Cherry, Cherry everywhere!
All'inizio, la ciliegia non c'era.
Lo giuro.
Del ciliegio avevamo solo il fiore, detto 'Sàkura', un delicatissimo elemento della cultura giapponese che ha ispirato decine di fragranze dall'animo poetico.
Una delle prime fragranze di successo che suggerivano l'idea della ciliegia come frutto fu “Delices” di Cartier (2006), firmata da Cristine Nagel, Maestra profumiera capace di trasformare le note dolci in pura luce (vedi il leggendario Theorema di Fendi). Malgrado il successo di “Delices”, la ciliegia non divenne subito un trend.
In questi vent'anni i laboratori Ricerca e Sviluppo delle aziende essenziere hanno aver esplorato tutte le possibili gradazioni di zuccherosità (dalla pralina al marshmallow, dal caramello al pistacchio, dattero, macaron, cappuccino e via così) ed infine hanno scoperto nuove note fruttate... et voilà la ciliegia!
Intorno al 2018-2022 alcune fragranze della profumeria artistica portarono la nuova nota in evidenza (Red D'Amour di L. Mazzone, Tom Ford Lost Cherry, Latte di Cherry di New Notes), e la resero così trendy da contagiare la profumeria tradizionale dei grandi marchi.
Oggi la ciliegia è praticamente ovunque, protagonista di fragranze piuttosto semplici, prive di sfumature e tridimensionalità. Sebbene alcune siano anche piacevoli, si percepisce che sono composte appositamente per cavalcare il trend del momento.
Ed è proprio questo il punto su cui voglio soffermarmi: i marchi di profumeria investono enormi quantità di denaro per uniformare i propri prodotti a quelli di tutti i concorrenti.
Nei loro messaggi pubblicitari vengono sottolineati concetti come distinzione, lusso, originalità, unicità. Ma nei fatti, i loro prodotti sono indistinguibili da tutti gli altri.
Tra le ragioni di questa triste omologazione c'è da segnalare la mancanza di cultura olfattiva e di visione del Management; i profumi sono solo prodotti, che servono come pista di lancio verso brand più prestigiosi e carriere a molti zeri.
Inoltre, nella maggior parte delle aziende non esiste una figura che protegga l'heritage del marchio, i suoi valori, il suo posizionamento CULTURALE all'interno della società. Nessuno che, come faceva il Perfumeur Maison un tempo, sappia posizionare il progetto in via di sviluppo all'interno della storia valoriale del marchio
Manca proprio l'idea che ogni profumo sia espressione di una cultura aziendale, di una visione e di valori precisi che si riversano sul prodotto a 360°, rendendolo unico, diverso da tutti gli altri.
Gli asset immateriali che rendono veramente unico ed esclusivo un profumo non si possono comprare.
Però si possono costruire nel tempo.
Oppure, si può anche continuare a lanciare fragranzine di nessuno spessore che il consumatore sostituirà ad ogni stagione e che alla lunga indeboliranno la forza del brand...

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