31 ottobre 2007

C'est un Ange (Escapades)



A scanso di equivoci lo dico subito: questo profumo non ha la pretesa di essere un colpo di genio; però è piacevolissimo e a modo suo, persino originale.
L’ho provato (e ho finito il campione) perché AnnaMaria me lo aveva mandato per Stefania, che stava cercando un profumo per il giorno del suo matrimonio. Il pacchettino profumato è arrivato tre-quattro giorni prima del grande giorno e lei lo aveva già scelto, così la fialetta è rimasta a me. Evviva!
La fragranza si apre con pasta di mandorle e mandorle tostate, poi spezie dolci, note polverose, vaniglia, balsami non meglio specificati (benzoino e tolu, forse?) e un “Bois onctueux” che io non sapendo bene il francese tradurrei con “legni grassi” (e comunque, non saprei cosa può significare). Io ci sento anche un frutto dolce e rosso, da acquolina. Lampone, direi.
L’insieme è tenero, confortante ma non evanescente anzi, l’angelo è proprio qui a mezzo metro e mi sfiora con le sue ali! (e non se ne andrà per alcune ore).
Io in genere non amo i profumi gourmand, ma la mandorla mi piace molto, e qui si esprime benissimo, con sfaccettature ora fresche, ora confettate che si alternano senza mai stufare.Per capirci, è una fragranza del genere Loukhoum di K.Mecheri (ma meno asfissiante), Amandes Orientales e Sweet Oriental Dream di Montale (ma meno raffinato), Heliotrope di Etro e Jour de Fete dell'Artisan, ma con una nota fresca-dolce in più (i frutti rossi di cui sopra).

Non lo porterei tutti i giorni, ma la sua dolcezza invernale e polverosa è ottima per coccolare in maniera tenerissima la ragazzina che è in me, o per ritrovare un po’ di quiete nei giorni di luna storta.

25 ottobre 2007

L'Inspiratrice (Divine)


Grazie al gentile invito di AnnaMaria, che me ne ha mandato una fialettina, ho potuto provare l’ultima creazione di Divine: L’Inspiratrice, uscito l’anno scorso. Ci ho messo un po’, almeno tre prove, per capire che genere di profumo fosse, se mi piacesse o no, e cosa ci potesse essere dentro. Quando poi ho letto la piramide mi sono detta: “Maddài, non ci credo”!
Lo dico subito: sul sito Divine lo presentano come un accordo rosa/patchouli, con il bergamotto che apre, ylang ylang, peonia, muschio bianco, vetiver, vaniglia e fava tonka a chiudere.
Ma il risultato è molto diverso da quello che la piramide farebbe pensare. Intanto, il vetiver domina fin dall’inizio: subito è rinfrescato dal bergamotto, un bergamotto per nulla dolce e solare, anzi direi quasi acerbo; poi si lega con l’ylang e la peonia, diventando più gentile e raffinato. Il muschio bianco dà ulteriore freschezza all’insieme e lo rende originale. La coda è romantica ed affascinante, con il vetiver molto stemperato da pochissima vaniglia e dalla fava tonka, che si sente bene.
L’accordo rosa/patchouli non l’ho sentito, probabilmente perché è stato esplorato in maniera inaspettata, diversa; la rosa per me ha un aroma dolciastro e pesante mentre qui, evidentemente è resa in maniera insolita, una rosa erbacea, quasi verde, mentre del patchouli e del suo carattere forte resta solo la parte legnosa e ruvida, senza profondità (ma non è un difetto: è solo un altro modo di giocare con le note).
L’insieme risulta verde fougère, pungente e boscoso, ingentilito da un leggero tocco fiorito. Un profumo conturbante proprio per la sua elusività e le sensazioni differenti che dà: è un fougère? o forse un legnoso-erbaceo molto originale? Difficile dirlo.
Tocca provare e riprovare. Forse il nome Ispiratrice nasce da qui: ognuno si lascerà ispirare da una sensazione diversa, ognuno ci troverà una sfaccettatura che lo affascina.
L’ho trovato più personale degli altri Divine, che mi erano piaciuti comunque moltissimo, ma questo è diverso. Più originale. L’ho sentito come se il suo autore (Yann Vasnier di Quest, che tra l’altro ha creato Palisander, della serie rossa di Comme des Garcons e Gourmandises di Keiko Mecheri) avesse desiderato produrre qualcosa di insolito, personale, quasi privato. In un’intervista ha dichiarato che ama molto lavorare con gli aromi del bosco e dgli arbusti che crescono sulle dune del paesaggio Brettone, e forse questo è il suo modo di farlo. Lontano anni luce da quello che conoscevo. Non è il mio profumo ma sono molto contenta di aver avuto la possibilità di conoscerlo.
Lo vedo bene su qualcuno con una personalità forte, a cui piace esplorare nuove strade. Ho il sospetto che su uomo potrebbe riservare piacevolissime sorprese.
Per gli altri Divine: qui i Femminili, qui i Maschili!

20 ottobre 2007

Signora, lei puzza!


Io questi profumi li detesto. Non è solo una questione di gusto (non li indosserei mai), ma anche di disagio fisico: mi fanno venire mal di testa anche solo ad annusarli su qualcun altro. Oppure nausea. Oppure mal di testa e nausea. Magari non sono loro, sono io ma... quando li sento mi tocca allontanarmi.
Aromatics Elixir (Clinique). Un cesto di frutta marcia cosparso di lacca per capelli: un mix che uccide. Naturalmente per apprezzarlo è necessario spruzzare dosi minime, ma purtroppo a volte tocca fare i conti con chi si inonda generosamente ed esce. Gli uomini cadono ai suoi piedi. Le donne pure. Questo può confondere, ma solo per un attimo: chi lo fa è comunque convinta che questa sia la riprova che tutti impazziscano per il suo profumo.
Aqua Allegoria Pamplelune (Guerlain) ogni volta che mi capita di annusarlo mi trovo a chiedermi come abbiano fatto a convincere tutti quei gattini a far la pipì nei loro flaconi...
Poison (Dior). Capisco che sia un gran profumo, ma qui tutto urla "Lussoooooo!!! Opulenza!!! Sexysexysexy!!!!". Insomma, con tutto questo urlare, dopo un quarto d'ora il mal di testa è inevitabile. Per me, l'unico motivo per annusarlo è di tipo didattico: cioè per capire l'atmosfera e il gusto degli anni '80 usando il naso. Lo conosco bene perchè lo portava mia madre (glielo regalò mio padre) e ricordo che le piaceva moltissimo. Secondo me più che altro le piaceva il lusso di un profumo Dior, la boccetta tonda e viola come un frutto proibito; e poi quel nome -Veleno- così evocativo e sensuale... forse il successo di questo profumo sta proprio nell'insieme di stimoli perfettamente allineati (colore, nome, forma, produttore, ecc) più che nel liquido in sè.
First (Van Cleef&Arpels). Fiorito aldeidato opulentissimo e ridondante, su di me produce un mal di testa da 24 karati (VC&A è un gioielliere). E' il profumo che per tanto tempo ha usato mia nonna. Non le donava per niente perchè già di suo ha un'aria "vecchia signora in pelliccia e profumo costoso". In più mia nonna era effettivamente una vecchia signora in pelliccia e profumo costoso, quindi il risultato era paralizzante. Quando lo sento in giro, prima del mal di testa, sento una fitta di tenerezza per lei (anche se non sapeva scegliersi i profumi).
Poupèe (Rochas) Quando l'ho provato ho dovuto lavarmi il polso, perchè il mal di testa stava diventando insopportabile. Ma cosa gli sarà saltato in mente a questi di Rochas? Mi aspettavo la versione "dirty" di Femme, o per spiegare meglio, una specie di Hypnotic Poison à la Rochas, ma non lo è. Non è nemmeno un profumo da ragazza-bambolina fintoingenua, tantomeno da signora-bambolona. Sinceramente non ho capito per chi è stato creato. L'ho sentito artificiale da morire, volgare e, soprattutto, tremendamente cheap. Eccheddiàmine, è pur sempre un Rochas! Le Maroc pour Elle (A. Tauer). Per fortuna non lo indossa nessuno perchè da noi non si trova. Quando l'ho spruzzato per testarlo ho preso una botta di cumino e ammoniaca che mi ha fatto tremare le ginocchia e girare la testa. Forse l'ho già raccontato, ma avevo pensato di aspettare una mezz'ora per vedere se evolvesse verso qualcosa di più delicato (e non ce la stavo facendo) quando una collega piuttosto imbarazzata mi ha detto: "Ah, ecco, allora sei tu che emani questo aroma così ... esotico!" e mentre me lo diceva cercava di controllare il nasino che le si storceva da solo. Non voleva assolutamente offendermi, ma non ce la faceva più. E aveva ragione lei, era insopportabilmente puzzolente. Ho accolto la sua velatissima critica come un incoraggiamento e sono andata a lavarmi.

Poi c'è la questione vaniglia, che purtroppo è contenuta in quasi tutti i profumi (nonostante siano rare le volte in cui aggiunge davvero qualcosa di speciale alla composizione). Quando sono stata a Grasse e ho fatto il mio pomeriggio da naso, mi hanno messa davanti all'Organo da profumiere e ho notato un flaconcino tutto solo in un angolo, per cui ho chiesto spiegazioni. Mi hanno spiegato che serve soprattutto quando hanno clienti americani, che non considerano "finito" un profumo se non si sente la vaniglia in qualche punto della composizione. Così, a furia di sentirselo chiedere, lo tengono sempre a disposizione. Il tono e il modo con cui mi è stato detto non lasciavano dubbi sull'opinione della signora-naso. Ha concluso dicendo che la cultura di un popolo si esprime anche attraverso i profumi che crea (e sono d'accordo) e non ha aggiunto altro.
Per quanto riguarda me e il mio odio per la vaniglia, le motivazioni sono due. Prima motivazione: non mi va a genio l'idea di profumare di meringata. Se ho voglia di meringata, la mangio (ma questo vale per me: non è detto che debba valere anche per altri). Per la motivazione numero due dobbiamo risalire all'infanzia. I responsabili sono i primi Arbre Magique alla vaniglia. Quelli gialli, dolcissimi, spessi, soffocanti. Avevamo una 127 rossa e i miei genitori, che fumavano entrambi, avevano appeso DUE-Arbre Magique-DUE alla vaniglia alle maniglie posteriori dell'auto. D'estate mentre affrontavamo i tornanti che ci portavano in campagna dai nonni, io resistevo per i primi 20 minuti ma poi invariabilmente finivo a vomitare sui sedili. Non era l'odore di vaniglia che mi disturbava, erano i tornanti presi "in allegria". Ma nella mia testa si è scolpita l'associazione vaniglia=vomito e non ci posso più fare niente. Quando sento un certo tipo di vaniglia (non importa che sia di Acquolina o di Serge Lutens), mi parte il conato.

Quale profumo oggi?


Ciao a tutti, quale profumo avete scelto oggi?

Io Shalimar Light, e mi sa che ho sbagliato, perchè non si associa per niente a questa giornata un pò uggiosa. Ma stasera, Musk di Etro.

E voi?


Immagine: marcostefanelli.it

16 ottobre 2007

La pubblicità di Midnight Poison (Dior)


Dico, ma avete visto la nuova pubblicità del profumo Midnight Poison? Fiabesca, emozionante, mi ha lasciata senza parole... quelli del marketing di Dior senza dubbio ci hanno investito parecchio (sicuramente più di quanto abbiano investito nella creazione della fragranza) e hanno fatto benissimo: il profumo venderà bene, e sarà soprattutto merito della pubblicità.

Il crescendo dei Muse in uno dei loro pezzi più belli in assoluto, il volto inquietante di Eva Green, il buio della notte... eeeh, quando il marketing fa miracoli...

La fragranza l'ho annusata ed è uno strano connubio di note dissonanti, tra cui mi ha colpita una freschezza iniziale, come di menta. Tutto sommato, abbastanza dimenticabile. La pubblicità no.

15 ottobre 2007

I Profumi Amouage: Gold, Reflections e Ciel


Ho provato i profumi Amouage: Gold, Reflection e Ciel, tutti e tre nella versione pour femme. Insieme alle fialette-prova, a Pitti Immagine Fragranze mi avevano dato anche un libro informativo sul Sultanato dell’Oman, da cui questi profumi provengono. Così ho scoperto che la linea Amouage nasce nel 1983, per opera di Sayyid Hamad bin Hamoud al-bu Said, membro della famiglia Reale, che ha voluto ripristinare l’antica arte profumiera omanita, catterizzando queste fragranze come “le più costose al mondo” (come se questo potesse in qualche modo suggerirci che siano anche le migliori del mondo). Mah. Se penso che negli Emirati Arabi Uniti grazie al petrolio si concentra una bella fetta della ricchezza mondiale, non è che questa scelta commerciale mi sorprenda poi molto.
Per primo ho provato Gold, che non mi è piaciuto per niente: mi ha dato una sensazione di “Signora in tiara di brillanti e pelliccia di zibellino”. Troppa roba costosa dentro, troppa opulenza esibita, anzi urlata. Hanno preso un grandissimo classico, “Mitsouko” di Guerlain, e l’hanno incrociato con “First” di Van Cleef & Arpels, e poi gli hanno dato il nome di una delle cose più costose e luccicanti: Gold, Oro. Lo chic è un’altra cosa, l’arte anche. Lo vedrei bene solo su una Marina Ripa di Meana (che probabilmente, è il genere di cliente che lo comprerebbe). REVISIONE 2009: che bello quando mi trovo a cambiare idea sulle cose. A rileggere quello che ho scritto su questo profumo ho fatto un salto sulla sedia: l'ho potuto risentire bene e con calma e oggi, a distanza di due anni, ho cominciato ad apprezzarlo tanto da inserirlo in wishlist. Continuando ad sercitare il naso a valutare criticamente i profumi che annusiamo, il nostro gusto finisce inevitabilmente per evolversi e certe cose che prima non ci piacevano perchè non le capivamo tutt'a un tratto diventano chiare, a volte mis ento scema per non aver visto la bellezza che era davanti a me. Scelgo di non rieditare le pagine che oggi scriverei diversamente: preferisco che resti testimonianza dell'evoluzione. Semplicemente, mano a mano aggiungo le mie nuove impressioni. Quando inizierò ad indossarlo (me lo regalo per Natale!) ne scriverò meglio. Volevo mollare lì le fialette in attesa di tempi di "magra" nei quali non avessi proprio nient'altro di nuovo da annusare, ma poi ho provato anche gli altri due, Reflections e Ciel, e meno male perché mi sarei persa due creazioni che valeva la pena provare. Il primo è un verde dolce e umido di violetta, fresia, magnolia e ylang-ylang. Molto ma molto piacevole, ricorda quel periodo dell’anno in cui non è ancora primavera e non è già più inverno, l’aria è fresca e piove. Il prato fiorito si bagna e resta umido tutto il giorno, mentre il sole esce e lentamente riesce a scaldarlo solo un pò. Dopo 5 minuti iniziano a sentirsi gli steli dei fiori che diventano fradici (avete mai annusato un vaso di tulipani quando ormai il fiore è andato da un po’ e non avete cambiato l’acqua?). Il profumo non diventa sgradevole, ma ecco, ti fa venire voglia di riapplicarlo. Se però decidi di esercitare la pazienza e aspetti ancora 5 minuti, sarai ricompensato dal ritorno di una fresca dolcezza di violetta e magnolia che dura fino alla fine, sostenute da muschio e legno di cedro (l’incenso lo dichiarano ma io non lo sento). Anche Ciel mi è piaciuto. Non tanto da pensare di spenderci 160 euro per 50 ml (non è il mio genere di profumo), ma  abbastanza da portarlo due giorni di fila. Dolce e fiorito di gardenia, ciclamino e violetta, pesca, ninfea, rosa, gelsomino con una base di ambra, muschio, legno di cedro ed incenso, è primaverile, fresco, tenero e… calma la rabbia (provato). Pesca e rosa, accoppiata che sulla piramide mi farebbe rabbrividire solo a pensarci, qui stanno benissimo, sono fresche e dolci in maniera soave, non alimentare e non pesante. Chiude una nota d'inceso un pò insolita, somiglia ad un tè alla pesca, o ad un mix muschio/osmanto...sarà questo silver frankincense di cui parlano da tutte le parti, che io non sono riuscita a percepire negli altri profumi così bene come qui. La composizione è quella di un profumo primaverile, positivo e leggiadro, da fatina ottimista.
Sarà che sono stata in Marocco e in Egitto, sarà che abito nel centro storico della mia città in una zona a maggioranza araba e quindi dai miei vicini e dalle loro case escono odori diversi, ma ho come “riconosciuto” questi profumi come frutto di quella cultura. Secondo me si sente quale cultura ha dato vita ad un certo oggetto d'arte. Magari non lo avverti in un'opera singola, ma se ne provi almeno tre, un'idea te la fai. Nella musica è la stessa cosa: se ascolti un cd dei Muse o degli Air ti rendi conto che "suonano europeo", mentre i Nirvana sono senza dubbio americani; ascoltando la musica di Youssou n’Dour, anche senza sapere chi l’ha composta si fa un viaggio in Africa; di un dipinto fiammingo, anche senza conoscere l’autore si riconosce subito l’origine, mentre un dipinto dello stesso periodo ma realizzato in India dichiara subito almeno il continente da cui proviene. Forse la profumeria mediorientale usa metodi diversi dai nostri per ricavare le essenze, forse è questione di gusto diverso nella scelta e nell'accostamento delle note, ma anche se il profumiere, Guy Robert (e tra gli altri anche Ellena e Duchafour) è un grande francese, si sente che la matrice di questi profumi arriva da lì. Vorrà mica dire che la globalizzazione non ha ancora appiattito tutto? Lo considererei un pensiero confortante.


Foto: www.cse.yourku.ca

10 ottobre 2007

Visita all'Officina Profumo Farmaceutica S. Maria Novella


Non sapevo bene cosa immaginarmi, dell’Officina Profumo Farmaceutica di Santa Maria Novella; avevo letto una serie di note storiche, avevo visto delle foto, uso alcuni dei loro prodotti (compreso un fantastico aceto da toletta alla verbena per l’ultimo risciacquo dei capelli e le mitiche cartine profumate al benzoino da bruciare per purificare l’ambiente, che non mi mancano mai -ne ho una specie di dipendenza), ma non ero preparata all’atmosfera che si respira in una bottega che esiste da più di 700 anni, con i suoi marmi preziosi, i grandi, antichi armadi di legno e vetro pieni di boccette misteriose, il tappeto rosso sui pavimenti lucidissimi, i soffitti affrescati…l’atmosfera, pur accogliente, è di silenziosa ammirazione e tutti parlano sottovoce. Quelli che parlano. Perché c’è talmente tanto da vedere, che per la prima mezz’ora si rimane a bocca aperta e in religioso silenzio, e solo dopo aver esplorato le decine di flaconi, mazzetti di radici, strumenti antichi per la distillazione, scatoline per balsami, vasi per la raccolta delle tinture, e tutto il resto, ti viene in mente che sei soprattutto in un luogo dove i profumi si vendono.
Nella prima sala si trovano le fragranze per la persona e gli articoli per la cura e l'igiene, e c'è un aroma antico e fermo, di cera per lucidare il legno ed erbe essiccate, che fa quasi girare la testa. C'è un grande bancone con tre ragazze gentili che parlano tutte le lingue, e meno male perchè nel "negozio" (lo metto tra virgolette perchè mi sembra riduttivo parlare solo di negozio, o di museo... c'è la storia, lì dentro), oltre a noi e ad una coppia di italiani, c'erano una coppia di americani, alcuni giapponesi e un gruppo di spagnoli.
Devo dire che non vado pazza per le Fragranze di SMN, non sono esattamente il mio genere, ma mi è rimasta una gran voglia di provare gli estratti tripli (Ambra, Gelsomino, Violetta e Lillà soprattutto), racchiusi in minuscoli flaconcini che mi hanno fatta sbavare. Nella seconda stanza gli articoli per la casa, con le borsine piene di pot pourri, le essenze per l'ambiente, le candele profumate, i bruciaincensi e tutte le altre cosine inutili e preziosissime, capaci di alzare la nostra qualità di vita a livelli altissimi. Nella terza sala non ho capito bene cosa si vende (forse le erbe officinali essiccate?), perchè ho passato tutto il tempo ad ammirare le vetrine piene di articoli di profumeria vecchi centinaia di anni, che mi hanno affascinata moltissimo. E' un pezzetto di storia dell'arte profumiera che racconta tentativi ed errori, una manualità affinata in centinaia di anni ed una sapienza antica come l'uomo, un patrimonio che oggi si dà un pò per scontato, o che si rischia di bollare come "vecchio", mentre è alla base di molti gesti che facciamo quotidianamente e di molte delle abitudini che abbiamo. Ci avrei passato una giornata, sarebbe stato bello farsi aprire gli armadi e farsi raccontare per bene l'uso e la storia di ogni oggetto. Ma noi non avevamo abbastanza tempo nemmeno per provare tutto quello che valeva la pena provare, così dopo una ventina di minuti siamo uscite, con una gran voglia di tornarci al più presto.


Se volete leggere anche il racconto di Diakranis, cliccate qui: http://adjiumi.forumfree.net/?t=20623890

6 ottobre 2007

Resoconto, ultima parte: BOIS 1920 e qualche considerazione generale

Nello stand di Piguet ho potuto provare la novità Cravache, un maschile del '63 rieditato, con un avvio agrumato e legnoso e un carattere vigoroso e presente. Elegante senza dandismo, una fragranza "classica", chic come un abito di Piguet dal taglio riconoscibile e di gusto. Magari non originalissimo, ma checcavolo, funziona alla grande. Qui ho conosciuto Davide Gherardi, che mi ha presentato BOIS 1920, un'azienda italiana di cui sto testando le fragranze una a una con calma, perchè mi stanno piacendo molto (ve ne parlerò presto). Abbiamo chiacchierato amabilmente per oltre mezz'ora, e ne ho ricavato l'impressione di un vero appassionato. Mi ha poi fatto conoscere le 6 fragranze della linea Odori: Cuoio, Spigo, Tabacco, Zafferano, Iris e Odori, in cui il creatore Enzo Galardi racchiude l'essenza della sua città, Firenze. Bello il flacone quadrato incorniciato di legno col tappo di cuoio, io ho appunto provato Cuoio, e mi è sembrato davvero notevole, mentre mio marito è stato conquistato dalla morbidezza legnosa del Tabacco.

Tutte le persone che ho conosciuto a "Pitti Fragranze" mi hanno comunicato grande competenza e professionalità, amore per le fragranze, ma ho notato che per loro i profumi sono soprattutto lavoro, mentre per me (per noi) sono passione, sentimento, arte, e come oggetti d'arte, fanno vibrare il cuore. Avere bellezza intorno (bellezza da vedere, da ascoltare e da annusare) influisce direttamente sulla qualità delle nostre vite. L'arte migliora le persone e le vite che conducono: non è solo una teoria, e non lo dico solo io, io mi limito a condividere nel quotidiano ciò che altri hanno constatato. Non sono sicura che i professionisti dell'industria dei profumi ci pensino effettivamente mai, al fatto che alcuni dei prodotti che producono o distribuiscono influiscono direttamene sulla vita delle persone che li indossano: ad esempio, certe fragranze mi fanno saltare un battito del cuore ogni volta che le indosso, ce n'è una che ha fatto commuovere la Stè fin quasi alle lacrime, un'altra ha fatto sentire la mia amica S. femminile fino al midollo in un modo mai sperimentato prima e anche abbastanza sconvolgente, ce n'è una che scatena la passione in mio marito, mentre un'altra sta aiutando la mia amica N. a ritrovare un pò di serenità in un momento parecchio difficile della sua vita. Per quelli che ci lavorano, si tratta "solo" di profumi, qualcosa di bellissimo e intenso, certo, ma che bisogna trovare il modo di vendere. Posso comprendere Britney Spears o Dolce e Gabbana, la cui fortuna finanziaria non dipende dalla profumeria e che non pretendono di produrre alcunchè di artistico, capisco meno Guerlain o Chanel, non capisco per niente i produttori di profumeria artistica. Non sminuiscono certo il profumo come creazione in sè, anzi, ho capito che sono consci di promuovere qualcosa di magico, ma non sono sicura che capiscano davvero il valore che hanno per chi glieli compra. Ad esempio, qualcuno mi ha detto che chi compra i profumi di nicchia lo fa per avere la fragranza esclusiva, il flacone strano, o perchè pensa che nella nicchia, i profumi siano tutti naturali (!). Sarà. Ma se è davvero così, la colpa è anche loro, che non sanno comunicare il valore enorme di quello che vendono. Forse, il fatto che le vendite della nicchia rispetto alle vendite totali dei profumi rappresentino solo il 3% potrebbe dipendere anche da questo? Chissà se ci riflettono mai su queste cose, mentre esaminano i dati di vendita dell'ultimo trimestre, o mentre programmano gli stages di formazione per le commesse delle profumerie?

5 ottobre 2007

Bond n.9 e Nasomatto (resoconto, VI parte)

Diakranis e io siamo rimaste un minuto in silenzio a contemplare la parete con i Bond n.9. La prima volta che ho incontrato queste fragranze ero piena di pregiudizi: pensavo che fossero un esercizio di stile, con un packaging fantastico e poca sostanza. Un prodotto per chi è disposto a pagare tanto per una boccetta strana e una buona idea, senza badare tanto al succo. Poi, avendone provati un po’ e con più calma, mi sono fatta un’opinione molto diversa, e sono contenta che questa gita Firenze abbia confermato quest’opinione. Qui ho provato Bryant Park, che mi ha dato l’impressione della primavera nel parco, con il primo sole che scalda gli alberi di mimosa, un’esplosione di gialla delizia nel grigio dei palazzi cittadini, Coney Island, un marino ozonico che più che il mare riporta gli odori che al mare sono associati: alghe, sabbia, pineta; molto originale e sorprendente, Eau de New York, un fiorito agrumato che avevo sentito paragonare a Eau d’Hadrien di A. Goutal, (è vero, ma è il modo, che è diverso … il modo “Bond n.9” di fare un fiorito agrumato e il modo “Goutal” di interpretare la stesa cosa sono indiscutibilmente molto diversi: è sempre un fiorito agrumato, ma è diverso. Tra l’altro, uno è un modo americano, l’altro è un modo europeo Non lo spiegare meglio di così, mi spiace).
E poi il nuovo, Andy Warhol's Silver Factory, un omaggio ai luoghi dove è nata la pop art. L’impressione mischia il calore dei divani in cuoio al freddo degli specchi alle pareti, all’aroma intenso dei sigari fumati a tarda notte discutendo d’arte. Intenso e con una nota amara, capisco che possa star meglio su un uomo, ma non è detto, visto che mi ha ricordato vagamente Bandit (un femminile molto indossato dagli uomini).
A questo punto, dopo 3-4 fragranze le note hanno iniziato a sovrapporsi e quella che mi è rimasta è l’impressione generale, l’impronta che sta alla base di tutte le creazioni. Un’impronta moderna, creativa e glamour. Spiego: chi ama i profumi di Cavalli, di Kenzo o di Dior -insomma, la profumeria contemporanea, quella che si trova in giro ora, quella di cui parlano i giornali - nei Bond n.9 ci troverà la stessa modernità, la stessa cura per il design, la stessa cultura dell’immagine a cui siamo abituati e che ha viziato i nostri sensi.
Bond n.9 non c’entra niente con la profumeria naturale, né vuole riproporre la cura artigianale del passato, e nemmeno l’esclusività del “personalizzato” o del “fatto a mano”. Ci sono molti modi di essere “artistici” e quelli di Bond hanno scelto di esplorare il loro modo, un modo fatto anche di paillettes e lustrini, ma con un’idea vincente dietro. In un mondo che rischia l’appiattimento, considero questo un esperimento riuscito bene.
Per mia curiosità ho chiesto a Celso Fadelli, fondatore di Intertrade –cioè, il distributore-, che mi stava gentilmente accompagnando e con cui ho passato un'oretta a chiacchierare (e lo ringrazio molto), quali sono i più venduti nel mondo: Eau de New York, Chinatown, Broadway Night e Wall Street.


Poi mi ha fatto conoscere le fragranze di Nasomatto, la sua ultima scommessa, di cui sembrava essere parecchio orgoglioso. Con ragione.
Ho provato l’assenzio, che mi ha letteralmente travolta: parte strano ma si evolve tantissimo, mi ha fatto fare un viaggio lungo almeno 4 ore. Boscoso e carnale, fresco e torrido, intenso ed etereo, virile e tenero… non credo di riuscire nemmeno a descriverlo, va provato, e rigorosamente sulla pelle. Tenete presente che a me ha torto le budella (è un complimento) e nel contempo, mi ha fatto sorridere per tutto il tempo che l’ho avuto addosso. Eccitazione pura. E ora non vedo l’ora di provare gli altri: sapete dove li posso trovare?

Segnalo il sito, che mi è piaciuto molto per l’originalità: http://www.nasomatto.com/

4 ottobre 2007

L'Olfattorio ha aperto a Firenze!


Siccome nella cartella stampa informativa della manifestazione (“Pitti Fragranze”) c’era anche l’invito per il nuovo Olfattorio appena inaugurato a Firenze, ci sono andata. Anzi ci siamo andati, mio marito e io. Si trova in una via molto elegante del centro, e ci si arriva tramite un piccolo passaggio con dei gradini in marmo; entri in un salone circolare e la prima cosa che fai è quella di dare un’occhiata generale: qui tutto tende al minimal, con colori chiari ed un ambiente raccolto, molto sobrio e raffinato, l’unico oggetto strabiliante è il bancone al centro della stanza, costituito da una bellissima lastra di marmo dorato con striature rosse, illuminata dal di dentro.
I ragazzi, Dario e Michele, sono davvero competentissimi e completamente innamorati del loro lavoro; ci hanno dedicato più di mezz’ora raccontandoci cose interessanti sui profumi che sceglievamo di provare. Il sistema del Bar à Parfums è lo stesso che c’è a Torino: spruzzi la fragranza in un cono di cartoncino, ci scrivi sopra cos’è e poi lo inserisci in un stelo di plastica. Il risultato è una flute di carta, che puoi annusare e “degustare” con calma, esattamente come se fosse un buon bianco di Gavi. Prima di uscire togli il cartoncino dallo stello, lo pieghi e te lo porti dietro. Se, arrivato a casa, hai avuto l’accortezza di mettere il cartoncino in un cassetto o in una borsa, ti ci ritroverai dentro un profumo piacevolissimo per almeno una-due settimane.
All’Olfattorio abbiamo rifatto il giro dei Parfums de Rosine e dei Different Company, dove io ho sbavato per il Gelsomino, e mio marito per l’Osmanto, che sono finiti dritti dritti nella wishlist. Poi i ragazzi ci hanno lasciato da soli a girare e annusare liberamente. Mi sembrava di essere a Mirabilandia, non riuscivo a smettere di sorridere.
Prima ho fatto la conoscenza di Heliotrope Blanc di Piver (un po’ troppo dolce per me), e poi ho portato mio marito ad incontrare per la prima volta le fragranze dell’Artisan Parfumeur. Abbiamo provato Passage d’Enfer, che con il suo incenso, spezie e legni bruciati mi piace ma non mi convince fino in fondo, Mure et Musc (che è uno dei suoi preferiti e potevo immaginarlo), e poi ho preso una sbandata per il meraviglioso Dzing! della Giacobetti. Insolito, eccitante come essere allo zoo (l’idea di base è proprio questa), e infilare la mano nella gabbia dei leoni –col cuore che batte forte per il gesto pericoloso. Dalla gabbia escono gli odori del pelo delle bestie e della paglia sporca, mentre l’elefante-star del circo si rotola nella sabbia poco lontano. Non pensavo che mi piacesse, l’ho provato per pura curiosità avendone sentito tanto parlare. E mi ha colpita al cuore per l’originalità, la visionarietà e la bravura dalla sua creatrice. Complimenti davvero, Giacobetti!
Poi abbiamo ho provato Dzonghka, che ci ha teletrasportati in un monastero del piccolo Stato del Bhutan, tra spezie estreme, fumi d’incenso e un fuoco di legna che arde nel freddo delle montagne dell’Himalaya. In realtà non ci sono mai stata in Bhutan, anche se mi piacerebbe da morire, ma quando un profumo si propone di parlare in una lingua diversa (Dzongka è il nome della lingua che parlano in Bhutan), e quella lingua si riesce a comprendere bene, se ne capiscono addirittura tutte le sfumature, è bene dirlo, perché significa che chi ha creato la fragranza ha fatto un buon lavoro. Poteva essere troppo pretenzioso, un esercizio intellettuale, invece mi è piaciuto anche questo, mi ha fatta vibrare.
Mio marito ha poi provato su di sé Bois d'Orient, che farebbe parte della linea per la casa, ma che sulla pelle lo ha fatto sospirare per la ricchezza delle spezie (cannella e chiodi di gofano) mischiate ai legni.
Anche qui c’è, in un vano a parte e protetta da un vetro, una collezione di antiche di scatole per cipria di tutte le marche, le storiche Caron, Guerlain, Shiseido, insieme a marche italiane e inglesi d’inizio ‘900. Certamente il contenuto era importante, ma già le scatole in sé sono oggetti stupendi. Quadrate, esagonali, tonde, smaltate, dipinte a mano, romantiche, raffinatissime, in stile Art Dèco, oppure con grafismi che sembrerebbero contemporanei e invece hanno oltre 50-60 anni. Mondo affascinante, quello delle ciprie.
Comunque, giusto per la cronaca, siamo usciti dall’Olfattorio sospirando, e pensando che dovremmo venirci almeno una volta al mese, per fare scorta di endorfine.

I “Sette Profumi Capitali”: l’installazione artistica del profumiere Cerizza


Nel pratone centrale avevo subito notato i sette piedistalli in legno bianco, con sopra le sette boccette. Nelle boccette, sette fragranze create per esemplificare le famiglie olfattive: Agrumata (con agrumi aspri, tipo limone), Floreale, Chypre (in un’interpretazione che ricordava vagamente lo Champagne, con un che di dolcemente frizzantino che la rendeva particolare), Ambrata (un’ambra dolce, lievemente saponosa, che mi ha ricordato l’ambra di Altromercato in vendita alla Bottega del Commercio Equo e Solidale, di cui ero innamorata e che non si trova più perché gli costa troppo produrla), Legnosa con tanto cedro e patchouli bilanciati benissimo, Cuoiata (leggermente affumicata, ma non pungente) e Fougère, a base di lavanda e cumarina.
Si trattava di annusarle tutte, votare la preferita e di mettere la scheda col voto in una piccola urna. Tra chi ha votato la famiglia vincente, ne veniva estratto a sorte un flacone.
Confesso che da un lato ci ho sperato, ma tanto sapevo già che avrebbe vinto la floreale (il giorno dopo ho chiesto, e ha vinto la fragranza chypre, seguita appunto dalla floreale), che in genere non mi risulta particolarmente gradita, anche se questa aveva un non so che di pungentino che le dava carattere.
Non mi ricordo se ho votato per l’ambrata o la legnosa, ma anche la cuoiata era buona! Con Diakranis abbiamo fatto qualche prova: chypre+cuoiata (piacevolissima!), fougere+legnosa (troppo forte, ma con le proporzioni giuste, magari…), floreale+ ambrata (idem). Mi è rimasta la curiosità di riprovarle, perché non ne ho trovata nemmeno una banale, eccessiva o mal fatta, anzi. Magari non saranno colpi di genio mozzafiato, ma le ho trovate originali e ognuna di loro col suo perché. Credo che potrei indossarle tutte e 7 (con spiccata preferenza per le mie solite famiglie preferite).
Chissà che non decidano di metterle sul mercato? Sarebbe bello trovare nei negozi un cofanettino con tutte le fragranze, così uno le può indossare singole oppure le mischia per trovare il suo mix personale. Dovremmo suggerirglielo, non credete?