20 febbraio 2013

Profumeria Italiana (4/4)

Poi, da metà anni '90, quindici anni di oblio. Non che non ci sia stato assolutamente nulla d'interessante: alcuni marchi storici come Lorenzo Villoresi, Bruno Acampora, Acqua di Parma e altri erano i pionieri  di un mercato alternativo, che ruotava intorno ai concetti di cura artigianale e amore per l'aspetto artistico della composizione, che ha senz'altro stimolato il pubblico, che ha iniziato a conoscerli ed amarli, e molti giovani compositori della generazione successiva.
Con gli anni 2000 sono state lanciate linee di Carthusia, Bois 1920, I Profumi del Forte, Nobile 1942, che hanno rinforzato il trend, mentre sia Prada che Armani hanno lanciato le loro linee “esclusive/privèe”, inserendosi nel mercato della profumeria artistica con fragranze che effettivamente hanno saputo dire qualcosa di interessante e a volte di emozionante. Inoltre, i maggiori distributori italiani di nicchia (quelli che portano in Italia i marchi esteri più prestigiosi) hanno sostenuto la nascita di diverse piccole realtà artistiche, che nel tempo sono cresciute e si sono qualificate.
Il successo della profumeria italiana di questi ultimissimi anni nasce dalle radici che vi ho raccontato in questi ultimi post. E per successo non intendo un successo di tipo economico, perchè i numeri per parlarne, io non li ho. Però so che di nuovo la profumeria italiana è ai vertici mondiali per originalità, personalità, gusto. Compositori e marchi nati negli ultimi anni come Maria Candida Gentile, Nasomatto, Xerjoff, Eau d'Italie, Histoires d'Eaux, Blood Concept, Meo Fusciuni, Nu_Be, Culti, Castello di Ama, Gini ecc. testimoniano che in Italia la creatività ancora c'è, e sta benissimo, grazie.
I profumi italiani continuano a mostrare lo stesso gusto per le materie prime interessanti, rotonde, soddisfacenti dei loro predecessori. Ancora prediligono bouquet carichi di personalità, chiaroscuri ricchi di sfaccettature e contrasti, che si esprimono in composizioni in grado di stimolare il cervello con profumi intensamente astratti, oppure appagare i sensi offrendo sensazioni tattili e gustative.
Tra quelle tattili, che proseguono al tradizione "materica" dei sarti degli anni '80 e 90 citerei molti Nasomatto (dalla ruvidezza del tweed di Absinth alla sottoveste di satin di Narcotic Venus ecc), alcuni profumi di Villoresi (una pashmina di cachemire per Alamut, una spolverata di cipria piccante per Piper Nigrum), i Blood e i Nu_Be per le loro sensazioni simili a toccare della roccia fredda, un terreno umido o respirare nuvole di gas primitivi.
Per quanto riguarda il lato gourmand, non intendo “dolcetti”, ma proprio sensazioni gastronomiche complesse, come i tè speziati di Meo Fusciuni, Eau d'Italie con i suoi pomander rinascimentali (Baume du Doge), il patè amaro di olive nere (Sienne l'Hiver), il gelato al basilico di Jardin du Poète, fino a Cinabre e Sideris di Maria Candida, Gentile, che usa la rosa in maniera gourmand senza che la sensazione sia così evidente.

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