29 settembre 2008

Donna Moderna.com


Ho inserito una sezione "Parlano di B&B" in cui ho raccolto le voci dei mass media (radio e riviste) che parlano del nostro angolino profumato.

C'erano state già radio 101 e Rai2, oggi scrivo di Donna Moderna.com, che parlando della manifestazione "Pitti Immagine Fragranze" suggerisce di venire a visitare il blog.
Per andare sulla pagina, potete cliccare qui!

Oppure copiate l'indirizzo qui sotto http://www.donnamoderna.com/farmi_bella/Viso-e-corpo/pagina_articolo/farmibella/pitti-fragranze-cosa-c’e-di-nuovo.html

26 settembre 2008

Intervista/Interview: Pierre Guillaume (Parfumerie Generale)

PLEASE SCROLL DOWN FOR ENGLISH TEXT!

Pierre è una gioia a parlarci. Perché s’interessa di tutto in un modo serio e insieme divertito. Ha l’aria di uno che si sta ancora domandando perché la gente si ostini a volerlo intervistare. Dà l’idea che le fragranze che compone siano un suo divertimento privato, più che un business. E questo mi è piaciuto molto. Ma perché ogni volta che intervisto qualcuno di cui ammiro il lavoro, poi va a finire che lo ammiro anche come persona? Forse perché nella profumeria non puoi fingere?
Voglio dire, barare con le parole è abbastanza facile, con la pittura già meno, con la musica ancora meno (quel che sei, “suona” e non ci puoi fare niente), e con il naso ancora meno. Forse. Ci sto ancora pensando ed eventuali contributi alla riflessione sono i benvenuti.

La prima cosa che gli ho chiesto è la visione dietro alle sue fragranze e lui mi ha raccontato che più che avere una visione, ha un leit motiv: l’originalità. Quel che desidera è fare qualcosa di diverso, qualcosa che sia riconoscibilmente suo. Ogni volta che sta seguendo un’idea e ha una fragranza già mezza imbastita, la fa annusare ai suoi amici e parenti: se gli dicono “Ah questo mi ricorda quel tal profumo XYZ” lui lo interrompe e lo cestina, perché evidentemente non abbastanza originale per i suoi gusti.
Il concetto su cui batte più volte, che io sento che gli interessa davvero farmi capire, è che lui non desidera ricreare la Natura o delle impressioni naturali, lui desidera semplicemente portare alla nostra soglia d’attenzione qualcosa che la Natura ha costruito –perfettamente- e di cui forse non ci siamo accorti. Attraverso le sue fragranze, vuole portare alla soglia di un’attenzione consapevole quello che la Natura ha creato per noi. Come l’aroma dei capelli di un neonato, che si trova nel Louanges. Voleva mettere insieme il profumo della felicità assoluta, così ha pensato che uno dei momenti più felici nella vita di una persona è quando scopre che un bimbo è in arrivo e che diventerà genitore. Così, ha fatto analizzare il capello del suo figlioccio appena nato e dentro ci ha trovato una serie di cose inaspettate (tra cui la banana), molte delle quali poi sono finite nel suo profumo. Mentre lo provavo mi ha raccontato che in questo profumo ci sono alcuni elementi legati a riti sacri: l’incenso della tradizione cattolica, il benzoino di quella orientale, il legno di guaiaco, che è il materiale di cui –si dice- era costruita l’Arca di Noè. Eppoi la neroli che protegge le sposine -credenza che ha creato la tradizione dei fiori d’arancio per i matrimoni- e i gigli bianchi, simbolo di purezza. Louanges però (mio modestissimo parere) di puro e religioso non ha nulla, secondo me invece è potentemente sensuale e conturbante. E bello!
Allora gli ho chiesto quali sono i componenti con cui gli piace lavorare e mi ha detto che all’inizio, essendo un chimico di tutt’altro settore, lui non conosceva nessun componente odoroso. Non avendo mai studiato profumeria, non aveva una formazione classica da “naso”e quindi gli olii essenziali, le assolute, le molecole sintetiche, non le conosceva. Quando ha iniziato a comporre la sua prima fragranza, Cozè, usò quasi tutti i componenti che aveva imparato fino ad allora: 62 su 68. Per Cuir Venenum gli ingredienti furono ben 222 (ha studiato molto…), mentre in Jardin de Kerylos gli ingredienti si riducono di nuovo: solo 15.
Gli piace molto il cashmeran, e qui concordiamo sul fatto che regali ricchezza e complessità alle fragranze, in Aomassai ne ha messo ben il 9%, ed il risultato è un boscoso muschiato particolare, caldo e legnosissimo.
I nomi sono evocativi, li scegli tu?
Sì. Sono ricordi, giochi di parole, che evocano qualcosa che per me ha un significato ed un rapporto diretto con la fragranza. Ad esempio Cadjmere è un mix tra le parole cashimr, mare e madre: come l’abbraccio caldo di un pullover o di una mamma, e l’abbraccio del mare), i Jardin de Kerylos sono un luogo reale, Felanilla è un mix tra la parola felino e la parola vaniglia e così via. Drama Nuuit suona bene, è il nome di un locale di Parigi (ma non vi dirò quali attività vi si volgono dentro).
Alla domanda “Quali profumi indossi?” risponde sorridendo che lui indossa solo quello che sta componendo, per studiarne l’evoluzione sulla pelle, la persistenza, l’uscita delle note ecc. e quindi la pelle gli serve per scopi “lavorativi”.
Poi mi ha presentato le due fragranze nuove: Felanilla e Drama Nuuit. Per la parte "vaniglia" di Felanilla ha usato l’orchidea (lo stesso concetto di vaniglia fresca e fiorita di Vanilia dell’Artisan Parfumeur), ma qui è affiancata all’animalys, una molecola che dà un’idea di “pelliccia”, che si lega a spezie e legno di guaiaco in un gioco dolce/fresco non immediatamente accattivante, che si scopre meglio dopo un pò. Il secondo è un gelsomino insolito, sembra messo sotto un neon fluorescente. Particolare, lui ci punta tantissimo perché non è decisamente maschile né femminile, e va bene a tutte le ore ed in qualsiasi circostanza (da gentleman quale è, lui dice “va benissimo per la cena, ma anche per il dopocena”). Lo abbiamo provato su di lui (io avevo profumi già fin sui capelli!), e sulla pelle si trasforma parecchio rispetto alla mouillette.

Abbiamo chiacchierato anche del lavoro e di quanto tempo dedichiamo alle passioni, e siccome la sua passione principale è il suo lavoro, lavora circa 12 ore al giorno e arriva alla sera esausto e senza energie per fare nient’altro. Per ora, perché non sa se la sua curiosità e la sua voglia di fare cose che lo mettono alla prova, gli permetteranno di stabilirsi definitivamente nel mondo delle fragranze! Sta programmando un altro paio di uscite, tra cui una ispirata alla Sicilia e poi… vedrà. E noi vedremo.
Gli artisti il cui lavoro lo ispira, in campi diversi, sono Alberto Morillas (M7 di YSL, Omnia di Bulgari, cK One di C. Klein, Le Baiser du Dragon per Cartier) e Annick Mènardo (Hypnotic Poison di Dior, Lolita Lempicka) nell’ambito della profumeria, Gustav Klimt e Tamara de Lempicka per quanto riguarda la pittura, Newton e Roversi per la fotografia (oltre a due giovani, Giraudel e Tanguy), Karl Lagerfeld per la moda. “Lo seguo da tanti anni e ogni volta riesce a creare sempre qualcosa che mi sorprende, qualcosa di completamente diverso dalla collezione precedente. Nella musica Madonna, perché ha una straordinaria capacità di reinventare continuamente sé stessa, creando e ricreando personaggi e generi sempre nuovi. Sono andato a sentire il suo concerto un paio di settimane fa, e sebbene l’ultimo album non mi abbia fatto impazzire, lo spettacolo mi è piaciuto molto, è lei l’ultima vera Star dello spettacolo”.
Ringrazio moltissimo Pierre per avermi dedicato tanto tempo ed energie, per me è stato davvero un piacere fare la sua conoscenza!
ps
C'è anche una breve intervista video, ve la posterò più avanti....
ENGLISH TEXT
Pierre is a joy to meet. Because he’s interested in everything and keeps asking both serious and funny questions, and seems to be still wondering why people persist in wanting to interview him. His ways convey the idea that fragrances are his own private fun rather than business. Frankly, I liked a lot. Why every time I interview someone whose work I admire, then I get to appreciate also the person? May be because with perfume you can’t pretend? I mean, cheating with words is quite easy, everybody learns how to do it sooner or later; cheating with painting is less easy, with the music is even less easy (what you are, resonates in your music and you can’t disguise), but the nose never fails to smell a fake. Maybe. I'm still meditating on this and contributions are very welcome. The first thing I asked Pierre concerned the vision behind his fragrances: he told me that more than a vision, his perfumes share a leit motiv: originality. He wishes to do something different, something that is recognizably his. Every time he’s composing a scent he asks his friends and family to smell it even at early stages: if they say "Oh this reminds me of that perfume XYZ" he trashes it because evidently not enough original for his tastes. This is a concept he highlights several times, I sense that he really wants me to understand this fully. His aim in perfumery is not to recreate natural impressions, he just wants to bring to our attention something that Nature has built -perfectly- and which generally passes unnoticed. By his fragrances, he tries to help us become aware of what Nature has created for us. Like, for example, the hair smell of a newborn baby, which he used in his Louanges perfume. He wanted to confection the fragrance of absolute happiness, so he thought that one of the happiest moments in a person's life is when he/she discovers that a baby is coming into his/her life.
So, he analyzed the hair of his newborn son-in-law finding a bunch of unexpected things (including banana), many of which later ended up in his scent. While trying it, he explained to me that he used some materials related to religious rituals: incense of the catholic tradition, benjoin of oriental rituals, guaiac wood, which is the material which -they say- Noah’s ark was made of. And then neroli which traditionally protects brides –the use of orange flowers in weddings is an output of this ancient tradition- and white lilies as symbol of purity. But Louanges (my modest opinion) has nothing of pure religion, I got it as powerfully sensual and provocative. And beautiful! Then I asked him which components he likes to work with. He explained that at the beginning, being a chemical of another industry not related to perfumery, he didn’t know any odorous component. He had no classical “nose” training and didn’t know essential oils, absolutes or synthetic molecules. When he started composing his first fragrance, Cozè, he used almost all the materials he had learned until then: 62 out of 68. In Cuir Venenum there are already 222, while in Jardin de Kerylos ingredients are reduced again to only 15. He loves cashmeran, we both enjoy the richness and complexity of this note; in Aomassai he dosed it at 9%, with a particular woody musky, very warm result. The names are evocative, do you choose them? Yes, they are play on words, or evoke something in me that shares a meaning and a direct relationship with the fragrance. For example Cadjmere is a mix of the words cashimr, sea (mer), and mother (mere): as the embrace of a warm sweater, of a mother, of the sea. Jardin de Kerylos is a real place, Felanilla is a mix of the word “feline” and the word vanilla and so on. Drama Nuui sounds good, is the name of a Lounge bar in Paris (but I won’t tell you what activities take place inside). When asked "What scents do you usually wear?" He answers that he wears only what he is composing to study the evolution on the skin, the persistence, the release of notes, etc.. thus skin serves him as a “job device”.
Then I was introduced to his two new fragrances: Felanilla and Drama Nuui. For the "vanilla" aspect of Felanilla he used orchid (the same concept of real orchid flower as in Vanilia by L’Artisan Parfumeur), but he’s moulded it into animalys, a molecule that conveys a "fur" idea. This accord binds to spices and Guaiac wood in a sweet/cool balance not immediately catchy, but thoroughly enjoyable after just a little bit. The latter is an unusual jasmine, like laid under a fluorescent neon. He loves the fact it isn’t decidedly masculine nor feminine, but wearable at all hours and in all circumstances (he gentlemanly says "it’s good for dinner, but also after dinner ;-)"). We also talked of how much time we devote to work and to passions, and because his main passion is his work, he works about 12 hours a day and in the evening he’s exhausted and without energy to do anything else. For now, he doesn’t know whether his curiosity and desire to challenge himself will enable him to settle permanently in the world of fragrances! He’s planning another couple of releases, including one inspired to Sicily and then he’ll see... And we'll see with him. Artists whose work inspires him, in different fields, are Alberto Morillas (M7 for YSL, Omnia for Bulgari, CK One for C. Klein, Le Baiser du Dragon for Cartier) and Annick Menardo (Hypnotic Poison for Dior, Lolita Lempicka); Gustav Klimt and Tamara de Lempicka as far as painting is concerned, Newton and Roversi for photography (as well as two young artists, Giraudel and Tanguy), Karl Lagerfeld for fashion. "I’ve been following him for so many years. It’s amazing how he manages to create something that always surprises me, something completely different from the previous collection. Madonna in music, because she shows an extraordinary ability to continually reinvent herself, creating and recreating characters and new genres. I went to see her concert a couple of weeks ago, and although I didn’t go crazy for her last work, I really enjoyed the show; she’s the last real Diva in the showbiz". Thank you very much Pierre for having devoted so much time and energy to me. It was really a pleasure to know you!

ps There is also a short video interview in English, I’ll post it later

19 settembre 2008

Ciao

"Ciao" è il titolo del post con cui Andy Tauer ci informa che non spedirà più in Italia. Troppo difficile far arrivare i profumi qui. La dogana se li tiene mesi in deposito e poi glieli rinvia, oppure non glieli rinvia ma non li consegna nemmeno. Qualche volta, dopo i solleciti di qualche destinatario deluso, ha provato a rimandare un secondo flacone perdendo anche quello. Con la sua produzione limitata, così non ce la fa proprio e deve rinunciare, anche se gli dispiace molto.
Qualcuno gli ha suggerito di scrivere alla Direzione delle Poste italiane per segnalare questo disguido, in modo che possano risolverlo. Non sapevo se ridere o mettermi a piangere. Un servizio che in altri Paesi sembra ovvio, qui da noi è ancora tutto da conquistare. Persino la RAI ha fatto servizi in tv sul malfunzionamento delle Poste. Ma per ora, la situazione è ben lontana dal potersi definire civile. Trovate il post di Andy qui

Al grido di "Peace and Perfume!" (chi leggerà i commenti al post di Andy capirà il perchè), vi saluto.

ps
Per fortuna ci sono due fatti da considerare:
- 1 Andy sta pensando al piano B
- 2 come sapete, mi capita di passare da Zurigo una o due volte l'anno...

15 settembre 2008

Un video, una lista, un lungo grazie

Vi posto un piccolo video che vi farà capire l'atmosfera di questi tre giorni:

video

Alla fine, se devo fare un bilancio di tutte le nuove fragranze annusate, quelle che mi hanno entusiasmato davvero sono:
Lyric di Amouage,
1270 di Frapin,
Baume du Doge dei Parfums d’Italie.

Fragranze che mi sono piaciute e che voglio ritestare con calma:
Felanilla di Parfumerie Generale,
Cardinale di Heeley,
Perle di Bianca,
Mukhallat di Montale.

Fragranze non nuove che mi hanno entusiasmato:
Alamut di Villoresi
Bal Musquè di Nez à Nez
Louanges Dangereuses di Parfumerie Generale

Sono solo i miei personalissimi pareri, sia chiaro. Tutti gli altri pareri e commenti sono più che benvenuti, parliamone insieme.

Sono felice di avere tanti ringraziamenti da fare.
Innanzitutto Agostino Poletto e il suo team di Pitti Fragranze per avermi invitata a testimoniare sul blog la loro bellissima rassegna, e specialmente Anna Pia Giovacchini, che vede un chilometro avanti a chiunque (e avendo parlato di lei con più di qualcuno posso testimoniare che è un pregio che le riconoscono in tanti) e Francesca Di Stefano, guida, sostenitrice e aiuto preziosissimo.

Un grazie dal cuore anche a tutte le persone (nasi creatori, direttori creativi, distributori delle linee, p.r., proprietari di negozi), che mi hanno dedicato tempo, energie ed entusiasmo per farmi scoprire i loro preziosi elisir: sappiate che ogni parola che avete speso con me ha valore anche per altri che la possono leggere, e così far diventare patrimonio di tutti. Creare cultura non è mai tempo sprecato, grazie per averlo capito.

Eppoi voglio ringraziare e salutare i miei amici del blog, tutti voi che avete scritto e in particolare quelli che poi sono venuti, perché ogni volta che vi incontro il tempo trascorre alla velocità della luce; significa che sto proprio bene. Mi piacete tanto, sono contenta che arricchiate la mia vita con le vostre opinioni, le vostre visioni, la vostra allegria, passione e curiosità. Grazie.

Eau d'Italie, Biotea


Poi ho voluto far conoscere anche ad Adjiumi e Marinella il nuovo Eau d’Italie, Baume du Doge; anche loro lo hanno apprezzato molto, e io mi sono davvero ri-entusiasmata per questa fragranza. Abbiamo incontrato Sebastian Alvarez Murena, proprietario della linea e, con la moglie, dell’Hotel Le Sirenuse di Positano. La linea di profumi nacque dal desiderio di creare un fragranza che caratterizzasse l’Hotel e che si trovasse in vendita solo lì. Visto il successo e il fascino dell’impresa la cosa proseguì con altre fragranze, tutte create dallo stesso autore, Bertrand Duchafour (Timbuktu e Dzonghka dell’Artisan Parfumeur tra gli altri). Baume du Doge apre con arancio dolce e bergamotto e poi cannella, coriandolo, noce moscata, zafferano, incenso, mirra, benzoino e vetiver. Il suo nome deriva dalle palline aromatizzate alle spezie che a Venezia, nei tempi della peste, si portavano addosso per scongiurare il contagio con il loro potere battericida. Ho riprovato la Magnolia Romana su cui ieri avevo un po’ sorvolato; Sebastian ci ha raccontato che ci hanno messo tanto tempo e tante discussioni prima di arrivare al risultato, e cioè ricreare la sensazione di un parco di alberi fioriti, come quello di Villa Borghese in cui lui va a correre. Ma nonostante la spiegazione, non ci ha convinti. L’abbiamo sentita un gradino sotto alle altre fragranze della linea, che a modo loro sono tutte speciali (ma so che ha già degli estimatori, qui).

Per fare una pausa abbiamo partecipato al gioco proposto da Fragranze in collaborazione con il profumiere Cerizza. All’ingresso dello stand c’erano le sette fragranze “I sette profumi Capitali” create l’anno scorso di cui avevo parlato qui. E poi c’erano due sale, una dedicata alla rosa e l’altra alla peonia, con flaconcini nei quali c’erano cinque accordi che si dovevano identificare e scrivere su un foglio che ti davano all’ingresso. Accordi tipo geranio e rosa, oppure rosa e canfora, oppure rosa, gelsomino e vetiver. Divertente, chissà se abbiamo indovinato, abbiamo consegnato risposte così diverse!

Poi siamo andati a visitare il tendone di Biotea, che importa tè pregiati ed accessori per il rito del tè (il loro sito è qui).
Edoardo ci ha affascinati con aromi forti e delicati e mentre ci preparava diversi tipi di tè per farceli assaporare uno dopo l’altro, ci raccontava della cerimonia del tè, delle proprietà di questa pianta coltivata da tempo immemorabile, delle qualità cinesi, indiane, di Ceylon. Così ho scoperto che il tè si prepara usando un’unica variètà di pianta, la camelia sinensis, e che è solo la fermentazione che rende diversi i tè: una fermentazione completa produce il tè nero nelle diverse varietà, una fermentazione parziale in varie gradazioni dà vita ai tè verdi e bianchi. Il tè verde e bianco si prepara usando acqua non bollente per non disperderne le preziose proprietà e per non renderlo amaro, mentre il tè nero sopporta l’acqua bollente. In ogni caso, le foglie vanno lavate con l’acqua calda, poi l’acqua si butta e dalle foglie che nel frattempo si sono aperte e hanno iniziato a emanare i loro aromi, si ricavano anche più infusioni. L’importante è non lasciare le foglie in ammollo più di 40-45 secondi.

E improvvisamente era già ora di salutarci, la giornata era quasi conclusa e avevamo treni da prendere per tornare a casa, ma ci rivedremo presto. Sono sicura.

Odori, Juliet has a Gun, Miller Harris, Lexington Avenue (Bond N.9)


E così finalmente ho conosciuto Adjiumi! L’altro giorno mi ha scritto se poteva raggiungermi domenica con Marinella, quando l’evento non era aperto al pubblico, io ho chiesto il permesso e così ci siamo incontrati di persona. Adjiumi posso dire che bella persona che sei? Lo sapevo, eh, ma la conferma è arrivata come un bel regalo. Da quando ho iniziato a scrivere questo blog nella mia vita sono entrate solo persone speciali, mi sento una privilegiata.
Abbiamo subito iniziato a sniffare le fragranze distribuite da Herbarium: Bond n.9 presentava il nuovo Lexington Avenue, che ci è piaciuto per quel cuore floreale (peonia?) trafitto da una punta di anice che lo rende un po’ snob. Siamo rimasti piacevolmente colpiti anche dal Petit Grain e soprattutto dal Vetiver di Miller Harris, serie nera. Un Vetiver verde e secco con una punta di pepe che voglio assolutamente riprovare.
Poi abbiamo testato il nuovo Creed, Love in Black, decisamente più interessante del suo fratello “In White”, una violetta corposa con un fondo di cuoio molto raffinata. Da ritestare anche questo.

Poi vincendo un po’ di pregiudizio rispetto al nome e al concetto ci siamo diretti verso lo spazio di Juliet Has a Gun, Maison fondata da Romano Ricci, bisnipote di Nina Ricci. Suo nonno, figlio della stilista, aveva fondato la divisione Bellezza della Maison Ricci, e il nipote ha evidentemente ereditato la passione di suo nonno. I nomi sono Miss Charming, Lady Vengeance e la nuova, Citizen Queen. L’idea che Giulietta abbia una pistola la rende una donna più moderna (!), meno romantica e più determinata, e Romeo dovrebbe stare in guardia e comportarsi bene. Mah, continuo a non gradire questo concetto, ma ho provato le fragranze e una mi è piaciuta. La prima è dedicata ad una Giulietta minorenne, dalla femminilità ancora acerba ed è un fruttato-fiorito di muschio e rosa del Marocco: la seconda è dedicata ad una Giulietta adulta, capace di indossare patchouli e rosa in una fragranza spessa e intensa. Queste due non mi hanno ispirato particolarmente, ma la terza sì, parla di una Giulietta ultratrentenne, che ha una personalità forte, ha risolto molti problemi giovanili, forse è già mamma, e comunque se la gode. Molto piacevole, fiorito, femminile, mi ha detto qualcosa, e vorrei ritestarlo con calma.
Poi abbiamo incontrato Enzo Galardi. Enzo è il creatore di alcune delle fragranze di cui abbiamo parlato tanto qui nel blog: BOIS 1920 e la linea Odori. Per prima cosa -mentre Marinella si emoziona per l'incontro - gli faccio i complimenti per queste due linee e gli spiego che qui da noi di BOIS 1920 se ne è parlato spesso, (di Odori meno ma ne parleremo, eccome se ne parleremo…). Poi gli dico che ogni volta che mi spruzzo il suo meraviglioso Tabacco, col suo flacone extralarge, bellissimo, artigianale ma difficile da maneggiare, ho una paura boia che mi cada e si rompa, e lui capisce benissimo che, più che la sovrabbondanza di aroma che invaderebbe la stanza, mi dispiacerebbe sprecare il contenuto. E sembra veramente colpito dal fatto che io dia così tanta attenzione alla sua creazione. In realtà il flacone, è grande perché a lui piaceva l’idea di racchiudere il flacone di vetro in un perimetro di legno e chiuderlo con un grande tappo di cuoio, entrambi realizzazioni di artigiani toscani; gli piaceva perché sono due prodotti della sua terra, e i profumi della linea Odori sono appunto dedicati ad aromi storici di Firenze: il Tabacco, il Cuoio, gli Odori, l’Iris, lo Zafferano e lo Spigo. Le sue fragranze si vendono in tutto il mondo, e ci racconta che le più amate sono il Classic 1920, poi il Sushi Imperiale e Agrumi Amari.
Ci tengo a estendere a tutti il suo ringraziamento per quello che facciamo, noi appassionati internauti; anche lui è convinto che parlare di profumi e scambiarsi competenze e valutazioni permette alla cultura legata alle fragranze di espandersi, di allargarsi come una macchia d‘olio. Questo conviene a chi produce e distribuisce le fragranze, perché più persone conoscono la profumeria artistica più il volume d’affari cresce, e conviene a noi che quando impariamo a valutare personalmente e in maniera critica quello che abbiamo sotto il naso, è difficile che comperiamo fregature a prezzi esorbitanti e inoltre, lo diciamo sempre, più bellezza e piacere entrano nella vita delle persone, e meglio è per tutti.

Ps
mi sono sentita scema quando mi ha detto che sua figlia, su cui lui ha testato la grandezza del flacone, non ha avuto problemi a usarlo per profumarsi, prendendolo con DUE MANI.

14 settembre 2008

Amouage, Heeley


La penultima parte della giornata è stata dedicata alla scoperta delle fragranze Amouage. Abbiamo accolto l’invito di Stefania e siamo andati a scoprire queste fragranze all’Hotel Villa Medici. Stefania, che oltre ad essere una miniera di informazioni e cultura è pure una persona gentilissima e sorridente, ci ha accolto con un piccolo gioco profumato che aveva preparato per farci scoprire quattro accordi base (chyprè, ambrato, orientale, fiorito/aldeidato) per poi rintracciarli all’interno delle fragranze Amouage.

Della mia passione per Reflection (pur femme e pour homme, mi fanno sospirare entrambi) avevo già raccontato, e stamane mi sono innamorata anche del nuovo, Lyric, ispirato a Maria Callas. Sangue e rose (e infatti il flacone è rosso e sulla scatola è disegnata una rosa). Passione, talento e dramma; fiori, spezie ed un fondo ambrato che dura un’eternità e ti si avvolge addosso come un plaid di cachemire. Questa fragranza è classe da indossare, lusso liquido. Anche Jubilation è buono, anzi direi di più. L’ho annusato a pelle e non ne ho potuto seguire il drydown (la pelle non era la mia), ma conto di farlo al più presto. Di tutti, solo Gold continua a non piacermi. L’avevo già scritto. E’ l’unico che proprio non riesco ad apprezzare. Come First di Van Cleef and Arpels, lavoro giovanile di Ellena che secondo me gli somiglia nello stile (siamo a metà anni ’80...) . Ha una qualità eccessiva, troppo squillante. Se qualcuno lo indossa con gioia e ha voglia di dirmi com’è su di lui/lei…io l’ho sentito eccessivo per il mio gusto, ma magari c’è qualcosa che non ho capito.
D’altronde è la sua intenzione precisa, di essere proprio così; la linea Amouage nacque quasi trent’anni fa da un desiderio del Sultano dell’Oman, che chiamò nientemeno che Guy Robert per creare le fragranze. Non gli diede né un range di prezzo delle materie prime né gli impose quanto dovesse costare la formula. Così lui fu libero di lavorare con tutti gli ingredienti migliori, più costosi e particolari, quelli con cui ogni artigiano profumiere sogna di poter lavorare. Se leggete il suo libro "Les sens du Parfum - I sensi del profumo" ne parla come di un sogno che si avvera.
I prodotti Amouage (profumi, creme corpo, profumatori per l’ambiente) sono destinati ad una fascia alta, decisamente amante del lusso e della qualità estrema. E anche un po’ "flashy", cioè con un filo di ostentazione, e chi è stato negli Emirati Arabi Uniti si sarà accorto che è una questione culturale. Quindi i flaconi sono di vetro, argento, e lavorati in maniera squisita come sculture artistiche. I ragazzi di Finmark, poi (i distributori), sono stati davvero cortesi, preparatissimi e innamoratri del loro lavoro, è stato un piacere conoscerli e passare un pò di tempo con loro.

L’intervista con James Heeley che ci racconta le fragranze della sua linea la posterò nei prossimi giorni, siamo andati a trovarlo dopo aver letto l’appendice alla Guida di Luca Turin e Tania Sanchez, in cui vengono recensite ancora un centinaio di fragranze tra cui quelle di Heeley, che hanno ricevuto tutte 4 stelle (quasi il massimo) tranne una che ne ha ricevute "solo" 3 (e domani vado a controllare quale). Così siamo andati nel "Cortile delle rose" a parlare con lui (è fantastico… tu puoi parlare direttamente con i creatori delle fragranze, chiedergli delucidazioni, fare commenti…succede solo qui ed è una ricchezza che dovrebbe essere più sfruttata. TUTTI gli appassionati dovrebbero venire qui a Fragranze, perché qui hai delle possibilità di chiedere, confrontarti, capire, che durante l’anno non hai mai, da nessun'altra parte).
Le fragranze ci sono sembrate piacevoli, ben fatte, particolari, frutto di una ricerca sia negli ingredienti che nell'estetica, molto precisa, contemporanea e pulitissima, sebbene non minimal. Ed è normale, visto che Heeley è un designer. Non lo so se poi le fragranze ci abbiano convinti fino in fondo. Ho visto (e condiviso) qualche perplessità. Di sicuro meritano qualche altra prova, anche perchè erano le 6 del pomeriggio e avevamo il naso stracarico di altre fragranze. Quindi ne riparleremo.
E poi ci siamo dovuti salutare, chi prima e chi poco dopo. Mi è tanto piaciuto passare una giornata intera con voi! La passione, quando si condivide, viene moltiplicata e voi me l'avete moltiplicata una volta in più. Grazie per aver condiviso la vostra con me.

Parfumerie Generale, Villoresi, Knize Ten e Nez à Nez

A seguire abbiamo incontrato Pierre Guillaume, creatore delle fragranze di Parfumerie Generale, che non è carino solo nel senso che è piacevole da guardare, ma è proprio una persona carina, sorridente, disponibile; sembra molto divertito dalla propria popolarità, ma si vede che lo stanca anche un pò.
In questi due giorni l’ho visto parlare per ore e ore filate senza mai smettere di sorridere, sempre gentile e tranquillo… forse per fare la rockstar dei profumi ci vogliono più pazienza e resistenza fisica di quelle che uno si aspetterebbe! Tra ieri e oggi gli ho fatto tremila domande, che sto mettendo insieme in un’intervista, che nei prossimi giorni pubblicherò.
Ci sarebbe anche un video, ma per il momento non posso postarlo perchè un altro sito aveva chiesto l’esclusiva per un’intervista video, e non voglio creare problemi a nessuno: quando loro metteranno online il loro video, io poi metterò il mio. Ma il testo dell’intervista, quello lo potrete leggere a breve. Pierre ci ha fatto sentire le ultime due fragranze, Felanilla e Drama Nuui, che ci sono sembrate particolari, soprattutto la prima, una vaniglia che non ti aspetti, non alimentare, per niente stucchevole o pesante, ma anzi fiorita, leggiadra e indossabilissima anche da un uomo. La seconda invece è un passe-partout fresco e amaro, con una punta legnosa. Questi siamo noi, affascinati dai suoi racconti.

Siamo poi andati a sentire le fragranze di Villoresi, ognuno di noi ne conosceva alcune, ma c’era bisogno di fare una bella panoramica generale, testarle più o meno tutte, insomma e scambiarsi un pò di pareri. A parte che è bello vedere gli amici, fare 4 chiacchiere, condividere le annusate, ma per me è ancora più bello vedere che gli amici cominciano a conoscersi, si ricordano i gusti di uno e dell’altro, non solo per averli letti nei commenti ma anche per averli condivisi negli incontri che abbiamo fatto, e questo è costruire una cultura comune, ed è una cosa preziosa.

Abbiamo provato Alamut, che sto indossando ora, uno speziato polveroso e morbidissimo, appena dolce, con un drydown lungo e sofisticato. Dilmun invece è un accordo di neroli squillante, raffinatissima, fiorita, per me ideale quasi più su un uomo che su una donna –sulla quale risulterebbe quasi ovvio- anche se questa, di neroli, potrebbe essere speciale anche su una donna (se ne è all'altezza). Poi la complessità legnosa e verde di Yerbamate, con un’evoluzione emozionante e energizzante; il soffice Incensi, così raffinato da farci sospirare (ce ne dev’essere di più tipi, tra cui il frankincense, che ha una qualità luminosa e setosa che lo rende riconoscibilmente diverso, e le fragranze che contengono proprio questo tipo di incenso si sentono perchè hanno come un’aura dorata intorno. Mi dispiace di non saperlo spiegare meglio. Signor Villoresi, dovesse mai leggere, potrebbe dirci quali incensi ha usato?) e poi l’aromatico Uomo, che non avevo mai sentito e di cui ho apprezzato da morire il piglio vigoroso e sfaccettato. E pensare che i consumatori conoscono Villoresi soprattutto per Teinte de Neige! Per me resta un mistero, ma questo profumo è mooolto più venduto di tutti gli altri della linea (scusate, ma io non lo sopporto, oltre a non piacermi mi fa star male) che secondo me sono molto più interessanti. Forse con Teinte de Neige il Signor Villoresi guadagna abbastanza per continuare a produrre almeno una-due fragranze eccezionali, che però comprano solo in pochi e che quindi non potrebbe continuare a produrre. Nel caso, credo che potrei sopportare l’occasionale passaggio di una collega profumata con TdN, se questo significasse continuare ad avere la possibilità di comprare Dilmun o Yerbamate, che magari sarebbero fuori catalogo (sto inventando, ma meglio mettere le cose in chiaro, no?).

Poi ci siamo spostati da Calè, dove Silvio Levi ci ha accolto con una copia del libro "La saggezza del profumiere", scritto da Maurice Maurin (creatore di Amazone per Hermès) che lui ha appena fatto pubblicare in Italia, e che non vedo l’ora di leggere. Lì abbiamo finalmente deciso se preferiamo Knize Ten piramide classica o il Gold Medal. Ricordate le lunghe discussioni di qualche mese fa? Provati entrambi sulla pelle di due-tre volontari di sesso diverso, tutti abbiamo apprezzato di più il classico. Nel Gold Medal le note di testa, e tutta la prima mezz’ora (il "pugno nello stomaco con un guanto di velluto") mancano, ed invece fanno parte del carattere multiforme di questa fragranza, e toglierle la snatura un pò. E’ solo la prima parte che è stata "addomesticata" come ha detto saggiamente uno di noi, cioè privata dello scoppio iniziale. Dopo una mezz’ora abbondante, le due composizioni scorrono su binari perfettamente paralleli. Almeno nei profumi, perché fare compromessi? Così Ten classico ha ricevuto l’unanimità e complimenti a non finire.
Poi sempre da Calè abbiamo sentito le prime tre fragranze di Les Nez, create tutte e tre da Isabelle Doyen di Annick Goutal. L’Antimatiere è quella che è piaciuta meno, non definita, senza caratteri distintivi (o forse erano i nostri nasini un pò stanchi?), mentre Let me Play the Lion è speziata con una prevalenza di cannella, e secondo me a ripensarci dopo, forse non andava provata ora, è ancora troppo caldo. Invece The Unicorn Spell ci ha colpiti. Nessuno di noi è svenuto sul pavimento, ma effettivamente questo profumo ha qualcosa che intriga. E' talmente delicato e rarefatto, però, che con le narici piene di altre fragranze è davvero difficile valutarlo. Io lo avevo già provato e posso dire che mi ricorda da un lato la dolcezza vespertina di Apres l'Ondèe di Guerlain, e dall'altro la malinconia umida di En Passant della Giacobetti per F. Malle. Consiglio assolutamente di riprovarlo!

Eau d'Italie, Montale, Linari

Ci siamo diretti verso lo stand di Eau d’Italie, con la sua linea di fragranze una migliore dell’altra, tutte firmate da Bertrand Duchafeur. Sembra che la più venduta sia l’Eau d’Italie, seguita da Bois d’Ombrie. Paestum Rose non è tra le prime (e pensare che avrei detto il contrario: secondo me è meravigliosa!).
Qui presentavano la Magnolia Romana e il Balsamo del Doge (Baume du Doge). La prima l’ho sentita di sfuggita perché il Balsamo mi ha portata subito via. Quasi tutti abbiamo voluto provarlo a pelle, e i commenti sono stati davvero entusiastici. Speziatissimo, senza tentennamenti, con cumino, zafferano e resine, risulta prezioso e sfaccettato, qualcuno ha sentito un drydown un po’ amaro, ma su di me è rimasto brillante e ricco fino in fondo. Un altro bel lavoro di Duchafeur, complimenti. Più tardi parlavo con un profumiere il cui negozio stato citato poche settimane fa da qualche amico di Catania come luogo assolutamente da non perdere, e anche lui mi ha detto quanto gli fosse piaciuto il Balsamo. Quando poi abbiamo incontrato Pierre Guillaume (più avanti) e gli abbiamo raccontato le nostre impressioni, ci ha confermato di essere rimasto anche lui colpito dalla brillantezza di questo lavoro… (e questo testimonia –tra le altre cose- che Pierre Guillaume è davvero un appassionato, che non se la tira e che si entusiasma anche per il lavoro degli altri, e questo gli fa onore quanto e più delle fragranze che crea).

Poi ci siamo spostati ancora. Lo spazio di Montale è, rispetto a quello degli altri, enorme: i profumi sono così tanti che diventa difficile provarne abbastanza da farsi un’idea chiara della linea. Io ho provato su touche quasi tutti gli oud. L’oud è distillato da un albero, l’Aquillaria, che ad un certo punto viene aggredito da una muffa che ne mangia il fusto. Il legno sano non saprebbe di niente di che, ma quando si ammala, il distillato possiede quest’aroma ricco, complesso, interessante, molto usato nelle fragranze create in medio oriente, specialmente quelle destinate as emiri e sultani, perché l’oud è un ingrediente molto costoso. Ho spruzzato e poi sono tornata a sentirli dopo un po’ di tempo (un’ora e mezza circa), perché lì per lì sono davvero forti, dopo il primo non sei più in grado di percepire altro, quindi andrebbero provati uno per volta...
Mi sa che non riesco a capirlo. Non sono convinta né che mi piaccia né che non mi piaccia. Forse non ne ho annusato abbastanza. Sì, m’intrigano certi profumi in cui domina (Red Oud, Silver Oud, ma forse il Black Oud è quello che mi è "piaciuto" di più), ma per me sanno comunque un po’ tanto di medicinale, non riesco a scindere quella fragranza da quella del mio armadietto delle medicine. Il Red Oud e il White Oud sono gli oud che hanno ricevuto le critiche migliori, qualcuno se l’è già comprato. Io finora ho capito solo che con il trascorrere delle ore diventa molto morbido e sontuoso. Ma io non so se ho quella pazienza.

Poi ci siamo fatti raccontare da Rainer Diersche (nella foto), direttore del marchio Linari, la sua nuova linea di profumi. Sto mettendo insieme gli appunti dell’intervista di ieri e di oggi, nei prossimi giorni la trascrivo per intero e ve la posto. Vi anticipo solo che uno dei due creatori che ha assunto è Mark Buxton, "padre" di alcuni Comme des Garcons (serie "Incensi"), Givenchy, Biehl. Turin ne parla come del primo esponente di un filone di creatori che per ottenere movimento ed effetti non usano la luce, ma l’ombra, un'ombra legnosa, secolare, e insieme metallica. Un’estetica particolare per me molto affascinante.

Nez à Nez, Miller Harris, L'Artisan Parfumeur,

Stamane il cancello di Palazzo Corsini si è aperto tra scrosci di pioggia e un cielo grigio. "Pazienza -ho pensato- toccherà ai profumi farci sorridere e scordare la pioggia". Ed infatti così è stato. Ha piovuto quasi tutto il giorno ma secondo me molti sono venuti lo stesso, anche alcuni amici che scrivono qui sul blog. Come al solito non vi dirò chi c’era e chi non c’era… siccome posto le foto, non è detto che tutti abbiano voglia di appiccicarci sopra il nome, quindi per rispetto preferisco non essere io a dirlo. Dopo abbracci e presentazioni ci siamo diretti verso la seconda limonaia, ad annusare le novità in casa Herbarium, è cioè le 10 fragranze Nez à Nez.
Questa linea nasce come tentativo di Christa Patout di esprimere attraverso l'olfatto i concetti espressi nei quadri di suo marito, Stephane Humbert Lucas. Cioè, lui dipinge e lei compone fragranze, con gli stessi concetti. Già questo mi sembrava interessante.

A dire la verità il giro è iniziato con le 4 fragranze di Morgane Le Fay, senza nome perché distinguibili in base al colore: rosa, azzurra, gialla, verde, che tratteggiano l’identikit di quattro tipi femminili con caratteristiche diverse. Poi mentre aspettavamo di poterci avvicinare i flaconi di Nez à Nez abbiamo annusato la linea nera di Miller Harris, con un Piment de Bois e un Petit Grain davvero piacevolissimi e brillanti, che già mi avevano colpita al Cosmoprof e che aspettavo di riprovare qui, visto che a Genova non li ho trovati; qualcuno ha voluto "ripassare" la Tuberosa e le Foglie di Tabacco. Io trovo i profumi in crema di Miller Harris deliziosi, e lì ce n’erano alcuni da testare.

Dopo un po’ lo spazio davanti alle fragranze Nez à Nez si è liberato e abbiamo cominciato a spruzzare come matti su queste piumette rosse che vedete nella foto, che in effetti diffondono bene le note soprattutto di fondo. Piacevoli da sventagliare e argomento di conversazione loro stesse. Io mi sono buttata sul Muschio e poi sull’Atelier d’Artiste (che conoscevo già e di cui trovate la recensione qui), che mi sono sembrati davvero molto buoni. Bal Musquè, in particolare, devo dire che è quella che mi è piaciuta di più: animale, umido e dolce come ce ne sono pochi in giro. Oggi quando si dice muschio si intende qualcosa di fresco, fiorito, etereo (etereo…ma quando mai? Avete presente da dove esce il VERO muschio, vero? Quello animale, intendo. Quello che le sostanze di sintesi cercano di ricreare. E’ un secreto delle ghiandole sessuali di un piccolo cervo- ma anche di altri animali- e quindi non gli esce certo dalle orecchie), peccato che certi bei muschi macrociclici carnali e "fisici" che davano calore ai profumi dei decenni scorsi non siano più utilizzati, avrebbero fatto la felicità mia e di tante altre persone che ora non sanno più dove andarseli a cercare. Ecco, questo di Nez à Nez ci si avvicina, ed è per questo che mi è piaciuto così tanto, perché non mi pare di averne sentiti altri, così. E’ sporco, fisico, ma insieme delicato, per nulla pesante, portabilissimo.
Poi siamo andati nella prima limonaia e lì abbiamo impiegato 2 ore e mezza per fare 40 metri. Non perché fosse difficile muoversi, ma perchè ogni metro era stipato di fragranze meravigliose, lasciate lì per noi... una follia, ci sarebbero voluti 5 giorni per testare nbene tutto.
Passando davanti a Lubin ci siamo fermati a sentire l’Eau Neuve, un fiorito fresco e moderno, un Vetiver verde e classico, molto chic che ci ha ricordato quello di Guerlain, e l’Idole della Giacobetti, visionario, liquoroso, ruvido, oscuro, con un accordo di rhum eccezionale.
Poi siamo andati a sentire la nuova Eau de Liane dell’Artisan Parfumeur, che abbiamo trovato piacevole ma che però non ci ha fatti sospirare come speravamo (è da riprovare di sicuro); quello che invece ci ha sorpreso è l’estratto di Mora e Muschio, creato per festeggiare i 30anni dalla nascita di questa storica fragranza.
Più che la mora, qui esce il muschio: laddove l’originale può essere un po’ troppo dolce per alcuni, l’estratto ha solo una punta di mora e per il resto è un bel muschio brillante. Ottimo!

Poi ci siamo trovati a scambiarci un po’ di pareri su alcune fragranze di Dyptique e dopodiché ci siamo spostati.
Il bello di questi incontri è che c’è così tanto da raccontarci, la passione è così forte che crea un legame, una complicità tra tutte le persone che partecipano, e le differenze tra chi ha annusato e studiato di più e chi meno, si annullano dopo i primi 5 minuti.
Io lo trovo bello, anche perchè mi permette di imparare tantissimo: gli stimoli che escono così, in maniera discorsiva e informale sono sempre così tanti che dopo ogni incontro ho da studiare per settimane, grazie a quello che i partecipanti dicono e fanno, i loro gusti, le loro impressioni!

13 settembre 2008

Institut Tres Bièn e Linari

Ho scoperto le fragranze di Institut Tres Bien, che non avevo mai testato: la Cologne à l’Italienne, alla Francaise, à la Russe. Devo dire che il nome me le aveva sempre fatte un po’ sorvolare, e ho fatto male perché mi sono piaciute. Agrumata fresca, pulitissima e frizzante la prima, agrumata leggermente fiorita di fiori bianchi la seconda, molto elegante e di una raffinatezza totale la terza, che si apprezza ancora meglio nella versione "Tres Russe" un po’ più concentrata. Agrumi e cipria, in un mix che, pur restando nella semplicità della composizione, risulta davvero notevole.

Poi ho incontrato Rainer Diersche, Direttore della linea Linari, che ha sede in Germania, ad Amburgo. Non conoscevo questa nuova linea, e mi è piaciuto incontrare queste 4 fragranze (ho sentito solo quelle per la persona, non ancora quelle per la casa). Rainer è un tedesco sorridente ed elegante, molto diretto, con le idee chiarissime e infatti per la sua linea accanto ad Egon Oelkers (direttore del settore Profumeria in Symrise), che non conoscevo, ha voluto Mark Buxton (creatore di diverse fragranze per Givenchy, Comme des Garcons, Le Labo, Biehls). Uno stile pulito ed elegante, accanto ad uno ombroso e notturno. Li ha voluti per completarsi a vicenda, arricchendo i lavori di mille sfaccettature opposte. Ed infatti le fragranze sono interessanti, ho provato prima Angelo di Fiume (che è il significato della parola Linari in India), che a dispetto del nome, che mi avrebeb fatto pensare a tutt'altro, ha una sorprendente base di latte e caramello, con una testa di agrumi e un fondo vanigliato, con muschio e benzoino. Una fragranza gourmand, coccolosa, che a molti piacerà proprio perché sa di latte e biscotti. Eleganza Luminosa invece parla del genere di donna che piace a Rainer: elegante, esuberante, di buon gusto, con una gran personalità. La composizione è un fioritone brillante a base di gelsomino, fresia, iris e rosa, reso luminoso da un bouquet di agrumi e profondo con un manciata di legni preziosi. Mi ha ricordato Divine per l’esuberanza sorridente.
Vita sul Mare è definito un marino ozonico, ma io sento risaltare soprattutto il ginepro ed il legno di cedro, con un effetto che, più che al onde del mare mi ricorda (da lontano) la macchia mediterranea. Quello che veramente mi ha colpita però è Notte Bianca, un "maschile" (nel senso di "pensato per uomo") aromatico di agrumi, anice, basilico, assenzio, salvia, legni, vetiver, muschio e ambra. Un fragranza dal carattere forte e volitivo, che mi studierò meglio (ne ho una fialetta), e che sebbene creato per soddisfare una gusto più maschile, secondo me brillerebbe come cristallo su quella femminile.

Alle 17 una specie di Diluvio Universale ha rovesciato su Fragranze una pioggia fittissima e una grandine grande come chicchi d’uva. La pioggia è durata circa un’ora, e a pioggia finita, anche la giornata era finita. A domani!

La giornata prosegue!

Alle 15 Ornella Pastorelli di Casaroma (che ha scritto diversi altri libri tra cui "Leggere il Profumo") ha presentato il suo nuovo libro "Il Profumo nella rete", un piccolo libro che racconta alcune caratteristiche di chi ricerca su internet informazioni sui profumi. Una quarantina di persone, tra cui alcune che si erano rivolte al suo sito per cercare profumi per la propria casa, hanno accettato di rispondere a qualche domanda sulla loro relazione con i profumi. Le domande erano del tipo"Perché ami il profumo? Cosa cerchi in un profumo? Da quando il profumo è entrato nella tua vita e come vi è entrato?" Ne è uscito un identikit di quello che i consumatori di fragranze pensano, apprezzano, ricercano: poiché i profumi mettono in gioco le emozioni, le persone che hanno risposto hanno tirato fuori qualcosa di sé. Un po’ come i sondaggi che periodicamente facciamo, ma con meno persone e con più domande, tutte assieme nello stesso questionario. A novembre nelle librerie.

Durante la Conferenza di presentazione per il libro ho potuto conoscere Mariangela Rossi, giornalista e autrice dello squisitissimo volume sul profumo di cui avevamo parlato mesi fa (qui) "Il Libro del Profumo, che mi ha colpito per l’estrema gentilezza (non solo non se la tira –e qui non è semplice, visto che se la tirano un po’ tutti) ma ha un entusiasmo contagioso, si vede che ama davvero le fragranze.

L'ambientazione qui è particolare, sembra di stare nella stiva di un bastimento, con le casse di legno piene di strane mercanzie esotiche e profumate. Affascinante. Non onirico come l'anno scorso, ma affascinante. Eccovene due esempi.











Poi sono andata a cercare Anna, che l'altro giorno ci aveva invitati a conoscere la fragranza Perle di Bianca. Da come ne aveva parlato mi era parso qualcosa di interessante, ed infatti quel che
ho sentito ha mantenuto tutte le promesse. Un cipriato/fiorito etereo e delicato, diafano, quasi trasparente che mi ha incantata. Intanto c’è della ricerca: il profumo è ispirato a Bianca Cappello, nobildonna veneziana prima amante e poi sposa di Francesco I dè Medici; la fragranza è un omaggio alla sua personalità spiccata e senza compromessi, elegante e passionale al contempo. La fragranza si apre su una neroli fresca e gioiosa, a cui segue un cuore di gelsomino affiancato a iris e mora, in un accordo piacevolissimo e insolito, e ha una solida base di muschio, ambra e mirra, molto elegante e classica. L’insieme risulta raffinato, etereo e insieme gioioso. Mi è piaciuto molto, me ne hanno dato un campione generoso, che indosserò molto volentieri. Mi piacerebbe andare a visitare Villa La Tana, il rifugio toscano della nobildonna, che quando non ne poteva più dei pettegolezzi e dell’aria malsana di corte, si rifugiava qui. Prossimamente chiederò ad Anna e Simone (che nella vita non fa solo profumi, ma è soprattutto un editore di libri d’arte contemporanea, signora davvero bellissima ed affascinante) se mi ospitano un pomeriggio e mi fanno "giocare" nell’atelier olfattivo che hanno creato all’interno della Villa. Me l’hanno promesso!
Qui accanto vi inserisco il ritratto di Bianca.




Poi sono andata a fare quattro chiacchiere con Manuela Rupi di Morris, che distribuisce il profumo Fracas di Robert Piguet che quest’anno compie 60 anni. Abbiamo parlato della fragranza e della sua autrice, Germaine Cellier, la prima "naso" donna, dalla personalità spigolosa e affascinante ed una bravura estrema. Domani vi posto il video!

12 settembre 2008

Pitti Fragranze: l'apertura!

Sono le 10, e si aprono i cancelli del Giardino di Palazzo Corsini. Le persone iniziano ad arrivare e le Limonaie si riempono di aromi meravigliosi e di voci che li commentano.

Oggi la giornata è riservata agli addetti ai lavori, quindi compratori (profumerie), giornalisti, distributori, tecnici ecc.

Stamattina ho incontrato Ineke Ruhland, che mi ha parlato delle sue fragranze, è stata una chiacchierata davvero interessante, lei è davvero appassionata di quel che fa. Domenica la intervisterò, non vedo l'ora!



E poi ho conosciuto una creatrice olandese, Tanja Deurloo, una ragazza vivace e con le idee chiare, condiviso tantissime impressioni e riflessioni sulle fragranze che ci piacciono. Lei sta creando un atelier tutto suo, ad Amsterdam, dove i profumi saranno in parte suoi, in parte creazioni di nicchia. Ci sono venute un pò di idee di cose che si potrebbero fare insieme. Se quaglieremo qualcosa, lo saprete subito.

Questo è l'ingresso alla prima limonaia, con i marchi presentati qui.












E questo è l'interno














Questo è lo spazio di Fracas, che quest'anno festeggia i suoi primi 60 anni (sapete che ho un debole per la linea di Piguet...)









Eccovi i primi commenti raccolti stamane:
- "Noi ci siamo nate, qui ci sono i nostri sogni, i nostri ricordi... Grazie per l'esperienza!" Profumerie Twin
- Se il profumo è il mondo in cui sogni, "Fragranze" è l'esperienza onirica in cui ti puoi abbandonare. Il risveglio è un inebriante ricordo che accende infiniti desideri". Ale Cicco

- "Mi è piaciuta molto l'esposizione dei profumi al cioccolato. Mi è sembrato di essere dentro un budino al cioccolato. E' stata una magnifica esperienza!" Ludovica

- Un'esperienza polisensoriale che ti permette di toccare con mano una realtà tutta da scoprire..." Vanillavero

Qui la giornata è splendida, c'è un gran caldo. Ora vado a sentire la conferenza stampa per la presentazione del libro di Ornella Pastorelli e poi vi riscrivo. A più tardi!



ps
questo è lo spazio di Parfumerie Generale. Ho fatto una lunga intervista a Pierre Guillaume che nei prossimi giorni vi posto!




10 settembre 2008

Pulizia

Pulizie in corso! Come faccio periodicamente, sto eliminando dall'inbox i messaggi privati, quelli doppi, quelli arrivati per sbaglio, quelli con dati e informazioni personali, ecc. Quindi, siccome non posso cancellarli, ve li sto rimandando indietro. Come al solito ve lo dico perchè magari vi vedete recapitare 2 o 3, o 4 messaggi vecchi con la scritta "rifiutato" e almeno sapete il perchè ... sono quelli, ecco.

9 settembre 2008

Pitti Immagine Fragranze su Bergamotto e Benzoino


Come sapete, da venerdì a domenica a Firenze si svolgerà l'annuale appuntamento con la rassegna "Pitti Immagine Fragranze". Potete scaricare qui il calendario degli eventi. Leggetelo per bene e scoprite che... questo blog diventerà per tre giorni il portavoce di quello che si svolgerà nei Giardini di palazzo Corsini: resoconti, foto e video in tempo reale. Ma anche le impressioni e i commenti di chi sta partecipando, in un dialogo tra chi è lì e chi ci andrà nei giorni seguenti (ma anche con chi non potrà esserci e vuole comunque essere aggiornato su tutto quel che accade). Succederà tutto qui, nel nostro salottino profumato, che per tre giorni ospiterà gli amici di Pitti, e gli amici degli amici, e gli amici degli amici degli amici... :-)


Sabato sarà il giorno di apertura al pubblico e non vedo l'ora di incontrarvi per fare con voi un giretto profumato: con alcuni ci siamo già sentiti, altri mi hanno dato il loro numero di cell. o mi hanno scritto. Mi sto annotando tutto, chi altro pensa di partecipare lo dica! L'idea è di essere lì per le 11-11.30, così da avere un pò di ore a disposizione. Ma ovviamente, chi arriva dopo può sempre raggiungerci!

6 settembre 2008

Tubereuse Criminelle, Encens et Lavande, La Myrrhe, Un Lys (Lutens)


Di Tubereuse Criminelle non sono riuscita ad apprezzare la nota troppo medicinale, canforata dell’avvio, che poi sulla mia pelle resta a lungo senza smorzarsi. Originale, magnetico a modo suo, difficile da avvicinare come un gatto selvatico, ma le mie aspettative sulla tuberosa sono piuttosto banali credo; quelle note calde, animali, spesse che molti detestano, a me piacciono molto e qui non ci sono. Lo riproverò più avanti.

Encens et Lavande ha un avvio dinamizzante, pieno di energia e buonumore merito di una lavanda fresca ed energetica. Poi insieme alla parte “Encens” arriva una nota di liquirizia (o forse elicriso e salvia?) che mi ha disturbata. La stessa nota c'è nel Brin de Reglisse creato da Ellena per Hermès e nell’Eau Noire di Dior. Ma in quest'ultima, questa nota secca ed aromatica, quasi fumosa, si armonizza benissimo col resto, negli altri due, e soprattutto nel Lutens prevale e mi lascia un drydown lunghissimo (ore e ore) abbastanza sgradevole, troppo pungente e vagamente plastificato che me la rende non indossabile.


La Myrrhe invece è assolutamente da provare: resinoso, scivoloso come un liquido balsamico dal colore ambrato, è insieme ombroso eppure scintillante; di un’eleganza quasi spirituale, eppure anche modernissimo. Bello, bello davvero, sia su di me che su di lui.

Un Lys è un fiorito elegantissimo, dove il giglio è reso per intero, senza mezze misure, né toni smorzati o note comprimarie (chissà come avranno fatto? E’ perfetto!). Ancora semichiuso, umido e fresco, ne vengono esaltate le note verdi ed erbacee, delicate e al tempo stesso potenti della loro purezza. E’ di una raffinatezza che sconfina nello snob: la dichiarazione di una personalità forte, capace di indossare fragranze non precotte. Sull'uomo giusto, può far danni. Non so se è semplice da portare. Probabilmente no. Ma a me è piaciuto molto.
Immagine di Teknemedia.net

2 settembre 2008

Cuir Mauresque, Iris Silver Mist, Sarrasins (Lutens)



Grazie alla cara Marinella, che me ne aveva fatto alcuni decant, sono partita con una manciata di fragranze di Lutens nello zaino: Iris Silver Mist, Cuir Mauresque, Sarrasins, Le Lys, La Myrrhe, Encens et Lavande, Tubereuse Criminelle. Così ho potuto provarle con calma. Anzi abbiamo potuto, perché ho avuto un volenteroso aiutante ;-). Le abbiamo provate tutte a rotazione, soprattutto di sera perché il clima torrido non gli avrebbe permesso di esprimersi al meglio. E nonostante questo, alcune andranno riprovate ancora, con climi più freschi.
Comincerei con quella che ha riscosso maggiore successo (abbiamo finito il vial), Cuir Mauresque. Mi ha ricordato il Cuir Ambre di Prada (che ovviamente è nato dopo) per quella nota muschiata che lo rende animale, quasi urinoso (si dirà? mah). Molto “sporco” ed interessante, da non riuscire a smettere di annusarsi, e comunque “sporco” di una raffinatezza estrema, assolutamente non casuale, frutto della stessa scelta che accomuna chi ama i tartufi e il brie francese. Non posso assolutamente prendere un altro profumo al cuoio. Però potrei spacciarlo come regalo per mio marito. Gli è piaciuto così tanto che quasi se lo merita… e ogni tanto lo indosserei anch’io.
Un altro che avevo voglia di provare era Iris Silver Mist. L’iris non è la mia nota preferita, a volte dà una sensazione di stantìo che m’infastidisce e mi allontana. Solo i profumi in cui l’iris è protagonista, in genere mi piacciono; lì dove l’iris è tagliato “al vivo” cioè è protagonista assoluto, e canta con una voce “sola” di cui viene esaminata una singola sfaccettatura. Nell’Orris di Tauer ad esempio la parte resinosa e pungente risalta accostata all’incenso, mentre l’Iris di The Different Company, che per me è il migliore, è soffusamente polveroso con un sottofondo fiorito-legnoso, mentre quello di Divine è sorprendentemente pulito, boscoso-metallico, e l’Iris Poudre di Malle, un boscoso-verde.
Mi piacciono tutte, ma secondo me è l’Iris Gris di Fath, che ha creato le basi per Iris Silver Mist di Lutens. Perché l’iris è reso in maniera aromatica, vigorosa. Molto “vecchio stile” -non nel senso di “retro”, piuttosto di “Grande Scuola”- è elegante con il preciso intento di esserlo: rasatura appena fatta, camicia bianca con le iniziali e cravatta di Finollo o Marinella. Niente understatement, né esibizionismo: puro e semplice stile. Non il mio tipo, ma una gran fragranza con cui uscire qualche volta. Al mattino, però.
Sarrasins si è rivelato un po’ una delusione; ha un avvio che sembra condensare le note più voluttuose e carnali di Datura Noir, con gelsomino mandorle, vaniglia, e secondo me anche fiore di Datura, ma presto la mandorla dolce sovrasta tutto il resto e lo rende molto meno complesso ed interessante di quello che avrebbe potuto essere. Come se le premesse ci fossero tutte, ma poi mancasse il coraggio di approfondire il tema fino in fondo. Peccato, in mezzo alla marea di fioriti fruttati dolci e rassicuranti, mi sarebbe piaciuto trovarne uno che urla “carne!”, uno con il fegato di portare il tema fiorito-fruttato fino all’ipnosi mistica in maniera convincente. Se non lo fa Monsieur Lutens, chi altro mai dovrebbe farlo? Forse era la magia del duo Lutens-Sheldrake a regalare struttura anche alle fragranze più oniriche?
(segue)

1 settembre 2008

Una fragranza per ricominciare


Oggi è il primo settembre, che per me, amante del sole, del caldo, dell'atmosfera estiva corrisponde ad un momento difficile da superare. Lo so è solo una data, ma per me è il confine tra i tre mesi migliori dell'anno, e i nove che devo affrontare per poter tornare ad avere intorno il clima che mi piace.
Quindi devo aiutarmi con qualcosa che mi tiri su e mi ci tenga, su. Nove mesi sono lunghi.

Il Vetiver di Tauer è finito e quindi non ci posso contare, così ho fatto il giro della mensola e ho optato per una fragranza che d'estate non metto mai: il Tiarè di St. Barth. Un tiarè insolito, accoppiato ad un patchouli che gli dà corpo e lo rende profondo, adulto, rallentato e quasi crepuscolare. Crepuscolare in questo periodo, perchè la stessa fragranza, indossata a gennaio, è un'esplosione di oro rosso e note squillanti! Ha una composizione tutto sommato abbastanza semplice, nel senso che non si evolve quasi per niente, nonostante il volume stentoreo (attenzione alle quantità, è un profumo oleoso) e la persistenza favolosa. Sui vestiti addirittura qualche giorno. Mi ci sono immersa, con grande soddisfazione.
Un altro mio favorito di St. Barth è il giglio ("Lys"), che ultimamente ho indossato parecchio, soprattutto di sera. Un fioritone sonoro e vagamente snob, che mi è piaciuto dalla prima volta che ho annusato. Insomma, ora che l'estate sta finendo, ho una gran voglia di St. Barth! Aiuto!
Voi che fragranza state indossando in questi giorni per ripartire?


La foto è mia, fatta un paio di settimane fa.