13 marzo 2011

Le tre novità di Mona di Orio: Tuberosa, Vaniglia, Vetiver

Tra gli amici presenti sabato scorso alla festa di Campomarzio70 per l'apertura del nuovo store di Via Vittoria (Roma), c'era anche Mona di Orio: era vestita con un tubino nero, un microcappellino di piume nere e un paio di guantini rossi. Solo Vero Kern era altrettanto stylish di lei, con un abito viola con maniche bianche a sbuffo di Mongolian, e un caschetto dorato che le stava benissimo. Certe signore del profumo possiedono un'allure del tutto speciale che permette loro di indossare cose che su qualsiasi altra sarebbero discutibili. Mona mi ha fatto sentire in anteprima le sue tre novità: una fragranza alla tuberosa, una al vetiver, una vaniglia, in via di lancio nei prossimi mesi. Le tre fragranze saranno inserite nella linea "Les Nombres d'Or" perchè come la pelle (Cuir), il muschio (Musc) e l'ambra (Ambre), che ne fanno già parte, anche la tuberosa, il vetiver e la vaniglia costituiscono accordi base della profumeria, assi portanti di centinaia di bellissime fragranze, anche storiche, amate per generazioni.
Mi va di parlare per prima della Tuberosa perchè è una nota che pensavo di conoscere bene in tutte le sue sfaccettature: da quella potente di Fracas (Piguet), a quella meditativa di Nuit de Tuberose (L'Artisan Parfumeur), a quella canforacea e medicinale di Tubereuse Criminelle (Lutens), a quelle animali e gourmand (Histoires de Parfum)... insomma, la tuberosa è un fiore che permette molte direzioni diverse, a patto di saperne gestire il temperamento esuberante, per portarlo dove si vuole. Quella di Mona possiede una leggerezza, una freschezza, una luminosità del tutto nuova e per me inaspettata. E' riconoscibilmente una fragranza alla tuberosa, ma è trattata con mano leggerissima e risulta quasi virginale.

Il Vetiver apre con agrumi che avvolgono la sensazione verde/umida/affumicata del vetiver e l'avviluppano in una luce dorata. Nel fondo, un bellissimo legno di cedro aggiunge un pò di peso e corpo ad una fragranza letteralmente immersa nella luce. Ripensandoci, mi è sembrato che assomigliasse in qualcosa al Vetiver46 di Le Labo, forse per la cascata di agrumi iniziale, ma in quello di LeLabo la sensazione fumosa è più marcata, mentre qui è stemperata e diventa un sussurro.

Anche la Vaniglia sembra fatta apposta per chi la vaniglia non la sopporta: anche qui Mona ha scelto di esplorare una direzione diversa di questa nota-passepatout usatissima, tanto da diventare banale. Scordatevi la cremosità, scordatevi ogni stucchevolezza e pesantezza, qui c'è un avvio d agrumi, qualche fiore che non ho identificato, una goccia di rum (una goccia, non di più), con legno di sandalo a chiudere. Il risultato è luminosissimo, lievemente fiorito, di una delicatezza ultraterrena, che io potrei portare senza problemi.

Insomma tutte e tre le fragranze sono inviti ad aprirsi, ad esplorare anche quelle note che di solito non ci sono congeniali, e proprio questo vi consiglio: appena usciranno andatele a sentire, perchè potreste rimanere davvero sorpresi.
La lezione più importante e difficile del suo Maestro (il grande Edmond Roudnitska) mi pare che Mona l'abbia elaborata e messa in pratica con successo: la delicatezza innanzitutto. Che non equivale a "fragranza senza personalità", anzi, tutto il contrario: deve averne così tanta da potersi permettere di non gridare, non invadere. Ed infatti le tre fragranze sono trasparenti, indondate di luce, delicate come soffi profumati sulla pelle, che non si discostano troppo e non invadono lo spazio degli altri, eppure si sentono in maniera ben distinta e presentissima, e durano ore. Mostrano che la direzione intrapresa da Mona con i primi tre "Nombres d'Or" è stata solo il primo momento di passaggio tra un modo di comporre "di gioventù" e un modo "risolto". Qui la maturità, la completezza, l'espressività secondo me sono perfette, le fragranze sono davvero entusiasmanti, coerenti con quello che lei è ora.
Mona è diventata grande, e anche lei lo ammette: "Arrivi ad un certo punto (non dirò l'età) in cui puoi permetterti di non dimostrare più niente a nessuno e quel che fai, lo fai solo perchè ti rende felice. Oggi io sono questa, e sono felice se nelle mie fragranze si sente". Brava Mona!

Per il sito di Mona: cliccare qui
Foto da Mimifroufrou

1 commento:

rob ha detto...

Sono d'accordo con le tue impressioni sulla tuberosa, aggiungo solo che tra tutte quelle che ho provato è la migliore in assoluto, secondo me, quella meno squillante e che meno rimanda a un immaginario femminile, nel senso che la ritengo, tra tutte le tuberose, la più portabile anche da un uomo.

La vaniglia, invece... qui si parla di amore vero. In genere non mi piacciono i profumi dolci, ma la vaniglia mi ha sempre intrigato e così finisce sempre che se mi trovo un profumo con note vanigliate davanti lo provo immancabilmente, con conseguente delusione: è inevitabilmente troppo dolce, troppo gourmand, troppo innocentemente accattivante. La Shirley Temple dei profumi, insomma.
Invece questa è una vaniglia adulta, complessa, torbida, sporcata nel suo bel visino, con note affumicate che la rendono quasi irriconoscibile. Non ci sento gli agrumi, sento appena appena il rum (che però ci racconta altri dettagli scabrosi su questa vaniglia non così virginale, come se fosse un suo vecchio amante) e faccio fatica a sentire il sandalo, ma perché in realtà li percepisco come variazioni della complessa personalità della star di questa fragranza: una donna incredibilmente bella ma con un passato (e delle abitudini)discutibili che rendono pericolosissimo anche il suo sorriso così dolce e invitante.

Incuriositi, avete deciso di seguirla in camera sua? Non dite che non vi avevo avvertiti...