PLEASE SCROLL DOWN FOR ENGLISH TEXT! Finalmente ho capito qualcosa di più sulle fragranze di Nasomatto. Prima di conoscere Alessandro Gualtieri, non avevo capito un’acca di quello che ha creato finora, e adesso mi è chiaro. Le sue opere mi risultavano piacevoli, in qualche modo tumultuose e iconoclaste, ma ero cosciente di non averne intuito l’essenza. Non che l’abbia intuita ora, ma almeno sento che qualcosa di vero mi ha toccata. E’ stato necessario incontrare Alessandro, per capirci qualcosa di più, e forse questo significa che le sue fragranze sono così parte di lui, come un sogno, come un’ossessione inconfessabile, che senza aver visto la persona muoversi, parlare, gesticolare, non è possibile entrare nel mondo dei suoi sogni e delle sue ossessioni. Se è così, allora i sette flaconi (Narcotic Venus, Duro, Hindu Grass, Assenzio, Silver Musk, China White e Black Afgano) contengono davvero pezzi della sua anima, e io lo ringrazio per averli voluti condividere con noi. La prima cosa ...
Ho ricevuto questa preziosa fialetta di Fleurs de Rocaille, il vintage originale, da Anna Maria qualche tempo fa e la ringrazio molto per avermi fatto conoscere questo piccolo tesoro di Ernest Daltroff. Fleurs de Rocaille significa più o meno “fiori di pietraia” o “fiori di un giardino roccioso”, ed in effetti pur essendo essenzialmente un profumo fiorito esprime essenzialità, minimalismo raffinato. Sembra fatto oggi da qualche naso innamorato della luce e del cristallo. Sul sito di Caron viene definito un fiorito aldeidato, ma non immaginatevi il N.5 di Chanel o White Linen di E. Lauder. Ha una sua delicata dolcezza impressionista, evanescente, che mi ha ricordato l’Eau d’Hiver di Ellena. Non per le note scelte, ma per l’intenzione, per la sospensione nel tempo e nello spazio. Non ho trovato la piramide; sento del garofano (sapete quei garofanini piccoli, color porpora?), della violetta, forse una rosa un po’ speziata, e sicuramente del muschio, ma rarefatto, non potente. Se avete ...
PLEASE SCROLL DOWN FOR ENGLISH TRANSLATION ! Ten. Dieci. E' il mio voto a questo profumo, ed è anche il suo nome (ed è anche il punteggio massimo nel gioco del Polo). Ne avevo letto meraviglie, ed ero molto curiosa. Sarto d'elite fin dalla metà Ottocento, il viennese Herr Knize fece realizzare questo profumo per il suo cliente tipo: di nobile famiglia, di solido buon gusto, eccentrico ma non per posa. Uno che magari non possiede nè regno nè scettro, ma è Principe dentro. Se la parola "Principe" vi fa venire in mente David Niven in marsina, ecco, allora ci siete (tra l'altro David Niven, come Billy Wilder, Oskar Kokoshka e Maurice Chevalier, profumava proprio di Ten). Le sue note sono quasi tutte di cuore e di fondo: ylang ylang e gelsomino per un soffuso languore da dandy che si avverte appena, rosmarino, legni di cedro, sandalo e patchouli per uno chic che non ha bisogno del giudizio degli altri, ambra grigia, muschio e castoreo per una base cuoiata seducente e “...
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