre per me (per noi) sono passione, sentimento, arte, e come oggetti d'arte, fanno vibrare il cuore. Avere bellezza intorno (bellezza da vedere, da ascoltare e da annusare) influisce direttamente sulla qualità delle nostre vite. L'arte migliora le persone e le vite che conducono: non è solo una teoria, e non lo dico solo io, io mi limito a condividere nel quotidiano ciò che altri hanno constatato. Non sono sicura che i professionisti dell'industria dei profumi ci pensino effettivamente mai, al fatto che alcuni dei prodotti che producono o distribuiscono influiscono direttamene sulla vita delle persone che li indossano: ad esempio, certe fragranze mi fanno saltare un battito del cuore ogni volta che le indosso, ce n'è una che ha fatto commuovere la Stè fin quasi alle lacrime, un'altra ha fatto sentire la mia amica S. femminile fino al midollo in un modo mai sperimentato prima e anche abbastanza sconvolgente, ce n'è una che scatena la passione in mio marito, mentre un'altra sta aiutando la mia amica N. a ritrovare un pò di serenità in un momento parecchio difficile della sua vita. Per quelli che ci lavorano, si tratta "solo" di profumi, qualcosa di bellissimo e intenso, certo, ma che bisogna trovare il modo di vendere. Posso comprendere Britney Spears o Dolce e Gabbana, la cui fortuna finanziaria non dipende dalla profumeria e che non pretendono di produrre alcunchè di artistico, capisco meno Guerlain o Chanel, non capisco per niente i produttori di profumeria artistica. Non sminuiscono certo il profumo come creazione in sè, anzi, ho capito che sono consci di promuovere qualcosa di magico, ma non sono sicura che capiscano davvero il valore che hanno per chi glieli compra. Ad esempio, qualcuno mi ha detto che chi compra i profumi di nicchia lo fa per avere la fragranza esclusiva, il flacone strano, o perchè pensa che nella nicchia, i profumi siano tutti naturali (!). Sarà. Ma se è davvero così, la colpa è anche loro, che non sanno comunicare il valore enorme di quello che vendono. Forse, il fatto che le vendite della nicchia rispetto alle vendite totali dei profumi rappresentino solo il 3% potrebbe dipendere anche da questo? Chissà se ci riflettono mai su queste cose, mentre esaminano i dati di vendita dell'ultimo trimestre, o mentre programmano gli stages di formazione per le commesse delle profumerie?

5 ottobre 2007

Bond n.9 e Nasomatto (resoconto, VI parte)

Diakranis e io siamo rimaste un minuto in silenzio a contemplare la parete con i Bond n.9. La prima volta che ho incontrato queste fragranze ero piena di pregiudizi: pensavo che fossero un esercizio di stile, con un packaging fantastico e poca sostanza. Un prodotto per chi è disposto a pagare tanto per una boccetta strana e una buona idea, senza badare tanto al succo. Poi, avendone provati un po’ e con più calma, mi sono fatta un’opinione molto diversa, e sono contenta che questa gita Firenze abbia confermato quest’opinione. Qui ho provato Bryant Park, che mi ha dato l’impressione della primavera nel parco, con il primo sole che scalda gli alberi di mimosa, un’esplosione di gialla delizia nel grigio dei palazzi cittadini, Coney Island, un marino ozonico che più che il mare riporta gli odori che al mare sono associati: alghe, sabbia, pineta; molto originale e sorprendente, Eau de New York, un fiorito agrumato che avevo sentito paragonare a Eau d’Hadrien di A. Goutal, (è vero, ma è il modo, che è diverso … il modo “Bond n.9” di fare un fiorito agrumato e il modo “Goutal” di interpretare la stesa cosa sono indiscutibilmente molto diversi: è sempre un fiorito agrumato, ma è diverso. Tra l’altro, uno è un modo americano, l’altro è un modo europeo Non lo spiegare meglio di così, mi spiace).
E poi il nuovo, Andy Warhol's Silver Factory, un omaggio ai luoghi dove è nata la pop art. L’impressione mischia il calore dei divani in cuoio al freddo degli specchi alle pareti, all’aroma intenso dei sigari fumati a tarda notte discutendo d’arte. Intenso e con una nota amara, capisco che possa star meglio su un uomo, ma non è detto, visto che mi ha ricordato vagamente Bandit (un femminile molto indossato dagli uomini).
A questo punto, dopo 3-4 fragranze le note hanno iniziato a sovrapporsi e quella che mi è rimasta è l’impressione generale, l’impronta che sta alla base di tutte le creazioni. Un’impronta moderna, creativa e glamour. Spiego: chi ama i profumi di Cavalli, di Kenzo o di Dior -insomma, la profumeria contemporanea, quella che si trova in giro ora, quella di cui parlano i giornali - nei Bond n.9 ci troverà la stessa modernità, la stessa cura per il design, la stessa cultura dell’immagine a cui siamo abituati e che ha viziato i nostri sensi.
Bond n.9 non c’entra niente con la profumeria naturale, né vuole riproporre la cura artigianale del passato, e nemmeno l’esclusività del “personalizzato” o del “fatto a mano”. Ci sono molti modi di essere “artistici” e quelli di Bond hanno scelto di esplorare il loro modo, un modo fatto anche di paillettes e lustrini, ma con un’idea vincente dietro. In un mondo che rischia l’appiattimento, considero questo un esperimento riuscito bene.
Per mia curiosità ho chiesto a Celso Fadelli, fondatore di Intertrade –cioè, il distributore-, che mi stava gentilmente accompagnando e con cui ho passato un'oretta a chiacchierare (e lo ringrazio molto), quali sono i più venduti nel mondo: Eau de New York, Chinatown, Broadway Night e Wall Street.


Poi mi ha fatto conoscere le fragranze di Nasomatto, la sua ultima scommessa, di cui sembrava essere parecchio orgoglioso. Con ragione.
Ho provato l’assenzio, che mi ha letteralmente travolta: parte strano ma si evolve tantissimo, mi ha fatto fare un viaggio lungo almeno 4 ore. Boscoso e carnale, fresco e torrido, intenso ed etereo, virile e tenero… non credo di riuscire nemmeno a descriverlo, va provato, e rigorosamente sulla pelle. Tenete presente che a me ha torto le budella (è un complimento) e nel contempo, mi ha fatto sorridere per tutto il tempo che l’ho avuto addosso. Eccitazione pura. E ora non vedo l’ora di provare gli altri: sapete dove li posso trovare?

Segnalo il sito, che mi è piaciuto molto per l’originalità: http://www.nasomatto.com/

4 ottobre 2007

L'Olfattorio ha aperto a Firenze!


Siccome nella cartella stampa informativa della manifestazione (“Pitti Fragranze”) c’era anche l’invito per il nuovo Olfattorio appena inaugurato a Firenze, ci sono andata. Anzi ci siamo andati, mio marito e io. Si trova in una via molto elegante del centro, e ci si arriva tramite un piccolo passaggio con dei gradini in marmo; entri in un salone circolare e la prima cosa che fai è quella di dare un’occhiata generale: qui tutto tende al minimal, con colori chiari ed un ambiente raccolto, molto sobrio e raffinato, l’unico oggetto strabiliante è il bancone al centro della stanza, costituito da una bellissima lastra di marmo dorato con striature rosse, illuminata dal di dentro.
I ragazzi, Dario e Michele, sono davvero competentissimi e completamente innamorati del loro lavoro; ci hanno dedicato più di mezz’ora raccontandoci cose interessanti sui profumi che sceglievamo di provare. Il sistema del Bar à Parfums è lo stesso che c’è a Torino: spruzzi la fragranza in un cono di cartoncino, ci scrivi sopra cos’è e poi lo inserisci in un stelo di plastica. Il risultato è una flute di carta, che puoi annusare e “degustare” con calma, esattamente come se fosse un buon bianco di Gavi. Prima di uscire togli il cartoncino dallo stello, lo pieghi e te lo porti dietro. Se, arrivato a casa, hai avuto l’accortezza di mettere il cartoncino in un cassetto o in una borsa, ti ci ritroverai dentro un profumo piacevolissimo per almeno una-due settimane.
All’Olfattorio abbiamo rifatto il giro dei Parfums de Rosine e dei Different Company, dove io ho sbavato per il Gelsomino, e mio marito per l’Osmanto, che sono finiti dritti dritti nella wishlist. Poi i ragazzi ci hanno lasciato da soli a girare e annusare liberamente. Mi sembrava di essere a Mirabilandia, non riuscivo a smettere di sorridere.
Prima ho fatto la conoscenza di Heliotrope Blanc di Piver (un po’ troppo dolce per me), e poi ho portato mio marito ad incontrare per la prima volta le fragranze dell’Artisan Parfumeur. Abbiamo provato Passage d’Enfer, che con il suo incenso, spezie e legni bruciati mi piace ma non mi convince fino in fondo, Mure et Musc (che è uno dei suoi preferiti e potevo immaginarlo), e poi ho preso una sbandata per il meraviglioso Dzing! della Giacobetti. Insolito, eccitante come essere allo zoo (l’idea di base è proprio questa), e infilare la mano nella gabbia dei leoni –col cuore che batte forte per il gesto pericoloso. Dalla gabbia escono gli odori del pelo delle bestie e della paglia sporca, mentre l’elefante-star del circo si rotola nella sabbia poco lontano. Non pensavo che mi piacesse, l’ho provato per pura curiosità avendone sentito tanto parlare. E mi ha colpita al cuore per l’originalità, la visionarietà e la bravura dalla sua creatrice. Complimenti davvero, Giacobetti!
Poi abbiamo ho provato Dzonghka, che ci ha teletrasportati in un monastero del piccolo Stato del Bhutan, tra spezie estreme, fumi d’incenso e un fuoco di legna che arde nel freddo delle montagne dell’Himalaya. In realtà non ci sono mai stata in Bhutan, anche se mi piacerebbe da morire, ma quando un profumo si propone di parlare in una lingua diversa (Dzongka è il nome della lingua che parlano in Bhutan), e quella lingua si riesce a comprendere bene, se ne capiscono addirittura tutte le sfumature, è bene dirlo, perché significa che chi ha creato la fragranza ha fatto un buon lavoro. Poteva essere troppo pretenzioso, un esercizio intellettuale, invece mi è piaciuto anche questo, mi ha fatta vibrare.
Mio marito ha poi provato su di sé Bois d'Orient, che farebbe parte della linea per la casa, ma che sulla pelle lo ha fatto sospirare per la ricchezza delle spezie (cannella e chiodi di gofano) mischiate ai legni.
Anche qui c’è, in un vano a parte e protetta da un vetro, una collezione di antiche di scatole per cipria di tutte le marche, le storiche Caron, Guerlain, Shiseido, insieme a marche italiane e inglesi d’inizio ‘900. Certamente il contenuto era importante, ma già le scatole in sé sono oggetti stupendi. Quadrate, esagonali, tonde, smaltate, dipinte a mano, romantiche, raffinatissime, in stile Art Dèco, oppure con grafismi che sembrerebbero contemporanei e invece hanno oltre 50-60 anni. Mondo affascinante, quello delle ciprie.
Comunque, giusto per la cronaca, siamo usciti dall’Olfattorio sospirando, e pensando che dovremmo venirci almeno una volta al mese, per fare scorta di endorfine.

I “Sette Profumi Capitali”: l’installazione artistica del profumiere Cerizza


Nel pratone centrale avevo subito notato i sette piedistalli in legno bianco, con sopra le sette boccette. Nelle boccette, sette fragranze create per esemplificare le famiglie olfattive: Agrumata (con agrumi aspri, tipo limone), Floreale, Chypre (in un’interpretazione che ricordava vagamente lo Champagne, con un che di dolcemente frizzantino che la rendeva particolare), Ambrata (un’ambra dolce, lievemente saponosa, che mi ha ricordato l’ambra di Altromercato in vendita alla Bottega del Commercio Equo e Solidale, di cui ero innamorata e che non si trova più perché gli costa troppo produrla), Legnosa con tanto cedro e patchouli bilanciati benissimo, Cuoiata (leggermente affumicata, ma non pungente) e Fougère, a base di lavanda e cumarina.
Si trattava di annusarle tutte, votare la preferita e di mettere la scheda col voto in una piccola urna. Tra chi ha votato la famiglia vincente, ne veniva estratto a sorte un flacone.
Confesso che da un lato ci ho sperato, ma tanto sapevo già che avrebbe vinto la floreale (il giorno dopo ho chiesto, e ha vinto la fragranza chypre, seguita appunto dalla floreale), che in genere non mi risulta particolarmente gradita, anche se questa aveva un non so che di pungentino che le dava carattere.
Non mi ricordo se ho votato per l’ambrata o la legnosa, ma anche la cuoiata era buona! Con Diakranis abbiamo fatto qualche prova: chypre+cuoiata (piacevolissima!), fougere+legnosa (troppo forte, ma con le proporzioni giuste, magari…), floreale+ ambrata (idem). Mi è rimasta la curiosità di riprovarle, perché non ne ho trovata nemmeno una banale, eccessiva o mal fatta, anzi. Magari non saranno colpi di genio mozzafiato, ma le ho trovate originali e ognuna di loro col suo perché. Credo che potrei indossarle tutte e 7 (con spiccata preferenza per le mie solite famiglie preferite).
Chissà che non decidano di metterle sul mercato? Sarebbe bello trovare nei negozi un cofanettino con tutte le fragranze, così uno le può indossare singole oppure le mischia per trovare il suo mix personale. Dovremmo suggerirglielo, non credete?

27 settembre 2007

Ineke Ruland, DelRae Roth (resoconto V parte)

Poi siamo uscite dalla limonaia per entrare in una specie di antica casina in pietra per il custode, che ospitava i profumi distribuiti da Morris. I primi che ho provato sono quelli di Ineke Ruland, una giovane canadese che ha presentato qui le sue prime 4 fragranze: After My Own Heart, Derring-Do, Balmy Days and Sundays, Chemical Bonding. La linea ha un che di americano, nel senso che è leggera, "innocua". Le fragranze non si staccano molto dalla pelle, come se fossero sussurrate, o come se avessero paura di essere troppo forti, di urtare la sensibilità del compagno di scrivania. Fragranze molto politically correct. Troppo. Nonostante questo, due mi sono anche piaciuti. Il primo della serie è ancora un ennesimo fiorito fruttato, ma questa volta il padrone della composizione è il romantico lillà, accanto a cui hanno messo foglie verdi e sandalo. Il risultato è poetico ed evocativo, l'ho indossato e mi sono ritrovata in primavera, con una gonna a ruota colorata di rosa e i piedi nudi, a giocare con un coniglietto bianco su di un prato fiorito. Un profumo dolce di lampone, tenero di eliotropio, frizzante di bergamotto, fresco di foglie verdi e muschio. Il secondo è un profumo malinconico come le prime giornate autunnali di pioggia, umide e fredde. Parte con una sferzata di agrumi amari come lampi nel cielo, a cui seguono intensi scrosci di pioggia di cui si sente nitidamente ogni goccia (non so come abbiano fatto). Seguono ciclamino, magnolia, accordo fougére, legno di guaiaco, legno di cedro e muschio, che si trasformano in un trionfo di legni umidi dopo la pioggia. Mi ricorda qualche fragranza del passato, ma non saprei quale. Questi due mi sono piaciuti davvero, li ho sentiti potentemente immaginifici, mi hanno emozionata. Gli altri due invece mi sono piaciuti molto meno. Balmy Days è un fiorito acquatico con accenti di freschezza, centrato sulle note di fresia-erba-caprifoglio-mimosa, che lo rendono primaverile, innocente, e soprattutto meno dolce di quanto la piramide suggerisca, perchè la fresia non è troppo dolce e c'è solo un accenno di mimosa. L'ultimo, invece non mi è piaciuto, aveva un che di stonato che ho sentito anche in Gomma di Etro, ma non capisco cosa possa essere.Poi abbiamo conosciuta la simpatica e gentilissima Emanuela Rupi, Brand Manager di Morris, che ci ha invitate a scoprire"Maria Amalia", fragranza dedicata a Maria Amalia di Borbone, principessa dal temperamento vivace, passionale e tumultuoso vissuta intorno alla metà del '700. Sembra che nei suoi casini di caccia siano state ritrovate delle formule di profumi, con le quali hanno poi ricostruito la fragranza che doveva indossare. Il risultato, che Diakranis su mio invito si è fatta spruzzare sull'avambraccio, è un fiorito molto delicato di neroli, rose, gelsomini e giacinti (invento... la piramide non c'è da nessuna parte) nascosti in un velo sontuoso di spezie come cardamomo, zafferano, ambra, sandalo e benzoino. La cosa strana è che questo profumo sembra funzionare al contrario: lentamente le spezie scostano i loro veli e lasciano emergere il cuore morbido e fiorito. Io amo di più la parte inziale, Diakranis quella finale. Lo conoscevo già, per me è stata una piacevole conferma. Da provare, se lo trovate in giro.
DelRae Roth è una signora minuta ed elegante, sorridente e dallo sguardo gentile. L'ho osservata muoversi nel suo stand e parlare con gli ospiti e quello che ho visto mi è piaciuto: sprizza vitalità e gentilezza anche alle ore 18 di una giornata faticosissima. Capisco che questi profumi rispecchino la personalità di chi li ha creati: apparentemente sottili ed eterei, in realtà presenti e ben piantati a terra. Diakranis mi ha fatto conoscere la fragranza Amoreuse che ha già acquistato e che io non conoscevo. Buona! Leggera e fresca, gioiosamente femminile e luminosa, appena appena dolce. Sa di primavera, di quel momento in cui i prati ancora umidi di rugiada sono accarezzati e riscaldati dai primi raggi del sole. Poi abbiamo provato Bois de Paradis e Debut: il primo è caratterizzato da un equilibrio perfetto tra il dolce dei biscotti da tè (osmanto?) e il verde boscoso del fico. Secondo me ha una vaga somiglianza con Bois des Isles di Chanel, anche se non saprei spiegarla. Il secondo invece era fuori dal mio gusto, quindi l'ho trovato piacevole ma niente di più.
(continua)

Per leggere il resoconto di Diakranis cliccate qui: http://adjiumi.forumfree.net/?t=20623890

23 settembre 2007

Una sposa, un profumo/A bride, a perfume

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Poiché la potenza evocativa degli odori ci riporta indietro nel tempo, basta la sniffata di un secondo per rivivere un periodo, un giorno, un’emozione. E' per questo che la Stè e io abbiamo pensato (più o meno contemporaneamente) che per ritrovare anche a distanza di anni le emozioni di quel giorno speciale e dei giorni precedenti, non c’era niente di meglio che affidarle ad una fragranza da usare solo in quei giorni. Quelli subito prima, durante e dopo, il suo matrimonio.

Così stamattina ci siamo viste per iniziare la ricerca, con la proibizione assoluta di comprare qualsiasi cosa. Oggi si prova solo. Le prime fragranze provate sono state quelle classiche: Jour de Fete e la Violetta dell’Artisan, Teint de Neige di Villoresi, Love in White di Creed, Sweet Oriental Dream di Montale. Jour de Fete già lo conoscevo, è una dolce manciata di confetti, un profumo tenero che resta molto vicino alla pelle, che però è un po’ troppo dolce per lei (e per me), mentre la Violetta è arrivata come una scoperta. Questa dell’Artisan è carnale, intensa, se non sai ancora se la violetta ti piace o no, iniziare con questa è un’ottimo modo per incontrarla. Teint de Neige così polveroso, delicatamente chic invece è stato apprezzato molto, ed è strano, se penso che lei ama tantissimo il ruvido/dolce/erbaceo dell'aroma del tè, che è tipo agli antipodi! Ma, ci dicevamo stamane, ogni profumo comunica una parte di noi, e ad ogni aroma corrisponde un momento ed uno stato d'animo, ed è bello parlare agli altri anche attraverso il profumo che scegliamo di indossare. Love in White, provato sulla pelle, non andava; effettivamente dopo un po’ su di lei s’incarta male e prende una direzione quasi sgradevole, mentre Virgin Island Water sebbene sia dolce, insolito, vacanziero, è un un po’ poco “matrimoniale” (si è mai vista una sposa che profuma di salsedine ed abbronzante al cocco?). Sweet Oriental Dream invece è piaciuto soprattutto a me, che non l’avevo mai provato e m’incuriosiva per le descrizioni che avevo letto. Piacevole, dolce senza stucchevolezza, appena appena orientaleggiante, un biscottino speziato che ho portato volentieri (per poco, purtroppo: su di me non è durato poi molto). Poi siccome la violetta l’aveva colpita davvero tanto, siamo andate a sentire quello che io considero una fantastica fragranza alla violetta: Aimez Moi di Caron. Etereo e spirituale come una creatura celeste, questo profumo angelico soffia una melodia direttamente dentro l’anima. Non lo so spiegare tanto meglio di così, è uno dei miei profumi preferiti, ma non lo posso portare spesso perchè mi emoziona troppo, mi distrae dalle cose che devo fare. E qui, secondo me, si è emozionata anche lei.
Poi la signora della profumeria, ci ha fatto provare il nuovo L’Instant Magic di Guerlain, che mi è piaciuto molto più dell’Instant. Più polveroso, forse c’è anche dell’iris, con una buona dose di vaniglia, ma anche con maggiore evoluzione. Più intrigante. Lo abbiamo apprezzato entrambe, per fortuna ne abbiamo un campione da provare meglio. Poi ha provato Nocturnes, sempre di Caron e Lily and Spice di Penhaligon’s, che però non l’hanno coinvolta un granchè. Poi siamo uscite e l’ho accompagnata in un altro negozio, dove abbiamo provato Ligea di Carthusia, che a lei è piaciuto molto, e a me ha addirittura incantata: l’avevo già sentito e non l’avevo capito. Forse sarà arrivato dopo qualche profumo più forte che me l’ha oscurato e me ne ha tolto il piacere, ma devo dire che è davvero il profumo di una sirena! Misterioso, sensuale, ma insieme anche sereno, armonioso, è durato ore. Credo che tornerò ad annusarmelo con calma. Fifi Chacnill invece invece è stato apprezzato subito ma la persistenza minima e il tono un po’ affettato e zuccheroso che esce dopo 5 minuti lo hanno lasciato indietro. A quel punto avevamo capito che i legnosi fioriti potevano essere interessanti, così abbiamo annusato 2000 Ans d’Amour (Reminiscence) un legnoso con un cuore dolce di rose che io apprezzo sempre di più ogni volta che lo sento, che però ha avuto un’accoglienza così così. Abbiamo finito il giro con le tre fragranze secondo me migliori delle Nereides: Patchouli Antique (effettivamente poco “celebrativo”, ma così buono…), Imperial Opoponax (molto ma molto apprezzato -e vorrei vedere visto che è un capolavoro di profumo!), e Douceur de Vanille. A fine mattinata lei ha potuto portarsi a casa qualche fialetta da provare con calma e una serie di mouillettes con i nomi scritti sopra. Io mi sono sivertita un mucchio, mentre per la Stè non sarà un compito facile chiarirsi le idee: il bello è che quando ti avvii su un certo tipo di fragranze di qualità, all’inizio ti piace quasi tutto e ti sorprende la distanza enorme con i profumi che puoi annusare in giro. Tutto ti sembra buono e ci vuole un pochino per capire cosa realmente ti fa sentire bene e cosa invece ti piace semplicemente perché originale, o artistico o semplicemente di qualità superiore a tutto quello che avevi annusato. E così non è facilissimo capire come orientarsi. Ma abbiamo qualche settimana, tanta curiosità e un obiettivo felice davanti. Ce la faremo.
ENGLISH TEXT
As the evocative power of smell goes back in time, it is enough one second’s sniff to relive one day, an emotion, a single moment. For this reason my friend Ste and I thought (more or less simultaneously) there is nothing better than to entrust a fragrance this happy period in her life. A perfume she should wear only in those days: those immediately before, during and after his marriage. So this morning we began the search, with absolute prohibition of buying anything. Today is devoted to sampling. The first fragrances we tested were the classic “marriage” ones: Jour de Fete and Violette dell'Artisan, Teint de Neige by Villoresi, Love in White by Creed, Sweet Oriental Dream by Montale. I already knew Jour de Fete, is a sweet handful of confetti, a soft scent very close to the skin, but is a little too sweet for her, while Violette came as a discovery. The Artisan Violette is carnal, intense, if you don't know anything about violettes and whether you like it or not, this one is a great way to meet this flower. Teint de Neige’s powderiness was very much appreciated, and it's strange, if I think she is in love with the rough/soft contrast of
herbal teas, which “sounds” the opposite! But each fragrance speaks for a part of us, it's good to talk to others even by the smell we choose to wear. Love in White, tried on the skin was not much appreciated, actually after a while on her skin gets confused, and takes an unpleasant direction, while Virgin Island Water though sweet and very nice, is unusual for a bride, too holiday-like (brides are supposed to smell of salt and coconut tanning AFTER marriage, not before). Sweet Oriental Dream is pleasant, sweet not too heady, just barely oriental, a spicy muffin I would definitely wear. Then as the violet had really enchanted Stefania a lot, we went to try what I consider a wonderful violette fragrance: Aimez Moi by Caron. Spiritual and ethereal as a heavenly creature, this angelic scent blows a tune directly into the soul. She was moved, too.
Then the lady of the perfume shop gave us vials of L'Instant Magic by Guerlain, which I liked much more than L’Instant. Powdery with iris, with a heavier vanilla, but also more development and intrigue. Then she tried Nocturnes, again by Caron and Lily and Spice by Penhaligon's, but those haven't involved her much. Then we went to another shop, where we tried Ligea by Carthusia, which she liked very much, and has enchanted me, too: I had already tried it but didn’t understand. Perhaps it came after some stronger scent that has overshadowed it, but this time I t took pleasure in it. Mysterious, sensual, but also clear, smooth, it lasted hours. Fifi Chacnill instead left our wrists after 5 minutes and we didn’t have enough time to evaluate it. At that point we realized that the woody-flowery could be interesting for her, so we sniffed 2000 Ans d'Amour (one of the least known and loved by Reminiscence, but for me one of the best in this line) a woody scent (patchouli, cedar), with a sweet-rose heart that I appreciate more and more every time I try it. We finished the tour with 3 of my favourite fragrances, in my opinion the best from Les Nereides line: Patchouli Antique (actually not so "celebrative" as a marriage would require, but so good...), Imperial Opoponax (very much appreciated and I see perfectly the reasons why) and Douceur de Vanille. At the end of the morning she took home a bunch of vials to try. It won’t be easy for my friend Stefania to clarify her ideas, when you meet artistic perfumery, you happen to like almost everything you test, and you wonder about the distance with scents that you can sniff around. Everything seems good and it takes a bit to understand what really makes you feel good and what strikes you simply because it’s original, or artistic, or simply superior to everything you had smelled before. But we have a few weeks, much curiosity and a happy goal in front of us. We will succeed.

18 settembre 2007

Villoresi e Caron (resoconto, IV parte)

Nella seconda limonaia abbiamo visitato lo spazio di Villoresi: Diakranis è rimasta affascinata da Yerbamate e se lo è fatto spruzzare direttamente sul braccio. Spruzzare sulla mouillette un profumo di Villoresi è ancora meno indicativo che spruzzare qualsiasi altro profumo, perchè in questo caso la mouillette restituisce un'idea ancora più lontana dall'effetto reale sulla pelle. Yerbamate è una fragranza verde screziata d'oro, come un drappo di morbido velluto verde muschio che cangia quando la luce lo colpisce di traverso. Un profumo sfaccettato, ricco, aromatico di menta e lavanda, con un accenno di tè dolce mischiato a legni antichi. Boscoso senza essere buio, è anzi una foresta giovane, vigorosa, fresca e ancora coperta di rugiada.
Mentre Diakranis sospirava d'amore per Yerbamate, io riscoprivo la magia silenziosa di Alamut, un legnoso sofisticato morbido come la seta. Ci sono dei fiori (rosa, gelsomino, tuberosa) ma si sentono in lontananza, come un vento dolce che sfiora un cuore d'ambra, muschio, benzoino, cuoio e legni preziosi come patchouli, legno di rosa, sandalo. Ho provato anche Incensi, che mi ha sorpreso per il fatto che qui l'incenso sia solo un pretesto, in realtà la fragranza è giocata più su resine dolci come benzoino, incenso, mirra, storace, balsamo di Tolu e opoponax, che mi affascinano in maniera prepotente con le loro ombreggiature dolci/secche, morbide/balsamiche. L'incenso si sente ma è molto sfumato: si sente molto di più in Gucci pour Homme che in questo profumo dal nome Incensi! E forse, parte del suo fascino è proprio in questo strano incenso molto elaborato, di cui avverti solo la morbidezza senza punte nè rigidezza. Per me, assolutamente fantastico. Su uomo o donna non importa, importa solo che abbia gusti molto ma molto sofisticati.
Poi ci siamo spostate da Caron, attirate da un bellissimo contenitore con tutti i flaconi dei profumi storici (o le riproduzioni destinate alle fiere... non credo vadano in giro con gli originali). Mi hanno fatto provare il loro nuovo lancio: Montaigne. La fragranza no, ma il nome di sicuro l'avevo già sentito e così ho chiesto se era un profumo originale, perchè il nome mi ricordava qualcosa. "E' per la strada: la profumeria di Caron stava in Avenue Montaigne!". E io me ne sono stata. La fragranza è buona ma prevedibile: un fiorito/fruttato intensamente femminile, caratterizzato da mimosa e vaniglia che s'incontrano subito in un accordo quasi troppo dolce mentre arancio amaro, coriandolo e sandalo danno un leggero contrappunto. Sì è buono ma secondo me non tanto quanto dovrebbe esserlo un Caron. Annusando questo profumo ho pensato "non è come gli altri, non è un profumo dello spirito, è un profumo della carne" laddove Nuit de Noel, Infini, Aimez Moi, Narcisse Noir, Bellodgia ecc parlano allo spirito, questo parla alla carne. Poi, siccome sono una rompiscatole pazzesca e mi è rimasto il tarlo, sono andata a vedere: io ho provato la vecchia versione di Montaigne, in una delle fialette acquistate un paio di mesi fa dagli amici tedeschi. Quindi quello dell'altro giorno, che nei negozi deve ancora uscire è la riedizione, anche se evidentemente la signora che me lo ha fatto provare non lo sapeva (!). Non mi capacito di come la stessa piramide (ho controllato) possa dare due risultati olfattivi così diversi. Giuro, quello che ho a casa è un fiorito decisamente orientale, quello che ho sentito a Firenze era opulentemente fiorito e femminile senza note orientali.
Mentre ero lì ho chiesto qual'è il best seller di Caron, il profumo che si vende meglio in tutto il mondo. Sorpresa sorpresa, Pour un Homme! Perchè lo comprano sia uomini che donne e perchè il suo bouquet non va mai fuori moda. Mi hanno spiegato che ogni tot anni fanno una piccolissima modifica, senza stravolgere la fragranza (tipo: diminuiscono la quantità di lavanda, oppure aumentano quella di qualche altro ingrediente). Questo mantiene un allure moderno, adatto al naso ed alla sensibilità dell'epoca in corso. Non so se quest'informazione mi abbia fatto piacere o mi abbia gettata nel panico. Ci sto ancora riflettendo.
Accanto a Caron, lo stesso distributore presentava il nuovo Lalique in uscita il prossimo ottobre. Il profumo è un fiorito/fruttato al lampone non troppo originale, ma qui quel che conta è il flacone: un parallelepipedo viola scuro, con un gioco di lettere lucide sul vetro satinato.
Moooolto elegante!
(continua)

17 settembre 2007

The Different Company (resoconto, III parte)

Poi Diakranis e io ci siamo spostate allo stand dell'Olfattorio, dove la gentilissima Simona ci ha parlato per mezz'ora della linea "The Different Company" e ci ha fatto provare tutto. Le prime fragranze sono di Jean Claude Ellena, mentre le ultime sono firmate dalla figlia Celine. Secondo me la differenza si sente, soprattutto negli ultimi tre, che non mi hanno convinta. Le ho sentite come piacevoli mix di aromi vari, su una base acquosa abbastanza banale.
I primi invece sono fascinosi, sontuosi, originali, ognuno di loro è un piccolo capolavoro, come un libro di miniature in cui ad ogni capoverso c'è un tesoro di colori e figure. Le materie prime sono fantastiche; le senti così nitide e cristalline che danno i brividi. Per creare queste fragranze Ellena ha cercato la concentrazione migliore per portare in primo piano la nota dominante, per farla risplendere a tutto tondo. Non ha usato fissatori (ma le fragranze resistono benissimo qualche ora), e non c'è un vero e proprio sviluppo, solo un accordo laterale che ha il compito di sostenere e portare in trionfo la nota.
Bois d'Iris è una fragranza serena e trasparente, creata per esplorare non la parte polverosa dell'iris, ma quella legnosa del rizoma. I rizomi vengono lavati, pelati e stesi al buio su delle graticole. Dopo 5-6 anni (!) di "stagionatura" vengono grattugiati e poi distillati. L'iris è un fiore particolarmente parco di sè, da cui è difficile estrarre l'aroma: per ottenere 250 ml di estratto di iris sono necessari 200kg di rizomi. Il risultato è un bosco di cedri in primavera, con le lame intensissime di luce che filtrano tra gli alberi tagliando il buio. Io che non amo l'iris sono rimasta senza parole, è senza dubbio l'iris migliore che abbia mai sentito, senza polvere e senza quel retrogusto pesante che mi dà un leggero mal di testa. Un iris legnoso e chic, originale, di una raffinatezza estrema. Scordatevi tutti i profumi all'iris che conoscete: questo parla un'altra lingua.
L'Osmanthus è un arbusto/albero cinese che a volte si trova anche qui da noi lungo i laghi, e i suoi grappoli di piccoli fiori sanno di frutta, somigliano infatti ad un incrocio delicatissimo tra un'albicocca, un pompelmo rosa ed una rosa. In profumeria l'osmanto viene usato soprattutto come nota di contorno, per aggiungere una luce dolce e soffusa alla composizione, ma qui è portato alla sua massima espressione. La fragranza è di una delicatezza sorprendente, e di un'altrettanto sorprendente presenza. Confortante, poetico e tenero, è un profumo da regalare a qualcuno a cui si vuole bene sul serio, o da regalarsi in quei momenti in cui è necessario ritrovare la pace e l'armonia. Nonostante questo non è un profumo facile o banale, anzi. Sulla pelle maschile rende quasi meglio che su quella femminile. E' sulla mia nuova wishlist.
Jasmin de Nuit: gelsomino di sambac all’ennesima potenza, intensamente dolce, cremoso ma non stucchevole perché ha un sottofondo verde che bilancia il tutto. La sensazione è esattamente quella di avere sotto le narici un delicato ma potente fiorellino bianco. E lo credo: per il flacone da 90ml usano 700mila fiori! Anche senza fissatore dopo 3 ore era ancora lì, ancora presente ma senza invadere. Solo il piacere del gelsomino, senza controindicazioni. L’ho DOVUTO aggiungere alla mia wishlist.
Bergamote: non so come ma Ellena è riuscito a catturare il vero aroma del frutto della gioia e delle risate, dolce e aromatico, color giallo sole. Non come la solita nota leggera e brillante che si trova in quasi tutte le note di apertura dei profumi, qui l’aroma è spesso e corposo e resta a lungo. Una meraviglia capace di cambiare l’umore in meglio.
Sel de Vetiver: vetiver 30%, sel 70%. Curioso, profuma di sale. Amaro e secco, non fa compromessi di sorta: o piace da morire, o no. A me non è piaciuto, ma è una fragranza particolare, interessante, da ritestare.
Rose Poivrée: sento più il pepe che la rosa, tra tutti, questo per me era il meno interessante.

Histoires des Parfums, Tonatto, Parfums de Rosine (resoconto, II parte)

Allora cominciamo: la sede di "Fragranze" era dentro il bellissimo giardino di palazzo Corsini. Quindi all'aria aperta con prati, aiuole piene di piante profumate, grandi alberi. Padiglioni bianchissimi ospitavano il punto di registrazione, il ristobar, la bottega del barbiere. Nel prato grande c'era l'installazione artistica del profumiere Cerizza, di cui poi vi racconterò, e una rete con delle racchette per giocare al volano. Gli spazi dedicati alle Case, invece, erano raggruppati dentro tre edifici antichi -delle limonaie- in pietra, con enormi finestroni aperti sul giardino, pieno di alberi e piante diversi (querce, aranci ecc). L'atmosfera era bucolica, raffinatissima e anche vagamente onirica... complimenti, perchè l'impatto visivo era davvero forte.
Appoggiati alle pareti delle limonaie, invece delle grate con i limoni, grandi armadi di legno chiaro con sopra i profumi.
Abbiamo iniziato con le fragranze di "Histoires des Parfums"; il gentile Claudio Berger ci ha dedicato un quarto d'ora mostrandoci subito il nuovo packaging: le confezioni (sia flacone che scatola) sono passate da uno stile barocco ad uno più moderno e minimalista; inoltre sono state aggiunte diverse fragranze, tra cui un patchouli ed un'ambra notevoli. Ci ha spiegato che queste fragranze nascono per omaggiare olfattivamente alcuni personaggi entrati nel mito per le loro vite avventurose ed appassionate; per questo il nome del profumo è l'anno di nascita del personaggio stesso. 1725: Giacomo Casanova, 1740: Marchese de Sade, 1804: George Sand, 1826: Eugenia, ultima imperatrice di Francia, 1828: Jules Verne, 1873: Colette, 1876: Mata Hari. Appena uscito: 1969, anno della liberazione sessuale; non un personaggio ma un'idea nuova.
L'operazione non è di quelle semplici, certamente intellettuale e possibilmente snob, mi è piaciuta. Anche perchè il risultato mi è sembrato molto piacevole, ho sentito profumi non banali, non "fasulli", alcuni sono da ritestare con più calma, perchè mi hanno raccontato delle storie che lì per lì mi piacevano molto e che ho dovuto mollare a metà per proseguire il mio giro.

Poi siamo passati allo stand di Laura Tonatto. Abbiamo provato TUTTE le sue fragranze, e sia io che Diakranis abbiamo fatto fatica a trovarne una che ci dicesse qualcosa. Piacevoli eh, non sto affatto dicendo che fanno schifo. Ma sono senz'anima. La Signora Tonatto avrà sicuramente delle passioni forti, ma dentro i suoi profumi io non le ho trovate. Peccato, ci tenevo tanto a provare le sue fragranze. Comunque, abbiamo preso alcuni campioni per fare una seconda prova: Diakranis ha scelto Dama, un chyprè polveroso a base di iris, violetta e ambra che mi ha ricordato contemporaneamente Teint de Neige di Villoresi (senza essere altrettanto presente), Iris di Erbolario (altrettanto prevedibile), Luckhoum di Mecheri (solo leggermente più adulto). Sta bene esattamente su una Dama: tailleur blu, filo di perle e mezzo tacco; un insieme classico e garbato ma non certo sofisticato, nè originale. Un profumo da sciura, convinta che classico ed eccitante non vadano d'accordo. Io invece ho preso una fialetta di Plaisir, un fruttato fresco e dolce, leggermente speziato, con un fondo di muschio bianco e vaniglia. Piacevole, infantile, innocente come l'odore di un bimbo. Degli altri, il fior d'arancio è un classico agrumato, amir è un orientale speziato... insomma tutti giusti, tutti esattamente compliant con le loro categorie olfattive. Ma la passione, il guizzo, il genio dove sono? Me ne frego se negli altri prodotti non le trovo: nei profumi artistici, secondo me, ci dovrebbero essere.

Poi siamo passate ai Parfums de Rosine, e Simona dell'Olfattorio ci ha guidate in un tour attraverso le rose di Rosine. Annusando la linea di questa marca nata nei primi anni del ‘900, poi sparita per decenni e restituita al suo splendore negli anni ’90, per la prima volta mi pare di aver iniziato a capire questo fiore così osannato e per me insopportabile per la sua stucchevolezza e la sua onnipresenza. Invece la rosa può anche essere non retorica, non impostata, e l’ho scoperto con Rosine.
Tra tutte, sono rimasta incantata da Rose d’Homme e da Rose Kashmirie: il primo è una rosa legnosa, aromatica, rigorosa, così sofisticata da poter trasformare qualsiasi ranocchio in Principe con una sola spruzzata. Il secondo è un tripudio orientale a base di zafferano e attar di rosa. E qui mi sono finalmente fatta spiegare cos’è l’attar: mettono i petali di rosa a bagno in vasche basse piene d’acqua e le coprono con teli di mussola. Lasciano riposare tutta la notte e la mattina dopo, il residuo denso ed oleoso che si trova in fondo alla vasca è l’attar.
Poi abbiamo provato la Rose de Rosine, un insieme delle rose Bulgara, di Grasse e di Turchia ridistillato. E anche qui mi hanno spiegato che il liquido distillato dal vaso fiorentino viene ripreso in un contenitore apposito e distillato una seconda volta, con un risultato ulteriormente cristallino e puro.
Twill Rose invece è ispirato al tessuto fine con cui vengono fatte le camicie da uomo, qui la rosa si sposa con il verde del galbano, con un risultato erbaceo insolito e piacevole.

Dopo esserci lasciate affascinare dalle rose, abbiamo proseguito.