17 ottobre 2009

Intervista a Lorenzo Villoresi

Sono le dieci e sono emozionata. Non so se mi ricapiterà di conoscere un artista vincitore del Prix Coty, ovvero l’equivalente del Premio Oscar per la profumeria, un premio prestigioso, creato per celebrare la carriera degli artisti della profumeria mondiale con un trofeo in cristallo disegnato da Lalique (nella foto la premiazione del 2006). Lorenzo Villoresi è l’unico italiano ad esserci riuscito finora e la distanza tra me (appassionata di profumi) e lui (artista pluripremiato) è abissale; ragion per cui mi calo subitissimo le braghette (metaforicamente, parlando) e gli dico quanto ammiro il suo lavoro.
Gli chiedo se se ne rende conto, se ha consapevolezza del fatto che le sue creazioni emozionano le persone -e quindi anche me- e come lo fa sentire quando qualcuno gli dice “I suoi profumi portano emozioni nella mia vita”.
Lui mi racconta che ogni giorno arrivano email, telefonate e lettere di persone che vogliono lasciar detto qualcosa sulle fragranze: “La sera ricevo un resoconto con tutte le comunicazioni arrivate in ufficio. E’ bello leggere i commenti, le emozioni di chi scrive. A volte sono genitori di bambini che hanno partecipato a qualche laboratorio olfattivo per le scolaresche, che scrivono per ringraziare dell’esperienza.
Mi piace lavorare con i bambini, hanno meno sovrastrutture mentali rispetto agli adulti, si lasciano più facilmente emozionare. Arrivano tutti in fila, ordinati, in attesa della “lezione” da ascoltare; ma poi li lascio liberi di annusare e sperimentare, con i genitori e gli insegnanti fuori dai piedi per un pò, e in breve diventano emozionati, accesi, felici… di solito va a finire che non se ne vogliono più andare!” E si fa una gran risata. La cosa che mi colpisce subito è che mentre parla mi guarda negli occhi in maniera diretta, senza la minima traccia di presunzione. Non è una persona timida. Ma nemmeno supponente. Tutta la sua persona esprime una saggia solidità acquisita nel tempo. Evidentemente è abituato a guardare le situazioni per come sono, con quel misto di saggezza/leggerezza/curiosità che gli permette di entrare in relazione con quel che ha davanti senza bisogno di dimostrare alcunchè, difendersi o giudicare nessuno. D’altronde ha un po’ di anni in più rispetto alla maggior parte dei compositori che ho incontrato finora (se si eccettua Vero, che condivide la stessa affascinante consapevolezza di sè).
Prima o poi voglio prendermi del tempo per capire come la maturazione personale data dall’aver vissuto a lungo influisca sulle fragranze che un artista crea.
A proposito di progetti, mi racconta dell’ultimo arrivato al traguardo: la traduzione del Trattato degli odori di Teofrasto, un documento greco di 2200 anni fa, che il grecista Giuseppe Squillace ha finalmente tradotto in italiano, e di cui lui ha scritto la prefazione.
Gli chiedo qual è il suo primo ricordo odoroso. "Uno dei primi sa di foglie di pomodoro. Quando ero piccolo passavo molto tempo in un orto, qui in Toscana, immerso nei profumi delle piante, e quell’odore è uno dei primi di cui mi ricordo".
Da quale ispirazione nascono le sue fragranze? "Quello che m’ispira è sempre legato a luoghi o figure mitiche, a visioni che non hanno nulla di contingente, non sono legate al “qui e ora” o alla realtà. Perlopiù sono situazioni atemporali, astoriche. Ed è sempre qualcosa che mi arriva, magari quando non me lo aspetto".
E a me vengono subito in mente le descrizioni olfattive di luoghi immaginari e di periodi storici come Dilmun (il Paradiso per gli antichi Mesopotamici),Teinte de Neige (l'atmosfera rarefatta della Belle Epoque) e Alamut, il mio preferito, con narciso, tuberosa, ylang ylang, labdanum, sandalo, patchouli, benzoino. Il tutto risulta ben amalgamato, come sciolto lentamente a bagnomaria. Il risultato è tutto morbidezza e sensualità, niente spigoli o scatti d’orgoglio; un profumo come un deliberato gesto di sottomissione. Non pensate che questo lo renda poco affascinante o semplice: le note che pungerebbero o griderebbero si sottomettono di loro iniziativa, come soggiogate da una voluttà troppo intensa per essere contrastata, che non lascia alternative se non, appunto, la sottomissione. Qualcuno questo profumo non l’ha capito perché secondo me, non è semplicemente un “orientale”. E’ vero, è un orientale, ma chi si aspetta qualcosa tipo Shalimar, Baghari, Opium, o le varie Ambre (Etro, Maitre Parfumeur ecc.), ci sentirà un’atmosfera completamente diversa. Laddove Shalimar è una dichiarazione d’amore, Baghari una di stile, Opium un urlo rauco, Alamut è una parola oscena sussurrata in un orecchio, che non ti permette né di arrossire né allontanarti. Incantevole.
Gli chiedo come compone le sue fragranze: "Provo a creare una struttura semplice, una sorta di cuore che sviluppi il discorso che ho in mente; lavoro a lungo su quella, e poi attorno le costruisco pian piano tutta la fragranza. Oppure, se sto pensando a qualcosa con molte sfaccettature diverse, prima esploro tutte quelle che mi interessano, e poi mi dedico al resto. Forse aiuta se lo spiego con i colori. A esempio mi chiedo: se sto disegnando un prato, quante sfumature di colore verde voglio metterci? Come posso costruire il disegno per farle risaltare bene tutte quante? A volte anche la distonia può risultare in una fragranza molto interessante, ma io preferisco sempre armonizzare, piuttosto che contrapporre."
Quando un profumo si può definire Bello? "Quando provoca una forte emozione. Profumi che ho amato molto sono l’Ambre Antique di Coty, un’ambra mista ad agrumi, e l’Eau de Rochas di E. Roudnitska, che suggeriva un’idea di purezza. Sono profumi speciali, per me."
Poi allarghiamo il discorso alla profumeria in generale: "Il disastro della profumeria contemporanea è la mancanza di libertà con cui i compositori sono costretti a lavorare, e questa mancanza di libertà è figlia della mancanza di coraggio delle aziende, che anzichè in fragranze innovative e coraggiose, preferiscono investire nella creazione di copie di altre copie. Il motivo è che le aziende devono poter contare su un certo tot di entrate annuali, e per assicurarsi che i clienti compreranno i loro prodotti, il metodo migliore è quello di cavalcare la moda del momento. E quindi chiedono ai compositori di creare fragranze poco innovative e per niente originali, che alla fine si somigliano tutte perchè contengono tutte le stesse specialità (molecole), create dalle multinazionali essenziere. Usare tutti le stesse specialità riduce la creatività e l’originalità delle fragranze, uniformando e appiattendo il panorama olfattivo. Inoltre, questo “data” le fragranze, cioè le racchiude in un periodo specifico, le limita nel tempo. Non capiscono che la profumeria è un’espressione artistica!"
Gli chiedo cosa ne pensa del trend “naturale” che caratterizza questi ultimi anni: “La naturalità? Ma la bellezza di un’opera d’arte non dipende dallo strumento che hai usato per metterla insieme! Ci mancherebbe che ad un artista non fosse lecito usare qualsiasi strumento per comporre le sue visioni!”.
E ora gli faccio la domanda che tutti mi hanno chiesto: quando aprirà l’Accademia? Sono anni che stiamo pazientando… “L’Accademia sarà uno spazio d’incontro, di formazione, di sperimentazione sui temi del profumo; la sua apertura è stata procrastinata a lungo per una serie di motivi, ma in primavera finalmente la inaugureremo”. E io non vedo l’ora.
Cosa gli piace fare quando non lavora? “Mi piace la musica: canto e suono uno strumento. E cucino! Olfatto e gusto sono complementari, molti grandi profumieri del passato erano anche ottimi cuochi, e qualcuno dei contemporanei (penso a Maurice Maurin ma esperimenti in questo senso furono fatti già negli anni '70) ha persino aperto un ristorante!
Quando pensavo a Lorenzo Villoresi non m'immaginavo una persona così affascinante e diretta, sono rimasta sorpresa ed assolutamente conquistata. Lo ringrazio ancora una volta per tutto il tempo che mi ha dedicato, spero davvero che ci possa essere una seconda occasione!

9 commenti:

AlessandraDiVarese ha detto...

Un grande.
Al di sopra del coro.
Uno che lascia il segno.
Personaggio quasi mistico.
Un Maestro.

Possiedo due suoi profumi: Teinte de neige e Alamut.

Hanno un' anima così penetrante che li indosso solo in occasioni speciali, quando, in silenzio, desidero esprimere i miei sentimenti più profondi

Grazie, Lorenzo.

Alessandra di Varese

Anonimo ha detto...

Bellissimo "pezzo" su di un uomo che ha "iniziato" anche me alla passione per i profumi con Piper Nigrum.

Non è che per caso ti ha anche detto quando uscira Mare Nostrum ;-)))

Lele1904

naso tappato ha detto...

Vedi B & B, la differenza tra uno che vive le sue creazioni e tanti altri che inventano delle storie torturate e inverosimili per far credere che sono dei creatori !!!! Sono felice che tu abbia vissuto ques'esperienza, altro che oud cambodgiano e concetto delle morte !!!! Il profumo è la poesia e l'espressione della vita. Baci

Anonimo ha detto...

bellissima questa intervista a Lorenzo Villoresi: mi piace soprattutto il fatto che per te il profumo non viene mai prima della persona, e questo voler capire le persone che ti caratterizza è un interesse anche mio. in più, sottoscivo ogni sillaba della tua descrizione di Alamut!.-prisca-

Sabricat Glamour ha detto...

Questa intervista giunge per me in un momento esatto.
La mia vita in questo periodo si è di molto complicata e anche la mia ricerca di profumi, famiglie olfattive, campioni, che hanno preso a ruotare vorticosamente attorno a me. Poi il ritorno al buon senso, voglia di pace..riprendo dal mio armadietto Teinte de Neige e mi avvolgo di un caldo e candido tepore.
Anch'io sto aspettando la sua Accademia e sogno un giorno di poter girare nel suo giardino di piante aromatiche. Spero che da brava fatina quale sei, tu possa rimediarci qualche anteprima, sul mio adorato Villoresi.
Sabrina

Bergamotto e Benzoino ha detto...

Alessandra ciao tesora, sì Lorenzo Villoresi emana qualcosa di mistico, forse la lunga frequentazione del Medio Oriente ha lasciato una traccia su di lui, spero che dall'intervista sia uscito anche quest'apetto (che nei suoi profumi si sente, eccome!)

Lele, sai che la domanda su mare Nostrum era sul mio taccuino ma... poi abbiamo iniziato a chiacchierare e la conversazione mi ha presa e ho dimenticato di fargli un paio di domande tra cui questa su Mare Nostrum, e non ho nemmeno una foto dell'incontro. Vediamo se posso rimediare... vi faccio sapere.

Ciao Nasotappato! Sai io credo che ogni artista esprima un certo aspetto della propria personalità, e dei temi su cui si sta confrontando in quel momento. Anche nell'ambito dell'arte visiva contemporanea c'è un dibattito feroce su cos'è vera arte e cosa invece e un pacchettino artistico infiocchettato e ben presentato. Per ogni critico che parla delle installazioni dell'artista X come creazione divina, ce ne sono almeno 2 che non gli riconoscono alcun valore. Mi piace da morire che tu mi sottoponga queste riflessioni sul valore artistico dei compositori: anche se poi le nostre opinioni e i nostri gusti divergono (nemmeno così tanto), trovo bellissimo poterne parlare e confrontarsi su quello che ognuno di noi considera arte.

Prisca, quando qualcosa mi piace proprio tanto sento il bisogno di smontarla e vedere com'è fatta. Incontrare i compositori mi aiuta a capire se e come la loro anima entra in quello che creano, cioè quale parte di loro è sciolta dentro i flaconi; eppoi io li guardo muoversi, ascolto il tono con cui parlano... a me pare importante capire se c'è una persona dietro l'atto creativo, e finora l'ho sempre trovata, questa persona. Ognuna, diversa da tutte le altre; quando non la troverò, lo dirò senz'altro.

Dolce Sabri, ti ho pensata in questo periodo, spero che tu stia riuscendo ad organizzarti. Iniziamo a pensare di andare all'Accademia nei primi giorni dopo l'apertura? Organizziamo qualcosa? Così magari la primavera arriva prima! Un abbraccio profumato (Oggi, Alamut).

marzipan ha detto...

Cara B&B, gli incontri con i creatori di profumi sono la cosa per cui più ti sono grata.

Sabricat Glamour ha detto...

Siii!!! All'apertura, che sogno! Io mi sto gustando un campione di Alamut. Lo adoro!Trovo che con questo profumo L.V. sia riuscito a dare modernità al genere classico-orientale. Cerco di spiegarmi meglio: con un altro classico cipriato o orientale mi sento tanto "Signora con abbonamento a teatro", con Alamut invece "Sgarzolina sexi".
Allora appuntamento a Firenze da Lorenzo V. spero di venire con Marzipan un'altra fatina tutta vetiver e vaniglia.
Sabri

Marco ha detto...

Entrare nel suo showroom è stato qualcosa di veramente entusiasmante...sotto la pelle pulsavano emozioni condite dal gioco degli aromi diffusi ovunque...un regno meditativo e contemplativo...quasi ovattato...bastava chiudere gli occhi per sentirsi parte di quel luogo...un lungo, interminabile viaggio...