5 ottobre 2009

L'influenza dell'IFRA sulle fragranze moderne 2/3

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Si rendeva quindi necessario trovare un modo convincente e condivisibile per non impiegarle più: spostare la questione su un presunto rischio per il consumatore è sempre la motivazione migliore e più convincente per tutti. Una genuina preoccupazione per la salute della clientela è più che legittima e fa onore a chi spende denaro per rendere sicuri i suoi prodotti, ma è necessario ricordare che le quantità degli ingredienti usati nei profumi sono davvero infinitesimali. Il rischio non è quello di morire intossicati da una goccia di elisir mortale ma quello, nei soggetti predisposti, di notare un arrossamento su un polso, magari del prurito o, in casi estremamente rari, una reazione allergica. Ricordiamoci che quando sbucciamo un’arancia la quantità di limonene che si riversa sulle nostre mani è decine, centinaia di volte superiore a quello contenuto in una boccetta di profumo, così come il linalolo contenuto nei fiori di lavanda che maneggiamo in giardino! Nonostante le raccomandazioni dell’IFRA non riguardino le fragranze storiche (che potrebbero quindi rimanere com’erano) ma solo quelle create oggi, hanno comunque offerto un ottimo pretesto per eliminare o limitare le materie prime naturali, più pregiate e costose, anche dai grandi classici. Alcune di queste materie proibite non hanno un omologo sintetico che possa essere utilizzato al loro posto, e le fragranze rimaneggiate risultano sensibilmente diverse da quelle originali. Formule costruite originariamente per note naturali devono essere pesantemente riviste per non far loro perdere fascino: sostituire semplicemente un’assoluta di gelsomino con un molecola sintetica che ha un odore quasi uguale non basta, perché questa molecola nuova interagirà con gli altri elementi in maniera diversa da come interagiva il gelsomino che è stata eliminato. Non è sufficiente operare una sostituzione, come spesso è stato fatto: la formula andrebbe ripensata radicalmente, con costi alti e risultati non sempre prevedibili. Se pensiamo che a volte nello stesso profumo sono state sostituite 3, 4, 5 materie prime fondamentali, è facile comprendere come oggi, ai nomi storici, siano associate formule completamente diverse. Sono pochi i profumi storici che hanno mantenuto formule piuttosto preziose: tra i pochi esempi fino a poco tempo fa c’erano il N.5 e il N.19 di Chanel, le cui formule costavano diverse centinaia di euro al chilo perchè impiegavano alcune materie prime naturali particolarmente pregiate come gelsomino e rosa naturali, coltivati nel sud della Francia appositamente per Chanel. Da quando Chanel ha deciso di non investire più nel costosissimo gelsomino di Grasse, questo è stato segnalato dall’IFRA come tossico (!) anche queste storiche formule rischiano di sparire sotto il nostro naso, e chi ha amato lo Chanel N.5 rischia di rimanere legato ad un semplice ricordo, perché non c’è un sostituto naturale che lo possa eguagliare. Consilgio la lettura di questo articolo della Reuters, segnalato da Octavian sul suo blog 1000 Fragrances.

Gli odori, per la loro capacità di imprimersi nella memoria degli individui, sono come chiavi che aprono delle porte, dietro cui si trovano delle emozioni. Se arriva l’odore giusto, la porta si apre e il ricordo, l’emozione, si scatena Il problema è che in presenza di una composizione anche solo leggermente diversa, il “click” mentale non scatta, la fragranza non viene riconosciuta dal sistema nervoso come “quella” e tutte le aspettative, i ricordi e le esperienza di piacere collegate restano come sospesi, generando frustrazione e un senso di perdita. E quando sono stati spesi decine e decine di euro per acquistare un flacone, il sentimento che si prova è quello di essere stati raggirati.

Le normative attuali rendono possibile agire diversamente: ad esempio accanto alla versione rivisitata e conforme alle raccomandazioni IFRA, le aziende potrebbero produrre qualche migliaio di flaconi di profumo originale, con l’etichetta “contiene olio essenziale di bergamotto” da vendere ai nostalgici, agli appassionati e agli studenti di profumeria. Oppure sarebbe possibile modificare l’edt e l’edp, enormemente più richieste dal mercato, mantenendo il parfum nella sua formula originale. Avremmo avuto i classici E ANCHE i moderni. Invece, purtroppo si è scelto di eliminare quel che c’era e il Louvre delle fragranze oggi presenta tristi polaroid al posto dei grandiosi Raffaello e Leonardo. (continua)

2 commenti:

Anonimo ha detto...

francamente non credo che possa mai sussistere una situazione come quella da te auspicata, ossia che le case produttrici mettano sul mercato edt e edp con ingredienti di sintesi producendo allo stesso tempo il parfum con la formula originale. sarebbe un po' come se una famosa casa di abiti firmati producesse contemporaneamente l'originale ed il taroccato. e poi, se anche per ipotesi una cosa del genere dovesse accadere, saremmo da capo perchè tutti -gli intenditori per passione, gli altri magari per una questione di prestigio- a quel punto inizierebbero a snobbare il prodotto seriale per agognare al meglio. e, come sempre accade, alla fine il discrimine sarebbe ancora il denaro. -prisca-

Bergamotto e Benzoino ha detto...

Prisca, secondo me non è questione di "vero" e "taroccato", ma di "Haute Couture" e "Pret a Porter"...
Il Pret a porter è la collezione "per tutti", cioè per tutti quelli che amano un certo brand e vogliono indossarlo tutti i giorni. L'Haute Couture invece è arte da indossare: non è fatta per essere usata realmente, tantomeno tutti i giorni. E' più un modo per esprimere l'estetica del marchio attraverso qualcosa di eccezionale, prodotto in piccole quantità, destinato ai pochi che lo sanno capire ed indossare come si indosserebbe una tela del Pontormo (certo, dipende sempre dal coutourier... mica sono tutti artisti!). Ecco, non so se sono riuscita a spiegarmi bene...