27 settembre 2007

Ineke Ruland, DelRae Roth (resoconto V parte)

Poi siamo uscite dalla limonaia per entrare in una specie di antica casina in pietra per il custode, che ospitava i profumi distribuiti da Morris. I primi che ho provato sono quelli di Ineke Ruland, una giovane canadese che ha presentato qui le sue prime 4 fragranze: After My Own Heart, Derring-Do, Balmy Days and Sundays, Chemical Bonding. La linea ha un che di americano, nel senso che è leggera, "innocua". Le fragranze non si staccano molto dalla pelle, come se fossero sussurrate, o come se avessero paura di essere troppo forti, di urtare la sensibilità del compagno di scrivania. Fragranze molto politically correct. Troppo. Nonostante questo, due mi sono anche piaciuti. Il primo della serie è ancora un ennesimo fiorito fruttato, ma questa volta il padrone della composizione è il romantico lillà, accanto a cui hanno messo foglie verdi e sandalo. Il risultato è poetico ed evocativo, l'ho indossato e mi sono ritrovata in primavera, con una gonna a ruota colorata di rosa e i piedi nudi, a giocare con un coniglietto bianco su di un prato fiorito. Un profumo dolce di lampone, tenero di eliotropio, frizzante di bergamotto, fresco di foglie verdi e muschio. Il secondo è un profumo malinconico come le prime giornate autunnali di pioggia, umide e fredde. Parte con una sferzata di agrumi amari come lampi nel cielo, a cui seguono intensi scrosci di pioggia di cui si sente nitidamente ogni goccia (non so come abbiano fatto). Seguono ciclamino, magnolia, accordo fougére, legno di guaiaco, legno di cedro e muschio, che si trasformano in un trionfo di legni umidi dopo la pioggia. Mi ricorda qualche fragranza del passato, ma non saprei quale. Questi due mi sono piaciuti davvero, li ho sentiti potentemente immaginifici, mi hanno emozionata. Gli altri due invece mi sono piaciuti molto meno. Balmy Days è un fiorito acquatico con accenti di freschezza, centrato sulle note di fresia-erba-caprifoglio-mimosa, che lo rendono primaverile, innocente, e soprattutto meno dolce di quanto la piramide suggerisca, perchè la fresia non è troppo dolce e c'è solo un accenno di mimosa. L'ultimo, invece non mi è piaciuto, aveva un che di stonato che ho sentito anche in Gomma di Etro, ma non capisco cosa possa essere.Poi abbiamo conosciuta la simpatica e gentilissima Emanuela Rupi, Brand Manager di Morris, che ci ha invitate a scoprire"Maria Amalia", fragranza dedicata a Maria Amalia di Borbone, principessa dal temperamento vivace, passionale e tumultuoso vissuta intorno alla metà del '700. Sembra che nei suoi casini di caccia siano state ritrovate delle formule di profumi, con le quali hanno poi ricostruito la fragranza che doveva indossare. Il risultato, che Diakranis su mio invito si è fatta spruzzare sull'avambraccio, è un fiorito molto delicato di neroli, rose, gelsomini e giacinti (invento... la piramide non c'è da nessuna parte) nascosti in un velo sontuoso di spezie come cardamomo, zafferano, ambra, sandalo e benzoino. La cosa strana è che questo profumo sembra funzionare al contrario: lentamente le spezie scostano i loro veli e lasciano emergere il cuore morbido e fiorito. Io amo di più la parte inziale, Diakranis quella finale. Lo conoscevo già, per me è stata una piacevole conferma. Da provare, se lo trovate in giro.
DelRae Roth è una signora minuta ed elegante, sorridente e dallo sguardo gentile. L'ho osservata muoversi nel suo stand e parlare con gli ospiti e quello che ho visto mi è piaciuto: sprizza vitalità e gentilezza anche alle ore 18 di una giornata faticosissima. Capisco che questi profumi rispecchino la personalità di chi li ha creati: apparentemente sottili ed eterei, in realtà presenti e ben piantati a terra. Diakranis mi ha fatto conoscere la fragranza Amoreuse che ha già acquistato e che io non conoscevo. Buona! Leggera e fresca, gioiosamente femminile e luminosa, appena appena dolce. Sa di primavera, di quel momento in cui i prati ancora umidi di rugiada sono accarezzati e riscaldati dai primi raggi del sole. Poi abbiamo provato Bois de Paradis e Debut: il primo è caratterizzato da un equilibrio perfetto tra il dolce dei biscotti da tè (osmanto?) e il verde boscoso del fico. Secondo me ha una vaga somiglianza con Bois des Isles di Chanel, anche se non saprei spiegarla. Il secondo invece era fuori dal mio gusto, quindi l'ho trovato piacevole ma niente di più.
(continua)

Per leggere il resoconto di Diakranis cliccate qui: http://adjiumi.forumfree.net/?t=20623890

23 settembre 2007

Una sposa, un profumo/A bride, a perfume

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Poiché la potenza evocativa degli odori ci riporta indietro nel tempo, basta la sniffata di un secondo per rivivere un periodo, un giorno, un’emozione. E' per questo che la Stè e io abbiamo pensato (più o meno contemporaneamente) che per ritrovare anche a distanza di anni le emozioni di quel giorno speciale e dei giorni precedenti, non c’era niente di meglio che affidarle ad una fragranza da usare solo in quei giorni. Quelli subito prima, durante e dopo, il suo matrimonio.

Così stamattina ci siamo viste per iniziare la ricerca, con la proibizione assoluta di comprare qualsiasi cosa. Oggi si prova solo. Le prime fragranze provate sono state quelle classiche: Jour de Fete e la Violetta dell’Artisan, Teint de Neige di Villoresi, Love in White di Creed, Sweet Oriental Dream di Montale. Jour de Fete già lo conoscevo, è una dolce manciata di confetti, un profumo tenero che resta molto vicino alla pelle, che però è un po’ troppo dolce per lei (e per me), mentre la Violetta è arrivata come una scoperta. Questa dell’Artisan è carnale, intensa, se non sai ancora se la violetta ti piace o no, iniziare con questa è un’ottimo modo per incontrarla. Teint de Neige così polveroso, delicatamente chic invece è stato apprezzato molto, ed è strano, se penso che lei ama tantissimo il ruvido/dolce/erbaceo dell'aroma del tè, che è tipo agli antipodi! Ma, ci dicevamo stamane, ogni profumo comunica una parte di noi, e ad ogni aroma corrisponde un momento ed uno stato d'animo, ed è bello parlare agli altri anche attraverso il profumo che scegliamo di indossare. Love in White, provato sulla pelle, non andava; effettivamente dopo un po’ su di lei s’incarta male e prende una direzione quasi sgradevole, mentre Virgin Island Water sebbene sia dolce, insolito, vacanziero, è un un po’ poco “matrimoniale” (si è mai vista una sposa che profuma di salsedine ed abbronzante al cocco?). Sweet Oriental Dream invece è piaciuto soprattutto a me, che non l’avevo mai provato e m’incuriosiva per le descrizioni che avevo letto. Piacevole, dolce senza stucchevolezza, appena appena orientaleggiante, un biscottino speziato che ho portato volentieri (per poco, purtroppo: su di me non è durato poi molto). Poi siccome la violetta l’aveva colpita davvero tanto, siamo andate a sentire quello che io considero una fantastica fragranza alla violetta: Aimez Moi di Caron. Etereo e spirituale come una creatura celeste, questo profumo angelico soffia una melodia direttamente dentro l’anima. Non lo so spiegare tanto meglio di così, è uno dei miei profumi preferiti, ma non lo posso portare spesso perchè mi emoziona troppo, mi distrae dalle cose che devo fare. E qui, secondo me, si è emozionata anche lei.
Poi la signora della profumeria, ci ha fatto provare il nuovo L’Instant Magic di Guerlain, che mi è piaciuto molto più dell’Instant. Più polveroso, forse c’è anche dell’iris, con una buona dose di vaniglia, ma anche con maggiore evoluzione. Più intrigante. Lo abbiamo apprezzato entrambe, per fortuna ne abbiamo un campione da provare meglio. Poi ha provato Nocturnes, sempre di Caron e Lily and Spice di Penhaligon’s, che però non l’hanno coinvolta un granchè. Poi siamo uscite e l’ho accompagnata in un altro negozio, dove abbiamo provato Ligea di Carthusia, che a lei è piaciuto molto, e a me ha addirittura incantata: l’avevo già sentito e non l’avevo capito. Forse sarà arrivato dopo qualche profumo più forte che me l’ha oscurato e me ne ha tolto il piacere, ma devo dire che è davvero il profumo di una sirena! Misterioso, sensuale, ma insieme anche sereno, armonioso, è durato ore. Credo che tornerò ad annusarmelo con calma. Fifi Chacnill invece invece è stato apprezzato subito ma la persistenza minima e il tono un po’ affettato e zuccheroso che esce dopo 5 minuti lo hanno lasciato indietro. A quel punto avevamo capito che i legnosi fioriti potevano essere interessanti, così abbiamo annusato 2000 Ans d’Amour (Reminiscence) un legnoso con un cuore dolce di rose che io apprezzo sempre di più ogni volta che lo sento, che però ha avuto un’accoglienza così così. Abbiamo finito il giro con le tre fragranze secondo me migliori delle Nereides: Patchouli Antique (effettivamente poco “celebrativo”, ma così buono…), Imperial Opoponax (molto ma molto apprezzato -e vorrei vedere visto che è un capolavoro di profumo!), e Douceur de Vanille. A fine mattinata lei ha potuto portarsi a casa qualche fialetta da provare con calma e una serie di mouillettes con i nomi scritti sopra. Io mi sono sivertita un mucchio, mentre per la Stè non sarà un compito facile chiarirsi le idee: il bello è che quando ti avvii su un certo tipo di fragranze di qualità, all’inizio ti piace quasi tutto e ti sorprende la distanza enorme con i profumi che puoi annusare in giro. Tutto ti sembra buono e ci vuole un pochino per capire cosa realmente ti fa sentire bene e cosa invece ti piace semplicemente perché originale, o artistico o semplicemente di qualità superiore a tutto quello che avevi annusato. E così non è facilissimo capire come orientarsi. Ma abbiamo qualche settimana, tanta curiosità e un obiettivo felice davanti. Ce la faremo.
ENGLISH TEXT
As the evocative power of smell goes back in time, it is enough one second’s sniff to relive one day, an emotion, a single moment. For this reason my friend Ste and I thought (more or less simultaneously) there is nothing better than to entrust a fragrance this happy period in her life. A perfume she should wear only in those days: those immediately before, during and after his marriage. So this morning we began the search, with absolute prohibition of buying anything. Today is devoted to sampling. The first fragrances we tested were the classic “marriage” ones: Jour de Fete and Violette dell'Artisan, Teint de Neige by Villoresi, Love in White by Creed, Sweet Oriental Dream by Montale. I already knew Jour de Fete, is a sweet handful of confetti, a soft scent very close to the skin, but is a little too sweet for her, while Violette came as a discovery. The Artisan Violette is carnal, intense, if you don't know anything about violettes and whether you like it or not, this one is a great way to meet this flower. Teint de Neige’s powderiness was very much appreciated, and it's strange, if I think she is in love with the rough/soft contrast of
herbal teas, which “sounds” the opposite! But each fragrance speaks for a part of us, it's good to talk to others even by the smell we choose to wear. Love in White, tried on the skin was not much appreciated, actually after a while on her skin gets confused, and takes an unpleasant direction, while Virgin Island Water though sweet and very nice, is unusual for a bride, too holiday-like (brides are supposed to smell of salt and coconut tanning AFTER marriage, not before). Sweet Oriental Dream is pleasant, sweet not too heady, just barely oriental, a spicy muffin I would definitely wear. Then as the violet had really enchanted Stefania a lot, we went to try what I consider a wonderful violette fragrance: Aimez Moi by Caron. Spiritual and ethereal as a heavenly creature, this angelic scent blows a tune directly into the soul. She was moved, too.
Then the lady of the perfume shop gave us vials of L'Instant Magic by Guerlain, which I liked much more than L’Instant. Powdery with iris, with a heavier vanilla, but also more development and intrigue. Then she tried Nocturnes, again by Caron and Lily and Spice by Penhaligon's, but those haven't involved her much. Then we went to another shop, where we tried Ligea by Carthusia, which she liked very much, and has enchanted me, too: I had already tried it but didn’t understand. Perhaps it came after some stronger scent that has overshadowed it, but this time I t took pleasure in it. Mysterious, sensual, but also clear, smooth, it lasted hours. Fifi Chacnill instead left our wrists after 5 minutes and we didn’t have enough time to evaluate it. At that point we realized that the woody-flowery could be interesting for her, so we sniffed 2000 Ans d'Amour (one of the least known and loved by Reminiscence, but for me one of the best in this line) a woody scent (patchouli, cedar), with a sweet-rose heart that I appreciate more and more every time I try it. We finished the tour with 3 of my favourite fragrances, in my opinion the best from Les Nereides line: Patchouli Antique (actually not so "celebrative" as a marriage would require, but so good...), Imperial Opoponax (very much appreciated and I see perfectly the reasons why) and Douceur de Vanille. At the end of the morning she took home a bunch of vials to try. It won’t be easy for my friend Stefania to clarify her ideas, when you meet artistic perfumery, you happen to like almost everything you test, and you wonder about the distance with scents that you can sniff around. Everything seems good and it takes a bit to understand what really makes you feel good and what strikes you simply because it’s original, or artistic, or simply superior to everything you had smelled before. But we have a few weeks, much curiosity and a happy goal in front of us. We will succeed.

18 settembre 2007

Villoresi e Caron (resoconto, IV parte)

Nella seconda limonaia abbiamo visitato lo spazio di Villoresi: Diakranis è rimasta affascinata da Yerbamate e se lo è fatto spruzzare direttamente sul braccio. Spruzzare sulla mouillette un profumo di Villoresi è ancora meno indicativo che spruzzare qualsiasi altro profumo, perchè in questo caso la mouillette restituisce un'idea ancora più lontana dall'effetto reale sulla pelle. Yerbamate è una fragranza verde screziata d'oro, come un drappo di morbido velluto verde muschio che cangia quando la luce lo colpisce di traverso. Un profumo sfaccettato, ricco, aromatico di menta e lavanda, con un accenno di tè dolce mischiato a legni antichi. Boscoso senza essere buio, è anzi una foresta giovane, vigorosa, fresca e ancora coperta di rugiada.
Mentre Diakranis sospirava d'amore per Yerbamate, io riscoprivo la magia silenziosa di Alamut, un legnoso sofisticato morbido come la seta. Ci sono dei fiori (rosa, gelsomino, tuberosa) ma si sentono in lontananza, come un vento dolce che sfiora un cuore d'ambra, muschio, benzoino, cuoio e legni preziosi come patchouli, legno di rosa, sandalo. Ho provato anche Incensi, che mi ha sorpreso per il fatto che qui l'incenso sia solo un pretesto, in realtà la fragranza è giocata più su resine dolci come benzoino, incenso, mirra, storace, balsamo di Tolu e opoponax, che mi affascinano in maniera prepotente con le loro ombreggiature dolci/secche, morbide/balsamiche. L'incenso si sente ma è molto sfumato: si sente molto di più in Gucci pour Homme che in questo profumo dal nome Incensi! E forse, parte del suo fascino è proprio in questo strano incenso molto elaborato, di cui avverti solo la morbidezza senza punte nè rigidezza. Per me, assolutamente fantastico. Su uomo o donna non importa, importa solo che abbia gusti molto ma molto sofisticati.
Poi ci siamo spostate da Caron, attirate da un bellissimo contenitore con tutti i flaconi dei profumi storici (o le riproduzioni destinate alle fiere... non credo vadano in giro con gli originali). Mi hanno fatto provare il loro nuovo lancio: Montaigne. La fragranza no, ma il nome di sicuro l'avevo già sentito e così ho chiesto se era un profumo originale, perchè il nome mi ricordava qualcosa. "E' per la strada: la profumeria di Caron stava in Avenue Montaigne!". E io me ne sono stata. La fragranza è buona ma prevedibile: un fiorito/fruttato intensamente femminile, caratterizzato da mimosa e vaniglia che s'incontrano subito in un accordo quasi troppo dolce mentre arancio amaro, coriandolo e sandalo danno un leggero contrappunto. Sì è buono ma secondo me non tanto quanto dovrebbe esserlo un Caron. Annusando questo profumo ho pensato "non è come gli altri, non è un profumo dello spirito, è un profumo della carne" laddove Nuit de Noel, Infini, Aimez Moi, Narcisse Noir, Bellodgia ecc parlano allo spirito, questo parla alla carne. Poi, siccome sono una rompiscatole pazzesca e mi è rimasto il tarlo, sono andata a vedere: io ho provato la vecchia versione di Montaigne, in una delle fialette acquistate un paio di mesi fa dagli amici tedeschi. Quindi quello dell'altro giorno, che nei negozi deve ancora uscire è la riedizione, anche se evidentemente la signora che me lo ha fatto provare non lo sapeva (!). Non mi capacito di come la stessa piramide (ho controllato) possa dare due risultati olfattivi così diversi. Giuro, quello che ho a casa è un fiorito decisamente orientale, quello che ho sentito a Firenze era opulentemente fiorito e femminile senza note orientali.
Mentre ero lì ho chiesto qual'è il best seller di Caron, il profumo che si vende meglio in tutto il mondo. Sorpresa sorpresa, Pour un Homme! Perchè lo comprano sia uomini che donne e perchè il suo bouquet non va mai fuori moda. Mi hanno spiegato che ogni tot anni fanno una piccolissima modifica, senza stravolgere la fragranza (tipo: diminuiscono la quantità di lavanda, oppure aumentano quella di qualche altro ingrediente). Questo mantiene un allure moderno, adatto al naso ed alla sensibilità dell'epoca in corso. Non so se quest'informazione mi abbia fatto piacere o mi abbia gettata nel panico. Ci sto ancora riflettendo.
Accanto a Caron, lo stesso distributore presentava il nuovo Lalique in uscita il prossimo ottobre. Il profumo è un fiorito/fruttato al lampone non troppo originale, ma qui quel che conta è il flacone: un parallelepipedo viola scuro, con un gioco di lettere lucide sul vetro satinato.
Moooolto elegante!
(continua)

17 settembre 2007

The Different Company (resoconto, III parte)

Poi Diakranis e io ci siamo spostate allo stand dell'Olfattorio, dove la gentilissima Simona ci ha parlato per mezz'ora della linea "The Different Company" e ci ha fatto provare tutto. Le prime fragranze sono di Jean Claude Ellena, mentre le ultime sono firmate dalla figlia Celine. Secondo me la differenza si sente, soprattutto negli ultimi tre, che non mi hanno convinta. Le ho sentite come piacevoli mix di aromi vari, su una base acquosa abbastanza banale.
I primi invece sono fascinosi, sontuosi, originali, ognuno di loro è un piccolo capolavoro, come un libro di miniature in cui ad ogni capoverso c'è un tesoro di colori e figure. Le materie prime sono fantastiche; le senti così nitide e cristalline che danno i brividi. Per creare queste fragranze Ellena ha cercato la concentrazione migliore per portare in primo piano la nota dominante, per farla risplendere a tutto tondo. Non ha usato fissatori (ma le fragranze resistono benissimo qualche ora), e non c'è un vero e proprio sviluppo, solo un accordo laterale che ha il compito di sostenere e portare in trionfo la nota.
Bois d'Iris è una fragranza serena e trasparente, creata per esplorare non la parte polverosa dell'iris, ma quella legnosa del rizoma. I rizomi vengono lavati, pelati e stesi al buio su delle graticole. Dopo 5-6 anni (!) di "stagionatura" vengono grattugiati e poi distillati. L'iris è un fiore particolarmente parco di sè, da cui è difficile estrarre l'aroma: per ottenere 250 ml di estratto di iris sono necessari 200kg di rizomi. Il risultato è un bosco di cedri in primavera, con le lame intensissime di luce che filtrano tra gli alberi tagliando il buio. Io che non amo l'iris sono rimasta senza parole, è senza dubbio l'iris migliore che abbia mai sentito, senza polvere e senza quel retrogusto pesante che mi dà un leggero mal di testa. Un iris legnoso e chic, originale, di una raffinatezza estrema. Scordatevi tutti i profumi all'iris che conoscete: questo parla un'altra lingua.
L'Osmanthus è un arbusto/albero cinese che a volte si trova anche qui da noi lungo i laghi, e i suoi grappoli di piccoli fiori sanno di frutta, somigliano infatti ad un incrocio delicatissimo tra un'albicocca, un pompelmo rosa ed una rosa. In profumeria l'osmanto viene usato soprattutto come nota di contorno, per aggiungere una luce dolce e soffusa alla composizione, ma qui è portato alla sua massima espressione. La fragranza è di una delicatezza sorprendente, e di un'altrettanto sorprendente presenza. Confortante, poetico e tenero, è un profumo da regalare a qualcuno a cui si vuole bene sul serio, o da regalarsi in quei momenti in cui è necessario ritrovare la pace e l'armonia. Nonostante questo non è un profumo facile o banale, anzi. Sulla pelle maschile rende quasi meglio che su quella femminile. E' sulla mia nuova wishlist.
Jasmin de Nuit: gelsomino di sambac all’ennesima potenza, intensamente dolce, cremoso ma non stucchevole perché ha un sottofondo verde che bilancia il tutto. La sensazione è esattamente quella di avere sotto le narici un delicato ma potente fiorellino bianco. E lo credo: per il flacone da 90ml usano 700mila fiori! Anche senza fissatore dopo 3 ore era ancora lì, ancora presente ma senza invadere. Solo il piacere del gelsomino, senza controindicazioni. L’ho DOVUTO aggiungere alla mia wishlist.
Bergamote: non so come ma Ellena è riuscito a catturare il vero aroma del frutto della gioia e delle risate, dolce e aromatico, color giallo sole. Non come la solita nota leggera e brillante che si trova in quasi tutte le note di apertura dei profumi, qui l’aroma è spesso e corposo e resta a lungo. Una meraviglia capace di cambiare l’umore in meglio.
Sel de Vetiver: vetiver 30%, sel 70%. Curioso, profuma di sale. Amaro e secco, non fa compromessi di sorta: o piace da morire, o no. A me non è piaciuto, ma è una fragranza particolare, interessante, da ritestare.
Rose Poivrée: sento più il pepe che la rosa, tra tutti, questo per me era il meno interessante.

Histoires des Parfums, Tonatto, Parfums de Rosine (resoconto, II parte)

Allora cominciamo: la sede di "Fragranze" era dentro il bellissimo giardino di palazzo Corsini. Quindi all'aria aperta con prati, aiuole piene di piante profumate, grandi alberi. Padiglioni bianchissimi ospitavano il punto di registrazione, il ristobar, la bottega del barbiere. Nel prato grande c'era l'installazione artistica del profumiere Cerizza, di cui poi vi racconterò, e una rete con delle racchette per giocare al volano. Gli spazi dedicati alle Case, invece, erano raggruppati dentro tre edifici antichi -delle limonaie- in pietra, con enormi finestroni aperti sul giardino, pieno di alberi e piante diversi (querce, aranci ecc). L'atmosfera era bucolica, raffinatissima e anche vagamente onirica... complimenti, perchè l'impatto visivo era davvero forte.
Appoggiati alle pareti delle limonaie, invece delle grate con i limoni, grandi armadi di legno chiaro con sopra i profumi.
Abbiamo iniziato con le fragranze di "Histoires des Parfums"; il gentile Claudio Berger ci ha dedicato un quarto d'ora mostrandoci subito il nuovo packaging: le confezioni (sia flacone che scatola) sono passate da uno stile barocco ad uno più moderno e minimalista; inoltre sono state aggiunte diverse fragranze, tra cui un patchouli ed un'ambra notevoli. Ci ha spiegato che queste fragranze nascono per omaggiare olfattivamente alcuni personaggi entrati nel mito per le loro vite avventurose ed appassionate; per questo il nome del profumo è l'anno di nascita del personaggio stesso. 1725: Giacomo Casanova, 1740: Marchese de Sade, 1804: George Sand, 1826: Eugenia, ultima imperatrice di Francia, 1828: Jules Verne, 1873: Colette, 1876: Mata Hari. Appena uscito: 1969, anno della liberazione sessuale; non un personaggio ma un'idea nuova.
L'operazione non è di quelle semplici, certamente intellettuale e possibilmente snob, mi è piaciuta. Anche perchè il risultato mi è sembrato molto piacevole, ho sentito profumi non banali, non "fasulli", alcuni sono da ritestare con più calma, perchè mi hanno raccontato delle storie che lì per lì mi piacevano molto e che ho dovuto mollare a metà per proseguire il mio giro.

Poi siamo passati allo stand di Laura Tonatto. Abbiamo provato TUTTE le sue fragranze, e sia io che Diakranis abbiamo fatto fatica a trovarne una che ci dicesse qualcosa. Piacevoli eh, non sto affatto dicendo che fanno schifo. Ma sono senz'anima. La Signora Tonatto avrà sicuramente delle passioni forti, ma dentro i suoi profumi io non le ho trovate. Peccato, ci tenevo tanto a provare le sue fragranze. Comunque, abbiamo preso alcuni campioni per fare una seconda prova: Diakranis ha scelto Dama, un chyprè polveroso a base di iris, violetta e ambra che mi ha ricordato contemporaneamente Teint de Neige di Villoresi (senza essere altrettanto presente), Iris di Erbolario (altrettanto prevedibile), Luckhoum di Mecheri (solo leggermente più adulto). Sta bene esattamente su una Dama: tailleur blu, filo di perle e mezzo tacco; un insieme classico e garbato ma non certo sofisticato, nè originale. Un profumo da sciura, convinta che classico ed eccitante non vadano d'accordo. Io invece ho preso una fialetta di Plaisir, un fruttato fresco e dolce, leggermente speziato, con un fondo di muschio bianco e vaniglia. Piacevole, infantile, innocente come l'odore di un bimbo. Degli altri, il fior d'arancio è un classico agrumato, amir è un orientale speziato... insomma tutti giusti, tutti esattamente compliant con le loro categorie olfattive. Ma la passione, il guizzo, il genio dove sono? Me ne frego se negli altri prodotti non le trovo: nei profumi artistici, secondo me, ci dovrebbero essere.

Poi siamo passate ai Parfums de Rosine, e Simona dell'Olfattorio ci ha guidate in un tour attraverso le rose di Rosine. Annusando la linea di questa marca nata nei primi anni del ‘900, poi sparita per decenni e restituita al suo splendore negli anni ’90, per la prima volta mi pare di aver iniziato a capire questo fiore così osannato e per me insopportabile per la sua stucchevolezza e la sua onnipresenza. Invece la rosa può anche essere non retorica, non impostata, e l’ho scoperto con Rosine.
Tra tutte, sono rimasta incantata da Rose d’Homme e da Rose Kashmirie: il primo è una rosa legnosa, aromatica, rigorosa, così sofisticata da poter trasformare qualsiasi ranocchio in Principe con una sola spruzzata. Il secondo è un tripudio orientale a base di zafferano e attar di rosa. E qui mi sono finalmente fatta spiegare cos’è l’attar: mettono i petali di rosa a bagno in vasche basse piene d’acqua e le coprono con teli di mussola. Lasciano riposare tutta la notte e la mattina dopo, il residuo denso ed oleoso che si trova in fondo alla vasca è l’attar.
Poi abbiamo provato la Rose de Rosine, un insieme delle rose Bulgara, di Grasse e di Turchia ridistillato. E anche qui mi hanno spiegato che il liquido distillato dal vaso fiorentino viene ripreso in un contenitore apposito e distillato una seconda volta, con un risultato ulteriormente cristallino e puro.
Twill Rose invece è ispirato al tessuto fine con cui vengono fatte le camicie da uomo, qui la rosa si sposa con il verde del galbano, con un risultato erbaceo insolito e piacevole.

Dopo esserci lasciate affascinare dalle rose, abbiamo proseguito.

Pitti Immagine Fragranze: resoconto (I parte)


Eccomi di ritorno dopo due giorni intensissimi: sabato mattina alle 12 ci siamo viste con Diakranis alla stazione di Firenze, ci siamo conosciute, abbiamo mangiato qualcosa e poi abbiamo visitato la storica Officina di S. Maria Novella. Poi siamo andate alla boutique di Villoresi (che era chiusa), dopodichè abbiamo sbagliato sede (pensavamo che Pitti Immagine Fragranze fosse a Palazzo Pitti... sbagliato!) e finalmente solo alle tre e mezza ci siamo dirette verso la sede di "Fragranze", dove non siamo nemmeno riuscite a visitare tutto.
In serata Diakranis è tornata a casa mentre io ho aspettato mio marito per trascorrere una domenica romantica (e profumata): abbiamo passato una bella ora piena all' Olfattorio che ha appena aperto e poi siamo tornati per un paio d'ore alla sede di Fragranze, così ho potuto finire con calma il mio giro.

Il bello di questi due giorni è che annusando così tante fragranze, parlando con i distributori, con i responsabili prodotto, con coloro che formano le commesse delle profumerie, mi sono fatta un'idea a 360° dell'universo della profumeria artistica. Testando le fragranze in profumeria o a casa con i pochi sample che ci regalano è difficile riuscire a farsi un'idea globale e capire le differenze tra le varie proposte e filosofie. Difficilmente trovi chi ti spruzza TUTTI i Creed, te li spiega e poi ti lascia scegliere con calma il tuo; quando ti dicono che un certo profumo costa 175 euro, non ti spiegano anche il perchè costa così tanto; probabile che parlino genericamente del flacone con la custodia in pelle o di una linea esclusiva (il contenitore ci può interessare, ma... il succo ci interessa anche di più) e così non ti spiegano che il costo è dato dal fatto che sono necessari tot centinaia di chili di gelosmini per produrre quella fragranza, o che ci vogliono tot anni per far maturare al punto giusto i rizomi di iris prima di utilizzarli.
MAI ti spruzzano tre cuoi diversi (tra quelli che loro hanno in vendita) chiedendoti di capire quali sono le differenze e qual'è il prodotto che più ti emoziona.
Ci sono eccezioni, è ovvio che ci siano anche negozianti preparati e appassionati, ma se dovessimo capire la profumeria artistica solo attraverso i contributi di chi i profumi li vende...

Ma andiamo con calma, intendo raccontarvi proprio tutto (intanto vi dico subito che l'Officina di S. Maria Novella e il nuovo Olfattorio meritano due post a parte).

Una cosa delle cose che mi hanno particolarmente colpita, e che ho notato trasversalmente, è che le presentazioni delle varie linee iniziavano, in molti casi, con: "La caratteristica principale di questi profumi è che non si connotano nè come femminili nè come maschili; sono profumi universali che chiunque può indossare". A parte il fatto che siamo in democrazia e DAVVERO chiunque può indossare qualsiasi cosa ;-) , credo che la separazione maschile/femminile stia finalmente iniziando a tramontare (o almeno, sembrerebbe che qualcosa stia passando). Non credo che qualcuno abbia mai suddiviso i dipinti di Gauguin in "tele destinate a sguardi maschili" e "tele destinate a sguardi femminili". Così con le fragranze: ognuna è diversa dalle altre, e ognuno che l'annusi ci troverà qualcosa; la categorizzazione femminile/maschile è solo una trovata del marketing di qualche decennio fa, che ha trovato terreno fertile nella nostra società della separazione, ma che in realtà non ha alcuna necessità di essere.

Ora preparo un altro post, con le fragranze che ho annusato.

14 settembre 2007

Pitti Immagine Fragranze

Domattina prendo il treno e vado a Firenze a vedere Pitti immagine Fragranze! Sono tutta eccitata, esattamente come se avessi 8 anni e domani fosse Natale.
Mi porto anche la macchina fotografica così potrò postare anche le foto. Ci vediamo lunedì!

13 settembre 2007

Jammin e 2000 Ans d'Amour (Reminiscence)


Reminiscence è una piccola azienda nicchia, creata negli anni '70 a Juan Les Pins, nella Francia del sud. Produce una linea di profumi e diverse linee di bijoux très très chic. Da noi i loro bijoux costano un botto, mentre i profumi (che secondo me sono di qualità superiore ai bijoux, e comunque di qualità superiore a molte altre linee più blasonate) costano cifre ancora abbordabili: una media di 60 euro per 100 ml. Conoscevo già il loro Patchouli, che merita una recensione a parte perchè davvero è tra i migliori che abbia mai annusato; l'Ambra, che è densissima, speziata, poudrèe, vagamente animale, può piacere o no ma non è un'ambra banale. Invece Rem, il loro proumo più famoso non mi è mai piaciuto un granchè ma resta comunque amato da moltissime persone ed ha l'indiscutibile pregio di essere stato un profumo originalissimo quando uscì, tanto da essere considerato, oggi, un  capostipite della famiglia ozonica/marina, caratterizzata da note salate e acquatiche.
L'altro giorno ho provato 2000 Ans d’Amour e Jammin: uno buono buono e l’altro così così. Cominciamo da quello così così: Jammin. Ho trovato piacevole l’avvio di cardamomo a cui si aggiungono subito gelsomino, patchouli, e poi legno di cedro, fava di tonka, muschio e vaniglia. Purtroppo però, dopo i primi minuti sopraggiunge anche un accordo fruttato (di mirtillo e uva) che stride con l’accordo speziato iniziale e i legni seguenti, creando uno squilibrio generale, una disarmonia che fa un pò crollare il profumo su se stesso. Per me, difficilissimo da indossare proprio a causa di questo squilibrio. Mi ha ricordato “Le Maroc pour Elle” di Andy Tauer, di cui condivide gran parte della piramide.
Discorso diverso, invece, per 2000 Ans d’Amour, un legnoso balsamico e vigoroso, ingentilito da un soave tocco floreale. L'ho trovato davvero notevole e ben fatto. Aprono arancio e bergamotto, ma è giusto un lampo perché il profumo diventa subito legnoso di cedro, patchouli, sandalo e vetiver. Una foresta ombrosa e antichissima, secca, calda, che racchiude come gioielli preziosi dei piccoli fiori che non so riconoscere con sicurezza (ma potrebbero essere rose). L’inizio quasi ruvido -il patchouli col legno di cedro e il vetiver- si scioglie in un lago di soave e luminosissima femminilità con un finale armonioso di sandalo e benzoino, balsamo di Tolu (le sensazioni legnose ocntinuano), fava tonka e vaniglia. In questa fragranza il i legni, il patchouli in particolare, dominano dall’inizio alla fine.
Il risultato è un profumo brillante e pulito, sobrio, caldo, elegante, mi parla di una donna dolce dal volto angelico, sofisticata, ma con un gran temperamento e le idee chiare. Indossa una fantastica camicia bianca sciancrata con il colletto tirato su e le maniche a trequarti. Una specie di principessina moderna, modernamente seduta alla sua scrivania.
Lo metterò di certo nella mia wishlist.

7 settembre 2007

Timbuktu (L'Artisan Parfumeur, 2004)


Nella cultura anglosassone Timbuktu è l'Altrove per antonomasia: il luogo -forse di delizie, certamente di avventura- più esotico e lontano possibile. Così lontano che, più che un insieme di coordinate su una carta geografica africana, Timbuktu è un luogo mentale, una condizione dell'anima. Essere a Timbuktu significa essere in un Altrove inaccessibile.

Io questo Timbuktu l’ho trovato un profumo davvero particolare, uno speziato che sa davvero di Africa, grazie al pepe rosa/cardamomo -che secondo me danno un tocco più “africano” che “orientale” alle fragranze speziate. Bertrand Duchaufour secondo me ha prodotto una delle migliori fragranze dell’Artisan Parfumeur. Sì e vero, anche questo dura poco e lo dico subito, ma comunque dura sempre una manciata di minuti più di molti altri profumi dell’Artisan e bisogna rendergliene merito.
Ha una piramide curiosa:
Note di testa: mango, pepe rosa, cardamomo,
Cuore: fiore di karo karounde legno di papiro, incenso,
Base: mirra, vetiver, patchouli, benzoino.

L’avvio è speziato, secco, amaro, con un incenso di chiesa freddo e cristallino che si sposa benissimo con il papiro ed un mango ancora verde. Ho scoperto che il karo karoundè è un arbusto fiorito originario dell’Africa occidentale che nei rituali matrimoniali dei nativi veniva usato insieme ad altre spezie e radici per suscitare e trattenere l’amore dell'uomo sulla donna: le madri preparavano la pozione e la spalmavano sulla pelle delle figlie. Non l’ho mai annusato da solo, ma l’ho sentito descrivere come fiorito/verde/speziato. Si trova anche in Pleasures di E. Lauder, X di Clive Christian, Pantère di Cartier, Etro Shaal Nur e in molti altri. Farò un giro di annusate per vedere se riesco a capire che aroma ha.
Ma anche l’accordo finale è presente fin da subito: in realtà il vetiver costituisce la colonna portante del profumo e gli dona una luminosissima freschezza boscosa, mentre mirra e benzoino più che aggiungere una nota dolce servono a “smussare” quella che potrebbe essere una freschezza quasi selvaggia.
La fragranza nel suo complesso può essere descritta come un vetiver luminoso, speziato e stimolante, leggermente eccentrico ma comunque portabilissimo.
La vedo splendida indosso ad una donna curiosa, viaggiatrice ed aperta al mondo, per sottolinearne il gusto insolito; non so come immaginarla su un uomo, ma direi "pericolosa". Non vedo l'ora di fare una prova.



foto: www:podeltabirdfair.it foto Pavani

4 settembre 2007

Aromi discutibili: il lato freak in ognuno di noi / Arguable smells: the freak inside anyone of us

PLEASE SCROLL DOWN FOR ENGLISH TEXT!

Un paio di settimane fa ero all’Orto Botanico di Montemarcello e mi stavano mostrando una piantina di ruta, che in Liguria viene tradizionalmente usata per insaporire la grappa. La ruta odora esattamente di pipì di gatto mista a liquirizia amara, ma quando viene immersa nell’alcol rilascia una aroma leggero e pungentino, piacevole e digestivo. Però annusata così, dalla pianta, è davvero sgradevole, ai limiti del nauseante. Invece a mio marito quell’odore è piaciuto moltissimo, tanto da sfregarsi le foglie sul polso.
A una mia amica, invece, piace l’odore di benzina: quando si ferma a fare rifornimento annusa a pieni polmoni con aria estasiata.
Mio padre impazzisce per l’odore (e l’aroma) delle cipolle: le fa in insalata, con le arance, anche da sole tagliate a rondelle accanto alla bistecca…con gran disperazione di mia madre che dopo tanti anni non si è ancora abituata.
Io confesso di avere un debole per l’aglio. L’odore mi piace da morire, il gusto ancora di più. Lo metto in ogni piatto che cucino e poi me lo mangio, raccogliendolo anche dai piatti degli altri commensali, che di solito lo lasciano da parte. Stamattina mi è venuta l’idea malvagia di sfregarlo crudo sulle fette biscottate della colazione. Poi però non l’ho fatto. Ma ho pensato che, per sentirmi meno freak mi piacerebbe tanto sapere quali sono i vostri “odori proibiti”, quelli che tutti gli altri odiano, ma nei quali voi -ogni tanto o spesso- indulgete con piacere.
Sono sicura che dovete averne anche voi.
Tabacco? Alcool denaturato? Trielina? Copertoni? Acetone per unghie? Cavolo bollito? Vernice? Cane bagnato?
Qualsiasi cosa, dài, senza vergogna!



ENGLISH TEXT

A couple of weeks ago I was all'Orto Botanical Montemarcello, the famous Botanical Garden, and I was introduced to the route plant, which in Italy is traditionally used to flavor the “grappa” liquor. Route smells exactly of cat pee mixed with bitter liquorice, but when it is immersed in alcohol releases a light and pungent aroma, pleasant and stimulating for the digestive system. But smelling it from the plant is really unpleasant, at times even nauseating. But my husband seemed to enjoy the smell very much, as he kept on rubbing the leaves on his wrist. A friend of mine, however, likes smelling gasoline when she stops at stations; you may see her sniffing around with evident delight. My father goes nuts for onions: he makes them into salad with oranges, and eats them fresh, cut into thin rounds next to the steak... with great despair of my mother who, after so many years has not yet accustomed to this habit. I confess a penchant for garlic. I love the smell, and the taste even more. I put in every dish I cook and collecte it even from plates of other diners, who usually leave it aside. This morning I got the bad idea to rub it raw on toasted bread for breakfast. But then I have restrained form it. But now I need to feel a bit less “freak”, so I am asking you about your "arguable smells", which everybody else just hates but where you-occasionally or frequently- indulge with pleasure. I am sure everyone of you must have a few. Exhausted cigarettes? Denatured alcohol? Tires? Acetone for nail? Boiled cabbage? Paint? Wet dog? Whatever, without shame!






Immagine: http://upload.wikimedia.org/