27 giugno 2015

Iris Mater (Michele Marin per Castello di Ama, 2014)

Il bello dell'iris è che, ancor meglio di altre note, sa esprimere uno spettro quasi infinito di sfaccettature; in base a come viene trattato e a cosa si sceglie di mettergli accanto mostra caratteristiche diversissime in ogni profumo in cui entra: una natura regale (Iris Silver Mist di Serge Lutens), oppure intellettuale e sofisticata fino al midollo (Hiris di Hermes e Bel Respiro di Chanel), minimale ed incline all'ascesi (Iris Poudre di Frederic Malle, Iris Nazarena di Aedes de Venustas), opulenta e femminile, vagamente retrò (Attrape Coeur/Guet Apens di Guerlain) oppure, come nello splendido N.19 di Chanel, una austerità scostante e terribilmente snob.
Il brutto dell'iris, invece, è che costa troppo, e questo ne limita drasticamente l'utilizzo; quelli citati sono tutti profumi dove l'iris c'è veramente, ed è di qualità eccelsa, e purtroppo non succede così spesso. Capite quindi, che quando esce un nuovo profumo a base iris, mi sale l'acquolina. 
Inoltre il compositore di Iris Mater, Michele Marin di Infragranti Parfumeur aveva lavorato benissimo nelle composizioni per l'ambiente create, negli anni scorsi, sia per Gini Fragranze che per Castello di Ama (splendide le candele, eccezionali gli spray ambiente) e quindi le mie aspettative erano a dir poco stellari.

Iris Mater non le ha deluse, e mi ha insegnato alcune cose.
Cosa numero uno:
Sebbene l'iris sia il protagonista di una fragranza, non è detto che debba stare da solo al centro del palco. Se ti chiami Chanel o Hermes puoi senz'altro permetterti di acquistarne grandi quantità e usarlo quasi da solo, contornandolo di poche note elette che hanno l'unico scopo di evidenziarne la preziosa voce solista. Ma come fare a farlo percepire bene, senza però inserirne una percentuale così alta? Si può creare una fragranza riconoscibilmente all'iris, senza andare nella direzione del soliflore? 
Sì, basta usare con intelligenza tutto il resto. 
Se accanto all'iris immagini un bergamotto fresco e verdeggiante, un accordo verde con foglie di violetta, l'osmanto (sensazione floreale/fruttata), rosa damascena, e finisci con legno di sandalo e muschi bianchi, la composizione andrà in una direzione verde, primaverile, fiorita in maniera fresca e frizzantina.
Prati fioriti, risate giovani, leggerezza, eleganza sciolta e rilassata.
Molto piacevole.

E questo mi porta alla considerazione numero due: è possibile comporre un profumo all'iris che esplori una direzione diversa da quanto fatto finora. Voglio dire, di profumi fioriti dove si sente anche un po' d'iris non è che ne manchino. Ma un iris contornato da fiori, non è altrettanto facile da trovare in giro. Per questo considero Iris Mater una fragranza coraggiosa, che cerca di prendere una direzione diversa e non scontata, anche se per far questo è stato necessario sacrificare un po' di iris e concentrarsi sul contorno (un contorno prezioso, vista la presenza dell'osmanto e della rosa damascena, che valgono entrambi un piccolo capitale).

Vi consiglio di andarlo a provare, possibilmente indosso: luminoso e vivace su una donna anche giovane, è insolitamente giocoso e tenero su un uomo

La durata su pelle è accettabile anche grazie alla presenza dei provvidenziali muschi bianchi, che oltre a sostenere il lato più poudrèe dell'iris lo “allungano“ un po'.

La proiezione è perfetta, si sente a mezzo metro e non di più, quindi non risulta invadente.

Per me è un altro esempio di profumeria italiana ben fatta, di cui poter essere orgogliosi.

Se andate sul sito del Castello di Ama (qui) scoprirete tutte le info su questo profumo e sul perché del suo nome evocativo... 

2 commenti:

rob ha detto...

Devo provarlo! L'iris è una delle materie prime che preferisco in assoluto... sinora non ho trovato niente di paragonabile a Iris Silver Mist (per i miei gusti il 19 ha troppi muschi bianchi, Hiris è troppo rarefatto, Iris Nazarena non fa brillare l'iris come vorrei, Iris Poudre ha troppa violetta...) ma non dispero...
Come si fa a essere sicuri che ci sia davvero l'iris in un profumo? So che ci sono molti sintetici che lo riproducono bene...

Marika Vecchiattini ha detto...

Ciao Rob! Se hai sentito un po' di volte il vero burro d'iris, poi lo riconosci. Non c'è alcun sintetico che, per quanto brillante possa essere, ne riesce ad emulare la bellezza, la rotondità, le mille sfaccettature: la terrosità rarefatta e burrosa, la tenerezza rassicurante, e l'alterigia sprezzante… il vero burro d'iris è magia liquida.