29 novembre 2007

Armani Privè: Ambre Soie, Bois d'Encens, Eau de Jade, Pierre de Lune (2004)


L’altro giorno ho avuto occasione di provare alcuni profumi della linea Armani Privè: Ambre Soie, Pierre de Lune, Bois d’Encens e Eau de Jade. Il Marketing dice che queste fragranze sono state pensate direttamente da Armani per sè e per i suoi amici (ma secondo me Re Giorgio indossa piuttosto qualcosa di elegante/originale/senza tempo: tipo Ten -Knize-, Kyoto o Jaisalmer -CDG- o Rose d'Homme -Le Parfums de Rosine-).

Comunque: l’ambra l'ho sentita piuttosto originale e "di carattere", aromatica e pungentina per un fondo di spezie piuttosto forti (zenzero, cannella e chiodi di garofano); anche se non è la MIA ambra, l'ho gradita anche per una nota di patchouli che si sente chiara e forte fin dall'inizio. Ho sentito anche della liquirizia che nella piramide non c'è, quindi suppongo che nell'accordo speziato ci sia qualche componenente che me la ricorda. Credo che potrebbe fare meraviglie sulla pelle di un uomo: la prossima volta, anzichè su di me, faccio spruzzare su di lui.

Nel Bois d’Encens l’incenso è molto presente e deciso, senza fronzoli o liturgie clericali: un bell'incenso "secco on the rocks". Ci pensa un accordo di vetiver e schinus molle (una varietà di albero del pepe) a regalargli un che di insolito e quasi piccante.

Pierre de Lune è un fiorito etereo di violetta e note verdi nel quale figura il Belambre, una nuova molecola che dovrebbe unire un'ambra delicatissima con un lontano sentore legnoso. Evanescente, troppo evanescente.

L’Eau de Jade è un fiorito di neroli, inumidito da una pioggia fresca di agrumi addolcita da un'ombra vanigliata.

Nonostante la curiosità e l'aspettativa fossero alte, non avevo abbastanza polsi e braccia per provare anche Cuir Amethyste (e sui gomiti... dopo le esperienze egiziane lasciamo stare, vah!). Ma di certo lo proverò.

Detto questo, e detto in questo modo, si sarà capito che non mi sono emozionata un granchè. In effetti non sono nemmeno riuscita a capire se mi sono piaciuti davvero o no. Però, siccome non avevo lo stimolo costante ad annusarmi i polsi, immagino di no.

Ho sentito una ricerca di raffinatezza, di originalità ed esclusività a tutti i costi, però questo è andato a scapito di altre qualità che invece nei profumi io cerco. Mi sono sembrati sofisticati e rarefatti, con contorni indefiniti, come se non fossero cuciti bene e scappassero un po’ da tutti i lati. Si affollano in una prima mezz’ora che si presenta vivace e interessante, ma poi non approfondiscono: si appiattiscono e restano lì (nemmeno tanto a lungo). Un bell'esercizio di stile, ma senza un'anima che li faccia vibrare: la qualità e lo stile sono all'altezza del nome che portano, ma... mi sembrano un po’ sopravvalutati, ecco.

17 novembre 2007

Profumi al freddo


Più o meno sempre, a questo punto dell’anno, il vento diventa freddo, ho bisogno che la temperatura dell’acqua della doccia sia più alta, e in casa inizio ad indossare calzettoni di lana. Allora anche le fragranze sulla mia mensola cambiano posizione. Adesso davanti ci sono (in nessun ordine particolare):
Ambre Precieux MPG
Imperial Opoponax (Les Nereides)
Fumerie Turque di Serge Lutens/Chris Sheldrake
Musc, Bruno Acampora
Habanita, Molinard
Tiarè St. Barth
Baghari di R. Piguet
L’Eau d’Hiver (F. Malle)
Black Orchid (Tom Ford)
Samsara di Guerlain
e in seconda fila tutti gli altri.

L’Ambra di MPG e l’Opoponax delle Nereides sono quanto di meglio si può trovare per scaldarsi il sangue: l’ambra ha un carattere più deciso e l’opoponax è una carezza con un guanto di seta, mentre Fumerie Turque mi porta il sole dentro, mi fa sorridere. Habanita mi trasporta all’Avana, in una notte silenziosa, tra odori di sigaro e piantagioni di spezie che mandano zaffate profumate sotto il mio balcone.
Baghari mi ricopre la pelle di morbide piume di struzzo, e Black Orchid mi scalda con un sontuoso mantello di velluto viola. Usare il tiarè d’inverno è un invito alla gioia, quello di St. Barth è straordinario, dura tutto il giorno, trasferisce i pensieri su una spiaggia bianca a riposarsi nel silenzio. Il Muschio di Acampora riporta al qui e ora, alla necessità di lasciar libero il felino che è in noi. Recentemente ho comprato su un sito l’estratto, versione vintage, di Samsara (Guerlain). Opulento e narcotico, essendo così caldo e intenso è proprio ora che si può gustare al meglio. L’Eau d’Hiver è la mia ultima scoperta, confortante e dolce, una coccola che mi aiuta a restare serena e positiva anche in questa parte dell’anno (che io non amo particolarmente).


E i vostri?


Foto: "Rickshaw under the rain" di Fan Ho, http://www.modernbook.com/

12 novembre 2007

Coromandel (Chanel, 2006)


Durante il mio giretto romano sono andata alla boutique Chanel a provare i nuovi 6 “Esclusifs”, che mi incuriosivano parecchio e che qui non trovo.


Devo dire che l’impressione generale di questi 6 profumi è stata positiva: li ho sentiti creativi, nuovi, non ce n’è stato nemmeno uno che mi abbia delusa: Jacques Polge ha portato un soffio creativo interessante, rispettando nel contempo quell’allure tipico di Chanel che agli ultimi usciti (Chance, Allure) secondo me mancava.


In particolare mi ha colpita Coromandel; dalle recensioni che avevo letto mi aspettavo di sentire un patchouli brillante e femminile, come “Channellizzato”, e invece sono rimasta sorpresa. Appena spruzzato risulta strano: ruvido, amaro, mi ha spiazzata perché non ha tentato di sedurmi, anzi mi ha quasi ignorata ed è andato dritto per la sua strada, con agrumi e incenso da dividere equamente tra uomini e donne.
Ma poco dopo il patchouli ha iniziato a smussare i suoi angoli diffondendo una boscosità vellutata e resinosa, femminile ma con temperamento, e quella ha catturato la mia attenzione. Non riuscivo a smettere di annusarmi.

Dopo una mezz’ora il profumo si è trasformato ancora, diventando ulteriormente polveroso e carezzevole, quasi ambrato, con un finale forse di benzoino e fava tonka che è durato molto a lungo, per essere un edt, con un sillage molto discreto e di gran classe. Capirete che a questo punto ero completamente sua...

Questo profumo mi ha fatto fare un viaggio olfattivo ricco, originale, imprevedibile, eccitante. E insieme, mi ha fatta sentire bella e seducente, ben centrata a terra.

Però, però, però... ahh (sospiro) vendono solo l’edt 200 ml, a 180 Euro. Chissà perché. Forse pensano (sperano?) che uno se ne asperga generosamente più volte al giorno e finisca velocemente la bottiglia? Forse perché il costo così alto previene l’acquisto da parte dei comuni mortali, riservandolo a pochi ed eletti trendsetter? Perchè solo edt e non una bella edp? Vogliono che ci abituiamo all'edt così quando uscirà una meravigliosamente intensa edp, noi poveri drogati non potremo fare altro se non buttarci sopra, desiderandola selvaggiamente? Mah.

Comunque, se qualcuno decide di volerne 100 ml, potremmo comprarlo a metà. Insieme ai suoi 100 ml gli lascio volentieri anche la bottiglia e la scatola: a me importa solo il succo.

6 novembre 2007

L'Eau d'Hiver (Editions des Parfums F. Malle)



Quando Monsieur Ellena ha creato l’Eau d’Hiver per le Editions des Parfums dell'illuminato Frederick Malle, ha pensato di omaggiare Apres L’Ondèe di Guerlain.
Non nella composizione, che in effetti non somiglia molto, ma nel mood.

Apres l’Ondèe è un profumo non "di carne" ma "di spirito", un profumo essenziale, uno stato d'animo da indossare. L’Eau d’Hiver... anche.

Entrambi sono profumi “freddi” capaci però di dare grande conforto, ed entrambi sono soffusi di una malinconica dolcezza.

La piramide dell’Eau d’Hiver riporta eliotropio, iris, miele, io ci aggiungerei anche mandorle ed una punta d’anice. Ma non pensate ad un insieme zuccheroso o soffocante: in realtà la dolcezza, qui, significa tenerezza.
L'accordo di mandorle, eliotropio e miele crea un sottofondo rarefatto, carezzevole, su cui spicca l'unico tono acuto, seppure appena sussurrato, portato dall'anice mentre l’iris avvolge tutta la composizione in un velo polveroso.

L’insieme risulta di un tenerezza commovente, fragile come un bicchiere di cristallo tanto sottile da sciogliersi in mano.


Monsieur Ellena ha una predilezione per fragranze cristalline e minimali: Bois Farine dell'Artisan Parfumeur, in qualche modo sento che appartiene alla stessa famiglia dell'Eau d'Hiver; Divine Bergamote, Rose Poivrèe e Bois d'Iris di The Different Company, Un Jardin sur le Nil di Hermes sono altre sue creazioni che suggeriscono una luminosa essenzialità. In questo, posso dire che l’Eau d’Hiver è davvero perfetto: è pura luce.

La sensazione nell'indossarlo è quella di un raggio di sole che intiepidisce una guancia per un attimo... e poi passa oltre. Me ne sono innamorata subito, anche se è completamente diverso dai profumi intensi che piacciono a me.

La persistenza è davvero minima; ma mi sento incline al perdono visto che, in questo caso, l’evanescenza è parte del suo fascino.



La foto è del fotografo Fan Ho (http://www.modernbook.com/)