30 marzo 2008

I Muschi (2 di 2)

(questo post inizia qui)
I muschi macrociclici si suddividono in lattoni e ketoni. Il Muscone, il Velvione e i muschi "animali" sono ketoni, con quella sensuale sfumatura di corpo vivo e caldo che era tipica dei primi nitromuschi, mentre altri muschi macrociclici come l’Habanolide e il Globalide (e i muschi estratti dalle piante) sono per lo più lattoni e quindi più freschi e puliti, i muschi bianchi.
Tra le mie fialette c’erano l’Ambrettolide, un aroma ambrato e caldo ma insieme etereo, come fatto d’aria, con un fondo di albicocche e rose, regala serenità e pacatezza, ma in qualche modo è anche vivace.
L’Exaltolide dalla purezza fiorita completamente trasparente e cristallina. L’Habanolide leggermente più boscoso, ma non immaginatevi un reale sentore di bosco, piuttosto l’immagine olfattiva di un bosco fatato. Ho letto che c’è in Hypnotic Poison.
Il Muscone Iso, un muschio vegetale fresco, pulito e insieme lievemente talcato, con un tappeto di violini in sottofondo.
Il Cashmeran, che ha un aroma “costoso”; legno di cedro con la resina che cola sulla corteccia; potente, sereno, per me è l’odore degli Entl (se avete letto o visto il Signore degli Anelli sapete chi sono gli Entl). C’è in Alien di T. Mugler.
Eppoi c'è il Velvione, un paradiso di muschio e fiori viola. Intenso, sensuale eppure leggiadro come l’odore della pelle di un putto: borotalco e tenerezza. Chi conosce “Douceur de Vanille” delle Nereides, sa di cosa parlo (anche se non sono sicura che ci sia dentro… mi pare di riconoscerlo, però). Sa di “grazia”. Helmut Lang se ne è talmente innamorato che l’ha usato come unico ingrediente, in percentuale esosa, nel suo "Velviona". Io mi sono limitata ad indossarlo così, senza nient’altro.
Tra le mie fialette c’erano poi altri muschi che non sono riuscita a classificare.
L’Animalid l’avevo preso perché la dicitura diceva “l’aroma più vicino al vero muschio di cervo”; è interessante, con un che di fiorito in lontananza, ma preso da solo ha una pronunciatissima nota fecale, “sporca”, pesante e agra, direi sgradevole. Nonostante questo non riuscivo a smettere di annusare la mouillette, anche se questo non mi dava un particolare piacere. Era come un tentativo di conoscere qualcosa che era presente ...ma non era davvero lì. Avete presente cosa succede mettendo un gatto davanti ad uno specchio? Non c’è nessun gatto da annusare eppure gli occhi gli dicono che c’è, e quindi lui continua a cercarlo. Ecco io ero sola nella stanza, eppure il mio naso mi diceva che c’era qualcuno -non particolarmente pulito- seduto vicino a me. E’ una nota che conosco benissimo, penso al Musk di Alyssa Ashley prima versione, o al Fleur Poudrèe de Musc delle Nereides.
Eppoi il Calone, che sa di sporco “freddo”, uno sporco vecchio e pungente, con qualcosa di acquoso, quasi salato. Panni sporchi in un armadio tenuto chiuso per mesi. Io lo trovo davvero orribile, nauseante, ma mmagino che accostato in minime dosi ad aromi freschi e fruttati li faccia brillare: l’ho visto nella composizione di decine di profumi, soprattutto maschili luminosi e freschi.
Per ora è tutto, ma la mia esplorazione dei doni della sintesi prosegue!
Artwork: particolare della Cappella Sistina di Michelangelo

27 marzo 2008

I Muschi (1 di 2)


Dopo aver annusato tutte le fialette di molecole sintetiche che mi ero fatta mandare da un sito americano mi sono resa conto che un buon 30% erano muschi. L’ho scoperto andando a fare un giro online per prendere più informazioni possibili sulle molecole, per capire come e dove vengono impiegate, e ho trovato che i muschi sono una categoria di odori molto eterogenea, e di certo elettrizzante.
Ho fatto un po’ di ricerca e ho scoperto che i primi muschi sintetici furono i nitromuschi. Nitro perchè derivano dalla nitroglicerina: a fine ‘800 il chimico Albert Bauer stava studiando un nuovo tipo di esplosivi quando si accorse che profumavano di buono. Nacquero così il Musk Ketone, Musk Xylene, Musk Ambrette, Moskene e Musk Tibetene, diversi tra loro ma caldi, sensuali, con un aspetto polveroso e dolce. Fino a quel momento il muschio veniva estratto per lo più dalle ghiandole sessuali di animali come lo zibetto ed un piccolo cervo asiatico (detto per inciso, entrambi si stanno estinguendo quindi... viva la sintesi!). Dopo qualche anno i muschi sintetici iniziarono a guadagnarsi la dignità necessaria ad entrare in profumeria: uno dei più famosi profumi con una forte base di Musk Ketone è il N.5 di Chanel, creato da Ernest Beaux. Anche il caro, vecchio Brut di Fabergè ha una base di Musk Ketone. L’Air du Temps di Nina Ricci invece aveva una base di Musk Ambrette. Per i cinquant’anni seguenti, questi muschi costituirono la base muschiata di tutti i profumi, anche perché erano immensamente meno costosi della versione naturale.
Tra i miei flaconcini c’era il Musk Ketone, rassicurante e sensuale, di cui i miei appunti riportano “mi allarga la pancia e me la riempie di dolcezza; mi ricorda l’odore del seno della mamma, latte e corpo caldo che mi fa sorridere beatamente”. Oggi i nitromuschi non sono più usati perché non sono biodegradabili e quindi tendono ad accumularsi nell’ambiente con risultati ancora non ben chiariti (ma potenzialmente preoccupanti), inoltre possono dare reazioni neurotossiche e di fotosensibilizzazione. C’è un interessante dossier di Greenpeace sui pericoli dell’accumulo delle molecole componenti i muschi nell’ambiente. Lo potete trovare qui
Bisogna dire che il pericolo è dovuto più all’utilizzo massiccio di detergenti ed ammorbidenti al muschio che ad ogni lavatrice si riversano nel sistema fognario finendo poi nei fiumi e in mare, piuttsto che all’uso in profumeria. Anche perchè queste meravigliose, poetiche, potentissime molecole sono state messe al bando in tutto il mondo dagli anni ’80 e tra un anno o poco più non verranno più prodotte. E quindi già da parecchio tempo, in vista di questo bando (che metterebbe fuori commercio molte fragranze) la maggior parte delle formule storiche sono state cambiate.
Tra la fine degli anni ’50 e la metà dei ’60 apparve un altro genere di muschi: i muschi policiclici come Celestolide, Fixolide, Tonalide, Galaxolide, usati soprattutto nei muschi bianchi, più freschi, come ripuliti dalla sensuale animalità dei nitromuschi. Tra i miei flaconcini c’era il Galaxolide, di cui ho sentito un leggerissimo, appena percettibile aroma pulito di fiori leggermente muschiati, una cosa tipo il Musc Alizè di CSP, ma sussurrato. E’ l’ingrediente principale di Tresor di Lancome, di Parfum Sacrè di Caron e di White Linen di Estèe Lauder. Poiché anche questi risultavano essere dannosi per l’ambiente e quindi a richio di bando, negli anni ’90 vennero scoperti i muschi macrociclici, più ecocompatibili.
(segue)


22 marzo 2008

Zurigo!


Tra un mesetto andrò in Svizzera, e parlando con la Stè, che verrà con me, abbiamo pensato di deviare un poco dal percorso per andare a Zurigo a fare un giro nel negozio di Andy Tauer. Lei si è innamorata di "Le Maroc pour Elle", e "L'Air du Desert Marocaine" è nella mia wishlist già da un pezzo.


Ve lo dico perchè i profumi di Tauer qui in Italia non si trovano e bisogna farseli arrivare. Se vi interessano, raccolgo ordinazioni!


20 marzo 2008

Profumo di Primavera


La primavera ormai è qui. Le giornate sono sensibilmente più lunghe e più tiepide, e ieri sera mi sembra persino (mi sembra, ma non sono sicura) di aver sentito le prime rondini.
Così oggi pensavo alle fragranze ideali per sintonizzarmi con questo periodo dell'anno, per esplorarne tutti gli stati d'animo. Così ho fatto una listina, che vi riporto:
Apres l’Ondèe (Guerlain). Al numero uno in ogni momento dell’anno, è specialmente evocativa della primavera. Non descrittiva come una foto ma appunto, evocativa. Come un haiku.
Jasmin de Nuit (The Different Company): mi piace da morire la freschezza selvaggia del gelsomino “verde”, non ancora addolcito e addensato dal sole caldo dell’estate.

Diorissimo (Christian Dior); le campanelle dei mughetti si svegliano dopo il letargo sottoterra, e iniziano a squillare sui prati “dlin dlon …correte tutti… dlin dlon … la primavera è arrivata!”.
Aimez Moi (Caron) come omaggio alle violette, che come ogni anno stanno facendo del loro meglio per spuntare sui prati.
Nocturnes (Caron) per quelle tiepide serate in giardino, con la luna che splende enorme e tutta la Natura che smette di ronzare per acquietarsi nel silenzio, ad ascoltare come gli umani fanno l’amore.
Reflection (Amouage) perché sa di primavera: aromi già dolci ma ancora inumiditi dalla pioggia, il tempo incerto ma tendente al bello, improvvise folate di vento freddo che scompigliano i delicati boccioli.
Musk (Etro) per le domeniche sui prati: quando arrivano le 5 e l’aria si rinfresca, hai bisogno di un morbido scialle di bosco intrecciato, che ti scaldi le spalle.
En Passant (Editions de Parfums F. Malle). La primavera come momento dell'anima è anche inquietudine, malinconia, tempo sospeso, periodo "di passaggio" tra due condizioni opposte. Questo profumo cattura questo stato d’animo.
White Linen (Estèe Lauder) per le prime giornate al sole: piedi nudi sulla sabbia, una camicia bianca aperta e le lentiggini che iniziano ad affiorare.
Sutra Ylang (Bois 1920) per celebrare la femminilità che si risveglia, per salutare come si deve Demetra che torna dall’Ade.
E voi? Quali sono i profumi che vi aiutano a sintonizzarvi con la primavera?

17 marzo 2008

Pois de Senteur de Chez Moi (Caron, 1927)


Sento un debito di riconoscenza nei confronti di Nyneve per avermi fatto conoscere questa meraviglia: non appena aperta la fialetta -ancora prima di indossarla- ero già sua. Per sempre, mi sa.
Qui in Italia non l’avrei trovata perché fa parte della linea storica di Caron in vendita solo nelle boutique o negli espace Caron (o su ebay), e comunque sarei stata più attratta da altre fragranze tipo French Can Can, Farnesiana o Alpona, e quindi chissà quando mai l'avrei incontrata. Invece…
Pois de Senteur è il nome francese del pisello odoroso, quella piantina che cresce anche nei nostri prati, con i fiorellini rosati che profumano dolcemente. Non so come, ma da una pianta così umile e casalinga Ernest Daltroff ha tratto spunto per un profumone sontuoso, luminoso, femminile, da vera Dea. Fiorito intenso e poudrè, con rosa, giacinto, gelsomino, ciclamino, lillà, mughetto, betulla e avena che sussurrano armoniosamente tutti insieme per suggerire l’aroma del pisello odoroso; vaniglia, legni di sandalo e cedro e un bel fondo muschiato danno alla composizione un piedistallo ambrato su cui assestarsi. E splendere per ore, e ore e ore. Decisamente deve piacere molto per poterla indossare con disinvoltura, perchè ha una tenacità inarrivabile e impregna qualsiasi cosa tocchi (forse perchè il mio decant era un estratto; magari l'edp non è altrettanto forte).
Mi basta averla indosso, e subito la giornata si aggiusta. Non credo che ce la potrei più fare, senza.
Imagine: la Dea dell'abbondanza. http://www.imagecache2.allposters.com/

15 marzo 2008

Stoned (Solange Azagury Partridge, 2006)


Profumo creato da Lynn Harris per Solange Azagury-Partridge, designer di gioielli conosciuta in tutto il mondo per la sua fantasia e l'estro creativo che rende i suoi gioielli delle vere e proprie sculture. Alcune sue creazioni di quando faceva il direttore artistico di Boucheron si trovano al Louvre (sezione Gioielli). Qui invece potete vedere le cose che fa a firma sua, che io trovo bellissime e molto originali. Non potrò mai permettermele, ma sono belle lo stesso.Di Stoned mi ha colpita più il flacone che il liquido. Rappresenta una specie di dea della fertilità -che sarebbe il tappo- seduta nella posizione del loto sopra una sfera -il mondo, la boccetta vera e propria- tutta borchiata. Questa sculturina hippie è in spesso vetro, color rosso fuoco. Ho messo una foto là sopra, perchè la DOVETE vedere: io l'ho trovata spettacolare. Inoltre, costosissima da realizzare.
La commessa però ha puntato dritta sul fatto che tra gli ingredienti c'è la polvere di diamante. Non sapevo se dovevo fare "Ooohhhhh" spalancando gli occhi per lo stupore, se dovevo mettermi a ridere o -ultima opzione- girare sui tacchi e andare ad annusare qualcos'altro. Alla fine la curiosità ha vinto: non ho fatto una piega (e ci dev'essere rimasta male) e ho semplicemente chiesto che me ne spruzzasse un pò su un polso.
La piramide offre un avvio di bergamotto, il classico accordo rosa/gelsomino, e poi labdano, muschio di quercia, eliotropio muschio e vaniglia. Si può dire che non sia il massimo dell'originalità, ma è divertente, opulento senza essere pesante, con un tocco da "cattiva ragazza" che ho trovato accattivante da morire. Un pò hippie, appunto. Non sembra molto una fragranza di Lynn Harris. L'ho sentita notturna, intensa, non solare e brillante come le fragranze che conosco (la Harris riesce a rendere nitido persino il Tabacco!). Si vede che in Stoned si è esercitata nella una sensazione opposta.
Costa quasi un milione di euro (scherzo: il flacone da 100 ml costa 180 euro circa). In questo caso, polvere di diamante a parte, la boccetta è una specie di opera d'arte vetraia: il tappo costa da solo come il flacone e il profumo messi insieme, e quindi il prezzo è ampiamente giustificato. Ma anzichè spiegarmi l'opera d'arte, la gioielliera/artista, il naso famoso e tutto il resto, la commessa mi ha guardata dall'alto in basso e mi ha detto: "Capisco che possa sembrare un prezzo alto, ma lo sa qanto costa la polvere di diamante che c'è dentro? Guardi che questo è un profumo esclusiiiivo! I profumi esclusivi bisogna saperli apprezzare, non sono per tutti".
Sì, la fragranza è indiscutibilmente piacevole, ma quando la spruzzo, boccetta e polvere di diamante restano a casa, ed è solo il profumo che esce con me!

12 marzo 2008

Iranzol (Bruno Acampora, 1976)



Tra le fragranze definite "speziate" ce ne sono alcune che stemperano l'ardore delle spezie nei fiori o nella frutta, altre ancora che si ammorbidiscono con la dolcezza della vaniglia o della fava tonka, o che si vestono di muschi e ambre eleganti.
E poi ci sono quelle come Iranzol, che non fanno compromessi: neanche uno piccolo piccolo. Spezie, spezie e ancora spezie, che risaltano su un tappeto di resine e legni antichi. La piramide, dal sito di Acampora riporta muschio e sandalo in apertura, un cuore di rosa e gelsomino, ambra, galbano, e in coda vaniglia e patchouli. Ma gli ingredienti potrebbero essere contemporaneamente molti di più e molto diversi da questi, perchè non sento assolutamente la vaniglia nel finale e al posto dei fiori avverto un cuore di pepe rosa/cardamomo e noce moscata (tutte cose che in piramide non appaiono; so benissimo che le piramidi servono solo ad offrire le impressioni principali del profumo, le intenzioni del creatore e che in realtà le fragranze possono contenere centinaia di componenti odorosi. Però...non posso lo stesso fare a meno di guardarle). La mia piramide personale dice: apertura pungente di noce moscata, cardamomo, pepe rosa e un qualche fiore bianco, un fondo di ambra, galbano, patchouli, sandalo e muschio. Il sandalo dona una nota saponosa a quest'insieme selvaggio di legni e spezie che così, invece di irruvidirsi diventano"scivolose", scorrevoli e avvolgenti, senza assolutamente perdere forza o smussare gli spigoli, che restano ben appuntiti.
Il finale, stranamente, mi ha ricordato Parfum Sacrè di Caron; sia per l'accordo in sè che per questa scorrevolezza (satin che scivola sulla pelle in PF, un filo d'olio che scorre via, qui) che non saprei decrivere meglio, che mi sembra li accomuni. Sarà un qualche tipo di legno di sandalo?

Non è un profumo "pulito", levigato o cristallino, anzi tutto il contrario: corposo, ambiguo, "umano". L'impressione generale è di una fragranza adulta ed eccentrica, anche vagamente animale.
Maschile? Femminile? boh, e chi può dirlo? Solo una cosa è certa: la indossa chi ha il culto della (propria) personalità.
Io l'ho provata grazie al caro Adjiumi, e l'ho trovata così interessante che ho quasi finito la fialetta. Non mi sorprende che non sia il best seller della linea Acampora: a molti non piacerà.

10 marzo 2008

Profumi che si sentono


L'altra sera sono andata a trovare una signora, non più giovanissima, che nutre un'insana passione per i profumi "che si sentono"; fin dalla prima volta che abbiamo parlato, abbiamo scoperto di avere gusti simili e così ogni tanto vado a trovarla e mi fa annusare un pò di cose. Ultimamente ha trovato, nascosti in qualche armadio, alcuni flaconi vintage che ha messo via per farmeli provare. Per primo, Aromatics Elixir. Vi ricordate il post "Signora lei puzza"? Aromatics Elixir era uno dei miei profumi-incubo. Invece la versione vintage mi è sembrata piuttosto diversa: molto più scura, animale/ legnosa interessante e spigolosa. Insomma, non indosserei nemmeno questa (la fragranza è di metà anni '70), ma riconosco che allora aveva il suo perchè.
Poi il pure parfum di Chanel n.5, pochi millilitri di puro delirio ormonale. Questo, tra tutti quelli che ho provato, è il più diverso dalla sua versione attuale. E' BUONISSIMO; dolce, animale in maniera raffinata. Come lo chiese Mademoiselle: "un profumo da donna che sappia di donna". Di donna che dorme nuda dico io, vestita solo di carnale innocenza (e questo non è merito di Marilyn Monroe ma del musk ketone, che rende l'idea di pelle pulita di neonato/seno femminile, sensazione ad un tempo tenerissima ed erotizzante). L'accordo fiorito rosa/gelsomino è in primo piano e le aldeidi danno brillantezza ed eleganza all'insieme ma senza strafare, non è un profumo che urla, sta accostato alla pelle.
Poi stavamo parlando dei fissatori e per spiegarmi la sua definizione di fissatori "come quelli di una volta" mi ha spruzzato Amarige di Givenchy, che stava sulla mensola credo da almeno 20 anni. Ha iniziato piano piano con agrumi e fiori gentili, quasi timidi e mi stavo giusto domandando "cos'avrà mai di potente questo profumo", quando ha iniziato ad affacciarsi e poi a svilupparsi pienamente un mix fiorito a base di mimosa e fiori bianchi (sento anche la tuberosa), potente e assordante, che è durato per circa due ore a pieno volume. Già dopo la doccia avevo capito cosa intendeva la signora per "fissatori di una volta": Amarige era ancora tutta lì, seduta sul mio polso, e stamattina la giacca porta un aroma ancora molto deciso e non ho potuto indossare null'altro.

Poi mi ha fatto sentire un'accoppiata di Dior vecchia di almeno 30 anni: Diorissimo e Dioressence.
Diorissimo (di Edmond Roudnitska) era in un flacone da 112 ml mezzo pieno. A me il sentore del mughetto non piace molto. Almeno, questo è quel che pensavo: il mughetto è uno di quei fiori che non ho mai annusato "dal vivo" e quindi non saprei dire quando viene reso in maniera verosimile e quando, invece, la ricostruzione è così così (il mughetto è un fiore timidissimo che offre poca resa e quindi si giunge all'aroma di mughetto miscelando essenze e molecole diverse). Però questo qui mi è piaciuto moltissimo. Ha un rotondità, una pienezza che bisogna provare, perchè è difficile immaginarla. C'è la stessa differenza che passa tra l'ologramma tridimensionale di un fiore, ed il fiore vero. A livello visivo è sempre un fiore, ma la "sensazione" che ti dà è molto diversa. Col suo incantesimo olfattivo Roudnitska mi ha fatta ricredere sul mughetto. MI PIACE! Forse sono i tentativi più cheap a base di hydroxicitronellal, che non mi piacciono.
Dioressence invece era in versione parfum deodorant, che risulta forte almeno come le eaux de toilette di oggi: un'intensità e una presenza che oggi sarebbero considerate eccessive, in un deodorante. Boscoso, pungente, energetico e di grandissima classe (e lo credo... il creatore è Guy Robert).

Annusando e chiacchierando si era fatta l'ora di cena, così sono uscita per tornare a casa, tutta olezzante e col sorriso ebete (avrò dato l'impressione di una profumatissima cretina). Non vedo già l'ora di tornarci.
Foto: Parfum de Pub, (vedere link qui a lato)

4 marzo 2008

Borneo 1834 (Serge Lutens, 2005)


Mercoledì è stata così gentile da raddoppiare il profumo che stava aspettando da Parigi (... o forse la mia richiesta è stata troppo sfacciata?) e così anch'io ora sono tra i fortunati proprietari di una bottiglia da 75 ml di Borneo 1834.
Lo indosso da diversi giorni e devo dire che è piuttosto differente da come me l'aspettavo: l'aroma del sample in crema che avevo ricevuto dal Palais Royal non è poi così vicino all'aroma dentro la boccetta.
Ho trovato il profumo molto più ruvido, ombroso e in fondo, molto più affascinante! Lutens e Sheldrake sono riusciti a creare uno dei soliti capolavori olfattivi: il nome di questo profumo, infatti è proprio un riferimento al luogo e all'anno in cui i primi occidentali incontrarono il patchouli. Per il suo aroma canforato capace di repellere gli insetti, il patchouli veniva messo nei bauli che portavano le sete preziose dall'oriente in Europa. Arrivate a destinazione dopo qualche settimana/mese di viaggio, le sete restavano impregnate dell'odore del patchouli per mesi. E' così che l’aroma di questo legno venne associato in maniera indelebile all'idea di lontano, esotico e lussuoso, tanto da entrare nell'immaginario collettivo e rimanervi fino ad oggi.
E il protagonista centrale di Borneo 1834 è appunto un patchouli caldo, terroso e maestoso che non cede nessuna dolcezza, accompagnato da una nota una pungente di canfora, una verde di galbano, una aromatica di cognac (che però non risulta da nessuna parte) e una nota speziata di cardamomo e cacao amaro. Ma amaro al 95%, eh, qui del cacao ci sono il calore, il fascino e null'altro! A questo punto, a qualcuno verrà in mente Angel di T. Mugler (per l'accordo patchouli-cioccolato), ma i due profumi non potrebbero essere più diversi: tanto Angel è goloso, squillante, glamour come una palla da discoteca, quanto Borneo è primitivo, ruvido, dotato di un'inconsapevole grazia animale.
Nell'insieme un profumo ombroso, indomabile e misterioso, esperienza molto diversa da quel che siamo abituati ad annusare. Su una donna dai colori scuri diventa cosi sensuale e insolito da risultare quasi inquietante, sulla pelle maschile diventa profondo e caldissimo.
La persistenza potrebbe essere migliore, non è un profumo che vive a lungo perché l'avvio prepotente si smorza tutt'assieme; meglio sui vestiti. Comunque, ipnotizzante.


Foto by Gigi Cavallo http://www.valtaro.it/

2 marzo 2008

Sniffathona sesta e ultima parte: Bond N.9



E poi, stanchi morti ma con l’entusiasmo ancora galoppante siamo andati da TAD, per annusare da vicino i Bond N.9.


Il negozio in realtà vende soprattutto abbigliamento e accessori dal design raffinatissimo; i profumi hanno il loro spazio ma non sono l’articolo più importante, e infatti i ragazzi sono di una gentilezza squisita e molto attenti, però si capisce che per loro i profumi vivono in un universo parallelo ancora tutto da scoprire. Così, dopo le prime spruzzate e le nostre domande (ragazzi, ma eravate tutti documentatissimi, e con una curiosità illimitata! Un vero incubo!), l’interesse generale è un po’ sceso di tono e abbiamo spruzzato in quasi totale anarchia. Abbiamo iniziato con Wall Street, un marino quasi salmastro per via di un ingrediente, il cavolo di mare, che dà un’aroma salato e vischioso, di alghe, con cetriolo e vetiver per la freschezza e ambra grigia per lo spessore. Non un ozonico-fresco leggero quindi, ma una fragranza con grande personalità. Avrei voluto studiarmi l’evoluzione, sarà per la prossima volta.
Poi abbiamo spruzzato Andy Warhol Silver Factory, che con il suo interessante mix intenso e freddo ha entusiasmato più persone.
Bleeker Street, un fiorito di violetta e gelsomino resi piccanti da cannella, muschio di quercia e patchouli. Piacevole.
West Side (quartiere della moda) invece è quello che mi è piaciuto di più: un fiorito aldeidato sofisticato, di grande classe, dove rosa, ylang-ylang, peonia e sandalo offrono una raffinatezza per niente snob, mentre ambra, vaniglia e muschio contribuiscono a renderlo intenso e femminile. Chinatown e West Side sono decisamente i miei preferiti: potenti, aperti, euforici eppure con un’eleganza formale che me li fa assomigliare a certi classici francesi ma ironici, senza presunzione. "Classico moderno". Bello.
Anche New Haarlem (quartiere dei jazz club) è risultato molto interessante, si sentono caffè, rum e legni. Una serata trascorsa in un buissimo jazz club a bere, fumare, emozionarsi per le esibizioni degl Dei della tromba. Appena spruzzato Grazy ha detto:”come presenza, mi pare la versione maschile di Chinatown” ed in effetti, anche se non condivide credo nulla nella piramide, è la sua perfetta controparte maschile. Una presenza gioiosamente virile e ottimista. Se qualcuna vuol fare la prova di accostarli (o ancora meglio, indossare Chinatown e far indossare New Haarlem al proprio marito/compagno) sono curiosa di sapere il risultato!
Fire Island invece non mi ha colpita granchè: sa di sole, ma non nel senso di vacanze. Più come qualcuno che prenda il sole sul terrazzo di casa sua: latte abbronzante e pelle esposta al sole, con un che di burro salato che risulta piacevole, ma non su di me. Io mi stufo dopo due minuti.

Lo stile della linea Bond N.9 è moderno, da "21esimo secolo"; sono profumi chiaramente americani, nel senso che sono squillanti, sfacciati, espongono tutto ciò che sono senza sorprese, chiaroscuri sofferti o ambiguità nascoste. Senza quell'intellettualismo orgogliosamente individuale tipico della nostra cultura europea (non sentiteci un tono critico perchè non c'è). Sono fragranze sociali, aperte, comunicative. E non hanno nemmeno quella mania igienista o quella necessità di freschezza pulita ed anonima di certe produzioni americane. Sono un tentativo di creare un discorso nuovo, in una nuova lingua. E mi piacciono!

Abbiamo poi annusato alcune fragranze della linea di Masaki Matsushima che però non hanno riscosso grande apprezzamento: Yellow e Cherry sono risultati fruttati come caramelline di zucchero all’ananas e alla ciliegia, altri ci sono sembrati freschi e semplici (e non in un senso positivo), inoffensivi, senza storia. Tutto sommato, abbastanza inutili. Si vede che hanno speso tutto nelle bottiglie! Carine, originali, con tagli e spigoli costosissimi da fabbricare. Sarebbero da comprare e mettere in salotto come soprammobili. Per poi spruzzarsi addosso qualcos’altro.
La mia idea di profumo è molto diversa da così, le linee che piacciono a me raccontano qualcosa, creano o ri-creano un’emozione… ma forse questa linea è l’espressione olfattiva dello stile di questa casa (che non conosco). Non so, forse è fatta proprio così.

Come ultima coccola abbiamo annusato Idole di Lubin (ogni volta che annuso qualche creazione di Olivia Giacobetti la mia ammirazione per lei cresce. Ah, dite che l’ho già detto in un altro post?). E’ una miscela liquorosa di rum e legni; virile, ombroso, quasi senza dolcezza, eppure non “macho”. Personalità sfaccettata… La piramide riporta rum, arancio amaro e zafferano, cumino, legni tra cui l'ebano e il sandalo rosso. Mi è piaciuto molto, vorrei risentirlo per capirne l’evoluzione. Mi sa che l’edp non esista e peccato perché questo genere di fragranze, per me, deve avere un po’ più “corpo”.

La giornata finisce e dobbiamo salutarci. Qualcuno ha un treno, qualcun altro un aereo… dispiace lasciarci, ma siamo stanchi e felici, con tantissime idee confuse che dovranno sedimentarsi con calma per creare consapevolezza. Di sicuro, per me è stata una giornata fantastica: l’entusiasmo è arrivato alle stelle, la curiosità e la voglia di imparare… centuplicati.

Ringrazio dal cuore tutti i compagni di annusate che con i loro commenti, le mille domande, la gioia di essere lì mi hanno dato tantissimo. Belle persone. Grazie.
E grazie anche a Celso Fadelli di Intertrade per il preziosissimo sostegno logistico, a Stefania di Evamel, Guido di Profumo, e i ragazzi di Tad, per averci fatto da guide in questa giornata di esplorazione, e a Roberto del Pottery Cafè, che ci ha riempiti di coccole.

ps
Grazie a Sabrina per le foto. Altre stanno per arrivare.