15 luglio 2015

Lorenzo Villoresi: Kamasurabhi (2015)

Tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli '80 mio padre lavorava ancora al Porto di Genova e spesso il suo lavoro lo portava a bordo delle navi mercantili per il controllo dei documenti e le procedure di sbarco del carico. Molto spesso, se sapeva che sarebbe salito a bordo di qualche nave proveniente da luoghi particolarmente esotici, non mancava di portarsi dietro qualcosa da scambiare con gli ufficiali. Qualche cosa di tipicamente italiano come un pacco di pasta, una bottiglia di vino o cose così.
In particolare, ricordo che quando arrivavano navi cinesi lui ritornava a casa con piccoli tesori che nessuno di noi aveva mai visto prima: maschere in carta di riso così sottili da poterci vedere attraverso, traumatizzanti uova “dei cento anni” (uova d'anatra sottoposte ad un processo di ossidazione sottoterra che ne trasforma completamente i colori, la consistenza e il sapore), ma soprattutto saponette al gelsomino, sandalo e fiordarancio, e straordinari, piccoli ventagli di legno di sandalo che, mentre ti rinfrescavano tiinebriavano con la squisita fragranza del legno di cui erano fatti. 
Ovviamente questi ultimi articoli erano i miei preferiti, e alcuni di questi circolano ancora a casa dei miei genitori (le uova, per fortuna, no).  I profumi dei ventagli e delle saponette hanno avuto una durata straordinaria: circa trent'anni! Giunte a casa a metà anni '80, offrono ancora qualche residuo di fragranza.
Perchè vi racconto tutto questo? Perchè l'altro giorno ho ricevuto dal Maestro Lorenzo Villoresi un campione della sua nuova creazione, Kamasurabhi, e indossandolo ho fatto un salto indietro di trent'anni. Io un legno di sandalo così netto e potente non l'avevo più sentito da allora. Un profumo legnoso e pungente, eppure gentile; mistico eppure quotidiano
Non si tratta Santalum Album (il rarissimo Mysore quasi introvabile), la fragranza è piuttosto diversa e non ha la stessa cremosità biscottata, ma senza alcun dubbio è esattamente la stessa varietà di sandalo che conoscevo io prima di studiare profumeria e che mi è tornato in mente da quando ho indossato Kamasurabhi.
Ma veniamo al profumo.
Il “profumo di piacere” (questa è la traduzione del nome in lingua indiana) è una interessante creazione centrata sul legno di sandalo come fragranza sacra, che viene accoppiata ad un tripudio di fiori tradizionalmente considerato come sensuali (rosa, gelsomino, tuberosa, ylang ylang, fior d'arancio e narciso) e a fiori tipicamente indiani dalle fragranze a me sconosciute (soprattuto il Bakul e la Kadamba, perchè il Pandanus so che pianta è, e ho un vago ricordo della fragranza che emanava). 
L'insieme risulta sfaccettato e particolare, gentilmente esotico, evoca un'idea di India (ovviamente, per me, di Cina) sensuale e spirituale insieme, ricca di colori e contrasti e quindi veramente vicina alla realtà. A Kamasurabhi il Maestro non ha concesso nessuna dolcezza, questa non è una fragranza ”addomesticata” e non sa di “oriente visto da un occidentale”; anzi è una sorta di polaroid, un'istantanea reale di una terra lontana da noi che ci affascina. Ci percepisco una verità che in qualche modo mi tocca nel profondo, come se Kamasurabhi fosse stato creato come un dono d'amore per l'India. Non so spiegare meglio, ma è senz'altro un profumo che parla, e questo è esattamente ciò che un profumo dovrebbe fare.


La durata della fragranza in sé è coerente, tre-quattro ore circa, mentre la coda di sandalo rimane percepibile per otto ore ed oltre come un velo trasparente sulla pelle. Dai colori sembrerebbe creato come femminile, ma io su un uomo lo vedrei benissimo. 
Visitate il sito di Villoresi (qui) per ulteriori info!

5 commenti:

Rossella Rocco ha detto...

Ciao Marika, che splendida recensione !
E' sempre un piacere leggerti..!
Una curiosità...Questo profumo si può avvicinare a Vaara Penhaligon's o a Indian Dream Mancera? O al sandalo Dries van Noten ?
Sono alla ricerca del sandalo "perfetto"...
Ciao :-)
Rossella

Marika Vecchiattini ha detto...

Ciao cara, allora a Vaara direi senz'altro di no; nemmeno al sandalo di Dries Van Noten, mentre il Mancera non lo conosco ancora.
Se ti piace il genere di sandalo legnoso/delicato in qualche modo anche "tenero" potresti provare Ashoka (Neela Vermeire), un sandalo morbido come una carezza. Altrimenti il classico Tam Dao di Diptyque, che parla tutt'altra lingua ma che a chi piace il sandalo fa fare sospiri d'amore… Oppure, un sandalo un po' particolare è anche "Sandalo" di Ortigia. Non è proprio il classico profumo al sandalo, ma magari ti accende qualcosa!

Rossella Rocco ha detto...

Ciao Marika, grazie :-)
Conosco Ashoka, è un sandalo al fico fiorito e dolce, molto raffinato ed elegante, sillage un po' debole e intimo, però...
Ciao

Paola Bartolini ha detto...

Ciao,
Grazie per il tuo commento su Kamasurabhi...! A me piace tantissimo perché, anche se non sono mai stata in India, riesce a farmi toccare tutte le sensazioni che provo quando penso a quel paese....i colori, i profumi, i bastoncini d'incenso ed anche le persone...i mudra e la danza indiana...anche io penso che sia un profumo "orientale"; il gelsomino infatti fa pensare anche alla Cina, come il loro tè al gelsomino, qualcosa che va oltre al semplice profumo... Anche io penso sia un profumo vero, ma anche vivace e gioioso...il sandalo si sente bene, ma per me è come un amico che ti è accanto durante il viaggio...

Paola Bartolini ha detto...

Ciao,
Grazie per la tua recensione! Kamasurabhi è un profumo splendido...io adoro l'India e l'Oriente e sono d'accordo quando dici che è un profumo vero, perché rispecchia l'India nelle sue sfaccettature...dai colori, al profumo in sè, che richiama gioiosamente e giocosamente i bastoncini d'incenso indiani.... Tanta roba...!!