11 marzo 2014

Les Liquides Imaginaires: le fragranze "Eau Delà"

Uno tra i nuovi marchi più interessanti incontrati l'anno scorso era "Les Liquides Imaginaires", creato dal designer Philippe Di Meo con la collaborazione di David Frossard (fondatore di Differentes Latitudes). In genere diffido dai marchi che mostrano un impianto visivo così forte e sofisticato (i flaconi sono oggetti bellissimi, si intuisce lo studio che vi sta dietro) perché più di una volta non ho ritrovato lo stesso livello qualitativo nel contenuto... Così finisce che i marchi troppo "fighetti" sono tra quelli che esploro con più calma, solo quando ho finito la mia esplorazione di tutti gli altri. Pregiudizi? Sì li ho, e spesso ho anche ragione.
Ma non è questo il caso.
Le sei fragranze proposte da questa maison sono suddivise in due linee: "Eaux delà" e "Eaux sanguines", in un gioco di parole che identifica le prime tre fragranze come fragranze di ispirazione "spirituale" e le seconde tre come "terrene".

Le fragranze che girano intorno all'idea di "sacro"; sono caratterizzate da una nota di incenso che ad un certo punto emerge dalla composizione in tre modi diversi, rendendole un unico discorso, con tre direzioni diverse. 
Una direzione più acuta, luminosa, rinfrescante, erbacea in Sancti, composto da Sonia Constant di Givaudan con bergamotto, coriandolo, cipresso; più legnosa in Fortis, composto anche questo da Sonia Constant con patchouli, legno di guaiaco e un sandalo naturale che offre una lieve sfumatura cremosa e biscottata; e altrettanto legnosa ma più intensa ed apertamente sensuale in Tumultu, composto da Jacques Huclier di Givaudan con vetiver, sandalo, oud.
Le fragranze condividono un avvio esuberante, poi si raccolgono in sé stesse trasformandosi in raffinati skin scent; vanno provate rigorosamente indosso, perchè la differenza tra pelle e carta è notevole.  Presentano alcune materie prime di qualità (oud, spezie, legni...) e quindi si trasformano parecchio col trascorrere del tempo, procurando un viaggio olfattivo interessante e variegato. 
L'unico appunto che mi sento di muovere è una certa mancanza di originalità nelle composizioni: i nomi così evocativi e un pack tutto giocato sui simboli alchemici mi avrebbero fatto pensare a qualche scelta più coraggiosa e "di rottura", invece le ho trovate indossabilissime, moderne e piuttosto trendy.
(continua)


5 commenti:

Rossella Rocco ha detto...

Ciao Marika !
:-) Per me il profumo più interessante di questa linea è Fortis, il fratello gemello del bellissimo Black Afgano Nasomatto, anche se leggermente meno persistente e potente ( oltre ad essere più economico...). Dom Rosa è una rosa un po' troppo alcolica, in effetti, è come aspergersi con del prosecco Valdobbiadene rosè...

Marika Vecchiattini ha detto...

Ciao Rossella. Del Valdobbiadene Rosè! Cavolo, è verissimo!!! E anche la somiglianza di Fortis con il Nasomatto: hanno in comune una materia prima che evidentemente è sovradosata in entrambi e quindi li avvicina parecchio...

donnaStefania ha detto...

ciao Marika :) ho avuto in dono un sample di "Sancti" e mi ha veramente impressionata. Sulle fragranze incensate sono abbastanza "incontentabile", in quanto non le indosso nelle occasioni sociali ma proprio per scopi meditativi e di pura contemplazione. Sono poche quelle che veramente mi accontentano, ma questa è veramente sontuosa. Buon lavoro Stefi

ADJIUMI ha detto...

Un marchio che ho conosciuto solo da qualche settimana e concordo, un marchio molto interessante e appoggio donnastefania, non sono da incenso ma "Sancti" lo indosso molto volentieri, pack ben fatto e non lo si può nascondere, unica pecca, per me, è il Fortis ma lo prendo come un omaggio al Black di Gualtieri.

Marika Vecchiattini ha detto...

Cris, Stefi, in effetti il Sancti è, nella linea "Delà" il più particolare, è piaciuto molto anche a me che non stravedo per gli incensi! :-)
Cris, sul forum ADJIUMI qualcuno ha scritto -forse tu ma non sono sicura- che certe fragranze tipo il Black Afgano hanno fatto storia, tanto che le possiamo quasi considerare come dei classici moderni, a cui altri si ispirano; in effetti quel commento mi ha fatto riflettere molto, e il Fortis, come altri usciti in questi anni, sono un omaggio ad un'idea che Gualtieri ha avuto per primo, ma che si può sviluppare anche in altri modi: là era una droga, qui parla di spiritualità!