31 gennaio 2013

Profumeria Italiana (1/4)


Nei giorni scorsi mi stavo preparando per la lezione su “Marchi e Profumi Italiani” di martedì 15 gennaio; una lezione che ho preparato con particolare cura perchè mi piace poter parlare bene della profumeria di casa nostra. E in questo caso, devo dire che tre giorni di full immersion nei marchi italiani mi hanno fatto bene. Innanzitutto mi è piaciuto ribadire un concetto fondamentale: la profumeria è nata in Italia, ad opera degli innumerevoli conventi di frati e suore sparsi su un territorio italiano che, nel Medioevo e fino al Rinascimento inoltrato era suddiviso in decine di piccoli Regni, Comuni, Signorie e Repubbliche costantemente in lotta tra loro. In questo panorama frazionato, l'unica cosa che caratterizzava tutto il territorio in eguale misura era la presenza di centinaia di abbazie e monasteri con i loro “giardini dei semplici” in cui i frati e le suore coltivavano i principi erboristici da impiegare in decotti, pomate, pastiglie, sciroppi ecc, che servivano a curare i più comuni malanni.
Nei conventi venivano confezionati -non per il popolo, ovviamente- anche rimedi per mantenere la giovinezza, creme per sbiancare l'incarnato, pot-pourri profumati, acque per profumare la persona e la sua biancheria... In qualche caso la capacità tecnica di alcuni monasteri è stata tramandata fino a noi: l'Officina di Santa Maria Novella è stata fondata nel 1221 dei frati domenicani, mentre la Farmacia della SS Annunziata fu fondata nel 1556 dai frati del convento annesso alla Chiesa. Entrambe propongono tutt'oggi preparazioni profumate realizzate a partire da ricette antiche, e ci testimoniano di come la tecnica della profumeria fosse molto avanzata già in epoca medioevale. E' necessario ricordare che durante il Rinascimento, Firenze, Roma, Venezia e Mantova erano il fulcro della raffinatezza e della cultura, e le brillanti, coltissime gentildonne italiane delle famiglie Sforza, Medici, Gonzaga, d'Este dettavano le regole del gusto a tutta l'Europa. Quando Caterina de Medici, nel 1533, andò in sposa al Duca d’Orléans, futuro Re di Francia, tutta Parigi rimase affascinata da questa Nobildonna fiorentina dal gusto pazzesco per abiti e accessori. Trovandosi a vivere nel suo nuovo paese, Caterina vi introdusse alcuni usi e comodità a cui era abituata (ad esempio l'uso... delle mutande, che lei usava per andare a cavallo). Fu Caterina a modificare le abitudini alimentari di Corte: chiamò a Parigi alcuni cuochi romani che rivisitarono ricette italiane con ingredienti locali, dando vita ai rudimenti della cucina francese che conosciamo oggi. Inoltre, Caterina aveva l'abitudine di farsi confezionare raffinati profumi dal suo profumiere personale, Renato Bianco (che venne rinominato Renè le Florentin) e la corte impazzì per questo vezzo profumato, dando "il la" alla nascita di una profumeria francese. I francesi non amarono mai Caterina, che passò alla storia come una donna sanguinaria, amante del potere e degli intrighi. Oggi che gli storici ci stanno finalmente restituendo un ritratto più veritiero di lei, appare chiaro che la sua presenza sul trono permise alla Francia di acquisire uno stile più raffinato e moderno. I francesi seppero farne tesoro, e presto svilupparono appieno idee e costumi che divennero un patrimonio vincente, riconosciuto in tutto il mondo come “French Touch” (mostrando, in questo, un talento ben superiore a quello di noi italiani, che non essendo in grado di “fare squadra” restiamo fatalmente indietro. Sono passati secoli e ancora non abbiamo capito una regola fondamentale del vivere civile: l'individuo è importante, ma è l'unione che fa la forza!)

2 commenti:

Giulia ha detto...

Ciao Marika, lo so che non è attinente al tuo post, ma volevo segnalarti questa notizia:
http://video.repubblica.it/mondo/trova-vomito-di-capodoglio-vale-117mila-euro/118180/116644?ref=HREV-5
Modestamente sto imparando qualcosa, infatti ho capito subito che la sostanza in oggetto è la famosa ambra grigia.
C'è allegato un video dove viene mostrata la preziosa materia, non so tu, ma io non l'avevo mai vista prima.
Ora che so come è fatta aguzzerò la vista quando mi troverò in riva al mare, non si mai che me ne possa sfuggire una pepita!

Marika Vecchiattini ha detto...

Ciao Giulia, grazie per il video interessantissimo! Tra l'altro', c'è un'inesattezza nella notizia riportata a fianco in italiano: il valore di quel blocco di ambra grigia gira intorno alle 190mila sterline, non 100 mila! Significa circa 250mila euro! Quanto vorrei averne un pezzetto -anche piccolissimo- da annusare tutto il giorno...