26 maggio 2009

Chypre Vintage


In questi giorni ho deciso di confrontare 3 profumi Chypre che Nynive e io abbiamo trovato su Ebay. Il primo è Chypre di Ivel, nato nel 1930, il secondo è lo Chypre di Coty (1917) e il terzo è lo Chypre di Regency 55, di cui non ho trovato riferimenti su nessuno dei miei libri, ma il cui flacone potrebbe essere degli anni ’40. Anche se la classificazione dei profumi rimane piuttosto aleatoria, con molti profumi che rientrano facilmente in più categorie, la famiglia Chypre può avere sfaccettature più fruttate, fiorite, verdi/fougère o cuoiate/animali. In ogni caso, quando sentite un contrasto tra brillanti note di apertura agrumate (soprattutto bergamotto) e note di fondo grevi, legnose/ruvide o verdi come il muschio di quercia e il galbano, o calde e speziate come il cisto labdano e il sandalo, in genere state annusando uno Chypre. E’ proprio dall’armonico integrarsi di due sensazioni così diverse, che nasce il fascino della famiglia Chypre, che in effetti è un po’ difficile da avvicinare: l’amore per gli Chypre in genere arriva come la scoperta dell’acqua calda. Perché? Perché la sensazione che creano è insieme molto naturale e molto astratta, è difficile usare una composizione di questo tipo, con queste materie prime, per suggerire una certa idea. Insomma in genere uno Chypre è “semplicemente” uno Chypre, ed è difficilissimo creare una fragranza che racconti la visione del suo creatore. Credo ci voglia grande umiltà, tirarsi indietro e lasciar parlare la composizione e le materie prime. Oggi l’uso del muschio di quercia e del bergamotto è sconsigliatissimo dall’IFRA (l’organismo creato e finanziato dall’industria profumiera per vigilare sulla sicurezza delle materie prime) e questo ha portato alla graduale scomparsa di questi ingredienti dai profumi creati negli ultimi anni. Il loro posto è stato preso da materie prime “sicure” ma senz’anima, come i rarefatti muschi bianchi, alcune molecole fruttate di dubbio gusto e anemici vetiver sintetici (sapete quanto amo le materie prime sintetiche, e non ve lo dovrei nemmeno dire che come al solito è una questione di qualità di ciò che si usa e di maestria nel comporre, non di natura vs sintesi). La struttura stessa dei profumi Chypre quindi si è impoverita, e parlare dei Chypre creati oggi è come parlare di “acqua asciutta”. Una contraddizione in termini.
Per questo mi è venuta voglia di andare a cercare e comparare i vecchi. Già aprire il Regent è stato complicato: il gommino protettivo in caucciù col tempo si è sciolto ed è entrato tutto nel collo del flacone. Per toglierlo senza farlo cadere nel liquido ho dovuto indurirlo mettendolo 5 minuti in frigo, e poi ho lavorato con due stuzzicadenti per estrarlo. Nessuno dei tre si è conservato perfettamente, e per quanto può valere comparare tre profumi così datati, io la prova l’ho fatta lo stesso. Dei tre, il Regent mi sembra il più recente, ed infatti è quello che ha mantenuto meglio la parte iniziale, di cui si intuisce ancora la freschezza, mentre negli altri due tutte le note di testa sono virate malamente: lo Chypre di Coty nei primi 5 minuti sa di aceto di mele, lo Chypre di Ivel sa di acetone per unghie. Ma basta avere 15 minuti di pazienza e le cose iniziano a cambiare. Regent si sviluppa pochissimo, si sentono bene le aldeidi e qualche fiore, forse un gelsomino piuttosto “grasso”, e ha un fondo potentemente animale di castoreo. Tutto molto saponoso, senza finezza. Forse la struttura era troppo sbilanciata e il castoreo si è mangiato quasi tutto il resto? Invece gli altri due rivelano una finezza intrigante. Il Coty inizia a brillare di una luce ambrata e dolce, frizzante come una coppa di champagne in cui siano state inzuppate delle pesche mature. Euforizzante per il sistema nervoso. E in questo cuore fruttato si ritrova già tutta la potenza di quello che sta per arrivare: un fondo di labdano, muschio di quercia e muschio naturale in un insieme rotondo, corposo, indomabile eppure non aggressivo che sulla cartina dura giorni, e sulla pelle ore. Possiede un’armonia ed una raffinatezza terrificanti. Lo Chypre di Ivel invece rivela una sfaccettatura più verde: sospetto che ci sia del gelsomino accoppiato con muschio di quercia e col verde pungente del galbano, ma come ingentilito da una nota muschiata che cuce tutti buchi e le asperità. E’ più polveroso, più etereo di quello di Coty. Entrambi portabilissimi e molto interessanti, nonostante gli acciacchi. Lo Chypre più vicino al Coty è Mitsouko di Guerlain (prendete il parfum altrimenti non ci capirete un’acca), mentre quello di Ivel ha qualcosa dell’edt di Chant d’Aromes, sempre di Guerlain.

Vintage Chypres


In these days I decided to compare 3 Chypre scents that Nynive and I found on Ebay. The first is a 1930 release from the firm Ivel, the second is legendary Coty’s Chypre (1917) and the third is Chypre 55 by Regency55, of which I couldn’t find references on any of my books, but the bottle could be the from the 40s. Even if the classification of perfume is fairly tricky, with many perfumes fitting easily in more categories, Chypre may display more fruity, flowery, green/fougère or leather/animalic aspects. But when you smell a captivating contrast between brilliant opening notes of citrus (especially bergamot), and woody/green, rough notes like oakmoss, galbanum or warm and spicy as cistus labdanum or sandalwood, usually you are smelling a Chypre scent. It’s this harmonious integration of two very different sensations, which is the charm of the Chypre family, which in effect is a little hard to handle; the love for Chypre usually arrives later in the perfume path, and sounds as the discovery of the wheel. Why? Because they create a feeling both very natural and very abstract, it’s difficult to make use of a composition of this kind, with these materials, to suggest some idea, or the author’s vision. So usually a Chypre is "simply" a Chypre. I believe it's not easy, it takes great humility, stand back and allow the perfume and its materials speak for themselves.
Now IFRA (the body created and funded by the perfume industry to ensure the safety of raw materials) strongly adverses the use of oakmoss and bergamot and this led to the gradual disappearance of these materials in today’s scents. Their place is now taken by "safer", soulless materials such as rarefied white musks, unsubstantial fruity molecules and anemic vetivers (you know how I appreciate synthetic raw materials, and I shouldn’t even say that, as usual, it’s an issue of quality of what you use and skill in composing, not natural vs artificial). The very structure of Chypre perfumes has been impoverished, and talking of Chypres created today is like talking of "dry water".
That is why I was willing to try and compare the old ones.
Opening the Regent was already complicated: the protective rubber had dissolved and got entirely into the bottle’s neck. To remove it without making it fall into the juice I had to harden it by placing it in the fridge for 5 minutes, and then I worked with toothpicks to extract it. None of the three scents is preserved perfectly, and even if comparing dated scents may be unfair, I did it all the same. After all, it was fun! Of the three, the Regent seems the most recent, and in fact it’s the only one which has kept the original opening, I still could grasp the freshness, while in the other two, all the top notes have gone bad: Coty’s Chypre smells as sour as apple vinegar, while Ivel’s reeks of nail acetone. But 15 minutes of patience show how things change. Regent evolves very little, I smell some aldehydes, a flower, may be a greasy jasmine, and animalic bottom notes. All too soapy. Perhaps the structure was unbalanced and castoreum has eaten out almost all the rest? Instead the other two show an intriguing finesse. The Coty begins to shine an ambery light, as sweet and sparkling as a glass of champagne in which ripe peaches have been drenched. Ointment for the nervous system. And the heart reveals all the power of what is coming after: labdanum, animalic musk and oakmoss suggesting a natural round, full-bodied, indomitable but not aggressive character. On paper it lasted days, hours on the skin. It possesses terrific balance and harmony. Ivel’s instead displays a greener facet: I detect jasmine paired with oakmoss and pungent green galbanum, all sewn by a musky note balancing and evening the whole composition. It’s more powdery and ethereal than Coty’s. Both are very wearable and interesting, despite their ageing and ailments. The closest to Chypre by Coty is Guerlain’s Mitsouko (smell the parfum, otherwise you won’t understand a thing), the Ivel shares something with Guerlain’s Chant d'Aromes (edt).

22 maggio 2009

Basenotes 9th Annual Award

Avete visto il banner qui a lato? Bergamotto e Benzoino è uno dei 10 blog finalisti al prestigioso Annual Basenotes Award. Per me è un onore grandissimo poter essere in quella lista: gli altri nove blog finalisti sono i miei preferiti! Sono luoghi dove vado spesso, dove ci sono persone di talento che stimo e che mi hanno insegnato molto. Vorrei ringraziare Basenotes per il gran lavoro che fa per espandere la conoscenza sul mondo profumato, e tutti gli amici che hanno candidato B&B e che poi lo hanno votato: la loro stima e il loro apprezzamento sono per me uno stimolo ad andare avanti e ad addentrarmi sempre di più in questo percorso. L’importante qui non è tanto vincere, ma approfondire il discorso, esplorare, stimolare, farsi stimolare, approfondire, comunicare perchè sempre più persone possano avvicinarsi e comprendere la magia del profumo e la sua arte. In quest’ottica, insieme agli altri nove blog finalisti, io sento di vincere ogni giorno un pò. Ancora grazie a tutti per il vostro entusiasmo e la vostra amicizia.

Basenotes 9th Annual Award

Have you seen the banner leftside? Bergamotto e Benzoino is one of the 10 finalist blogs at the prestigious Annual Basenotes Awards. For me it is a great honour to be on that list: the other nine finalists are my favorites; places I often check, run by talented people from whom I learnt a lot! I would like to thank Basenotes for the great work to spread correct knowledge about the scented world, and all the friends that have B&B candidate and then voted: their support and appreciation is for me a push forward and deeper into this subject I love so much. What I feel important is not so much to win, but to broaden the conversation on perfume, explore, encourage, stimulate, learn, communicate, so that more people will get closer to the magic of perfume and its art. With this in mind, together with the nine other finalist blogs, I feel we win a little something every day. Thanks again to all of you for your enthusiasm and your friendship.

19 maggio 2009

Domenica a Soffittoviola: incontro con Casaroma


Domenica scorsa sono andata ad Iseo, insieme ad Adjiumi e Diakranis, nel bellissimo negozio Soffittoviola, per far conoscere le fragranze per la casa di Casaroma e far quattro chiacchiere sul profumo. La protagonista della giornata era Ornella Pastorelli, fondatrice del marchio Casaroma: l’anima dietro a tutti pout pourri, i bruciassenze, gli animaletti di lino per profumare la casa, nonché amministratrice, promoter, autrice delle miscele di olii e tutto il resto, visto che Casaroma è lei stessa. Intanto dico subito che la giornata è stata diversissima da come me l’aspettavo, perché le persone interessate alla questione, anziché arrivare tutte insieme negli orari indicati, sono arrivate alla spicciolata durante tutta la giornata e questo ha un po’ sconvolto i piani, ma quando come la solito qualcosa non va come previsto significa che il Destino ha trovato il modo di farti scoprire cose diverse da quelle che pensavi. Intanto ho potuto conoscere meglio Ornella come persona, e finalmente anche tutta la sua linea di profumazioni per la casa. Mi ha spiegato che usa olii purissimi di grande qualità (e si sente), e mi ha raccontato delle innumerevoli prove necessarie a mettere insieme quelli “giusti” per giungere al risultato di persistenza, stabilità, freschezza che desidera. Ce ne sono tantissimi, compreso un agrumato limone-arancio-pompelmo molto amaro e rinvigorente, un ylang ylang sensualissimo, e un aromatico con rosmarino e lavanda che sono quelli che più mi hanno colpita per ricchezza. Si mettono direttamente nel bruciaessenze, nel pot pourri, oppure sugli animali di lino: orsetti, papere, gattini di dimensioni diverse che vanno nei cassetti o sul divano, e profumano una stanza per mesi. Bello, mi sono divertita un mondo a farmi raccontare di tutte queste meravigliose essenze! Ornella poi è una delizia da ascoltare: posata e tranquilla, per niente montata dal successo che cresce, colpisce per l’entusiasmo e la semplicità.
Eppoi ho conosciuto Rossella, la titolare del negozio, con cui ci siamo trovate in grande sintonia. Ci ha accolto in uno spazio raffinatissimo, apparecchiato per l’occasione con torte alla frutta e innumerevoli rose fresche. Da perfetta padrona di casa ci ha lasciato aggirare tra i flaconi e i tester lasciandoci liberi di sperimentare, sempre disponibile a raccontarci le fragranze con un sorriso. Io ho mollato gli ormeggi verso i Nasomatto. Mi sono invaghita di Duro e dell’Assenzio, che alla fine ho dovuto portarmi a casa (me li sto godendo alla grande e seguirà recensione). Poi mi ha fatto conoscere le tre fragranze del coutourier libanese Georges Feghaly, che sebbene non particolarmente complesse o raffinate, ho trovato gradevolisisme, estive, giocose, decisamente da testare se non l’avete ancora fatto. Soprattutto Atom Crochus e Coup de Foudre, due legnosi di cui il secondo è un muschiato lievemente goloso. Poi siamo andati a pranzo sul lago e abbiamo chiacchierato per diverse ore di argomenti inerenti la profumeria, la distribuzione, alcune strategie commerciali, argomenti molto interessanti di cui sono sempre affamatissima, soprattutto perché sono argomenti che non si trovano sui libri o nelle fialette, eppure sono di fondamentale importanza per capire meglio alcune cose.
Poi siamo stati raggiunti da Alessandro, il cui interesse ad approfondire la profumeria lo porta ad esserci sempre; ed è un bene, visto che le sue opinioni e la sua intelligente ironia lo rendono un grande compagno di sniffate. Il pomeriggio è scorso così tra di noi, con Adjiumi e Diakranis, tra sniffate e chiacchiere. Bello, bello, finalmente una giornata tutta per noi in cui stare in relax a parlottare tra amici, scambiarsi commenti, dritte, stimoli. Forse era proprio di questo, che avevo bisogno e infatti a fine giornata ero stanca ma molto felice.
E infatti voglio ringraziare tutti: Ornella perché fa quello che fa, e lo fa come lo fa: Rossella che è stata la sorpresa della ma giornata, Ale perché ha guidato due ore per esserci, e soprattutto Cristian e Marinella: i compagni di viaggio migliori che potessi trovare.

Sunday Meeting with Casaroma at Soffittoviola

Last Sunday I went to Iseo, along with Adjiumi and Diakranis in the beautiful Soffittoviola shop, for an introduction to the fragrances in the Casaroma line and to talk about perfume. The star of the day was Ornella Pastorelli, founder of the brand Casaroma: the soul behind all the pout pourri, the essence burners, the scented linen animals, but also administrator, promoter, author of the blends everything else, since Casaroma is basically ... herself! The day was very different from how I expected, because people got in the store throughout the day instead of at the hours written in the invitation, and this has a little upset our plans. But as usual, when something goes differently from what was planned it means that Fate has found a way to make me discover different and sometime more valuable things. First, this allowed me time to learn more about Ornella as a person, and finally I was intoduced to her whole line of home fragrances. She explained that she uses only the purest, high quality oils (and you can smell it), and I was told of the many tests necessary to put together the "right" ones to get to the result of persistence, stability, freshness she wants. There are many, including a citrus lemon-orange-grapefruit, bitter and very invigorating, a sensual ylang ylang, and an aromatic with rosemary and lavender which are those which impressed me most. They are to be put directly into the essence burner, in pot pourris or into the linen animals: kittens, teddybears and ducks of different sizes to be put drawers or on the sofa, to scent the room for months. I enjoyed a lot smelling all of those wonderful essences! Ornella is a delight to hear: lay and quiet, almost shy of the rising success, she strikes for enthusiasm and simplicity.

Then I met the store owner Rossella, with whom I found in great harmony. She welcomed us in a refined store, displaying for the occasion delicious fruit cakes and plenty of fresh roses. As a perfect hostess she left us smell testers and bottles, leaving us free to experiment, always near enought to drop something more about the fragrance in the conversation. I let the moorings towards Nasomatto. Now I know it: with Duro and Absinth it's true love, and in the end I had to take them home with me (I'm enjoying them and a review will follow very soon). Then she introduced me to the three fragrances by the lebanese coutourier Georges Feghaly, which even if not particularly complex or sophisticated, I found really nice; summery, playful, definitely to be tested if you haven't done so yet. Especialy Atom Crochus and Coup de Foudre. Then we had lunch on the lake and chatted for several hours of perfume-related topics: distribution, trading strategies, etc., very interesting topics for me, mainly because they are crucial to better understand some things regarding perfumery as a trade.
Then we were joined by Alessandro, whose interest in deepening perfume leads him to be always present, and this is a good thing, because his views and his bright humor make him a great sniffa-companion. We spent the afternoon between us, with Adjiumi and Diakranis sniffing and chattering. For me, a nice and energetic day: finally time just for us to stay relaxed and chat with friends, exchange comments, tips, encouragement. Maybe it was just this, that I needed and in fact at the end of the day I was tired but very happy.
And I want to thank everyone: Ornella because she does what she does, Rossella who was the surprise of my day, Ale because he drove two hours to be there, and especially Marinella and Cristian: the best travel companions I could find.

14 maggio 2009

Domenica al SoffittoViola / Next Sunday at SoffittoViola












Chi di voi viene domenica al SoffittoViola a chiacchierare di profumo con me, Adjiumi ed Ornella Pastorelli?

Who will be at SoffittoViola next Sunday with Adjiumi, Ornella Pastorelli and me, for a friendly talk about perfumes?

11 maggio 2009

Piccoli incidenti domestici


Ieri ero in vena di pulizie. Ogni tanto mi prende quella che chiamo "la pulirella": sento un intenso desiderio che l'aria e la luce circolino meglio, così inizio al mattino e fino alla sera riordino, pulisco e soprattutto elimino. Mi chiedo se gli oggetti che ho intorno mi servono sul serio, e quando una cosa non l'ho usata per almeno 6 mesi, significa che non ne ho effettivamente bisogno. E la elimino. Alla fine della giornata la casa ha tutto un altro aspetto e l'ingresso si riempie di borse piene di libri, scarpe, vestiti, oggetti, videocassette, cd e quant'altro va messo di nuovo in circolo perchè ha fatto il mio tempo e ora potrebbe essere più utile a qualcun altro.
Una delle cose che invece è finita nell'area "buttare nelle campane della raccolta differenziata" era un piccolo flacone di vetro trasparente, assolutamente anonimo, che credevo vuoto; l'ho messo lì e me ne sono dimenticata. Dopo la doccia, ieri sera, scendo in soggiorno e ...uaaaauu!!! una nuvola profumata lo avvolgeva tutto. Mi metto ad annusare come una pazza in giro, senza riuscire a localizzarlo. Allora chiedo a mio marito: "Lo senti anche tu?" e lui "Sì, buono vero? In effetti mi stavo chiedendo cosa potesse essere. Posso dirti che non è uno dei tuoi, nè dei miei e non proviene nemmeno dalla scatola" (la scatola delle fialette da provare che sta sul divano, per le nostre sniffate dopocena). Segno che anche lui aveva fatto la ricerca senza esito. Allora mi ci metto d'impegno e finalmente trovo che si diffonde a partire dalla cucina, anzi dalllo scarico del lavandino, per essere precisi. Resto assolutamente interdetta: lo scarico profuma di paradiso?!?
Allora gli chiedo "Senti ma secondo te, come fa lo scarico del lavandino a profumare di Galaxolide, Musk Ketone e Ambrettolide?" e lui "Non saprei. Sarà che ci ho vuotato un goccino d'acqua che c'era in una boccetta trasparente, magari è quella che profuma, se vuoi dargli un'occhiata è ancora là in mezzo alle bottiglie per la campana del vetro". Ed ecco la risposta. Un mio esperimento di qualche mese fa con i muschi, che avevo abbandonato perchè non lo trovavo interessante come speravo. Con qualche settimana di maturazione era evoluto in qualcosa di mistico, evidentemente. La pulirella me lo aveva fatto gettar via senza riconoscerlo, e mio marito, che sempre controlla che le bottiglie siano proprio vuote, vedendo quel pò d'acqua l'aveva buttata nello scarico. Stamane la casa era ancora avvolta nel celestiale aroma di muschi, e spero che resti lì ancora per un pò.
La morale della storia? La pazienza. Ancora una volta e come sempre, devo imparare ad avere pazienza.

Small domestic accidents

Yesterday I was in the mood for cleaning. Every now and then I get into what I call "the pulirella-the cleaningstorm": I feel an intense need for air and light to circulate better, so I start in the morning and until evening I reorganize, clean up and trash or eliminate things. I ask myself if I really do need all the objects around me, and when I found an item I haven't used for 6 months, it means I don't actually need it. So I delete it from the scene. At the end of the day the house looks quite different and near the door are piled up bags full of books, shoes, clothes, objects, videotapes, cds and anything else should be put back into circulation because could be useful to someone else. One of the things that went in the "throw it in the recycle container" area was a small glass bottle, absolutely anonymous, which I thought empty: I put it there and forgot about (it's my husband who brings paper, glass, aluminium and plastic to the collection container). After a shower, last night, I got in the sitting room and ... myyyGodd! a fragrant cloud enveloped the whole environment. I put myself into a sniff quest, without any result. So I asked my husband: "Are you smelling it?" And he: "Yes indeed, wonderful, isnt'it? I was wondering what it could be. Well, I can tell you that it's not one of yours, neither one of mine and it doesn't even come out of the box" (the "yet to try" vial box on the sofa, for our after dinner amusement). He, too, had researched without results. Then I decided I HAD to discover where it came from, and finally found that it was spreading from the kitchen. From the sink, to be precise. The detail left me completely puzzled: how does my sink deliver scent of Heaven? Then I asked him again "But... in your opinion, how can it be that our sink smells of Galaxolide, Musk Ketone and Ambrettolide?" and he replies "Uhm... don't know. I emptied there a transparent, tiny bottle. Perhaps that water smells! If you want to have a look, it's still there in the midst of the bottles for the glass recycling". That was the answer. One of my musk experiments from few months ago left aside because I didn't find it as interesting as I hoped. Few weeks of aging must have had it evolve into something mystical. The "pulirella-cleanstorm" had made me throw it away without recognizing it; my husband, checking the bottles were just empty, had thrown the remainings in the sink. This morning the house was still wrapped in the heavenly aroma of musks, and I hope it remains there for a while. The moral of the story? Patience. Again and as always, I must learn to have patience.

5 maggio 2009

Intervista / Interview with Vero Kern

PLEASE SCROLL DOWN FOR ENGLISH TEXT!

Vero Kern è contemporaneamente una creatrice di profumi, una sciamana-guaritrice, una viaggiatrice curiosa, ma soprattutto una ragazzina, nonostante sia già nell’età della saggezza. E infatti gesticola e parla con una verve ed un entusiasmo capaci di dare la scossa anche a una pietra.











Vero è una che ha capito, anche se forse le sono servite nove vite per farlo. In ogni caso non è che le otto precedenti siano passate invano: la saggezza che hanno lasciato, “si sente”. Ogni anno deve aver lasciato un segno, un’esperienza, una ferita, una gioia; ha tolto qualcosa e qualcosa ha regalato, contribuendo a dare “sapore”, rotondità alla persona, che è diventata come un vino raro e prezioso. Ecco, di questi vini bisogna assolutamente fare il pieno, e riportarli in circolo nei momenti in cui ti senti un po’ triste e ti fai troppe domande oziose.

Vero, come hai cominciato?
Da ragazza avevo iniziato una formazione in ambito farmaceutico; ad un certo punto però ho scelto di cambiare strada, e ho trovato lavoro alla Swissair (Vero è svizzera). La lunga esperienza con questa compagnia mi ha permesso di viaggiare molto, di conoscere tante città del mondo e di imparare gli odori di ognuna: risento l’odore della Metro di Parigi, delle bancarelle di frutta in Oriente… Ad un certo punto ho consapevolizzato che la maggior parte dei miei ricordi erano legati al mondo degli odori, e così ho iniziato a studiare l’aromaterapia e il massaggio con gli olii essenziali. Ma erano soprattutto questi ultimi, gli olii essenziali, ad affascinarmi. E’ stato studiando questi, che sono entrata nel mondo del profumo, e finalmente ad un certo punto capii che quello che m’interessava più di tutto, era la possibilità di creare profumi. Ma trovare una scuola seria dove imparare la profumeria non era cosa facile: le scuole di formazione dell’industria profumiera sono riservate ai dipendenti che già lavorano all’interno e in ogni caso offrono un focus commerciale o industriale a tutta la questione, che non era ciò che m’interessava approfondire. Arrivai così a conoscere Cinquième Sense, a Parigi e a frequentare i corsi di approfondimento sulle materie prime e sulla composizione. Fu un periodo bellissimo: una volta al mese prendevo il treno Zurigo-Parigi piena di eccitazione e di aspettativa per la lezione che mi aspettava poi tornavo a casa, mi esercitavo, studiavo… Poi arrivò il momento di cercare le materie prime per le fragranze che volevo creare e qui trovai altre difficoltà. Non è stato facile trovare chi mi vendesse le piccole quantità che mi servivano, ma alla fine ci riuscii.
Alla fine, per costruire le mie tre fragranze ci impiegai 5 anni

Come lavori alle tue creazioni?
Ci sono artisti, come Andy (il suo amico e collega Andy Tauer) che lavorano con in mente una visione; in genere a me ispirano le materie prime. Scelgo la materia che mi attira e ci costruisco intorno il profumo. Quando arrivo al punto in cui la materia risalta come avevo in mente io, mi fermo.

Quando componi privilegi le materie prime o la struttura della fragranza?
Le materie prime sono fondamentali, ma devo lavorare con quel che trovo, cioè con quello che trovo in piccole quantità. Se Ellena può farsi frazionare gli olii ad hoc per ottenere esattamente la sfumatura che cerca per una delle sue composizioni, per le mie minime quantità non lo fanno di certo. In ogni caso ho una palette di 250 materie prime, e non le ho ancora usate tutte!
Ma la struttura per me è altrettanto importante. Lavoro su formule corte, quindi ho bisogno di una struttura forte e ben fissata, organizzata in modo da far durare a lungo la nota che m’interessa. In Kiki ad esempio ho messo opoponax, muschio e legni con l’intento di creare base armonica su cui risaltasse la lavanda; e per farla durare a lungo ho usato vera lavanda, non lavandino (il lavandino è un ibrido che presenta un odore meno vibrante, meno complesso, ed è quello che viene usato generalmente nei profumi); ho messo un olio essenziale nella testa e un’assoluta nell’accordo del cuore.

Il risultato, per me è eccezionale, ne ho parlato già qui e qui. I profumi di Vero hanno una presenza, un corpo, abbastanza inusuale per il nostro naso da ventunesimo secolo; il suo gusto è quello della profumeria classica, cioè quella che parlava una lingua articolata, complessa, ricca di sfumature, anche un po’ “sporca” e infatti chi incontra le sue fragranze fa un passo indietro, si ferma un attimo. Poi può anche non trovarle adatte a sè, ma non ho ancora visto nessuno che sia rimasto indifferente e abbia tirato dritto.
Vero ci fa provare Onda, un cuoiato fumoso e ruvido, arrotondato da note liquorose che ha scatenato grande entusiasmo alla Sniffa-Esxence del giorno dopo. Finalmente un vero cuoiato, alla vecchia maniera classica, che chi ha amato Ten di Knize deve assolutamente provare. Corposo, presente, ricco…. per me, che l’ho scoperto per ultimo, un delirio. Cristina le fa notare che somiglia al mitico Djedi di Guerlain, tolto dalla linea moltissimi anni fa e disponibile nel 1996, solo per un limitato periodo di tempo (1000 bottiglie) alla boutique Guerlain di Parigi. Vero ci racconta che qualche tempo dopo averlo completato, un’amica le parlò di questo profumo e glie lo fece provare. Lei non lo conosceva ma constatò che in effetti, una somiglianza c’è, e in qualche modo, se ne sentì quasi onorata.

Cosa ne pensi della diatriba "naturali vs sintetici"?
Che le materie naturali sono meravigliose, giocano sulla pelle delle persone in maniera stupenda. Vivono sulla Terra insieme a noi umani da milioni di anni e noi ci siamo adattati a reagire ai loro richiami, ad emozionarci in maniera ormai istintiva Ma i sintetici accendono sfumature, accentano, illuminano in modo impareggiabile.

La profumeria può essere una forma d’arte?
Sì! Anche se dobbiamo rifletterci un momento. Il profumo lo indossi ogni giorno, non è qualcosa che appendi al muro in sala o appoggi su un mobile.
E’ artigianale eppure quotidiano, ed è per questo che non siamo più abituati a vederlo come una forma d’arte. Eppoi, oggi dietro c’è troppo business, che lo banalizza e lo massifica. Una volta i compositori cercavano la loro ispirazione nell’arte stessa: nei dipinti, nella musica. Oggi sono soprattutto designer, un lavoro molto più intellettuale. Il profumo invece è sentimentale, nel senso che è legato al sistema limbico che governa emozioni e sentimenti: prima arriva l’emozione e solo in un secondo momento consapevolizziamo quest’emozione, lo stimolo che l’ha prodotta e arriviamo a concettualizzarla in parole compiute. Due approcci diversi.

Quanto tempo pensi al profumo?
Ci penso sempre!

E quanto alla creazione?
Mi esercito un paio d’ore al giorno, almeno 2-3 volte la settimana.

Cosa ti ispira?
Tutto! Tutto quel che mi tocca, e soprattutto l’erotismo. I profumi devono essere erotici, sensuali, devono toccare quelle corde.

Cosa fai quando non componi?
Leggo molto, e mi piace il cinema; non guardo la tv perché non ce l’ho. Amo la moda, mi piacciono gli abiti trendy (indossa un paio di strepitosi pantaloni di pelle vintage, e per come li porta lei, attirano costantemente lo sguardo). Eppoi viaggiare. Ah, e le terme.
Scopro che ogni anno viene in Italia e trascorre una settimana alle terme; ogni volta sceglie un’area diversa, esplora i dintorni e si abbandona gioiosamente alla gastronomia e ai vini del luogo.

Conoscere donne come lei, concrete come marmo e leggere come farfalle, contemporaneamente sagge e fru-fru, sognatrici ma con gran temperamento, vivaci e insieme meditative, è qualcosa che arricchisce, non è così frequente incontrarne e poterci parlare per un’ora e più. A questo punto, l’ammirazione che già provavo per le sue fragranze si è riversata anche su di lei come persona, e non vedo l’ora che la prossima festa di famiglia mi riporti in Svizzera, per incontrarla di nuovo.

Le sue fragranze sono in vendita sul suo sito e nel negozio degli splendidi ragazzi di Campomarzio 70 a Roma, che si sono fatti in 4 per portarle in Italia.

Come stanno andando? – chiedo a Valentino
Benissimo! Sono parfum, quindi i flaconi sono minuscoli e con una concentrazione tale che ne basta davvero una goccina. Di conseguenza hanno anche un certo costo, eppure chi le acquista una volta, poi torna a riprenderle quando stanno finendo. Prima che finiscano. Per noi, è la dimostrazione che ci abbiamo visto giusto!




ENGLISH TEXT
Vero Kern is both a creator of perfumes, a Shaman-healer, a traveller, but above all she’s a girl (although she’s already in the age of wisdom). Her energetic gestures and talks may convey electric shock even to a stone! She, indeed, fully understood what life’s all about, though perhaps she took nine lives to do it. However, her eight previous ones have not passed in vain, for the wisdom they have left "weights”: every year must have left a mark, an experience, a wound, a joy, lifted something and gave something new in return, helping to give "flavour" and roundness to the person, who has become as a rare and precious wine. And I need to fuel myself with this wine, to bring it back in at times when I feel sad without a particular reason and start asking myself too many silly questions.

Vero, how it all begun?
As a girl I’d started my training in pharmacy, but at some point I chose to change direction, and found job at Swissair (Vero is Swiss). The long experience with this company allowed me to travel a lot, to visit so many cities around the world and learn the smells of each: the smell of Paris Metro, the fruit stalls in the East... At some point I become aware that most of my memories were tied to the world of smells, and so I began to study aromatherapy and massage with essential oils. But it was mostly the latter, essential oils, to fascinate me. It was through these, that I entered the world of perfume, since at some point I realized that my true interest was the possibility of creating perfumes. But finding a school to go and learn perfumery wasn’t an easy task: training schools inside the perfume industry are reserved for employees who are already working in, and in any case they offered a commercial or marketing approach to the whole question, which was not what I was into. My research ended when I met Cinquième Sens in Paris, and decided to attend the courses on raw materials and composition. Once a month I used to take the Zurich-Paris train full of excitement and expectations for the lesson to come, then I returned home, I exercised, I studied... It was such beautiful, intense period! Soon it was time to look for raw materials for the fragrances I wanted to create, and here again I found difficulties. It wasn’t easy to find someone who could sell the small amounts of raw materials I needed, but in the end I succeeded. In the end, it took me five years to build three fragrances.

How do you work on your creations?
There are artists such as Andy (her friend and colleague Andy Tauer) who work with a vision in mind, but I usually get my inspiration from raw materials. I choose the essence that fascinates me most, and I build the scent around it. When I get to the point where it stands out as I had in mind, I stop.

The key for a good fragrance are gorgeous raw materials or a well-built structure?
Raw materials are essential, but I have to work with what I find, that is what I find in small quantities. If Ellena can have his essential oils fractioned ad hoc, to get exactly the shade he’s looking for, that’s not something they do for my small orders. In any case, my palette consists of 250 raw materials, and I haven’t used them all yet! Structure for me is just as important. My formulas tend to be short, so I need a strong, well established, organized structure in order to make the note I chose last long. In Kiki, for example I put opoponax, musk and woods with the intention of creating an harmonic basis to highlight lavender; and to make it last as much as I wished, I used real lavender, not lavandin (lavandin is a hybrid with a less vibrant, less complex smell, which is hugely used in perfumery); I put essential oil in the top and absolute in the heart.
The result smells exceptional to me, I have already written about it here and here
Vero’s scents possess presence and body, they’re quite unusual for a 21st century nose. Her taste is that of classic perfumery, speaking an articulated, complex language rich in nuances, even with dirty undertones, and those who meet her fragrance take a step back stopping silent for a moment. Then they may not find the fragrances suitable for them, but I haven’t seen anybody who remained indifferent, so far.
Vero lets us test Onda (Wave), a smoky leather with rounded notes of liqueur that sparked great enthusiasm into Sniffa-Esxence participants, the following day. A great leather, at last, the old traditional way; those who loved Knize Ten must definitely try this one. Bodied, rich, classic but in a new way... Cristina noticed that it smells similar to mythical Djedi by Guerlain, discontinued many years ago and available in Guerlain boutiques in Paris for a limited period (1000 bottles only) in 1996. Vero tells us that some time after the creation, a friend told her about this similarity and off she went to try it. She didn’t know it, but in fact there’s a similarity, and somehow she felt almost flattered by this.

What do you think of natural vs. synthetic debate?
Naturals are wonderful, playing on people’s skin wonderfully. They’ve been living on earth with us humans for millions of years now, and we have adapted to respond to their calls, to react instinctively. But synthetics turn on shades, accent, glow in an unparalleled way.

May perfume be a form of art?
Yes! But we must think it over for a moment. We wear scents every day, perfume isn’t something you hang on the wall in the dining room or put on a table. It’s a daily craft, which is why we are no longer accustomed to see it as an art form. And then, today there’s too much business behind, which trivialises it. Once composers got their inspiration from art itself: paintings, music. Today perfumers are mainly designers, a much more intellectual work. Scent is sentimental in the sense that it’s linked to the limbic system governing feelings and emotions: emotion comes first, and only at a later stage you become aware of this emotion, and may name the stimulus that produced it, only then you come to conceptualize it in words.
How long do you think about perfumes and scents?
I’m always thinking about it!

And how much time do you devote to composing?
A couple of hours a day, at least 2-3 times a week.
What does inspire you? Everything that touches me, and especially eroticism. Scents ought to be erotic, sensual, they must touch those strings.

What do you do when you’re not composing?
I read a lot, I like going to the movies. I don’t watch TV because I don’t own one. I love fashion, I like trendy clothes (she’s wearing a stunning pair of vintage leather pants). And then travel. Oh, and the baths.
I discover that every year she comes to Italy and spends a week at a spa, and every time she chooses a different area, exploring the surroundings and joyfully abandoning herself to food and wine.


Meeting women like her, of marble concreteness but as light as butterflies, simultaneously wise and frivolous, dreamers with great temperament, lively yet meditative, is an enlightening experience. At this point, the admiration that I already had for her fragrances was poured on her as a person, too, and I'm looking forward to the next family party which will bring me to Switzerland (my husband is Swiss), to meet her again.