Che colore ha il tuo profumo?
Per evitare che il consumatore noti il liquido trasparente e ne deduca (giustamente) che il profumo è costituito soprattutto da molecole sintetiche, si è reso necessario aggiungere una sfumatura di colore, possibilmente coerente con il concept del profumo.
Fino a pochi decenni fa, l'idea che il liquido dentro il flacone dovesse comunicare qualcosa anche visivamente, non era così ovvia: la fragranza aveva un ruolo eminentemente olfattivo, e non visivo. Il colore era un attributo del vetro.
Nel 1992, quando uscì Angel, il blu intenso ed innaturale del liquido spiazzò i consumatori, e ci volle qualche mese di sostegno promozionale per trasformarlo nel tratto distintivo del prodotto. Dopo Angel, colorare il liquido divenne una tendenza sofisticata.
Alcuni decenni di Ricerca e Sviluppo hanno migliorato la tecnica (ricordo alcuni profumi sui toni rosati che diventavano grigi o arancioni col tempo), e hanno prodotto un numero maggiore di fragranze colorate.
Nel 2026 l'uso del colore è ormai un fattore decisivo, e per comprenderne il motivo è necessario rivolgersi alle neuroscienze. Il Crossmodal Research Laboratory di Oxford, guidato dal professor Charles Spence, ad esempio, studia il modo in cui il cervello umano integra le informazioni provenienti dai sensi per modellare le percezioni. Utilizzando strumenti di rilevazione biometrica quali il tracciamento visivo (eye tracking), l'elettroencefalogramma e la risposta galvanica (GSR) ha verificato come i consumatori rispondano in maniera più rapida ed emotiva a messaggi visivi -e soprattutto al colore di un profumo- che non alla sua fragranza. In poche parole, il colore aggancia il pubblico molto prima che lo faccia il profumo.
Usando il colore per scatenare una risposta viscerale nel pubblico, i marchi riescono a rafforzare l'identità, favorire lo storytelling e l'atmosfera della campagna di marketing, e trasformare un semplice profumo in un oggetto identitario.
Questi ultimi decenni hanno sviluppato un vero e proprio codice-colore: - il verde suggerisce essenze fresche ed erbacee (N.19 Poudre, Chanel), - il blu fragranze dal tono ozonico (Insensè Ultramarine di Givenchy), - il rosa femminili floreali e romantico (Fiorucci – 2000), - il giallo suggerisce tonalità esperidate, oppure fiorite ricche ed opulente (J'Adore), - il viola rinforza il mistero e la raffinatezza (Hypnose di Lancome), - il marrone sottolinea accordi liquorosi, di taglio soprattutto maschile,- il rosso suggerisce intensità e passione (Vendetta 2026, Valentino).
Oggi il flacone, il nome, la promozione, i testimonial e tutto il resto non sono più sufficienti: anche al liquido nella bottiglia viene richiesto di partecipare allo spostamento del focus dall'olfatto alla vista,
veicolando anch'esso un concetto a cui la fragranza, se ci riesce, dovrà conformarsi. Non benissimo, direi.

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