7 marzo 2016

Scent of Mystery e Maai di Bogue Profumo

Di esperimenti che hanno cercato di coniugare il cinema con gli odori ne sono stati fatti tanti, nei decenni passati. In particolare, oggi vi racconto uno di questi, che ebbe luogo nel 1960, in occasione del lancio del film "Scent of Mistery", l'unico film girato in “Odorama”. Si trattava di un thriller divertente e leggero ambientato in Spagna, che raccontava le peripezie di un turista americano per salvare una giovane ereditiera sconosciuta da un complotto a suo danno. Ma il protagonista può identificarla -e portarla in salvo- solo attraverso il suo profumo. Per il film vennero realizzati trenta odori (incluso odore di caffè, di salsedine, borotalco, pane tostato e altri) che vennero spruzzati nella sala attraverso un dispositivo chiamato "Smell Brain". L'esperimento però non funzionò troppo bene, sembra che la macchina non fosse ben sincronizzata con il film e rilasciasse gli odori in ritardo, con un sibilo che distraeva il pubblico dalla visione. Inoltre alcuni odori erano risultati troppo forti e nauseabondi. Quando il problema fu risolto era ormai tardi: il passaparola aveva decretato il fallimento dell' Odorama. Altri esperimenti con cinema e odori ebbero luogo anche nei decenni seguenti ma nessuno ebbe risultati particolarmente apprezzabili.
Quest'anno però "Scent of Mistery" è stato restaurato in occasione di una rassegna internazionale sul Cinemascope, e la produttrice, Tammy Burnstock, nell'intento di "richiamare l'attenzione sul potenziale degli odori" ha fatto comporre una quindicina degli odori previsti originariamente dal film e li ha fatti diffondere nella sala con metodiche nuove. Mi ha fatto piacere sapere che MAAI di Bogue (sito qui) è stato scelto come profumo indossato dalla protagonista, Liz Taylor.
Ogni tipologia di odori riprodotta nella stanza ha avuto un diverso mezzo di diffusione, ad esempio per riprodurre gli odori del paesaggio, degli ambienti e degli spazi aperti, sono stati posizionati dei piccoli ventilatori-diffusori di profumo ai quatto angoli della stanza, che sono stati azionati per il tempo necessario a saturare la sala.
Per quanto riguarda gli odori di oggetti profumati che appaiono nel film (borotalco, caffè, erba, benzina, vino, aglio....), ogni spettatore ha trovato nella sua postazione alcune fialette numerate, e le ha spruzzate nell'aria davanti a sé ogni volta che sullo schermo appariva il numero corrispondente.
Per diffondere i profumi del protagonista maschile invee (un accordo tabacco/spezie ecc) e della protagonista misteriosa (Maai) ogni spettatore doveva agitare uno dei due ventagli che aveva ricevuto all'ingresso.

Antonio e Valentina di Bogue, ovviamente presenti alle due proiezioni, mi hanno raccontato che “Il pubblico era molto incuriosito dalla situazione e durante la proiezione l'attenzione era massima. L'esperienza è stata molto coinvolgente, gli odori erano persistenti e sono rimasti addosso, nel naso e sui vestiti durante tutta la visione. Dopo essere usciti per prendere una boccata d'aria fresca, tornare nella sala è stato come come immergersi nuovamente nelle atmosfere del film: i singoli elementi odorosi prendevano forza stando insieme e raccontando tutti insieme la storia del film, accompagnandosi l'uno con l'altro. La loro somma (borotalco, aglio, caffè, tabacco, sabbia, Maai ecc) “componeva” il profumo di Scent of Mystery.”
Spero che questo genere di sperimentazioni possa proseguire, non solo perchè sono divertenti ma anche perchè così avremo modo di trovare risposta ad alcune domande che chi era presente -ma anche chi ne ha solo sentito parlare- si è posto. Ad esempio: è necessario percepire fisicamente un odore per “sentirlo”, oppure il nostro cervello lo sente/lo ricrea indipendentemente dalla sua presenza fisica immediata? Quanto c'è di oggettivo e quanto di universale negli odori? Ovvero: l'odore che abbiamo scelto noi per illustrare un concetto o un paesaggio, illustra davvero agli altri la nostra idea per come l'avevamo in mente, oppure gli altri percepiscono qualcosa di diverso rispetto a quello che volevamo dire?

Qualcuno dei miei lettori che sa rispondere a questa domanda, può provare a darci uno spunto di riflessione? (ho scoperto che alcuni lettori del blog sono professori universitari di grande spessore; uno in particolare studia come si relaziona il cervello con gli odori e cosa succede nelle perdite di memoria...)  

2 commenti:

rob ha detto...

Mi sono ricordato che anche Polyester, film di di John Waters del 1981, era stato proiettato in odorama... il sistema usato in questo caso era una scheda consegnata all'ingresso con dieci caselle numerate da grattare quando appariva il numero corrispondente sullo schermo. Onestamente non lo sarei andato a vedere, perché gli odori erano profumo di rosa, flatulenza, colla per modellini, pizza, benzina, una puzzola, gas da forno, odore di auto nuova, puzza di piedi e profumatore per ambienti. A quanto pare, Water ha giocato sulle aspettative, facendo annusare profumi gradevoli quando ce li sarebbe aspettati sgradevoli dalla scena, e viceversa. Credo che le schede siano ancora in vendita su ebay per il dvd...

Marika Vecchiattini ha detto...

Beh, io l'odore di puzzola non l'ho mai sentito, e quindi, non avendo puzzole sottomano, forse sarei anche andata a vederlo solo per quello. Gli altri, purtroppo, li conosco tutti. Interessante questa cosa di giocare sulle aspettative… chissà se qualcuno si è accorto di qualcosa! Grazie Rob, di questo film non ne sapevo nulla!