20 dicembre 2015

Bogue Profumo

"Un giorno stavo potando un cipresso e non ne volevo perdere l’odore
Un giorno ho aperto piccoli preziosi flaconi a Istanbul
Un giorno un amico mi ha regalato un distillatore
Un giorno a Pechino il tempio taoista era una nuvola bianca
Un giorno in un bosco il profumo delle foglie cadute era il bosco
Un giorno i fiori dei limoni in campagna mi sono rimasti in mano
Oggi ho deciso di condividere con voi gli odori che amo"

Quando sono entrata nel sito di Bogue Profumo (sito qui) e ho letto queste righe, mi sono commossa. Perché non è facile parlare di odori, e non è facile spiegare agli altri cosa gli odori significhino per noi. E quando qualcuno ci prova e ci riesce, io riconosco la potenza di quella cosa lì, quella cosa che senti dentro e a cui non puoi opporti, quella che ti spinge a correre dietro ad uno sconosciuto per chiedergli che profumo indossa, che ti spinge ad uscire sotto la pioggia solo per sentire l'odore di asfalto bagnato, che ti spinge a cercare giacinti di tutti i possibili colori, perché ad ogni colore corrisponde un odore diverso, quella cosa lì per cui non puoi fare a meno di pensarci in continuazione, e di scriverne. Oppure, nel suo caso, di comporli.

Antonio Gardoni è l'autore di quelle parole e quando l'ho conosciuto, qualche mese fa, sono stata piacevolmente travolta dalla sua autenticità, una cosa rara che io apprezzo veramente tanto. Così ho avvicinato i profumi Bogue già con un debole per questo marchio. Ho potuto indossare sia Maai che O/E e quello che ho percepito è stato un netto stacco con tutta la produzione italiana che conosco. Penso a quanto siano indossabili e voluttuose, ricche, coinvolgenti, aperte e comunicative le fragranze italiane uscite negli ultimi anni da Villoresi, MC Gentile, Alessandro Gualtieri, Nobile 1942, Xerjoff, Antonio Alessandria, Meo Fusciuni, Acampora, Uermì, Bois 1930, Olfattology, Nu-Be e tutti quelli di cui mi sto dimenticando, e quanto invece queste fragranze di Bogue "suonino" diverse. Hanno qualcosa di ombroso, selvatico, non omologabile, quasi come se fossero state composte da qualcuno che sente l'armonia odorosa in una maniera diversa da noi. Insomma, sono proprio diverse. Intanto sono romantiche; e per romantiche non intendo "crinoline e svenimenti", intendo lo Sturm und Drang dell'anima, quella roba selvaggia e indomabile che non si assoggetta alle regole sociali e ti costringe a desiderare quello che ti ucciderà. Sono le fragranze che avrebbe composto Heathcliff per Catherine, se lui avesse conosciuto la profumeria.
Le apprezzo proprio perché non privilegiano l'indossabilità, la perfezione formale, ma l'immaginario olfattivo di chi le ha composte.
Evidentemente questa caratteristica ha destato parecchia attenzione, soprattutto all'estero; infatti è stato chiesto ad Antonio di prestare una delle sue creazioni alla proiezione del film "Scent Of Mistery", che nel 1960 proponeva al pubblico l'esperienza dell'Odorama, e che oggi è stato restaurato e viene riproposto con tecnologie più moderne (ne riparlerò in un prossimo post). Segue

1 commento:

Katia Ercole ha detto...

Ho provato un'emozione leggendo...