25 ottobre 2010

"Liaisons Dangereuses" e "A Taste of Heaven" (by Kilian)

Nelle settimane scorse ho potuto provare alcuni profumi della collezione “L’Oeuvre Noire Collection”, creata da Kilian Hennessy nel 2007.
Sì, il Kilian in questione di cognome fa proprio Hennessy.
E di nuovo sì, Hennessy è la H del marchio LVMH (laddove le altre tre lettere stanno per Louis Vuitton e Moet), colosso francese del "lusso accessibile": borse da viaggio, liquori e per quello che ci riguarda, profumi (LVMH possiede Guerlain, Kenzo, Dior, Givenchy ecc). Dalle note biografiche che ho raccolto in rete, quindi, la famiglia di Monsieur Kilian sembra essere tra i responsabili delle strategie marketing di questi grandi marchi, che negli ultimi anni hanno lanciato sul mercato numerose fragranze di gusto discutibile, spesso non all’altezza del nome che portano.
Se qualcuno poteva aver pensato che fosse semplicemente una questione di mancanza di gusto nella selezione dei profumi, ora capirà di essersi sbagliato: i profumi della linea by Kilian sono piacevoli, solidi e ben costruiti da un’artista del calibro di Calice Becker; presentano belle materie prime, sono intensi e offrono una persistenza che dà grande soddisfazione.
Quindi no, è evidente che agli Hennessy il gusto non fa difetto.
Io l'ho immaginata così: probabilmnete, dopo la laurea e gli anni di esperienza nel dipartimento marketing di alcuni marchi di profumi (tra cui Dior e Armani), il giovane Hennessy deve aver realizzato che se da un lato può essere economicamente vantaggioso -per il gruppo- abbassare la qualità di quello che propone al consumatore medio da Sephora (altro marchio di proprietà LVMH), dall'altro diventa necessario ribilanciare l’immagine, aprendo qualche nuovo marchio di vero “superlusso”.
Ok, a pensare male si fa peccato è vero, ma... quasi sempre s’indovina (e la frase non è mia).
Ve ne parlo solo perchè mi sembrava una mancanza di completezza non dire nulla a proposito del background del marchio, ma come al solito, quello che mi interessa davvero sono le fragranze.
Per non interrompere un ragionamento filato là sopra, non mi sono dilungata troppo nei dettagli, ma seppure piacevoli, devo dire che non sono tutte speciali.
Quelle che ho indossato io mostrano un bel bilanciamento tra materie prime naturali e sintetiche usate con grande maestria, e presentano caratteristiche di ricchezza e persistenza, ma nell’insieme mi sono sembrate un bell’esercizio di stile, purtroppo senz’anima. Anche perché l’attenzione è tutta puntata sul packaging: sofisticato, costoso, irresistibile (l’ho adorato subito).
Le due che ho davvero apprezzato sono “Liaisons Dangereuses” e “A Taste of Heaven”.
La prima è un fiorito fruttato insolito con un’apertura verde, polverosa, ruvida seguita da un cuore fruttato di cocco, prugna, mirtillo e pesca. Eppure, merito della grande Calice Becker (J’Adore di Dior, Tommy Girl di T. Hilfiger, Beyond Paradise di E. Lauder e altri), l’effetto “cesto di frutta” è evitato con grazia ed originalità, e la fragranza si evolve in maniera gioiosa eppure raffinata, con rosa e geranio che la portano dalla frutta verso i fiori e poi verso i legni del finale (sandalo, vetiver, muschio di quercia). Il tutto risulta cucito da semi di ambretta e da luminosi muschi bianchi. Una fragranza di un certo corpo eppure delicata e sofisticatissima, capace di regalare interessanti trasformazioni tra l’apertura e il finale.

Anche “A Taste of Heaven” (absinthe verte) mi ha colpita molto. Apre verdissimo e fresco, con un agrume amaro sostenuto da quattro tipi diversi di lavandino (un ibrido di lavanda che si caratterizza come più pungente, amaro, verde con accenti anche acidi e metallici). Qui sta benissimo perché è affiancato ad una nota di assenzio raffinata e cristallina, molto elegante, e ad una nota di geranio che mantiene la sensazione, complessivamente, sempre sul verde/amaro. Quando l’insieme rischia di prendere una direzione troppo dolce (vaniglia e fava tonka sul finale), viene in aiuto la base legnosa e verde di patchouli, muschio di quercia, costus. Molto raffinato, quasi severo e con un accenno rétro, mi ha ricordato qualcosa di vintage, sul genere dell’Origan di Coty. Insieme all’etereo “La Biche dans l’Absinthe” di Victoire Gobin Daudè, e Absinth di Nasomatto (che prende una direzione più ruvida, oscura, affumicata), mi pare una delle migliori fragranze all’assenzio che abbia provato fino ad oggi. Portabilissimo anche sulla pelle femminile.

Clicca qui per il sito by Kilian

Nessun commento: