20 maggio 2016

Ma davvero l'omo ha da puzzà?

 "L'uso di un profumo è sempre sconsigliato ad un uomo. Indispensabile invece, è un'acqua di toilette discreta…" questo testo si trova sul depliant che accompagna il profumo Messire di Jean d'Albret Orlane (qui sotto la foto), una fragranza degli anni '60 con una struttura agrumata piuttosto elegante e signorile, ma datata, che ho avuto modo di annusare grazie al mio amico Rob, che ne ha scovato un paio di scatole in una profumeria.
Quando, all'inizio degli anni '50, il marketing iniziò ad occuparsi dell'universo maschile, gli uomini non erano da tempo propensi alle frivolezze: tra guerre e ricostruzioni avevano avuto altro da fare. Proprio per questo motivo erano il settore del mercato che prometteva maggiori profitti, e quindi le aziende iniziarono ad interessarsi a loro. 
Ma come riconciliare gli uomini con il profumo, visto che era credenza diffusa che l'uomo "serio" non dovesse avere indosso altro che qualche blanda e noiosissima acqua di colonia agrumata, a testimonianza che era stato dal barbiere ed era pulito e sistemato perbenino?
Persino il gesto di acquistare un profumo per sé poteva far sentire un uomo meno "virile"! In quegli anni, essere considerato un po' frivolo, un viveur, oppure addirittura omosessuale, poteva avere un peso notevole sulla vita di un uomo.
Così vennero studiati nomi inequivocabili: dagli anni 50 apparvero i decine di profumi nominati "Pour Homme", "Pour Lui", "Monsieur" ecc, che non solo non mettevano in dubbio la mascolinità del consumatore, anzi quasi la sottolineavano. 
Queste fragranze erano composte perlopiù di aromiagrumi e legni (con lavanda e vetiver sopra a tutti), cioè quelle materie prime che le signore avrebbero rifiutato perchè ormai fuori moda e/o poco glamour

Beh, sembra stupido ma agrumi, aromi e legni vengono considerate materie prime "maschili" ancora oggi, nel 2016,  quando finalmente gli uomini di qualunque orientamento sessuale potrebbero indossare qualsiasi cosa senza sentirsi etichettati.
Prova a presentarti in profumeria chiedendo una fragranza per te stesso/tuo papà/fratello/fidanzato/miglioreamico/ecc e vedrai che la profumeria -perlopiù industriale- è ferma a 60 anni fa: al maschio serve solo mandare il messaggio "Sono pulito e a posto". Tutto quello che potrebbe renderlo interessante, unico, particolare, sarebbe meglio evitarlo perchè ambiguo. 
Che detto con un minor numero di parole è: maschio=noia

Tra l'altro molti restano convinti che l'odore migliore per un uomo sia quello della propria pelle -possibilmente pulita-, e ammetto che in certi casi sia proprio così (soprattutto se l'alternativa è una lavanda scialba e grigetta, un "vorrei ma non posso" carico di finto oud o un ozonico malcomposto che sa solo di rinfrescume), ma io resto dell'idea che il profumo giusto, sull'uomo giusto, lo renda irresistibile. Non solo non gli metterà addosso nessuna etichetta, ma lo renderà "più sé stesso", qualunque cosa questo significhi per lui.
Voi che ne pensate?


6 commenti:

rob ha detto...

I ruoli maschile e femminile sono sempre stati rigidissimi, almeno sino alla fine degli anni '60 del 900... tranne forse in qualche società antica (e naturalmente qualche sparuta eccezione in limitatissime epoche storiche di qualche gruppo sociale). La "frivolezza", l'espressione esteriore della mutevolezza interna, la ricerca di sé anche attraverso i vestiti, le acconciature e i profumi erano "cose da donne". Gli uomini dovevano mandare segni esteriori di concretezza, di solidità, di continuità.
Una delle vittime lasciate sul campo di questa battaglia di identità sessuali era l'uso del profumo da parte dell'uomo. E naturalmente, dopo che l'industria profumiera ha lanciato le crezioni "per lui", per anni, come osservi tu, si è rimasti legati a delle note che in qualche modo erano state legate al concetto di mascolino.
Forse solo ora stiamo iniziando a liberarci di queste convenzioni...
Mi viene in mente che l'uso dell'orologio da polso da parte degli uomini data da quando iniziò a usarli Rodolfo Valentino negli anni '20... e fu uno dei motivi per cui fu tacciato di omosessualità. Da allora, però, la moda si è diffusa in poco tempo. Perché per il profumo è - tuttora - più complicato per un uomo odorare di N.5? Perché il porfuno è una cosa più intima? Perché non è una cosa visibile?

Anonimo ha detto...

Fantastica!!!

Marika Vecchiattini ha detto...

Che poi, il problema,forse non è nemmeno l'odore in sé: quello che rendeva Fahrenheit (prima versione) speciale era la violetta, quello che ha fatto il successo di Eau Sauvage è anche una nota, l'Hedione, che sa di fiori, mentre certi profumi maschili anni '80 tipo Joop erano nientemeno che dei fioriti fruttati. Alla fin fine, l'aspettativa sull'odore, cioè quello che culturalmente è attaccato a quel''odore, diventa più importante dell'odore stesso.

Magnifiscent ha detto...

Trovo che oggi la profumeria maschile sia addirittura più coraggiosa di quella femminile. La profumeria maschile negli ultimi 20 anni ha osato diventando "metrosexual", usando (e osando) cioè note classicamente relegate alle fragranze femminili come frutti e fiori (chiari esempi sono le fragranze di Gaultier o di Rabanne). Quella femminile invece è ferma al 1992 apparentemente, congelata in quella che sembra una donna nevrotica e in crisi, con un cattivo rapporto con se stessa e col cibo, perennemente alla ricerca di sentirsi pulita e bambina (Vedi Angel, J'Adore e i loro milioni di cloni). Che sia invece donna=noia? ;)

Marika Vecchiattini ha detto...

Anonimo: 😉😉😉

Mags, ma si, qualche fragranza un po diversa dalle altre, negli ultimi 20 anni e' pure uscita (vedi il mio commento qui sopra). Però sono troppo poche per fare la differenza. Sui femminili il discorso è' diverso, e magari scrivero' un altro post.

Anonimo ha detto...

Ottimo testo.
Sandra Barros fron Brazil.