28 novembre 2009

Donne da mangiare

L’altro giorno mi è stata fatta notare la mia insofferenza verso le fragranze gourmand. Insomma, che le guarderei dall’alto in basso. Ci ho riflettuto e posso dire con una certa sicurezza che non è vero: quando un profumo gourmand è fatto bene, è un gran profumo e alcuni sono addirittura dei capolavori, creazioni armoniose che raccontano storie in cui il l'arancio candito, la vaniglia, il cacao sono personaggi degni di ogni rispetto. Mitsouko (pesca matura), Dzing! (mela caramellata), Borneo 1834 (cacao), Heliotrope (croccantino), per citarne solo alcuni, io li indosso con grandissima soddisfazione. Sì, sono dominati da aromi di tipo alimentare, ma hanno un’anima, sorprendono, parlano… non somigliano per niente alle caramelline profumate uscite in questi anni.
Non sto parlando tanto della profumeria artistica, quanto di quel che si può trovare nei grandi magazzini; e non ce l’ho nemmeno con le singole fragranze commerciali, voglio fare un discorso sulla tendenza generale, quella che produce fragranze che mi irritano davvero, e chi me lo ha fatto notare, aveva perfettamente ragione.

Con tutte le note che la moderna profumeria mette a disposizione (3mila e più), com’è possibile che oggi ci siano così tante fragranze dominate da note alimentari? Evidentemente piacciono molto, altrimenti il trend sarebbe finito da un bel pezzo.
Non posso fare a meno di chiedermi perché piacciono così tanto, e ho deciso di approfondire la riflessione con voi. Io non sono un sociologo e quindi non possiedo nessuna base scientifica, ma molte letture ed una certa forzata familiarità con gli argomenti legati all’alimentazione mi hanno portato a qualche meditazione che vi condivido, senza nessuna pretesa, solo per provare a rifletterci assieme, se ha senso.
Quello che mi colpisce è che viviamo in un tempo di anoressia nervosa, in cui per le donne è difficile avere un rapporto sereno col cibo senza affondare nel senso di colpa; la società ci chiede di essere magre e nutrire i nostri corpi il meno possibile e con prodotti light, magri, fatti d’aria. Parallelamente, escono decine di profumi che sanno di cibo dolce e appagante, profumi che ci trasformano in cioccolatini, pop corn o cesti di frutta. Questi due fatti che sembrerebbero in contrasto, in realtà sono due facce della stessa medaglia, cioè dicono la stessa cosa. Chi è che dà alle aziende profumiere i brief per creare le fragranze? Per lo più aziende cosmetiche o creatori di Moda. I couturier, in quanto artisti, sono capaci di captare e rendere visibili i trend, i percorsi, le tendenze inconsce della società, trasformandoli in abiti che disegnano l’idea di donna di quel momento lì (creatura raffinata, androgina, ipersexy, glamour...); quando vengono presentate le collezioni degli stilisti è possibile “leggere” quello che l’immaginario collettivo associa all’essere donna, in tutte le sfaccettature che i creatori hanno captato e trasformato in abiti. E poiché le Maison di moda guidano anche il mercato dei profumi… questa cosa del captare le idee dall’immaginario collettivo e trasformarle in qualcosa da indossare riguarda anche le fragranze.
E allora, che idea della donna c’è, nell’immaginario collettivo? Qualcuno che sa di fragole e pop corn, che manda il messaggio "Mangiami!" attraverso il suo profumo; qualcuno a cui viene chiesto, però, di astenersi dal cibo. Quindi la donna sembrerebbe qualcosa che si può mangiare (in senso lato, qualcosa di cui nutrirsi, qualcosa che soddisfa e rigenera), ma che non può a sua volta ricevere soddisfazione: va bene se profuma di croccantino al rum, ma non va bene se se lo mangia. Forse i profumi-dolcetto aiutano a provare una soddisfazione gastronomica senza il senso di colpa per aver mangiato davvero, e quindi aiutano a sopportare meglio la frustrazione di non poter appagare i nostri desideri? Desideri non solo alimentari, visto che i desideri profondi sono tanti: desiderio di tipo sessuale, desiderio di libertà dalle regole precostituite, desiderio di spiritualità, di vicinanza con l’Uomo e via desiderando. Se abbiamo da 4 ore il naso pieno di mousse al cioccolato, una parte dei nostro desiderio è già stata soddisfatta nel naso, e quel che resta si può tenere sotto controllo senza sentici troppo frustrate.
In qualche modo, molte ragazze questo meccanismo di parziale soddisfazione lo hanno capito –magari anche solo a livello inconscio- e trovano irresistibili queste fragranze perché almeno offrono un appagamento parziale. Che è sempre meglio di nessun appagamento del tutto.
Non so se sia così, ma se lo fosse, posso fare un appello, che potrà suonare anche superficiale e stupido, ma in cui io credo? Ragazze, quando desideriamo una tazza di cioccolata con panna, fiondiamoci in un bar e gustiamocela con calma. Magari, mentre affondiamo il cucchiaino nella crema densa, pensiamo a come sovvertire le regole che non ci piacciono e facciamo piani per ottenere quello che desideriamo davvero. Finita la tazza di cioccolata, mettiamo addosso un bel profumone al gelsomino, e usciamo a far danni!
Foto da http://www.affaritaliani.it/

8 commenti:

gretel ha detto...

Doc B&B,il tuo ragionamento non fa una piega: "donna e nutrimento" è l' eterno quanto conflittuale binomio(con tutti i connessi significati psichici)ancorato a certi archetipi di tradizione millenaria che, in modo invisibile condizionano certe nostre piccole scelte.Se ci pensi, i profumi e i trucchi destinati alle adolescenti e bambine sono tutti golosi: dalla edt allo zucchero a velo al lucidalabbra alla ciliegia.Un complimento universale per una donna è quello di "essere dolce"(per gli uomini non è così usuale). il cibo dolce ed il sesso pare sian ancorati a doppia mandata(in nove settimane e mezzo si utilizzava il miele, non le tagliatelle!)quindi la vasta scelta di profumi "ad hoc" non è affatto una casualità. Vorrei però aggiungere un'ulteriore analisi:recentemente ho chiesto il parere ad appassionati riguardo i profumi "mangerecci" - assolutamente non nelle mie corde - e mi han illustrato sia il piacere di indossare una coccola di innocente regressione(i bambini sono golosi di frutta e dolci) sia la gioia di una madeleine olfattiva che li riporterebbe indietro nel tempo, tra i ricordi della loro infanzia (cucina delle nonne, odore di pasticceria della propria città natale).
Proprio una recente scoperta scientifica spiega che "gli odori riportano a galla i ricordi molto di più di quanto possano fare suoni o immagini, un residuo evolutivo tramandatoci dai nostri antenati"(cit. IoDonna 28/11/09 Pag.234)e il dolce ha la capacità evocativa di rassicurante benessere. Che poi possa essere scelto ed indossato per non mangiare, sarebbe la triste spia del periodo schizofrenico che stiam attraversando.
Aggiungo che non tutti i profumi dichiaratamente gourmandes sono stati percepiti tali all'unanimità (esempio, Mitsouko non riesco a vederlo come goloso,anche se fruttato)al contrario di una mela mangiata(più o meno dolce che sia,sempre mela sarà)il che, a mio parere,dimostra quanto l'olfatto sia il senso più sensibile a esperienze e vissuti. Un profumo indossato in una situazione angosciante e sgradevole rimarrà per sempre legato a qualcosa di brutto pur essendo una composizione meravigliosa.
Saggia & Saccente gretel, today! :-)

marzipan ha detto...

Sei grande, quoto in pieno, anche il gelsomino (anche se il mio nick non mi rende tanto credibile).

Perfumes Bighouse ha detto...

Ciao Caro.
"quando un profumo gourmand è fatto bene, è un gran profumo ..."
Mitsouko .. hummm! Bacci. Elisabeth

Claudio ha detto...

Da un punto di vista percettivo. Un esperienza che rimandi al nutrimento può essere interpretata come un maggior avvicinamento fra la sostanza della sensazione ( il profumo) e noi stessi
Tutte le percezioni sono riconducibili a quella tattile….il profumo oltre che starci sulla pelle diventa anche protagonista di una sensazione tattile estrema, totalizzante: quella del nutrirsi, del portare un modo solo apparentemente immaginario dentro di se e farlo diventare materia parte intima di ogni nostra molecola.
Claudio

santin ha detto...

Sto per regalarmi Mitsouko. Da quando mi hai fatto sentire il cypre di coty, penso ogni giorno a quel profumo.....sei tremenda.

Anonimo ha detto...

Ciao Marika, l'arguta analisi della questione fatta da te e da Gretel mi è sembrata molto interessante e stimolante. Aggiungerei dal canto mio un'ulteriore motivazione che, se possibile, può aiutarci a comprendere la diffusione dei profumi gourmand: mi rifaccio alla metodologia filologica per invitarvi a prendere in considerazione anche la ragione della 'lectio facilior', ossia la teoria che vede come supporto alla diffusione di un fenomeno la sua faciltà, a volte così lampante da non essere più presa in considerazione come la più probabile.
in altra parole, i profumi gourmand rimandano a esperienze (quelle alimentari) comuni ad una fascia larghissima di popolazione sotto ogni latitudine ed in ogni fascia di età, su larga scala (si parla di milioni di individui). per vendere determinati profumi occorre prima educare un gusto atto ad apprezzarli e con gli aromi gourmand il più delle volte il terreno è già spianato. e se si parla di profumi commerciali che si intende smerciare in grande quantità in ogni Paese del mondo si capisce così come il profumo gourmand abbia le sue buone ragioni per essere preso in considerazione da un produttore. -prisca-

Anonimo ha detto...

Cara BeB,
anche stavolta vibriamo all'unisono! Ho sempre detestato la parola "gourmand" tanto diventata di moda da essere sulla bocca di tutti gli addetti del settore per un certo periodo. Da un lato, se è vero che l'edibile è associato al femminino sin dalla notte dei tempi (non a caso il seno femminile è il primo nutrimento che riceviamo ma anche oggetto del desiderio...) dall'altro, molto prima che esistessero i moderni "gourmand" i profumi parlavano di dessert e tavole impandite con tanto di candele accese e piatti sontuosi. Come non ricordarsi la celebre frecciata che Ernest Beaux fece a Jacques Guerlain sull'uso della vaniglia: "Quando io uso la vaniglia faccio un crème caramel, quando la usa lui fa Shalimar". E che dire di un succosissimo Femme di Rochas (tu hai citato Mitsouko per la pesca) dove le curve femminili del flacone custodiscono una prugna succosa e matura? Insomma, esistono due modi di alludere al concetto, un po come di fare batture sul sesso. Inutile, il gourmand moderno mi suona sempre un po come quelle di bassa lega scontate e prive di fantasia.
Magnifiscent

Bergamotto e Benzoino ha detto...

Ciao amici, rieccomi dopo qualche
giorno di salute traballante che mi ha tenuta lontana dal pc... e scopro proprio un bel dibattito! Cavolo, avete dato completezza e "peso" al mio tentativo di analisi, ognuno aggiungendo un pezzo di ragionamento. Bella l'analisi di prisca del livello commerciale della faccenda (devono smerciarli in tutto il mondo, chiaro che scelgano un concetto -il cibo- di cui tutti hanno esperienza).
Sono d'accordissimo anche con quello che dice Gretel, sulle "dolci" e rassicuranti esperienze dell'infanzia, e poichè le esperienze fatte tramite l'olfatto rimangoo meglio fissate nella nostra psiche, quelle riferite all'infanzia sarebbero un pò la nostra Madeleine universale.
Trovo interessantissimo quel che dice Claudio sul fatto che le esperienze percettive possano ricondursi tutte ad una unica, di tipo tattile... da approfondire senz'altro.

Magnifiscent, hai proprio ragione: la golosità gridata ai quattro venti tipica dei gourmand moderni rende volgari queste fragranze, cioè le rende scontatamente sessuali, senza mistero nè scoperta nè malizia. Non che ci sia niente di male, è che io funziono all'inverso: sono io che con un certo profumo mi sento erotica. Se il profumo urla "Eros, eros erosss!!!" già da solo, senza bisogno della mia pelle per portare il messaggio, allora... sento che non vale la pena indossarlo.

Santin, sai che anch'io ho "dovuto" comprare Mitsouko dopo aver sospirato a lungo sullo Chypre di Coty? (Eh eh, lo Chypre fa quest'effetto... ancora diabolico dopo 80 anni). Io ho preso il parfum, infinitamente migliore sia dell'edt che dell'edt.

Perfumes Bighouse welcome back! It seems as if Mitsouko has a lot of fans here (and I couldn't be happier)!

Marzipan, è vero, hai un nick dolce ma conoscendo quanto sei battagliera e "vivace" nella vita di tutti i giorni, mi pare più che altro un giusto bilanciamento!