5 maggio 2009

Intervista / Interview with Vero Kern

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Vero Kern è contemporaneamente una creatrice di profumi, una sciamana-guaritrice, una viaggiatrice curiosa, ma soprattutto una ragazzina, nonostante sia già nell’età della saggezza. E infatti gesticola e parla con una verve ed un entusiasmo capaci di dare la scossa anche a una pietra.











Vero è una che ha capito, anche se forse le sono servite nove vite per farlo. In ogni caso non è che le otto precedenti siano passate invano: la saggezza che hanno lasciato, “si sente”. Ogni anno deve aver lasciato un segno, un’esperienza, una ferita, una gioia; ha tolto qualcosa e qualcosa ha regalato, contribuendo a dare “sapore”, rotondità alla persona, che è diventata come un vino raro e prezioso. Ecco, di questi vini bisogna assolutamente fare il pieno, e riportarli in circolo nei momenti in cui ti senti un po’ triste e ti fai troppe domande oziose.

Vero, come hai cominciato?
Da ragazza avevo iniziato una formazione in ambito farmaceutico; ad un certo punto però ho scelto di cambiare strada, e ho trovato lavoro alla Swissair (Vero è svizzera). La lunga esperienza con questa compagnia mi ha permesso di viaggiare molto, di conoscere tante città del mondo e di imparare gli odori di ognuna: risento l’odore della Metro di Parigi, delle bancarelle di frutta in Oriente… Ad un certo punto ho consapevolizzato che la maggior parte dei miei ricordi erano legati al mondo degli odori, e così ho iniziato a studiare l’aromaterapia e il massaggio con gli olii essenziali. Ma erano soprattutto questi ultimi, gli olii essenziali, ad affascinarmi. E’ stato studiando questi, che sono entrata nel mondo del profumo, e finalmente ad un certo punto capii che quello che m’interessava più di tutto, era la possibilità di creare profumi. Ma trovare una scuola seria dove imparare la profumeria non era cosa facile: le scuole di formazione dell’industria profumiera sono riservate ai dipendenti che già lavorano all’interno e in ogni caso offrono un focus commerciale o industriale a tutta la questione, che non era ciò che m’interessava approfondire. Arrivai così a conoscere Cinquième Sense, a Parigi e a frequentare i corsi di approfondimento sulle materie prime e sulla composizione. Fu un periodo bellissimo: una volta al mese prendevo il treno Zurigo-Parigi piena di eccitazione e di aspettativa per la lezione che mi aspettava poi tornavo a casa, mi esercitavo, studiavo… Poi arrivò il momento di cercare le materie prime per le fragranze che volevo creare e qui trovai altre difficoltà. Non è stato facile trovare chi mi vendesse le piccole quantità che mi servivano, ma alla fine ci riuscii.
Alla fine, per costruire le mie tre fragranze ci impiegai 5 anni

Come lavori alle tue creazioni?
Ci sono artisti, come Andy (il suo amico e collega Andy Tauer) che lavorano con in mente una visione; in genere a me ispirano le materie prime. Scelgo la materia che mi attira e ci costruisco intorno il profumo. Quando arrivo al punto in cui la materia risalta come avevo in mente io, mi fermo.

Quando componi privilegi le materie prime o la struttura della fragranza?
Le materie prime sono fondamentali, ma devo lavorare con quel che trovo, cioè con quello che trovo in piccole quantità. Se Ellena può farsi frazionare gli olii ad hoc per ottenere esattamente la sfumatura che cerca per una delle sue composizioni, per le mie minime quantità non lo fanno di certo. In ogni caso ho una palette di 250 materie prime, e non le ho ancora usate tutte!
Ma la struttura per me è altrettanto importante. Lavoro su formule corte, quindi ho bisogno di una struttura forte e ben fissata, organizzata in modo da far durare a lungo la nota che m’interessa. In Kiki ad esempio ho messo opoponax, muschio e legni con l’intento di creare base armonica su cui risaltasse la lavanda; e per farla durare a lungo ho usato vera lavanda, non lavandino (il lavandino è un ibrido che presenta un odore meno vibrante, meno complesso, ed è quello che viene usato generalmente nei profumi); ho messo un olio essenziale nella testa e un’assoluta nell’accordo del cuore.

Il risultato, per me è eccezionale, ne ho parlato già qui e qui. I profumi di Vero hanno una presenza, un corpo, abbastanza inusuale per il nostro naso da ventunesimo secolo; il suo gusto è quello della profumeria classica, cioè quella che parlava una lingua articolata, complessa, ricca di sfumature, anche un po’ “sporca” e infatti chi incontra le sue fragranze fa un passo indietro, si ferma un attimo. Poi può anche non trovarle adatte a sè, ma non ho ancora visto nessuno che sia rimasto indifferente e abbia tirato dritto.
Vero ci fa provare Onda, un cuoiato fumoso e ruvido, arrotondato da note liquorose che ha scatenato grande entusiasmo alla Sniffa-Esxence del giorno dopo. Finalmente un vero cuoiato, alla vecchia maniera classica, che chi ha amato Ten di Knize deve assolutamente provare. Corposo, presente, ricco…. per me, che l’ho scoperto per ultimo, un delirio. Cristina le fa notare che somiglia al mitico Djedi di Guerlain, tolto dalla linea moltissimi anni fa e disponibile nel 1996, solo per un limitato periodo di tempo (1000 bottiglie) alla boutique Guerlain di Parigi. Vero ci racconta che qualche tempo dopo averlo completato, un’amica le parlò di questo profumo e glie lo fece provare. Lei non lo conosceva ma constatò che in effetti, una somiglianza c’è, e in qualche modo, se ne sentì quasi onorata.

Cosa ne pensi della diatriba "naturali vs sintetici"?
Che le materie naturali sono meravigliose, giocano sulla pelle delle persone in maniera stupenda. Vivono sulla Terra insieme a noi umani da milioni di anni e noi ci siamo adattati a reagire ai loro richiami, ad emozionarci in maniera ormai istintiva Ma i sintetici accendono sfumature, accentano, illuminano in modo impareggiabile.

La profumeria può essere una forma d’arte?
Sì! Anche se dobbiamo rifletterci un momento. Il profumo lo indossi ogni giorno, non è qualcosa che appendi al muro in sala o appoggi su un mobile.
E’ artigianale eppure quotidiano, ed è per questo che non siamo più abituati a vederlo come una forma d’arte. Eppoi, oggi dietro c’è troppo business, che lo banalizza e lo massifica. Una volta i compositori cercavano la loro ispirazione nell’arte stessa: nei dipinti, nella musica. Oggi sono soprattutto designer, un lavoro molto più intellettuale. Il profumo invece è sentimentale, nel senso che è legato al sistema limbico che governa emozioni e sentimenti: prima arriva l’emozione e solo in un secondo momento consapevolizziamo quest’emozione, lo stimolo che l’ha prodotta e arriviamo a concettualizzarla in parole compiute. Due approcci diversi.

Quanto tempo pensi al profumo?
Ci penso sempre!

E quanto alla creazione?
Mi esercito un paio d’ore al giorno, almeno 2-3 volte la settimana.

Cosa ti ispira?
Tutto! Tutto quel che mi tocca, e soprattutto l’erotismo. I profumi devono essere erotici, sensuali, devono toccare quelle corde.

Cosa fai quando non componi?
Leggo molto, e mi piace il cinema; non guardo la tv perché non ce l’ho. Amo la moda, mi piacciono gli abiti trendy (indossa un paio di strepitosi pantaloni di pelle vintage, e per come li porta lei, attirano costantemente lo sguardo). Eppoi viaggiare. Ah, e le terme.
Scopro che ogni anno viene in Italia e trascorre una settimana alle terme; ogni volta sceglie un’area diversa, esplora i dintorni e si abbandona gioiosamente alla gastronomia e ai vini del luogo.

Conoscere donne come lei, concrete come marmo e leggere come farfalle, contemporaneamente sagge e fru-fru, sognatrici ma con gran temperamento, vivaci e insieme meditative, è qualcosa che arricchisce, non è così frequente incontrarne e poterci parlare per un’ora e più. A questo punto, l’ammirazione che già provavo per le sue fragranze si è riversata anche su di lei come persona, e non vedo l’ora che la prossima festa di famiglia mi riporti in Svizzera, per incontrarla di nuovo.

Le sue fragranze sono in vendita sul suo sito e nel negozio degli splendidi ragazzi di Campomarzio 70 a Roma, che si sono fatti in 4 per portarle in Italia.

Come stanno andando? – chiedo a Valentino
Benissimo! Sono parfum, quindi i flaconi sono minuscoli e con una concentrazione tale che ne basta davvero una goccina. Di conseguenza hanno anche un certo costo, eppure chi le acquista una volta, poi torna a riprenderle quando stanno finendo. Prima che finiscano. Per noi, è la dimostrazione che ci abbiamo visto giusto!




ENGLISH TEXT
Vero Kern is both a creator of perfumes, a Shaman-healer, a traveller, but above all she’s a girl (although she’s already in the age of wisdom). Her energetic gestures and talks may convey electric shock even to a stone! She, indeed, fully understood what life’s all about, though perhaps she took nine lives to do it. However, her eight previous ones have not passed in vain, for the wisdom they have left "weights”: every year must have left a mark, an experience, a wound, a joy, lifted something and gave something new in return, helping to give "flavour" and roundness to the person, who has become as a rare and precious wine. And I need to fuel myself with this wine, to bring it back in at times when I feel sad without a particular reason and start asking myself too many silly questions.

Vero, how it all begun?
As a girl I’d started my training in pharmacy, but at some point I chose to change direction, and found job at Swissair (Vero is Swiss). The long experience with this company allowed me to travel a lot, to visit so many cities around the world and learn the smells of each: the smell of Paris Metro, the fruit stalls in the East... At some point I become aware that most of my memories were tied to the world of smells, and so I began to study aromatherapy and massage with essential oils. But it was mostly the latter, essential oils, to fascinate me. It was through these, that I entered the world of perfume, since at some point I realized that my true interest was the possibility of creating perfumes. But finding a school to go and learn perfumery wasn’t an easy task: training schools inside the perfume industry are reserved for employees who are already working in, and in any case they offered a commercial or marketing approach to the whole question, which was not what I was into. My research ended when I met Cinquième Sens in Paris, and decided to attend the courses on raw materials and composition. Once a month I used to take the Zurich-Paris train full of excitement and expectations for the lesson to come, then I returned home, I exercised, I studied... It was such beautiful, intense period! Soon it was time to look for raw materials for the fragrances I wanted to create, and here again I found difficulties. It wasn’t easy to find someone who could sell the small amounts of raw materials I needed, but in the end I succeeded. In the end, it took me five years to build three fragrances.

How do you work on your creations?
There are artists such as Andy (her friend and colleague Andy Tauer) who work with a vision in mind, but I usually get my inspiration from raw materials. I choose the essence that fascinates me most, and I build the scent around it. When I get to the point where it stands out as I had in mind, I stop.

The key for a good fragrance are gorgeous raw materials or a well-built structure?
Raw materials are essential, but I have to work with what I find, that is what I find in small quantities. If Ellena can have his essential oils fractioned ad hoc, to get exactly the shade he’s looking for, that’s not something they do for my small orders. In any case, my palette consists of 250 raw materials, and I haven’t used them all yet! Structure for me is just as important. My formulas tend to be short, so I need a strong, well established, organized structure in order to make the note I chose last long. In Kiki, for example I put opoponax, musk and woods with the intention of creating an harmonic basis to highlight lavender; and to make it last as much as I wished, I used real lavender, not lavandin (lavandin is a hybrid with a less vibrant, less complex smell, which is hugely used in perfumery); I put essential oil in the top and absolute in the heart.
The result smells exceptional to me, I have already written about it here and here
Vero’s scents possess presence and body, they’re quite unusual for a 21st century nose. Her taste is that of classic perfumery, speaking an articulated, complex language rich in nuances, even with dirty undertones, and those who meet her fragrance take a step back stopping silent for a moment. Then they may not find the fragrances suitable for them, but I haven’t seen anybody who remained indifferent, so far.
Vero lets us test Onda (Wave), a smoky leather with rounded notes of liqueur that sparked great enthusiasm into Sniffa-Esxence participants, the following day. A great leather, at last, the old traditional way; those who loved Knize Ten must definitely try this one. Bodied, rich, classic but in a new way... Cristina noticed that it smells similar to mythical Djedi by Guerlain, discontinued many years ago and available in Guerlain boutiques in Paris for a limited period (1000 bottles only) in 1996. Vero tells us that some time after the creation, a friend told her about this similarity and off she went to try it. She didn’t know it, but in fact there’s a similarity, and somehow she felt almost flattered by this.

What do you think of natural vs. synthetic debate?
Naturals are wonderful, playing on people’s skin wonderfully. They’ve been living on earth with us humans for millions of years now, and we have adapted to respond to their calls, to react instinctively. But synthetics turn on shades, accent, glow in an unparalleled way.

May perfume be a form of art?
Yes! But we must think it over for a moment. We wear scents every day, perfume isn’t something you hang on the wall in the dining room or put on a table. It’s a daily craft, which is why we are no longer accustomed to see it as an art form. And then, today there’s too much business behind, which trivialises it. Once composers got their inspiration from art itself: paintings, music. Today perfumers are mainly designers, a much more intellectual work. Scent is sentimental in the sense that it’s linked to the limbic system governing feelings and emotions: emotion comes first, and only at a later stage you become aware of this emotion, and may name the stimulus that produced it, only then you come to conceptualize it in words.
How long do you think about perfumes and scents?
I’m always thinking about it!

And how much time do you devote to composing?
A couple of hours a day, at least 2-3 times a week.
What does inspire you? Everything that touches me, and especially eroticism. Scents ought to be erotic, sensual, they must touch those strings.

What do you do when you’re not composing?
I read a lot, I like going to the movies. I don’t watch TV because I don’t own one. I love fashion, I like trendy clothes (she’s wearing a stunning pair of vintage leather pants). And then travel. Oh, and the baths.
I discover that every year she comes to Italy and spends a week at a spa, and every time she chooses a different area, exploring the surroundings and joyfully abandoning herself to food and wine.


Meeting women like her, of marble concreteness but as light as butterflies, simultaneously wise and frivolous, dreamers with great temperament, lively yet meditative, is an enlightening experience. At this point, the admiration that I already had for her fragrances was poured on her as a person, too, and I'm looking forward to the next family party which will bring me to Switzerland (my husband is Swiss), to meet her again.

11 commenti:

gretel ha detto...

intervista stimolante. il discorso "naturale vs sintetico" è un argomento caldo e ancora non risolto. al mio naso, per ora, certe molecole sintetiche mi fanno viaggiare in modo preciso, netto, tattile, e, salvando solo la resina del sandalo ( nessun profumo di sintesi può eguagliare la sua complessità) e mi stupiscono sempre di più.

Anonimo ha detto...

mi interessa sempre moltissimo sentire storie di donne, e di questa volitiva signora svizzera mi colpiscono soprattutto la determinazione di chi riesce a far andare la propria vita nella direzione in cui vuole (nel suo caso il coraggio di dedicarsi al profumo dopo avere fatto altro) ed il modo di lavorare artigianale, la manipolazione diretta della materia che dopo molti tentativi e fatica in qualche caso (ed è sicuramente il suo) conduce dall'abile lavoro artigianale alla creazione artisica. Il bello sta proprio lì, nel non riuscire più a capire dove finisce l'uno e incomincia l'altra. -prisca-

marzipan ha detto...

A me l'immagine di Vero Kern con la sua treccia che prepara i profumi in cucina mi fa impazzire. Fantastica.

ADJIUMI ha detto...

Qui siamo davanti ad una grande donna e a delle fantastiche creazioni (che sto portando già da alcuni giorni).

Donna estremamente disponibile e semplice, sempre sorridente e curiosa, frizzante, un vulcano, una piccola streghetta da cartoni animali, me la immagino cos' quando lavora, tra ampolle, fumi e profumi.

Io direi l'amica che tutti vorrebbero avere, starei ore a guardarla.... incantato.

Sabricat Glamour ha detto...

Credo che le essenze naturali riescano a prendere "vita" sulla pelle,a vibrare in gioventù (note di testa) a maturare (note di cuore) e... a farci morire di piacere (note di fondo). Non noto nei sintetici questa "danza" di note. L'intervista è la dimostrazione di quanto costi la libertà oggi giorno, (5 anni di lavoro non sono pochi). Vero Kern in questa intervista risulta frizzante e affascinante, assomiglia davvero ai suoi profumi.
E Kiki, che adoro, è il profumo del benessere, come un week end alle Terme.
Sabrina

Elena ha detto...

OT
Hey hai visto che sei in finale per il Basenotes Award?
Tifo per te!

Anonimo ha detto...

E' una donna coraggiosa.
I suoi profumi ottimi, non lasciano indifferenti.

Alessandra di Varese

Bergamotto e Benzoino ha detto...

Gretel, cara, ho visto che hai scritto anche sul forum di Adjiumi su quest'argomento, e come dici tu, vale la pena di parlarne e riparlarne, c'è ancora così tanto pregiudizio sulla sintesi... invece spesso basta provarla per rendersi conto di come interagisca col naturale e come l'insieme crei forme nuove e stupefacenti.

Prisca, come mi sie mancata ad Esxence mannaggia! Vero avrebbe steso anche te!

Marzipan, Adjiumi, l'immagine di Vero con la treccia che prepara pozioni magiche nella sua cucina ha qualcosa della donna-medicina, vero? A me ha fatto quest'effetto :-) e direi anche a voi. Bello, averla conosciuta!

Sabricat, "farci morire dal piacere" nelle note di fondo è una definizione illuminante che condivido appieno. Ma... anche i sintetici non scherzano! Giuro, la complessità vibrante del cashmeran, la vivacità fanciullesca dell'Ambrettolide, la rotondità di certi muschi di sintesi, lasciano senza parole. E altri, che al naso non dicono poi molto, messi accanto al naturale giusto lo fanno addirittura brillare. Naurale e sintetico non sono due opzioni da confrontare tra loro, perchè non sono la stessa cosa, e non sono nemmeno in contrapposizione. Si complementano a vicenda, come un canto e un controcanto. Uno migliora, accanto all'altro, e rende la creazione meravigliosa. Ma bisogna saperli usare con esperienza ed intuito, e non tutti sanno farlo: spesso quel che si sente in giro è frettoloso, poco creativo, economico a tutti i costi, ed è anche per colpa di tanti lavori "così così" o decisamente scadenti, che le persone faticano a trovare nella sintesi quel quid che invece ha. C'è un modo con cui ti possa convincere a tenere aperta la questione?

Alessandra, concordo in pieno con quel che dici.

Elena, ti lascio per ultima perchè ti devo ringraziare per bene: io non lo sapevo mica! Grazie per questa info! Sono subito andata a guardare con le farfalle nella pancia ed in effetti... mi sento onorata anche solo di essere in finale! Ma dico: hai visto quali sono gli altri nove blog su quella pagina? Da restarci stecchiti! Farò un post apposito per ringraziare tutti quelli che hanno reso questo possibile (cioè voi). Ancora grazie di cuore!

Sabricat Glamour ha detto...

Be' infatti mi riferivo proprio a quei profumi, fatti con poca fantasia, di cui tu parli.
Quelli che dal momento in cui li indossi fino a quando svaniscono sono sempre uguali.
Se la sintesi fa brillare le note naturali (e le rende più persistenti penso) questo non può essere che un bene. Allora non c'è contrapposizione, la differenza sta nella passione e onestà nel lavoro.
Sabrina

Tamberlick ha detto...

Ho riletto in questi giorni la tua intervista a Vero, e sono piacevolmente saltato sulla sedia quando parlate della somiglianza di Onda con Djedi, perché anche io ho avuto la medesima impressione: con l'unica differenza che Djedi non l'ho mai potuto conoscere; tuttavia, partendo dalla descrizione che me ne è stata fatta come di un vetiver cuoiato, ritestandone un piccolo campione, ho avuto la sensazione di potermi immaginare questo Guerlain ingiustamente discontinuato proprio attraverso Onda.

La cosa curiosa è che, lo confesso... non avevo ancora letto (tutta) l'intervista!!!

A levarmi di torno il senso di colpa, sta questa piccola bella soddisfazione che mi sono preso...

Tamberlick ha detto...

P.S. rileggendo e fugando ogni dubbio: ritestando un piccolo campione di Onda... Djedi continuo a non sapere come sia!
Però mi fa piacere sapere che esista questo portento che è Onda e che gli sia molto vicino.