28 ottobre 2008

Karanal


Quando ho acquistato Terre de Sarment di Frapin, un paio di mesi fa, l'ho fatto di getto, affascinata da una nota particolare che avevo già sentito, ma mai bene e in evidenza come qui. Qualcosa di potente, con una personalità così forte che da sola bastava a suggerire l'idea del legno invecchiato, dentro cui ha riposato a lungo del cognac. Legno, canfora, caramello, frutta matura. La descrizione della fragranza evoca esattamente la sensazione che mi dà quella nota. Non sapevo cos'era, ma tutta la composizione vi ruota come intorno a un perno, in un modo così armonioso che per me era stata motivo sufficiente per comprare subito il profumo.

Qualche giorno fa ho ordinato un altro quantitativo di molecoline sintetiche da studiare dal solito sito americano The Perfumer Apprentice, ed ero in attesa di ricevere la scatola con l'ordine.
Oggi arrivo a casa, inizio ad aprire la scatola e... Bam! Quell'odore. Non dentro alla fragranza che mi piace tanto, ma da solo. Così preciso e perfetto da farmi scatenare i battiti del cuore. Uno dei piccoli flaconi di vetro deve aver perso una goccina di contenuto, che ha aromatizzato il pluriball e quindi tutti gli altri flaconcini. Ho iniziato ad aprire l'involucro di pluriball e siccome non facevo abbastanza velocemente (Linda è un'artista dell'imballo) ho preso a lavorare di forbici. Quando tutti erano lì in bella mostra davanti a me, ho cercato quello inumidito. Sono andata in una stanza neutra e l'ho aperto. Lì per lì avevo il naso pieno e non riuscivo a capire se avessi scelto quello giusto. Poi ne ho messo un po' sulla pelle (anche se non avrei dovuto, la concentrazione è maggiore di quelle a cui la nostra pelle è abituata) e ho aspettato un momento. Era proprio lui: Karanal.
La foto è mia, presa davanti ad una distilleria scozzese.

24 ottobre 2008

Elle - ottobre


Su Elle di ottobre c'è un articolo a cura di Mariangela Rossi (autrice del "Libro del profumo") , che fa il punto sulle novità presentate a Firenze.
Cita anche il nostro blog, come luogo per scambiarsi opinioni in rete, e la ringrazio molto per questa piccola attenzione.

Cliccate sull'immagine per ingrandirla!

Sondaggio: Scusi, che profumo indossa?


Io lo sapevo già, che i frequentatori di questo luogo amano condividere le loro scoperte profumate, e quindi non mi sono sorpresa troppo nel vedere i risultati del sondaggio: il 79% + il 6% non ha problemi a dire quale profumo usa se qualcono lo chiede, e anzi alla maggior parte fa piacere quando qualcuno nota che indossiamo qualcosa di speciale e ci chiede cos'è. Così ci dà la possibilità di parlare della nostra passione. Non so a voi, ma a me succede così di rado! E' più facile che la gente noti qualcosa che non gli piace, piuttosto che qualcosa di piacevole.


Per qualcuno però la richiesta va un pò troppo sul personale e il 4% e il 9% preferiscono non dirlo, anche se per motivi diversi. Da un lato il fastidio per l'invadenza di chi chiede: Coco Chanel diceva "Non ho alcun bisogno di dichiarare quale profumo indosso. Il mio profumo si annuncia benissimo da solo". Dall'altro lato, una fragranza da amare, che ci somigli, che possiamo considerare "nostra" può essere frutto di una ricerca lunga e tortuosa, e quando l'abbiamo finalmente trovata, condividere il segreto significa tradire un pò il senso di questa ricerca.


L'ultima risposta "Lo trovo offensivo: come se mi avesse chiesto se porto o no le mutande!" l'ho inserita perchè io stessa ho visto una volta, una reazione abbastanza forte, e quindi ho pensato che per alcuni il profumo ha un valore talmente profondo da sentire offesa la propria intimità, se qualcuno invade quello spazio. Ce lo volete raccontare meglio?

E poi resta il 6% che deve ancora parlarci delle sue reazioni. Allora? le aspetto!

20 ottobre 2008

La nuova Insolence edp


Ieri sono andata in una profumeria amica -non di nicchia- per annusare un pò di novità e per controllare se fosse uscita la nuova edp di Insolence (Guerlain). Di Insolence avevo parlato già qui e qui, ma ora la formula dell'edp è stata modificata ed è da un pò che la cerco: Luca Turin nell'appendice alla sua Guida aveva scritto di averla sentita così migliorata da darle 5 stelle. Sublimemente volgare, la definisce lui.
Diciamo subito che a me Insolence piaceva da matti fin da subito, avevo una piccola edt e 30 ml di estratto che ho finito entrambi, quindi l'evoluzione della fragranza la conosco bene per averla indossata a lungo. Quello che in Guerlain volevano migliorare, probabilmente, erano le note di testa, definite da più parti (e dallo stesso Turin) nientemeno che "lacca per capelli". Sembrava che queste note iniziali disturbassero una composizione che altrimenti sarebbe risultata perfetta. Sarà. In realtà quelle note duravano giusto 5 secondi, il tempo di evaporare e lasciare campo libero ad un accordo fiorito-fruttato inusuale e particolarmente incasinato-confuso senza evoluzione. A me piaceva tanto proprio per questo: a volte non c'è veramente bisogno di essere chiari e concisi, la creatività non ha bisogno di essere sempre perfettamente nitida e rispettosa di tutte le regole compositive. Un pò di ribellione all'estetica dominante del "tutto perfettamente cesellato, pulitissimo, netto", per me ci stava benissimo. Rendeva interessante la fragranza. E la rendeva ironica, con una leggerezza che oggi si sente poco: molte fragranze si prendono decisamente troppo sul serio.
Probabilmente questo profumo era stato creato per le figlie delle signore fedeli al marchio Guerlain; sempre probabimente, in Guerlain si saranno accorti che lo indassavano più le madri che le figlie. E che le madri lo avrebbero ricomprato volentieri, ma avrebbero gradito meno fru-fru e più "adultità", meno rosa confetto e più viola seduttrice. Detto fatto, la nuova versione di Insolence edp è sempre lei, vivace e fiorita-fruttata, ma le hanno dato un bouquet di steroidi per farla crescere in fretta, poi l'hanno vestita con un abito viola da sirena, le hanno arrochito la voce, le hanno messo in mano un bocchino lunghissimo con una sigaretta in fondo e l'hanno buttata in scena. Il risultato è buono, anzi, forse addirittura migliore della precedente versione, e senza dubbio il più interessante profumo di Guerlain da anni e anni. Bravi: è più indossabile, più netto, più setoso, più moderno.
A me però l'adolescente confusa, ribelle e romantica piaceva di più: non ho mai pensato nemmeno per un secondo che fosse svampita o insipida. Aveva una sua grazia ingenua che le faceva vibrare la voce e purtroppo, crescendo l'ha persa.
Ne ho approfittato per prendere una limited edition dell'edt, nel flacone storico di Mitsouko e L'Heure Bleue che vedete là in alto. Con lo stesso flacone sono usciti anche le edp di L'Instant Magic e, udite udite! di Shalimar, in un versione che mi pare si avvicini alla formula originale. Non è la stessa cosa ma mi pare comunque un primo timido tentativo di ritorno al passato, che apprezzo davvero molto.




17 ottobre 2008

Le piramidi olfattive: cose da sapere


La cara Flinndudu ha tradotto da Nowsmellthis queste riflessioni sulle piramidi olfattive, che ho deciso di postare perchè sono assolutamente corrette e le condivido in pieno.
Oltre a lei per la lunga e complicata traduzione, ringrazio Adjiumi e Marinella che mi hanno permesso di linkare la pagina del forum, dove è ospitata la discussione.

Sulle piramidi olfattive, cose importanti e cose inutili.
Ho lavorato per un po' su una sorta di sillabario delle componenti dei profumi ma non ne sono venuto a capo. Per cui ho scritto questo articolo e per risparmiarvi tempo vi riassumo che: non tutte le note della piramide sono nella fragranza e non tutto ciò che compone la fragranza è scritto nella piramide. Tanto per capirsi l'elenco delle componenti (piramide) che troviamo qua e là nel web è fornito dall'ufficio public relations dell'azienda che produce il profumo, nell'intento di dare un'idea del tipo di fragranza o quantomeno di ciò che l'ufficio PR pensa possa descrivere la fragranza. O anche meglio, ciò che secondo loro rende più appetibile la composizione al pubblico. E questo è tutto. Non sono ricette e non sono complete. Qualche volta sono brevi, per esempio Ungaro by Ungaro ha rilasciato una composizione di sole tre note, gelsomino, zafferano, ambra. All'opposto Shiseido di recente ha rilanciato Zen e comunicato un elenco di 20 componenti : pompelmo, bergamotto, pesca, ananas, rosa blu, fresia gardenia, mela rossa, violetta, mughetto....ecc. Non c'è motivo per cui Zen debba contenere più note di Ungaro e neppure il contrario. Potrebbe, o forse no e in fondo non ce ne frega nulla. La piramide di un profumo può cambiare da prima del lancio a dopo, oppure l'ufficio PR potrebbe aver comunicato una certa composizione ai loro punti vendita e una diversa alla stampa anche se la composizione non è cambiata nel frattempo. Ogni tanto si vedono post che dicono "Nel sito X dicono che questa nota c'è mentre nel sito Y non la nominano, chi ha ragione?" la risposta è nessuno o forse tutti e due, forse una è incompleta o forse l'altra ha un elemento in più che descrive meglio com'è la fragranza, insomma scegliete voi o lasciate perdere, tanto è uguale. Nello stesso modo, quando vengono riformulate certe fragranze e si leggono le note olfattive della nuova edizione, la differenza tra la vecchia e la nuova piramide può non avere nessuna relazione con i cambiamenti avvenuti in realtà. Riflette solo ciò che l'ufficio PR gradisce rappresentare come nuova immagine del prodotto. Ovviamente non raccontano che il prezioso gelsomino di Grasse è stato sostituito da uno ben più economico e che parte o interamente è diventato una dozzinale molecola sintetica. Così come non allarmeranno i consumatori spiegando che il muschio della formulazione originale è stato sostituito con una molecola meno tossica.

Perché la piramide olfattiva non è importante.
Intanto perché non dice tutto quello che c'è dentro. Un altro luogo comune che spesso si trova nei forum è: "Io detesto le aldeidi, quale fragranza non le ha?" Chi risponde elenca tutte le fragranze che non hanno la parola "aldeidi" nella piramide. Ma non funziona così. Ci sono tantissime fragranze che contengono aldeidi ma non le citano nella piramide, (e ci sono moltissimi tipi di aldeidi, a una persona può non piacerne una ma magari un'altra sì, oppure potrebbe nauseare solo se in dosi massicce). Così come ci sono fragranze dove si trova elencato per esempio "pesca" e quella nota è resa con un'aldeide. Anche quando una nota è elencata in piramide non si può sapere con quali molecole questa sia prodotta, così per esempio si dice "il muschio su di me inacidisce, quale fragranza non ha il muschio?" fragranze che non hanno muschi sono pochissime, e ci sono molte molecole diverse per riprodurre il "muschio": ci sono muschi legnosi, fruttati, talcati, puliti (muschi bianchi) muschi metallici...la lista potrebbe proseguire. Con il termine muschio si intendono quindi moltissime molecole diverse e la parola in sè non offre nessuna indicazione su quale sarà l'odore della composizione, e se sulla propria pelle un certo muschio risulta acido non è detto che un altro muschio lo sia lo stesso. Stesso discorso per le note floreali, rosa, gelsomino, tuberosa ecc. Il fatto che il fiore sia citato nella piramide olfattiva non significa che il fiore sia stato usato davvero: può essere un gelsomino naturale, vero, o metà vero e metà sintetico o solo sintetico oppure anche una combinazione di diversi gelsomini sintetici. Può esserci una molecola di sintesi che ha aroma di "fiori" e magari verrà elencato con "gelsomino" nella piramide, così come il muschio anche il gelsomino può piacere in una composizione e non in un'altra, oppure essere presente nella piramide ma non rintracciabile nella fragranza, oppure sentire il gelsomino annusando il profumo ma non trovarlo nella piramide. Spesso i profumieri usano rielaborare le molecole. Per Brin de Reglisse di Hermès Jean Claude Hellena si è rivolto ad un laboratorio di Grasse chiedendo ai colleghi di sezionare un lavanda in 50 distinti gruppi di molecole, li ha annusati tutti e ne ha tolti 5 per trovare la lavanda che voleva. Anche il patchouly usato nella moderna profumeria è stato trattato per togliere quelle note troppo hippy per i consumatori di oggi. Certe persone a cui non piace il patchouly quasi non lo notano in certe composizioni. Troppi trattamenti però rendono le materie prime anche troppo pulite e le composizioni pure. Bisogna sempre ricordare che certe molecole hanno più di una nota e possono essere elencate come entità separate. Le note "legni preziosi, ambra e muschio" possono venire da una sola molecola. Un'altra azienda potrebbe usare la stessa molecola ed elencarla solo come "muschio" oppure "sensual musk", qualcun altro battezzarla "legni esotici". La nota "tuberosa, fiori d'arancio" può essere una unica molecola, così pure "legno, cedro, vetiver". Un aroma che a quanto pare crea confusione è l'ambra. Dopo il lancio di Prada Amber Pour Homme ho visto gente sconcertata dato che nella piramide olfattiva "ambra" non appare proprio. Non c'è un unico singolo materiale chiamato ambra, è un cocktail di note (o un accordo) che può comprendere labdano, benzoino, vanilla fava tonka, o patchouly, tanto per nominarne alcuni. La fragranza può contenere alcuni di questi oppure una sola nota chiamata "ambrata" e l'azienda produttrice può decidere di battezzarla ambra o ambra liquida, o in qualsiasi altro enfatizzante modo.

Perché la piramide olfattiva è importante.
Potreste chiedervi perché rompersi a leggere la piramide olfattiva di un profumo: come consumatore è tutto quello che abbiamo! Ci sono 2/3 fragranze nuove che escono ogni giorno e non posso sentirle tutte, e poi la piramide è in grado di offrire qualche indizio sul tipo di fragranza che eventualmente può essere interessante provare. La "freschezza verde spumeggiante" nelle note di testa del profumo di Gwen Stefani L.A.M.B. mi fanno subito pensare che si apra con note di deodorante per ambienti, e guarda un pò, è proprio così. Posso sentire la pera e il pisello odoroso in Lamb così come scritto nella piramide anche se dentro non ci sono vere pere o piselli odorosi. Comunque "sorbetto alla fragola" e "Pop-corn caramellato" in MissDior Cherie sono un buon indizio che il risultato sarà dolce e fruttato, come è; ho qualche dubbio sull' accordo di "lychee rosso, cotogna dorata, kiwi e cupcake" (nota di Flinn "nel dizionario la parola cupcake significa "piccolo tortino" o "donna sessualmente appetibile" fate vobis...) del profumo di Britney Spears Fantasy. Avrei un sacco di esempi in cui leggere la piramide olfattiva mi ha portato fuori strada, e sicuramente non dice a voi ciò che volete sapere. Questa piramide mi piace: edera verde, mandarino, ninfea, petali di fiordarancio, rosa marocchina, gelsomino sambac, mimosa, pelle di albicocca, ambra, legni preziosi, muschio; ma è della versione ritoccata di Flower Princess di Vera Wang, e avendo già sentito l'originale sono quasi certo che questa fragranza non entrerà nella mia collezione. Insomma con queste piramidi olfattive fateci un po' quel che vi pare, però fidatevi sempre del vostro naso. Se sentite vaniglia ma non è riportata non pensate di averlo sognato, così come se è riportato nella piramide ma non lo sentite non pensate di non aver più naso.


L'articolo in inglese lo trovate qui
Nella foto, le piante grasse sul mio terrazzo, la primavera scorsa.

13 ottobre 2008

Intervista/Interview: James Heeley

PLEASE SCROLL DOWN FOR ENGLISHT TEXT!

Pochi giorni prima dell’apertura di "Pitti Immagine Fragranze" era uscita un’appendice alla Guida di Luca Turin e Tania Sanchez (disponibile qui la prima uscita; ogni 3 mesi ne usciranno altre, a pagamento). Nell’appendice vengono recensite un ulteriore centinaio di fragranze tra cui quelle di James Heeley, che hanno ricevuto tutte 4 stelle (quasi il massimo) tranne la Menta, che ne ha ricevute “solo” 3 . Okay, fino a ieri io Heeley non lo conoscevo nemmeno e oggi è diventato fondamentale imparare il suo lavoro…

L’ho incontrato durante “Pitti Fragranze”; con gli amici che hanno partecipato alla “Sniffa-Pitti” siamo andati nel “Cortile delle rose” proprio per parlare con lui (è fantastico… tu puoi parlare direttamente con i creatori delle fragranze, chiedergli delucidazioni, fare commenti…succede solo qui ed è una ricchezza che il pubblico di appassionati potrebbe sfruttare meglio, perché non succede in altre occasioni).
La prima cosa che potrei dire di James Heeley è che è molto gentile, calmo, timido, meditativo. Pensa sempre a lungo prima di rispondere a qualsiasi domanda, si vede che dà molto valore a quello che dice, ci tiene che il suo messaggio sia chiaro. La mattina ci ritroviamo allo stand di Biotea, dove i ragazzi ci fanno degustare i loro tè meravigliosi. Lui si interessa agli aromi più delicati dei tè verdi e bianchi, fa mille domande, curioso dei luoghi dove sono stati raccolti e dei metodi migliori per esaltarne i profumi. Io lo osservo e penso che è indiscutibilmente un esteta, e ne ammiro la calma zen e la compostezza dei gesti.
Tra le sue fragranze ho apprezzato molto il Cardinal (la migliore della linea secondo molti di noi) un incenso pulito, spirituale, trasparente, che lui ha creato pensando al lino bianco dei paramenti sacri, all’incenso come purificatore per l’aria, e alla luce che filtra dalle finestre. Cercando di fare un paragone, è l’opposto di Avignon (Comme des Garcons), un incenso evocativo di cattedrali medievali buie e umide e Papi vestiti di ermellino e velluto cremisi. Cardinal è rarefatto e luminoso, fiducioso, senza paura del giudizio e della punizione, ma anzi è tutto purezza, luce e pulizia. Molto mistico. Cisto labdano, incenso, vetiver. In qualche modo, mi sembra che gli somigli, per il nitore e la calma olimpica che mostra.
James, cos’è per te il profumo? E’ qualcosa di assolutamente individuale: il profumo che abbiamo scelto deve stare su di noi che lo abbiamo scelto, e lo deve sentire solo chi si avvicina, non deve invadere lo spazio delle persone che abbiamo intorno.
Poi gli chiediamo di Cuir Pleine Fleur, che prende il nome da un tipo di pelle (pieno fiore). Questa fragranza nasce dalla sua ammirazione per Cuir de Russie di Chanel, ma accanto alle note più pesanti, fumose (catrame di betulla), che caratterizzano il trattamento “classico” delle note cuoiate, lui ha immaginato la dolcezza ingenua della mimosa, dell’acacia, della violetta, che gli regalano un appeal più moderno, a cui siamo più abituati.

Da cosa trai ispirazione? Da ricordi ed esperienze personali, come un’estate in Grecia, al mare, come l’odore di una Chiesa o l’odore del Balsamo di Tigre. Ed infatti l’ispirazione per il suo “Esprit du Tigre” nasce dalla frequentazione di un ristorante cinese, in Inghilterra. “Ci andavo spesso, ed ero affascinato dagli aromi che si sprigionavano dalle verdure al vapore e dagli altri piatti. Decisi così di conoscere meglio quel Paese: partii per un lungo viaggio in Cina e me ne innamorai totalmente. Lì i barbieri ti accolgono in un’atmosfera di estremo relax, ti spalmano di olii profumati, ti massaggiano, ti raccontano le loro storie, in un mix di quotidiana intimità ad un tempo molto naturale e affascinante.
Pensavo che questo profumo non avrebbe avuto successo commerciale, e invece… in realtà se si vende bene o no non è così importante, io vi sono comunque molto legato.
Ma anche la natura m’ispira. Compongo cercando di rendere al massimo l’idea di un odore naturale che mi piace, senza però stravolgere l’esperienza reale di quell’odore. Il fico, la menta, la verbena (che costituiscono il cuore di tre sue fragranze) hanno effluvi intensi ma effimeri, scompaiono velocemente; che motivo c’è di allungarli per ore, e quindi di snaturarli, in un profumo? “
Voglio sapere, visto che i suoi profumi si vendono in Paesi diversi, e in particolare negli Stati Uniti, quali differenze sente tra il gusto americano e quello europeo. Lui mi parla della propensione americana per i gourmand, per le fragranze rassicuranti e dolci, e del ruolo dominante che la vaniglia ha nel gusto medio. La vaniglia dona una nota di fondo calda e pesante, che però a lui non piace molto (e infatti mi sembra di non notarla nelle sue fragranze). Inoltre nota il diverso utilizzo dei profumi nei due continenti: noi europei consideriamo normale spendere una cifra anche alta per un profumo che sottolinei la nostra individualità.
Cosa ne pensi di quello che scrivono su di te? Come reagisci alle critiche?
Beh certamente i complimenti fanno piacere e per le critiche…poi ci si abitua. Ma è normale, la profumeria di nicchia permette di esprimere liberamente la creatività senza porre dei freni. Nemmeno economici, visto che non ho un volume di produzione così elevato da dover spendere follie nelle materie prime. Posso usare i componenti che preferisco, per creare i miei profumi. E quando arrivano le critiche… si impara a rimanere sereni.

Alla fine, le fragranze di Heeley mi sono sembrate piacevoli, ben fatte, con un’estetica molto precisa (e visto che Heeley è un soprattutto un designer, me lo aspettavo: ecco il suo sito ). Non lo so se mi hanno convinta fino in fondo, però. Ho visto (e condiviso ) qualche perplessità. Nello specifico, io non le ho sentite “vibrare”. Sono proporzionate, pulitissime, rispecchiano un’estetica contemporanea di armonia e misura che apprezzo, ma più negli oggetti di design, meno nelle fragranze. Heeley ha creato degli oggetti di design da utilizzare col naso: perfettamente scolpiti da ogni lato, lucidi e lisci come le sue creazioni di specchi e di alluminio. Li sento accomunati dallo stesso amore per la nitidezza e la pulizia delle superifci, anzi di più, un vero “horror sporcitiae” (invenzione mia, non cercatelo nei dizionari di latino), una paura dell’ombra, dello sporco, della carnalità. Profumi e oggetti sono aggraziati ed essenziali (come lui!). Ma non so se funzionano per me. Nelle fragranze un po’ di sporco, un po’ di “eccesso” mi ci vuole, me le rende più preziose.
Siccome ho grandissima ammirazione per Luca Turin che mi ha insegnato un mare di cose, credo che andrò a risentirle tutte, perché se lui dice che sono fantastiche e a me sembrano “semplicemente” buone, allora voglio approfondire. Magari si tratta di dargli un pò di tempo in più. Oppure abbiamo gusti diversi. In ogni caso, mi sembra assolutamente che valgano l’approccio "meditato". Grazie James, è stato un onore ascoltarti raccontare la tua arte!

ENGLISH TEXT
A few days before the opening of Pitti Immagine Fragranze Luca Turin and Tania Sanchez released the first addendum to their book (available here for free, issues will come out every 3 months). A hundred fragrances are reviewed, including James Heeley’s ones, which were awarded 4 stars (near the maximum score) each, with the only exception of the Mint, which received "only" 3. Okay, until yesterday I didn’t know anything about Mr. James Heeley but now, learning his work has become essential...
So off I went, with friends who came to visit "Pitti Fragrances”, to the “Roses courtyard” to meet and talk to him (it's amazing... you can meet the authors of your favourite fragrances; you can ask clarification, make comments... it only happens here at Pitti, and this is an asset that perfumistas could make better use of, because it happens on no other occasion). The first thing I say is that James Heeley is very gentle, refined, quiet, meditative. He thinks long before answering any questions, he clearly values what he says, and wishes to make his message clear. In the morning I had already met him at the Biotea stand, where the guys introduced us to their wonderful teas. Mr. Heeley was showing interest in green and white teas, sniffing the delicate aromas, asking questions about the places of picking and the best methods to enhance their fragrance. I was enchanted by his zen, calm gestures and behaviour. Among its fragrance, I particularly appreciate Cardinal (the best of the line according to many participants to the tour), a clean incense, spiritual, transparent, that he conceived around the concept of white linen which sacred vestments are made of, purifying incense, and the light filtering through ornate glass windows. Venturing a comparison, I would say it’s opposite from Avignon (Comme des Garcons), an incense evoking medieval cathedrals, dark and damp clothes and Popes in crimson velvet. Cardinal is rarefied and bright, confident, without fear of religious punishment, it’s all about purity and light. Very mystical. Cistus labdanum, incense, vetiver. Somehow, I sensed a resemblance between the perfume and its composer, both share a serene attitude.

James, what is Perfume for you? It’s something absolutely personal: the perfume we choose must stay on us, and only those we allow to get nearer should smell it; it ought not invade the space of people around us. Then I asked him about his creations, starting from Cuir Pleine Fleur, which takes its name from a type of extremely soft kin suede. This fragrance was born from his admiration for Cuir de Russie (Chanel), but next to heavier, smoky notes such as birch tar, which characterize the classic treatment of leather notes, he imagined the naive sweetness of mimosa, acacia and violet, which give a contemporary appeal we are more accustomed to.
What are your sources of inspiration?
“Memories and personal experiences, like a summer in Greece, the smell of the sea, of the inside of a Church, or that of Baume du Tigre”. And in fact his "Esprit du Tigre" was the result of his dining at a Chinese restaurant in England. "I went there very often, and I was so fascinated by aromas wafting from the steaming vegetables and other dishes that I decided to learn more about that country. I left for an extended trip to China and I got totally in love. There are barbers welcoming you in an atmosphere of ultimate relaxation, they spread fragrance oils on your skin, then start massaging you while telling their stories, in a sort of daily intimacy which was at the same time very natural and charming. I thought this scent would not enjoy commercial success, but in reality... in the end it’s not so important whether it sells well or not, I’ll always be very bound to it. But also Nature inspires me. I try to conjure the idea of a natural smell I particularly like, but without distorting the actual experience of the real smell. Fig, mint, verbena (which constitutes the heart of three fragrances in his line) allow a very intense but ephemeral experience, disappearing quickly, and there’s no reason to stretch it for hours in a scent, thus distorting it".

Since his perfumes are sold in different countries I wanted to know if he finds significant differences between American and European tastes. He talks about an American soft spot for gourmand, reassuring fragrances, and the dominant role that vanilla enjoys in average in taste. Vanilla offers a hot, warm base note, but he doesn’t like it very much (and in fact I seem not to notice it in his compositions). He also adds that Europeans are ready to spend more in scents emphasizing individuality.
What do you think about what people say/write about you? How do you react to criticism? Well of course compliments are flattering and criticism... you get used to it after a while. But it’s normal, artistic perfumery is about freely express creativity, without brakes. Even economic brakes: I produce small quantities, and this allows me to use raw materials I prefer, in order to express my ideas. And when I get criticism... I learnt to stay cool. In the end, I liked Heeley’s fragrances: I found them pleasant, well built, with very specific aesthetics (and this is due to the fact that Heeley is primarily a designer: this is his site). I don’t know if they have completely convinced me to the end, though. They are proportionate, clean, reflecting a contemporary taste for harmony and measure that I admire, but more in the design items, and less in fragrances. Heeley has created design objects to be enjoyed by nose: perfectly sculpted by each side, glossy and smooth as his aluminium designs. They share the same love for neatness and cleanliness, even more, a true "horror sporcitiae" (my invention, don’t search a Latin dictionary for it), a fear of darkness, of dirt and flesh. His perfumes and objects are graceful and essential. But I dont’ know if they work for me. A little dirt, a little excess would make them more valuable to me. But I have great admiration for Luca Turin, he taught me a whole world of things, it will be my pleasure smelling them again, probably they need more time, and deserve a more "meditative" approach.
Mr. Heeley, thank you for sharing your views with me, I felt honoured!

8 ottobre 2008

Kiki (Vero Profumo, 2008)


Andy mi aveva fatto promettere che avrei annusato la linea di Vero Kern, la sua mentore, aromaterapeuta da molti anni. Dopo diversi anni di studi a Parigi, con il eggendario Guy Robert, quest’anno ha prodotto e fatto uscire la sua linea di tre fragranze, che si sono subito prese 5 stelle nella guida di Luca Turin.
Sul suo sito (http://www.veroprofumo.com/), Vero scrive “Per me, creare profumi è come guardare dentro un caleidoscopio, come i frammenti colorati formano e riformano costantemente, con la loro strana bellezza, forme infinitamente diverse”. Queste forme strane e dai colori brillanti nelle sue composizioni si sentono: merito forse delle materie prime che sceglie, la cui qualità fa vibrare le fragranze.
Vi racconto di Kiki, che dopo averlo annusato ho dovuto assolutamente comprare al volo e che in questi giorni indosso con gioia. E’ un chyprè-fiorito-boscoso, con la lavanda decisamente in primo piano. Ma una lavanda scura, notturna e insieme insolitamente dolce e croccante. Avete presente la frutta brinata? Si prendono ad esempio i chicchi d’uva, si intingono nell’acqua e poi nello zucchero a velo, e poi si mettono in frigo. Si forma una crosticina dolce con sotto la frutta, più aspra. Ecco, è come se la lavanda fosse stata brinata. Quello che mi piace particolmente, però, è il lato boscoso, che la bilancia in maniera quasi ruvida e le toglie qualsiasi patina rètro, polverosa o "già sentita". Una composizione particolare, da annusare soprattutto se l'aroma della lavanda vi lascia un pò così: anche se in questo profumo la lavanda è centrale, offre una sensazione completamente nuova.
Ho anche una fialetta di Rubj e una di Onda, le altre due fragranze della linea. Rubj è un fioritone gioioso ed esuberante, che si fa notare per la voce squillante unita ad una gentilezza di fondo. Lo potrei drescrivere come un giardino pieno di gelsomini e altri fiori, su cui soffia una brezza marina; ha una nota ozonica, quasi salata, che fa risaltare ancora meglio la cremosità dei fiori. Bello come un gioiello-farfalla ricoperto di smalto turchese, mi ha ricordato Blu di Acampora per l'intensità di suono e per la gioiosità di fondo, ma Rubj ha ancora più brio. Io l’ho trovato una spanna sopra alla maggior parte dei fioriti che conosco. Mi piace da matti, e oltre a riparlarvene prossimamente, questo va nella wishlist.


Onda invece è il più strano dei tre: sa di cuoio esposto all'aria di mare. Molto interessante e insolito, va avvicinato con calma e senza pregiudizio, perchè subito "scalcia" e non è facile addomesticarlo. Io lo sto ancora studiando: gli altri due mi hanno tolto il fiato e nel frattempo ho abusato di quelli.


Oltre che sul suo sito, trovate i profumi di Vero Kern da Campo Marzio a Roma (unico punto vendita in Italia). E' vero che costano più di altre fragranze, ma sono estratti, quindi ne bastano veramente due goccine. Prima di acquistare qualsiasi sua fragranza è stra-consigliato provarla: prendete il sample pack da tre fialette tutte diverse, così vi fate un'idea. I flaconi, minuscoli ed elaborati, sono dei gioiellini da boudoir!


Per i giorni 17-19 Ottobre il negozio Campomarzio ha organizzato un evento di presentazione della linea, di cui potete leggere di più sul sito del negozio (http://www.campomarzio70.it/).

Qualcuno pensa di andarci?


ps
Vero Kern è una persona molto gentile e molto preparata, ho una gran voglia di intervistarla, e se riusciamo ad incastrare gli impegni, a breve la incontrerò!

6 ottobre 2008

Profumo di felicità


Durante l'intervista, Pierre Guillaume mi aveva detto che uno dei momenti più felici della vita, ai quali lui si è ispirato per la creazione di un suo profumo, è quando scopri che avrai un bimbo. Questo mi ha fatto pensare ad un mare di cose sulla felicità e mi ha fatto chiedere: ma che odore ha la felicità? Quali sono i profumi o gli odori che ci fanno felici, e quale odore/profumo è rimasto attaccato al ricordo di un momento felice?

Tra i miei odori associati ad un'idea di felicità c'è quello del pane tostato e delle crepes, perchè vuol dire che è domenica mattina e stiamo preparando una di quelle megacolazioni dell'una in cui ci sta tutto. Compresa una gelatina di lavanda che vale la pena di andare fino a Grasse due volte l'anno per comprare.
Poi c'è l'odore dell'aria intorno al 10-20 maggio, quando i primissimi aromi estivi suggeriscono l'idea dell'estate. E' un odore che mi mette la frenesia dell'estate, mi fa venir voglia di star fuori fino a tardi. Un altro odore che mi rende felice è quello del porto: alghe marce, aria salmastra, carburante che galleggia, gomma dei copertoni che coprono le barche. Significa che sono a casa, nella mia città, nel mio angolino di centro storico. E' un odore che mi calma e mi mette di buon umore.

Tra i profumi... ce ne sono diversi che mi dispongono al sorriso e alla gioia, sono Heliotrope di Etro, Douceur de Vanille delle Nereides, Chinatown di Bond N.9 che è un concentrato di ottimismo da spruzzare e... Dzing! che ormai è l'odore che associo a mio marito, e quindi mi procura felicità anche quando lo indosso io.
Magari me ne verranno in mente altri. E voi? Che odore ha la felicità per voi?
La foto là in alto è mia, fatta quest'estate.




3 ottobre 2008

Architetture Invisibili


Recentemente ho letto un libro bellissimo: “Architetture Invisibili. L’esperienza dei luoghi attraverso gli odori”, di Anna Barbara (architetto, esperta di architettura, design, marketing e sensorialità) e Anthony Perlyss (lavora in una multinazionale delle fragranze, scrive e dipinge), edito da Skirà. Nel risvolto si legge: “Agli odori sono legati i luoghi della morte, del sesso, del cibo, dell’industria, della malattia, della divinità, (…). La progettazione dell’architettura invisibile che l’olfatto allestisce non è esclusivo patrimonio dei profumieri, ma lo è anche dei progettisti, degli antropologi, dei sociologi, degli psicologi, dei comuni mortali che trascorrono le loro giornate immersi in odori sempre più invasivi e coinvolgenti”. In pratica, quello che il naso ci racconta a proposito dello spazio in cui siamo disegna un'architettura invisibile agli occhi ma altrettanto reale, e capace di proiettare la sua influenza su di noi. Il libro offre una panoramica dei diversi luoghi che in epoche e geografie diverse sono stati caratterizzati da un’architettura formale fatta di pareti, tetto e pavimenti, accanto ad un'architettura invisibile fatta di odori così potenti da costituire parte integrante dell’esperienza del luogo (i templi costruiti in legno di sandalo, le moschee costruite con mattoni fragranti di muschio, le Chiese costantemente asperse di incenso, gli ospedali con i loro odori caratteristici, o i luoghi della ristorazione, ad esempio) in un tutt’uno visivo-olfattivo che oggi, in un ventunesimo secolo che privilegia la sfera visiva, manca quasi del tutto. Infatti è da poco che l’architettura sta riscoprendo la possibilità di scegliere i materiali per costruire pensando oltre che alle loro caratteristiche specifiche e alla resa che avranno nel progetto globale (creare un edificio con un soffitto di legno, di vetro o gomma caratterizza uno stile diverso ed un utilizzo diverso), anche pensando all’atmosfera olfattiva che questi materiali creano. Così diventa possibile progettare un edificio anche anche olfattivamente, a partire da come quell’edificio verrà utilizzato, da chi e per fare cosa. In un passaggio del libro, si dice:”Usando profumi o candele si cambia superficialmente l’odore di uno spazio, ma la progettazione dell’aria e dell’odore si può concepire a livello infrastrutturale. E’ la stessa differenza che corre tra mettersi un profumo e mangiare patate per secernere un odore inconfondibile attraverso il sudore.”
Nel libro vengono raccontati molti esperimenti in bilico tra visivo ed olfattivo, tra cui “Peinture Placebo”, dove una serie di stanze vuote sono dipinte di vernice bianca, a cui sono stata aggiunte dosi infinitesimali di zenzero, fiordarancio e altre fragranze. In mancanza di una caratterizzazione visiva delle stanze (spazio per cucinare, spazio per il relax, ecc.), le persone dovevano scegliere come qualificare le stanze in base all’olfatto. Ed in effetti la stanza con il fiordarancio venne riconosciuta come rilassante, quella allo zenzero come erotizzante… Per noi che ci ritroviamo in questi luoghi a parlare di emozioni date dal naso, queste non sono novità sorprendenti; alcune cose le sappiamo già per averle sperimentate direttamente e alcune riflessioni forse, le abbiamo anche già fatte. Quindi le capiamo al volo, e ci godiamo il libro forse meglio di altri.
All’interno ci sono poi delle chiacchierate a più voci tra i profumieri Ellena, Villoresi, Martin Gras, Maurice Roucel, e i designer Clino Trini Castelli, Petra Blaisse, Philippe Rahm (del gruppo Decosterd+Rahm), Hervè Ellena. Per me è stato bello leggere come dei tecnici della sfera visiva -architetti e designer- e tecnici della sfera olfattiva –nasi compositori, ovvero designer di fragranze- in fondo usino un mezzo diverso per esprimere concetti simili. E di come a volte le espressioni gergali dei due lavori si somiglino.
Bel libro, interessante, scritto bene, senza tecnicismi e soprattutto divertente. Stra-stra consigliato!

2 ottobre 2008

Indovina dov'è?

Andy mi ha mandato alcune fialette di Vetiver Dance. Facciamo un giochino stile caccia al tesoro, che ne dite? I più veloci a trovare l'immagine riceveranno il vial. La foto ve la posto appena decido dove metterla. ;-)

Ecco! Le 4 fialette sono arrivate e io ho inserito nel blog 3 foto di vetiver: una è una foto di raccolta del vetiver, una seconda mostra due tipi di vetiver, la terza ritrae dei mazzetti di radici legate e pronte per essere acquistate. Le ho inserite tutte nello stesso post, quando ci arrivate non potete non vederle (anche perchè non c'entrano nulla col resto).
Allora pronti? Viaaaa!!!!