23 ottobre 2009

Le fragranze di YOSH (incontro con Yosh Han)

Ho incontrato Yosh Han durante le giornate di Pitti Immagine Fragranze. E' venuta a cercarmi per presentarmi le sue fragranze (Sottile, Whiteflowers, U4EAHH!, Ginger Ciao, Stargazer e Omniscent), ci siamo sedute su un divanetto, ha tirato fuori dalla borsa le sue fragranze e ha iniziato a spiegarmi che parte dai principi dell'aromacologia, cioè dagli effetti che il profumo delle piante e dei fiori hanno sul nostro benessere psicofisico. Le formule sono create in modo da entrare in risonanza con i sette chakra del corpo sottile, cioe quegli "scambiatori" che regolano i flussi energetici che scorrono dentro di noi.


Per me i profumi hanno un solo scopo: il puro, purissimo edonismo, cioè il piacere di indossarli e di farmi condurre in un viaggio olfattivo, ma quest'approccio mi pareva molto interessante, ho una formazione professionale nello shiatsu e ancora non avevo incontrato fragranze create con un obiettivo di tipo energetico. Più tardi ho conosciuto Olivier Durbano (ve ne parlerò meglio) che utilizza le vibrazioni delle pietre e dei cristalli nelle sue fragranze, ma questa era la prima volta in assoluto. Yosh mi ha lasciato anche un sample pack, così ho potuto provarle per bene e a lungo.
Il viaggio tra i suoi profumi è partito con il più intimo, "Sottile", a base di rosa e mughetto, un sussurro discreto e fresco con una rosa di una delicatezza angelica; "Whiteflowers" che come dice il nome è un coro di fiori bianchi in cui si sentono chiaramente gelomino, narciso, lillà, tuberosa, gardenia. Tutti fiori sonori e opulenti, qui addomesticati dalla nota verde e secca del petitgrain, capace di metterli in riga e farli cantare alcuni toni sotto. Una fragranza di luce, adattissima ad una sposa, ho pensato subito. "U4EAHH!" (si legge Euforia) è invece più briosa e sfaccettata, con fiori e frutta (melograno, cocomero, pera), assolutamente il fiorito/fruttato che ti aspetti. "Stargazer" invece ha il giglio come protagonista e secondo me è la fragranza più raffinata di tutta la linea, ben bilanciata tra la sfumatura verde e un lievissimo accenno di dolcezza, una danza tra due sensazioni opposte sciolte così ben una dentro l'altra da percepirle appena, e che finisce con una lievissima coda animale. "Ominiscent" è uno speziato di pepe e (forse) zenzero, in cui delle spezie non ho trovato il calore confortante e familiare ma un lato più austero, come trattenuto, che solo alla fine si sciolie in una carezza di (forse) c'era d'api. "Ginger Ciao" è la fragranza che preferisco della linea, la più complessa e sfaccettata, con cocco, ylang ylang e legno di sandalo che regalano una sensazione di calore, dolcezza, conforto, ma anche di eccitazione e attesa.
Le fragranze sono composte con un'estetica ben precisa e riconoscibile, a Yosh evidentemente non piacciono le fragranze troppo sonore, squillanti, probabilmente le sue origini orientali le suggeriscono profumi delicati, che si discostano poco dalle pelle, creati per essere goduti privatamente. E infatti sebbene siano profumi in olio, non hanno una grande persistenza, e questo è l'unico aspetto su cui mi sento critica: capisco che quest'aspetto è senz'altro una sua scelta (la linea è molto coerente nel suo insieme), ma mi dispiace perchè sono belle fragranze, e vorrei che durassero più a lungo e si proiettassero di più anche nello spazio.
D'altro canto le loro conversazioni sussurrate hanno un fascino particolare, innegabile, mi hanno ricordato alcuni acquerelli giapponesi in cui la luce sembra filtrata dalla rugiada, e gli Ikebana.
Credo siano composti con formule corte, ho sentito alcune belle materie prime e alcuni sintetici raffinati, inseriti nei punti giusti, per far "brillare" le materie prime. E infatti l'effetto è molto naturale, sofisticato, rarefatto, luminosissimo. Mooolto chic, e molto diverso da quello che avevo sentito in giro finora.
Non giurerei che sappiano davvero interagire con i miei chakra ma... chissenefrega, a me piacciono, e sto meditando l'acquisto di Ginger Ciao e Stargazer (in Italia li ha solo Campomarzio, a Roma). Tra l'altro, sono stata sedotta dai flaconi: minuscoli, minimal, eleganti, assolutamente coerenti con quello che contengono. Brava!

11 commenti:

diakranis ha detto...

aromacologia? non è aromaterapia?
boooh...

Io devo essere sincera, non mi avevano entusiasmata... a parte i flaconi decisamente belli, mi hanno lasciata abbastanza indifferente... forse i miei chakra sono troppo chiusi su se stessi e li respingono? boh... ;-P

marzipan ha detto...

Ho le bavette. Appena posso li vado a sentire.

gretel ha detto...

Riguardo ai Chakra vivo nell'ignoranza più totale ma ci sono certi profumi che toccano in modo particolare le mie corde, aggiungendo al solito trittico "lusso,calma e voluttà" una porzione di emozione in più.
Perchè,quindi,lasciarmi scappare questa nuova esperienza olfattiva?
Doc B&B le tue descrizioni perfette e così "visive" mi hanno regalato una urgente voglia di provare il GINGER CIAO, sperando che il cocco non viri sulla mia pelle, emanando il solito odor di plastica da giocattoli tipo "la bambola assassina" o "barbie post atomica".
Ps: la persistenza rarefatta deve essere il trend di quest'anno. Una brava profumiera mi ha detto che sempre più clienti chiedono "skin scent" e profumi "bio - naturali - rasserenanti" ed il mercato si sta quindi adeguando. Sob.

Anonimo ha detto...

Cara BeB,
pure da Yosh sei arrivata hehe... Di lei mi ha colpito la densità delle sue texture olfattive seppure semplici e traslucide. Adoro Sottile, mi comunica sempre benessere e armonia, mi pare di sentire trillare il verdebianco dei campanellini di mughetto mentre una luce rosata ti avvolge e ti coccola.
Magnifiscent

Bergamotto e Benzoino ha detto...

Daikrans ora ricontrollo gli appunti, credo che l'aromacologia sia il settore generale, e l'aromaterapia l'uso mirato degli ingredienti in base al disagio su cui si desidera intervenire... ma ricontrollo per sicurezza. Io non mi preoccuperei tanto dei tuoi chakra ;-) in fondo secondo me è soprattutto questione di gusti, avevo capito che ti avevano lasciata abbastanza indifferente.

Gretel, la "bambola assassina" come al solito mi ha fulminata sulla sedia. La prossima volta che ci vediamo voglio assolutamente fare la prova con qualcosa che ti sta così... per scompisciarmi dal vivo, ecco. E comunque hai ragione, molte persone si stanno spostando verso i "skin scent", cioè i profumi che stanno molto accostati alla pelle. Credo sia una reazione legittima alle puzze insopportabili e a volume strombazzato che si trovano in commercio. Se si fa un giro in banca, o in posta al mattino, si rischia di restarne traumatizzati. Volumi troppo alti per profumi così brutti... L'altro giorno una mia collega entrando in ufficio ha vuto una (leggera) crisi respiratoria: c'era un'altra collega che indossava un profumo -famoso anche per la sua potenza e diffusività- che era virato in maniera molto marcata. Lei però non se n'era nemmeno accorta, e girava per l'ufficio con un ettolitro di questo profumo addosso... posso capire la reazione.

Magnfiscent che bella descrizione...come al solito tu e io siamo in sintonia (e sono felicissima!). Nel suo caso, "semplice" è una caratteristica insita nel suo modo di comporre, una scelta personale dovuta alla sua specifica sensibilità, e quindi mi piace molto.

Marzi, se vai a provarli, ci terrei a sapere cosa ne pensi ok?

Tamberlick ha detto...

Io come avevo già detto, ho un campione di Stargazer e lo trovo molto ben fatto. Non ricordo la persistenza... dovrò ritestarlo!
Però, con quel che costano, che durino almeno! Sennò mi sembra che si parli più di fumum che di perfumum!
So di essere noioso circa l'argomento prezzo=persistenza et similia, ma chissà mai che ripetendolo come un mantra...

In ogni caso: non ti sei fatta dire a quale Chakra appartiene ciascuno? a parte il fatto che ne mancherebbe uno... ;-)

Bergamotto e Benzoino ha detto...

Tamber, i miei appunti dicono:
Sottile 6°chakra, Whiteflowers 4°chakra, EU4EAH! 1°chakra, Ginger Ciao 2°chakra, Stargazer e Omniscent mi mancano.
Per quanto riguarda la persistenza dei profumi, ti invito a fare una riflessione, anzi due (non ho l'intenzione di convincerti di alcunchè, è solo per riflettere insieme). Quando tu vai a comprare un profumo, spendi dei soldi e giustamente vorresti che il tuo investimento in piacere durasse a lungo. Ma
1 le cose che si sanno durare un tempo limitato, non si godono più intensamente, proprio a causa del fatto che tra breve non ci saranno più? Niente a questo mondo dura per sempre, e imparare a godere il qui e ora è sempre un buon esercizio per la felicità (mia personale opinione, del tutto discutibile, ma te la offro lo stesso).
2 quello che tu vedi come un ogetto da acquistare, per l'autore (quando è così, ovviamente non è vero sempre, ma per Yosh ho capito che è così, per l'Artisan Parfumeur e per altri marchi anche) invece è una sua opera, un modo in cui lui/lei esprime qualcosa che ha dentro. Tu diresti a Wagner come deve comporre le sue Opere? "Maestro, sono troppo lunghe, le accorci!". Diresti a Picasso che Guernica è un dipinto troppo scuro, che qualche pennellata di rosa o di azzurro gli gioverebbe? Io credo di no. Quando capisci che un profumo dura un'ora perchè è esattamente così che è stato creato (e non perchè ha una struttura debole), se scegli di acquistarlo per goderne nelle tue giornate, devi accettare che quella persona si esprima così e non come piacerebbe a te. Credo che -quando si tratta di arte- sia necessaria una certa capacità di accettare quel che ci sta davanti, di assorbirne la vibrazione e comprenderla. Così, l'arte oltre che farci godere ci migliora, ci fa crescere come persone.
E' chiaro che chi si avvicina al profumo d'autore, all'inizio possa rimanere disorientato dalla differenza di persistenza con i profumi commerciali, ma questo non è più il tuo caso, tu frequenti la profumeria artistica da un bel pò, e possiedi una sensibilità artistica già di tuo piuttosto sviluppata. Perchè approcci i profumi in maniera diversa da come approcci la musica?

gretel ha detto...

bello bello il dibattito alla Moretti :-)! mi inserisco per dare la mia umile e opinabile opinione.
Se partiamo dal punto di vista del profumo con medesima dignità di un'opera d'arte, allora la si deve percepire nel suo complesso sia come valore in termini artistici che come bellezza.
Quindi, in teoria, il profumo deve essere considerato nella sua globalità e la poca persistenza non deve essere colta come difetto ma come qualità intrinseca. MA: ogni ambito artistico ha il suo punto di forza. La musica è l'ascolto, l'arte è la vista, il teatro è l'interazione immediata e quindi il profumo è l'olfatto.
Se un quadro di Caravaggio, con il suo gioco complesso di luci e ombre ha la sfortuna di essere posizionato con una pessima illuminazione, ecco che chi gode della sua bellezza perde una grande occasione.
Se un profumo ha una persistenza effimera - e di persistenza non parlo di durata settimanale ma di qualche ora - l'utilizzatore finale ;-) perde una doppia occasione: quella di goderne ogni sfumatura e quella di condividere la propria gioia con gli altri.
Non metto in discussione la durata di un profumo ma il suo essere, in alcuni casi,"incompleto".

Tamberlick ha detto...

Ti confesso che in verità due paroline a Giuseppe Verdi avrei tanto voluto dirgliele... :D (è una battuta, ovviamente, …ma nemmeno poi tanto). Venendo a noi, cara B&B, alla tua domanda mi sembrano possibili due diverse risposte. La prima è più semplice e immediatamente diretta al problema della persistenza. Io non so cosa ti faccia pensare che il mio disappunto sulla persistenza di un profumo sia diverso dal rilievo critico che tu stessa hai mosso nel tuo articolo alle fragranze di Yosh. Boh… Probabilmente lo stesso modo di interpretare le mie parole che in passato ha fatto pensare che il mio apprezzamento per un profumo dipendesse più dal blasone del marchio che dal mio naso; o che ha fatto pensare che io difendessi la distinzione tra “femminile” e “maschile” sulla base di un becero preconcetto. In realtà la difendo: ma ho già spiegato altrove quali ritenga essere i veri pregiudizi. Molto più semplicemente, Marika, è una questione di gusto personale: anche io so apprezzare la bellezza di una fragranza a prescindere dalla sua persistenza e della sua durata e proiezione non ne faccio una questione materiale ed economica; nondimeno preferisco indossare profumi che abbiano una lunga evoluzione tanto quanto, diversamente da me, altri preferiranno profumi più “corti” od altri ancora non faranno differenza alcuna. Sono tutte opzioni più che legittime penso. O mi sbaglio?
Chiedendomi, però, perché io non mi accosti ai profumi così come alla musica è come se in fondo mi chiedessi se la profumeria sia o non sia per me arte, introducendo così la premessa ad una seconda e più complessa risposta. Ci ho pensato su e ho concluso che no: per me la profumeria non è un’“arte” perfetta alla stregua delle grandi arti visive, sonore, letterarie. Il che non vuol dire che il mestiere del naso sia privo di intuizioni artistiche; tuttavia penso che rispetto alle arti classiche la profumeria sconti un limite funzionale minimo dal quale ritengo piuttosto difficile possa emanciparsi senza perdere di senso. Ma, per non appesantire oltremodo la mia già lunga risposta, rinvierei la questione magari stimolando ad hoc un interessante dibattito. Se non sbaglio Coifan ha recentemente toccato l’argomento sul suo blog. Non ho tuttavia ancora avuto tempo di dedicarmici. Un abbraccio!

Bergamotto e Benzoino ha detto...

Gretel hai perfettamente ragione, la struttura della fragranza ne deve sostenere il discorso. Invece a volte succede che i profumi lascino qualcosa d'incompleto, di non approfondito, che anche per me può rappresentare un difetto: quel che un profumo ha da dire, deve dirlo, non può cominciare un discorso interessante e lasciarlo a metà per dileguarsi! Quando ho quest'impressione, mi scappa la parola "errore".
Tamber, caro, è proprio qui che ti volevo: la profumeria è arte oppure no? Secondo me è una domanda che, in ultma analisi, tutti dovremmo farci rispetto a come approcciamo i profumi. Trovo onestissima la tua riflessione sul profumo come arte applicata, lo condividono molti appassionati e anche parecchi autori. Per me anche nel caso dell'arte applicata vale lo stesso discorso sull'espressione e la creatività del singolo, ma è senz'altro successo -per fare l'esempio di un'altra arte applicata, la Moda- che qualche cliente chiedesse a Dior di accorciare una gonna o di cambiare i bottoni di un soprabito (Adjiumi che ne dici? Sarà mai successo?).
E' per questo che ho messo il sondaggio lì a fianco, perchè possiate esprimere una preferenza e mi diate modo di scrivere un post proprio su questo argomento: mio parere e vostro parere.

Tamberlick ha detto...

Avevo ben capito che era lì che mi volevi ;-)
Direi allora di rinviare il dibattito in calce al post che comporrai, come sempre magnificamente, ad hoc!